Purtroppo la saga di Multivesum, per me, è giunta al termine. Dico purtroppo perché ormai mi ero affezionato tantissimo ai personaggi e realizzare che non saprò più cosa accade alle loro vite, cosa fanno per vivere, come invecchieranno, mi rende triste. Jenny, Alex e Marco erano ormai diventati i miei compagni di lettura preferiti. Ho letto più volte i tre libri della saga solo per il piacere di camminare assieme lungo la narrazione delle loro vicende. La fine mi ha ucciso. Nel senso buono. O in quello cattivo. Non so, non riesco a dare un giudizio, giacchè tutto era bellissimo, descritto benissimo, IO ERO CON I PERSONAGGI IN QUEGLI AMBIENTI, e io ho pianto. Le parti finali di un romanzo, specie se è una trilogia, si portano sulle spalle sempre un pesante fardello. Da queste dipende il pensiero complessivo, il ricordo, che il lettore avrà della saga; e devo dire che in Utopia, Leonardo Patrignani, ha fatto un lavoro magnifico. Quando ho posato il libro sullo scaffale, accanto a Multiversum e Memoria, quasi non mi sembrava possibile che la storia fosse finita, mi aspettavo un altro libro subito dopo questo, proprio perché in realtà il viaggio non è finito affatto. Anzi, come dice lo scrittore, è appena cominciato.
Ora vorrei accennare agli eventi descritti nel romanzo, evitando di fare spoiler, ma non so se ci riuscirò. Quindi, per precauzione, vi avviso da ora: POTREBBERO ESSERCI SPOILER DA QUI IN POI.
Il romanzo si apre con una descrizione di un paese felice. Antico, ma felice. Dove Alex e Jenny e Marco hanno ricominciato le proprie vite, quasi dimenticando le loro esperienze nel Multiverso. Ma sarà proprio il Multiverso a riprendere il controllo delle loro vite, a scaraventarli in una nuova serie di problemi, di sconfitte, di vittorie e di istanti unici. I due sfortunati amanti riusciranno finalmente a coronare il proprio sogno d’amore, perdendo numerosi amici, ma liberando l’umanità. Aprendo gli occhi a tutti. Sciogliendo le catene della sottomissione che da troppo tempo inibivano gli abitanti di Gea. Il famoso trio riuscirà, col sostegno di tanti nuovi e vecchi amici, a ribaltare un regime fortemente distopico istaurando la più bella e livera delle democrazie.
La fine del romanzo, inoltre, lascia aperte numerose nuove vie. Nuove possibilità. L’anziano Marco riflette sul mondo, sulla civiltà, sui valori. Giungendo a una conclusione unica, una verità sempre vera che esiste nell’animo di ognuno di noi. “Ognuno è Dio di se stesso”. I veri fautori del nostro destino siamo noi. E’ inutile appellarsi a varie divinità o giochetti per ‘ingannare la fortuna’, perché, alla fine, il peso delle nostre azioni sarà sempre posto nel nostro bagaglio.
Personalmente ho amato fin dal primo romanzo questo scrittore, che si rende sempre disponibile con i suoi lettori e che è arrivato persino ad organizzare una festa in loro onore. Festa alla quale ho appunto preso parte, portandomi a casa, oltre alla copia autografata da Roberto Oleotto e Leonardo, nuove emozioni e una mentalità completamente cambiata. Dopo questa saga la mia intera esistenza ha subito un cambiamento, un cambio di marcia, che mi ha portato a considerare ogni piccola azione. Ogni gesto, che da vita sempre a nuovi scenari, a nuovi unversi. “Se solo avessi accettato”, “Se non avessi risposto”, “Se fossi stato lì un minuto prima” sono diventati pensieri aventi una base scientifica, che nel momento stesso in cui esistono creano numerose nuove possibilità e mondi paralleli. Sarebbe bello, un giorno, poter viaggiare tra questi, riscoprendo così il romanzo in questione come un libro “profetico”. Fino ad allora, posso comunque ritenermi soddisfatto di essere un Viaggiatore, di aver viaggiato con Jenny, Alex e Marco, di aver conosciuto scenari nuovi neanche lontamante immaginabili. Grazie di tutto, Leonardo. Come ti ho lasciato scritto anche sul quadernino al Rock City, “Finchè tu continuerai a scrivere, io continuerò a leggere”.
Grazie.