Elli è una ragazza viennese, dimostra quattordici anni ma certi giorni le pare di averne cento. Ama il teatro e il cinema, i nuovi amori, gli amici più cari, ed è determinata a realizzare i propri sogni anche quando le costano fatica, povertà e biasimo. Ad accoglierla c’è la Berlino degli anni Trenta, una città vivace e in fermento, in piena crisi economica ma colma di aspettative. Sono gli anni di Fritz Lang, di Max Reinhardt, di René Clair, gli anni in cui la grande occasione sembra a portata di mano, eppure coglierla non è così semplice, almeno non per Elli e i suoi amici. All’ennesima porta chiusa, questo gruppo di artisti sognatori crea un Kabarett. Lo chiamano Jazz, perché, dice Hullo: «Al giorno d’oggi tutto è Jazz, ciò che si sente e ciò che si vede. A questo ritmo si fanno manifestazioni, a questo ritmo si dipinge…» E così i ragazzi si mettono al lavoro, compongono le musiche, creano le scenografie, i testi, i canti, i balli, in attesa del grande debutto. Tutto è Jazz è un romanzo prezioso e pieno di ritmo, ci racconta una storia che riempie il cuore, restituisce la freschezza degli anni giovanili e ci riporta a un tempo in cui ogni cosa sembrava possibile. Fu pubblicato con successo nel 1933. Anche Lili Grün, viennese come Elli, si trasferì a Berlino in cerca di fortuna. Purtroppo la sua sorte fu ben diversa: nel 1942 fu deportata e uccisa. Con lei scomparvero anche i suoi libri fino a un fortunato e recentissimo ritrovamento, cui è seguita questa traduzione in lingua italiana.
La storia di Elli... è meravigliosa: meravigliosa allora e meravigliosa oggi, meravigliosamente allegra, meravigliosamente triste e malinconica. Erhard Schütz, The Magazine
Un bellissimo romanzo […] Questa donna, la cui vita è stata segnata dall'entusiasmo, ma anche dalla povertà e dalla malattia, e che è stata uccisa da questa illusione, non meritava di essere dimenticata. aus.gelesen
… il libro è semplicemente fantastico, ironico, laconico, preciso, descrive la vita di tutti i giorni nel cabaret e le giovani donne che hanno cercato di resistere a tutti gli ostacoli, all'amore, alla professione, alla musica… Gabriele Haefs, folkmagazin.de
Lili Grün nasce a Vienna nel 1904 in una famiglia ebrea e perde precocemente sia la madre sia il padre. Dopo aver effettuato l’apprendistato come impiegata segue la propria vocazione per il teatro fino a spostarsi a Berlino sul finire degli anni Venti. Vi rimane fino al 1933, anno in cui per problemi economici e di salute ritorna a Vienna, ma nel quale pubblica anche il suo sorprendente libro d’esordio Tutto è Jazz. L’annessione al Reich nel 1938 e la conseguente adesione al nazionalsocialismo dell’Austria segnano il suo drammatico destino: nel 1942 viene rastrellata e uccisa.
Ammetto di aver comprato il libro per la copertina, alla faccia degli Yardbirds. La combinazione era irresistibile, il marchio di qualità Keller, Weimar, il jazz (ok, anche la ragazza della foto). In realtà, il romanzo parla poco o nulla di jazz, è la storia di Elli, una ragazza viennese che a 19 anni va in cerca di fortuna a Berlino, spinta dalla passione per il teatro. Con un gruppo di colleghi\amici, sperimenta la grama vita e le effimere soddisfazioni dei debuttanti, fino a mettersi in proprio con uno spettacolo indipendente, il Jazz Kabarett per l'appunto.
Anche lì la fortuna è effimera, ma tra alti e bassi fra le pagine scorre l'entusiasmo ingenuo e commovente di Elli, che possiamo immaginare fosse lo stesso di Lili, alle prese con un fidanzato che di teatro capisce poco (e di ragazze forse meno, ma chi sono io per dare consigli in materia, anzi se ne avete li accetto volentieri), con i morsi della fame nei giorni storti e la festa negli occhi quando la fortuna sembra finalmente girare. Uno stile che mi sarei aspettato influenzato dalle mode del tempo, tanto più in un'esordiente. Forse Lili Grün si era accorta che i vezzi espressionisti erano già "passati"nel 1933, forse non le interessava, forse era tanto acerba da aver scritto di getto la sua storia senza pensare alla tecnica, così come veniva. Possiamo dire oggi che ha fatto bene e la riprova è nel brevissimo capitolo nel quale è descritta la malattia e infine la morte dell'unica amica di Elli, la collega attrice Hedwig. Apparentemente senza cambiar tono, con la stessa apparente leggerezza e ingenuità del capitolo precedente (che in un attimo appare fatuo e ridicolo, come tutto quel che stai facendo quando una morte ti colpisce in piena faccia), in cinque stringate paginette c'è un pezzo di bravura che stringe il cuore.
Qui dunque è riassunto il destino di Hedwig P. Nata a Vienna all'inizio del secolo, colà cresciuta, giovane, denutrita, sopravvissuta alla guerra, ambiziosa, dotata, alta, snella e coraggiosa, a diciassette anni il primo ingaggio... Del suo cuore ha fatto dono un paio, una dozzina, un centinaio di volte, chi potrà mai saperlo. Questa è stata l'amata Hedwig, la signorina Hedwig P, così talentuosa da autorizzare le più fauste speranze, e a Berlino, all'età di trent'anni, è morta sola e non compianta, di fame, di ambizione insoddisfatta, di povertà d'amore.
Le tracce dell'autrice sono dappertutto nel libro, sostanzialmente un'autobiografia per Lili Grün che dieci anni prima di scriverlo aveva fatto la stessa strada di Elli, da Vienna alla capitale tedesca. Purtroppo non trovò la fortuna ma una brutta fine (deportata in quanto ebrea e uccisa in Ucraina, in circostanze peraltro ben poco chiare, dal momento che al tempo era una sconosciuta). Questo è il suo unico romanzo. Da Vienna a Berlino, dunque, un po' come il suo concittadino e coetaneo Samuel "Billy" Wilder. Chissà se si sono mai incontrati, magari in uno dei locali dove lo squattrinato Billy faceva il ballerino di sala per rimediare qualche soldo, anche lui in attesa di sfondare come giornalista o sceneggiatore.
E non è un caso che già nelle prime pagine compaia il mitico Romanisches Cafè, locale simbolo di quell'epoca, dove gravitavano tutti i talenti, veri e presunti, di un momento irripetibile. A quei tavoli un gruppo di ragazzi come Lili, come Elli e i suoi amici, hanno deciso di fare un film come non se ne erano ancora fatti. Ne uscì Menschen am Sonntag, il primo "film - verità" della storia del cinema. Quei ragazzi erano Billy Wilder, Robert e Curt Siodmak, Alfred "Fred" Zinneman, Edgard G. Ulmer, Eugen Schüfftan. E se non sapete chi sono, non voglio i vostri auguri a Natale.
Poche città erano più attraenti di Berlino, del resto, nel primo dopoguerra, lì stava succedendo di tutto, tra tentate rivoluzioni, avanguardie artistiche, il panorama teatrale più vivace del continente, la prima fabbrica dei sogni che nasceva in quegli anni a Babelsberg (prima che, colpo di genio, i nazisti costringessero alla fuga di massa verso Hollywood una quantità di talento probabilmente mai aggregata prima nè dopo).
Il romanzo si chiude su un'inaspettata scrittura estiva per Elli. Finisce bene, forse. Chi lo sa. D'altra parte, "l'importante è andare in scena. L'importante è vivere!".
Bonus tracks
Forse non tutti sanno che i tedeschi (come un po' tutti i nord europei, in verità) sono grandi appassionati di blues e di jazz. E infatti una delle prime città a impazzire per lo swing degli anni venti fu Berlino, dove facevano regolarmente tappa le prime tournée di big bands americane dopo la grande guerra. Il jazz piaceva talmente che persino Goebbels dovette rinunciare al tentativo di estirparlo dalla cultura tedesca e cercò di crearne una versione "ariana", sponsorizzando la fondazione di una big band nazista, Charlie and his orchestra.
Qui c'è un intero concerto di una vera big band tedesca, Max Raabe und das Palast Orchester, famosa tra l'altro proprio per il suo repertorio dell'epoca di Weimar.
una quinta stella che splende ad intermittenza ci starebbe, come una luce del cabaret, anzi del JazzKabarett... delizioso, anzi profondo e moderno con estrema leggerezza, spero che traducano anche altri suoi libri
PS non posso non riportare l'ultima frase: "Le lacrime non sono più dovute a lui, ma questo non lo capisce. E, in fin dei conti, da un uomo neanche lo si può pretendere."
Elli batte i Tempi Duri (e Sally Bowles) 10 a 0. Questa ragazza ti conquista con lo slancio, l'entusiasmo e la freschezza, le piccole nevrosi e la disperazione - feroce come può essere a vent'anni, quando tutto è ignoto e incerto- sconfitta dai vent'anni. La città, che in Addio a Berlino di Isherwood era filtrata (magistralmente) dagli occhi dell'inglese espatriato (che pure si definiva "un obiettivo aperto sul mondo"), qui respira attraverso i corpi di Elli e dei suoi amici, che non hanno un soldo, si buttano in scena per vivere e sciogliere l'eterno dilemma "essere o non essere", con l'ardore della loro età. Lo spirito del tempo (e del luogo) si coglie alla perfezione in questo romanzo, resta il rimpianto per la fine crudele dell'autrice.
Fantastico. Scritto nel '33 il romanzo riflette la vita attiva, fresca e vivace di Berlino tra gli anni 20 e 30 e la riflette a sua volta nella grande energia della protagonista. Questo non vuol dire che la sua sia una vita facile. Pagando spesso con la fame e con la precarietà il fatto di aver scelto di fare dell sua passione (il teatro) la sua vita, Elli affronta un mondo che, nel metterla a dura prova, assomiglia tremendamente al nostro. Produttori pronti a sedurre la giovane per darle una parte, scomode raccomandazioni necessarie, uomini insipidi nella sua vita. Elli è alla ricerca della sua indipendenza economica, sentimentale e della sua felicità
Nelle pagine si passa velocemente da grandi episodi di intimo e intenso amore, a grandi pagine di scoramento, da golose abbuffate, a digiuni per pagare l'affitto, da entusiamo per le nuove avventure lavorative, ai ripensamenti per aver lasciato la città natale.
man liest es nicht für den dünnen Plot und auch nicht für die doch eher blassen Figuren, sondern für die Sprache & atmosphäre und das ist einerseits sehr nah und hashtag relatable und andererseits ein (sorry) Zeitdokument. Im Nachwort bestätigt sich der Verdacht dass es sehr nah am Leben der Autorin ist.
(Außerdem steht im Nachwort, die Protagonistin würde sehr emanzipiert handeln, aber eigentlich geht sie nur selbstbestimmt eine Beziehung nach der anderen zu Männern ein und alles dreht sich darum? Selbst der Typ, der sie nervt, muss sich von ihr trennen, damit die Beziehung endlich zu Ende ist. Man kann den 1920er Jahren ruhig noch mehr Emanzipation als das zutrauen.)
Eine schauspielerisch begabte junge Frau im Berlin der 20er Jahre. Das ist ein Kampf um einen guten Vertrag und um den Weg nach oben. Das Suchen nach Liebe und naja. Leicht geschrieben verflacht es etwas zum Schluss. Der SchreibStil ist etwas kindlich und deshalb hatte ich es voriges Jahr abgebrochen.