Goffredo Parise began working on a series of poems in prose in 1970. ABECEDARY contains the first group of these stories, originally published in Italy in 1972. ABECEDARY's brief and moving vignettes combine a loving attention to the mundane and the everyday, alluding always to that intangible and fleeting subject: human feeling.
Goffredo Parise è stato uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, saggista e poeta italiano. Nasce a Vicenza l'8 dicembre del 1929; la mamma Ida Wanda Bertoli, ragazza madre, cerca con grandi sacrifici di riempire il vuoto della mancanza del padre. Nel 1937 muore il nonno e la madre sposa il giornalista Osvaldo Parise, direttore del «Giornale di Vicenza»; il piccolo Goffredo, sempre alla ricerca di una figura paterna, gli si affeziona ed è ricambiato e Parise dopo otto anni lo riconosce come figlio. Goffredo appena quindicenne partecipa alla resistenza in provincia di Vicenza; finita la guerra frequenta il liceo e in seguito si iscrive a vari indirizzi universitari senza arrivare mai ad una laurea (sarà laureato «ad honorem» solo nel 1986 dall'Università di Padova). Tramite alcune conoscenze il padre adottivo lo introduce al mondo della carta stampata. Goffredo incomincia a scrivere per quotidiani come «l'Alto Adige» di Bolzano, «l'Arena» di Verona e il «Corriere della Sera» e in questo periodo il giovane capisce la sua vera passione: l'inclinazione a scrivere storie. Parise nel 1950 si trasferisce a Venezia e in una stanza in affitto scrive il suo primo libro, il «cubista» Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall'amico Neri Pozza (il quale però suggerisce cambiamenti che Parise si rifiuta di fare). Dopo un'iniziale stroncatura sia dalla critica sia dal pubblico, Parise pubblica nel 1953 il libro La grande vacanza, con una lusinghiera recensione sul «Corriere della sera» di Eugenio Montale: «...affascinato dall'abilità di Parise e dal suo calarsi nell'infanzia senza modi nostalgici e crepuscolari»; questo libro viene definito nel 1968 da Carlo Bo autentica poesia. Nel 1953 si trasferisce a Milano, dove lavora alla casa editrice di Livio Garzanti, e dove conosce Leo Longanesi che lo incoraggia a continuare a scrivere. Con il romanzo Il prete bello (1954), lo scrittore acquisisce grande notorietà non solo in Italia, ma, con decine di traduzioni, anche all'estero. Intanto, è diventato amico di Eugenio Montale e Nico Naldini; si sposa il 29 agosto 1957 con Mariolina Sperotti, detta «Mariola», giovane vicentina. Testimone di nozze è l'amico Giovanni Comisso. Cominciano gli anni di spostamenti e viaggi. Tornando a Vicenza, incontra Guido Piovene, del quale diventa amico, scoprendo però di non voler più tornare nella sua città. Dopo una vacanza a Capri, è indeciso se tornare a Milano o a Venezia o andare a Roma, dove vive un altro amico, Carlo Emilio Gadda, del quale diventerà nel 1964 vicino di casa (in via della Camilluccia). Nel 1956 pubblica Il fidanzamento e nel 1959 Amore e fervore (che poi verrà intitolato Atti impuri). Nel 1961 fa un lungo viaggio in America, dove Dino De Laurentiis vorrebbe che scrivesse un film per il regista Gian Luigi Polidoro. È insieme colpito e deluso da New York, ma soprattutto è affascinato dai viaggi e, appena uscito Il padrone (1965), visita la Cina, il Laos, il Vietnam, la Malesia, e di nuovo New York, Londra, Parigi, Giacarta, Tokio, Mosca (reportage in parte raccolti postumi in Lontano). È ormai uno scrittore affermato e frequenta intellettuali, scrittori, registi e pittori nella Roma degli anni Sessanta. Ma i suoi punti di riferimento sono Gadda e Moravia, e poi nel 1963 ha incontrato Giosetta Fioroni che considera la sua nuova compagna (con la moglie il matrimonio è naufragato da tempo). In occasione de Il padrone è passato da Garzanti a Feltrinelli, e qui pubblica anche Il crematorio di Vienna (1969). Intanto ha scoperto una casa nel bosco di Salgareda, nel trevigiano, e riesce a trovare il modo per comprarla. Escono I sillabari, il primo volume nel 1972 presso Einaudi e il secondo nella collana «Medusa» di Arnoldo Mondadori Editore, che raramente pubblica italiani, ma nella quale Parise voleva essere incluso perché vi aveva letto i suoi amati Ernest Hemingway e William
These stories are sublime, composed and full of dignity. Human experience distilled and given a distinct crystalline ring of the titular keyword.
With a deadly certitude of artistic reevaluation they end with a rapture to a vantage point above rationality (JJ would file that under epiphany); Natalia Ginzburg, whose afterword is a literary work in itself, uncharacteristically for afterwords, calls it a disappointment (to a promise given at the start), but I don't think it is in the same plane, and I think promise and disappointment are the natural ingredients (and the battle-field is the heart of a human-being, FD would remark). Also, what the afterword itself describes is disappointment turned into promise; maybe that's Ginzburg playing her cards.
James Marcus's translation is absolutely magnificent, never betraying itself. So where the hell is the second part?
Într-o carte veche, prăfuită, dăruită cândva mamei mele de către prietena ei cea mai bună, am regăsit și Abecedarul lui Goffredo Parise, alcătuit dintr-o serie de vignette (în ordine alfabetică) sensibile și nostalgice, fără un scop anume în afara celui de a surprinde emoții, evocări, amintiri. Sub masca banalității micile povestiri ascund un freamăt sufletesc demn de romanele mai mari. Unele din ele m-au atins într-un fel tulburător în doar câteva pagini, m-au emoționat aproape până la lacrimi.
Storie in terza persona, raccontate da lontano per comporre un'antologia di umani sentimenti, un sillabario di emozioni, appunto. Alcuni racconti passano via veloci, altri lasciano un segno più profondo. Tutti abitano una dimensione di fiaba - il più delle volte introdotta da "Un giorno..." - che dispone a meditare sul senso profondo di ogni piccolo gesto descritto.