“Radicale”, a partire dal ‘68 e fino alla fine degli anni Settanta, fu soprattutto il “soggetto imprevisto” del femminismo. Con la sua peculiare combinazione di rabbia e proiezione utopica, il manifesto politico è il genere che meglio si presta a restituire la complessità di quella straordinaria stagione che segnò la presa di coscienza delle donne, attraverso un drastico ripensamento delle relazioni tra loro e della forza che da questo deriva. Riletto attraverso i suoi manifesti, il femminismo radicale sconvolge la banalizzazione corrente di ciò che è stato per riconsegnarci la testimonianza della sua verità e un’immagine in movimento di ciò che potrebbe essere.
“Le persone non si radicalizzano combattendo le battaglie degli altri” scrivevano Beverly Jones e Judith Brown nel 1968. È a partire da questo momento che “radicale”, per una giovane donna nord-americana, non significa più gravitare nell’obita della controcultura e della nuova sinistra, ma far parte del movimento di liberazione delle donne “che rifiutano di considerare la propria oppressione come una ricaduta secondaria delle contraddizioni di classe, che dichiarano a voce alta la propria indisponibilità a subordinarsi alla sinistra maschile, che articolano le critiche più provocatorie della famiglia, del matrimonio, dell’amore, della norma eterosessuale”. Radicale è il femminismo che fonda le proprie ragioni di esistenza sul riconoscimento dell’impossibilità sociale dell’uguaglianza all’interno di un sistema patriarcale o, per meglio dire, etero-patriarcale.
“Manifesti femministi” è un’antologia che racchiude il pensiero e i manifesti femministi della cosiddetta seconda ondata, concentrandosi sui movimenti sorti in Italia, negli Stati Uniti e in Francia tra gli anni sessanta e settanta. Un’antologia che parla di autocoscienza, lavoro domestico, matrimonio, ma anche di sorellanza, omosessualità, oppressione. La conoscenza di ciò che ci ha precedutə è fondamentale, ma deve costituire un punto di partenza. La lettura di Manifesti femministi è importante per evidenziarne i limiti e le problematicità. Da questa consapevolezza deve muoversi la nostra lotta.