Libro interessante, con dei ma.
Interessante perché: ha illuminato di squarci bui - è un ossimoro, ma cupa mi si è svelata la storia degli anni trattati - la mia conoscenza, parziale, di ciò che è accaduto quando ero bambina o mi affacciavo alle soglie dell'adolescenza; mi ha fatto tornare in mente episodi, nomi, che popolavano la mia memoria, riempita dai racconti di mia madre (un episodio a titolo esemplificativo: il rapimento di Ermanno Lavorini, ricordo con quale coinvolgimento emotivo anni dopo mia madre ne aveva parlato); mi ha permesso di fare confronti con l'oggi, non so dire se mi son consolata o, viceversa, mi son solo convinta ancor più che la Storia si ripete e le violenze non cessano di avvenire, talvolta purtroppo proprio da parte di chi dovrebbe proteggerci.
I "ma" perché: la forma, pur fluida e scorrevole, spesso mi ha fatto arricciare il naso. Mi sono infatti imbattuta in errori di concordanza, in qualche "che" francamente poco logico come nesso, in costruzioni sintattiche discutibili, sciatterie.
Riporto solo due testimonianze, ma ce ne sarebbero diverse: "Il 17 gennaio, in un grande convegno di intellettuali al Teatro Eliseo di Roma, è l'occasione per annunciare con fierezza la nuova linea". Penna rossa, "convegno" doveva essere il soggetto, non il complemento di luogo.
E ancora (e questa è della serie "la matematica è un'opinione", a proposito della triste vicenda di Seveso): "Sabato 9 luglio, salta una valvola di sicurezza nel reparto che produce triclorofenolo. Una nube rosa si alza dalla fabbrica. [...] Nel week end strani eventi [...] Il venerdì 16 gli operai fermano la produzione. [...] Domenica 18 luglio, il colpo di scena. Viene chiuso lo stabilimento e arrestati Paolo Paoletti e von Zwehl con l'accusa di disastro colposo. Sono ormai passati cinque giorni dall'esplosione"
Dal 9 luglio al 18 luglio sarebbero passati cinque giorni?!? Ancora penna rossa.
Io sono pedante, ma ormai è chiaro che le revisioni non le fa più nessuno.
E tuttavia penso, sempre da pedante, che in un testo che voglia essere documentaristico, certi errori marchiani non dovrebbero esserci.