Luca è un ragazzo come molti, abbagliato dalle luci e dalla tecnologia del 2045, dove ciò che sei si misura in worldcoin. Il mondo vive in un futuro di apparenze, realtà virtuali e frenesia; tutto dev'essere "socialmente sostenibile" e non c'è spazio per i valori e l'etica umana. In un futuro distopico, derivante da un passato di guerre e tecnologia, la vita sulla terra diventa priva di "umanità". Chi non riesce a stare al passo con la velocità del cloud non ha più valore. La zona rossa vi attende.
2045 lettere da un passato futuro è un libro che incarna tutto quello che rientra nel filone fantascienza, distopia con quel tocco di scenario post apocalittico che non guasta, aggiungeteci gli infetti (non zombie, ma quasi) e avrete la trama di questo libro. Mi è piaciuto veramente tantissimo, sin da subito è naturale entrare in questo mondo che non è come il nostro ma... quasi, lo potrebbe essere, siamo a un passo da un futuro simile.
Ambientato in una Roma futuristica, anni dopo la terza guerra mondiale (combattuta praticamente in virtuale tra Potenze), nel 2045 ogni cosa è digitale, virtuale, tecnologicamente avanzata, anche la morte. Non si muore in questo futuro, si viene caricati sul cloud. Tutto è caricato sul cloud, soldi (crediti), energia, ricordi, anima, servizi sociali. Tutto ha un prezzo e in automatico tutto è connesso al tuo ID. La popolazione è suddivisa in classi sociali, ci sono le zone verdi, gialle, arancioni nella città, ad ognuna corrisponde un reddito preciso, e nel momento in cui diventi insolvente, come a causa di sfortunati eventi succede a Luca Cera, vieni buttato fuori dalla città, finisci nella zona rossa. Se la città è avanzata in modo esponenziale rispetto a noi (ci sono tantissime cose che ho amato di questa tecnologia, a partire dagli alberi che immagazzinano energia e ricaricano così l'ambiente circostante, ai vestiti che si regolano in automatico in base al clima) la zona rossa è lasciata a sè stessa, vige la regola del più forte, sembra un altro mondo. E in più, fuori dalla città, oltre la zona rossa, vivono persone infette che sono quasi come zombie. Il contrasto ricchezza della città - povertà assoluta all'esterno è una cosa tipica di questo genere, nelle distopie ci sono sempre i privilegiati contrapposti alla miseria più totale.
Luca Cera non era ricco, ma se la cavava a vivere dentro a Roma. Una volta perso tutto però non sa come fare a sopravvivere, non è granché intelligente, non è abile, non sa fare niente. E' un ragazzo normale, che se la cava in un mondo troppo avanzato, potrebbe essere chiunque (molto V per Vendetta anche l'inizio del libro, come la storia di Violet che era destinata a chiunque essendo chiunque un possibile protagonista). Non è coraggioso, non è sportivo. E' destinato a morire fuori dalla città. Eppure qualcuno lo aiuta a non morire in quel mondo popolato da esseri umani -e bestie- infetti, un mondo inquinato, pericoloso, abbandonato. E Luca scoprirà che la sua esistenza non è poi così inutile, che anche lui nonostante tutto è un tassello importante del puzzle, che nel suo passato c'è la risposta per cambiare -almeno in parte- il futuro.
Questa è una bellissima avventura che per gli amanti del genere non può mancare di essere letta, ma ha anche un messaggio esplicito: dobbiamo stare attenti a cosa facciamo, a cosa diciamo, a come ci comportiamo. E' un po' teoria del complotto messa così, eppure la Roma che viene descritta qui sembra una naturale conseguenza del mondo in cui viviamo ora. A nessuno interessa dell'ambiente, tutti sono virtualmente attivi, sempre attenti alle notifiche piuttosto che agli altri. Al di là della questione politica che nel libro -essendo un buon distopico- è fondamentale anche se abbozzata (nel senso che non è mai accusato un vero e proprio nemico se non il Sistema stesso inteso come Stato, Mondo ecc), è proprio il cambiamento che spaventa di più ed è assolutamente realistico. In pochi anni abbiamo compiuto passi da gigante, ma a cosa abbiamo rinunciato per la tecnologia? La cosa più banale del mondo ad esempio, le lettere.
Mi è piaciuto tanto come messaggio, come libro, come ambientazione, come personaggi. Luca non è un eroe, non pretende di esserlo ma suo malgrado si ritrova tale, più o meno. Il finale è molto aperto ma non per forza necessita di un seguito, l'ho apprezzato così, sospeso con la speranza di aver migliorato le cose. Consiglio vivamente questo libro a tutti, l'unica pecca è che non ci sono capitoli, e a me non piace come cosa, soprattutto quando nella parte di ricerca del posto sicuro nella zona rossa diventa tutto un po' "pesante".
Primo capitolo ben fatto, il resto meno che mediocre.
Il romanzo è strutturato in tre grandi capitoli. Capitolo 1: circa il 20% sul totale Capitolo 2: 40% Capitolo 3: 40% E questo rende le cose leggermente più semplici per descriverlo. Prima di iniziare, per coloro che leggeranno la recensione, tengo a precisare che il libro detiene un vero record: è quello con il maggior numero di refusi che abbia mai letto.
- Capitolo 1: Sono rimasto stupito. Mi aspettavo molto, perché consigliato da diversi autori, e non mi ha deluso. Il worldbuilding esce dalle pagine e le illumina della stessa forza vibrante della città, dei suoi telefoni, luci, sofferenze. Il cloud analizza e controlla, gli uomini sono il pasto della loro stessa evoluzione. C'è tutto, l'autore ha creato personaggi reali, con atteggiamenti ed emozioni con il quale il lettore empatizza proprio perché tocca gli archetipi del nostro tempo (e ipotizza quelli del futuro) con estrema naturalezza. Si legge senza alcuna fatica, si vuole scoprire (e si scopre) sempre di più, si ama, si odia e si soffre con il protagonista. È tutto talmente chiaro e nello stesso tempo complesso. Tutto è fatto a regola d'arte: anche le scene secondarie (con personaggi che appaiono e scompaiono in poche pagine) offrono la stessa forza. Unica pecca un paio di refusi, uno fra tutti "recidere il contratto" al posto di "recedere dal contratto". Vabbè, "perdonato" mi sono detto, succede quasi sempre, ma ancora (purtroppo per me) non avevo alcuna idea di quello che avrei trovato nei capitoli due e tre.
- Capitolo 2: Cambia molto, cambia tutto: la complessità di eventi del capitolo 1, seppure in apparenza semplice grazie all'ottima capacità dell'autore, regredisce in un viaggio dell'eroe di una banalità disarmante. Perché se L.F. Baum dimostra che nel viaggio lineare lungo la "strada di mattoni gialli" è possibile inserire sentimenti, azione e ironia, qui troviamo un tentativo goffo soprattutto a causa dei personaggi. I personaggi sono eroi, antieroi? Per non sbagliare stanno nel mezzo: a comando trattano il sesso semplice come mangiare noccioline, oppure con il pudore della prima esperienza. Ammazzano a sangue freddo oppure non uccidono perché "sono i buoni" solo in funzione di liberarsi o meno di altri personaggi, tutto alla faccia della coerenza. Il protagonista è quello che ne soffre di più: in elucubrazioni degne del migliore pippone galattico insiste sul concetto del proprio cambiamento, ma in realtà quel cambiamento era già evidente - e mostrato maledettamente bene - nel capitolo 1. L'impressione è che l'autore non si è reso conto della qualità di quel capitolo, trascinando il protagonista in una spirale di ripetizioni di sé che non smette mai di mancare fino alla fine del romanzo. Peccato. Gli altri personaggi soffrono guidati dalle forzature dettate da un protagonista che ha perso tutta la forza precedente: sono a tratti incoerenti, nascondono (a forza) qualcosa in un ipotetico colpo di scena che non accade mai, tenendo i più romantici sulle spine con una storia d'amore dal sapore adolescenziale mentre gli errori ortografici aumentano come quelli di trama e stile. Si viaggia attraverso avvalli (avvallamenti per gli italiani) e si pernotta negli accampi (accampamenti) confondendo "un" con "una" o viceversa, pasticciando un po' con lo stile che, seppure tenta, non riesce a risollevare il livello del testo. Perché? Perché il linguaggio scurrile, le imprecazioni, perdono tutta la forza di un atteggiamento maturo e appaiono di colpo tirate fuori da dodicenni al parco; perché l'infodump degli oggetti - tanto caro a scrittori di fantascienza d'avanguardia come Sterling, Gibson, Dick, che oliava testi bizzarri forse, ma precisi nel meccanismo - qui ha senso come mettere l'olio del motore nella minestra. E i nemici? Ti aspetti un nemico ben preciso, e capisco anche l'intenzione dell'autore di mostrare che il vero nemico non è fisico, ma all'interno delle volontà umane, ma qui - nel 2045 - il vero nemico è nei branchi di cani. Cani ovunque, cani normali, mutanti, rabbiosi, sempre affamati. A voler esagerare (un po' me lo merito, anche solo per essere arrivato a fine lettura) i cani domineranno il mondo. Una buona notizia per gli ambientalisti. Cosa c'è di buono? L'idea di base, è innegabile, il dialetto tipico delle "zone rosse" con il quale l'autore è riuscito a delineare una non-evoluzione, o anche una regressione, da cui l'uomo non è immune. Ci sono poi le descrizioni dell'ambiente: suggestive, azzeccate, delineano la sua comprensione del futuro distopico e lo rendono vivo. In questo davvero bene.
- Capitolo 3: show don't tell quasi inesistente in favore della forma epistolare, ancora tanti ma tanti refusi, e non solo. Ho trovato uno degli errori più scontati dello scrittore medio: è salito in cattedra. Ha smesso di mostrare (lo faceva già poco) e snocciola ovvietà (giustamente condivisibili) sugli attuali problemi legati a social network, la sempre minore empatia tra persone, la mancanza di privacy su dati sensibili e sui rischi dei conflitti geopolitici. La modalità epistolare racconta come un grande occhio, analizza e giudica con la voce dell'autore, perde la forza del "solito" capitolo 1 dove invece i messaggi erano affrontati e mostrati in personaggi eccellenti. A chi dice "fa riflettere" rispondo che "sì, fa riflettere" per la correttezza delle informazioni soprattutto, ma lo fa nel modo sbagliato: è servito come un piatto già pronto che somiglia troppo alla saggistica (a tal proposito saggi di Harari e Khanna dicono molto sull'argomento "evoluzione"). L'autore in cattedra mostra quanto abbia studiato, le proprie idee sul futuro tutte condivisibili, ma non lo mostra attraverso la vita dei personaggi. E un po' si perde il valore della narrativa, che invece sarebbe stato possibile con uno sforzo maggiore, magari attraverso l'uso del flashback. In tutto questo, nella poca narrazione efficace (perché qualcosa c'è), come per il capitolo 2 hanno molta importanza (e sono fatti bene) gli scenari: cieli plumbei e nuvole sinuose, paesaggi poetici che alimentano un'enfasi che nei fatti è purtroppo carente, sommata a "spiegoni" su cosa è già accaduto (che abbiamo già letto quindi) e su "cosa accadrebbe se", ancora spiegoni di nozioni tecniche su cosa dovranno fare per risolvere i loro guai. Elucubrazioni dei personaggi sul proprio passato, speranze per il futuro, ma tutto tremendamente immobile: come ascoltare i discorsi delle statue. Anche se (credo) non fosse nelle volontà dell'autore, almeno questo rende il testo inquietante.
In generale: nota positiva nell'inserimento di elementi come la nanotecnologia e lo sviluppo tecnologico degradante per la società a favore delle grandi corporazioni: l'autore riprende le teorie del postcyberpunk, ha studiato, ipotizza un'evoluzione (ipotetica ma plausibile) del dark web nel contesto da lui creato, cita la sindrome di Morgellons che mi ha fatto tornare alla mente un servizio di Daniele Bossari nella trasmissione "Mistero" in onda 6/7 anni fa su Mediaset. L'errore non è negli elementi (le idee sono buone e l'ho già detto) ma nel modo in cui sono presentate. Ho notato che: escludendo un paio di refusi nel capitolo 1, il restante 90% di questi è nei capitoli 2 e 3. Gli errori non sono ortografici perché scritti in modo errato, sono parole corrette se decontestualizzate dalla frase. Da questo una cosa è evidente: l'editor, o il correttore di bozze o l'autore stesso, non ha davvero riletto il testo, ma si è affidato al correttore ortografico di Word. Se il testo fosse stato davvero riletto certi errori: di forma, di trama e anche grammaticali, sarebbero stati evitati. Immagino (ma ne sono certo) che i capitoli 2 e 3 siano stati "soporiferi" anche per loro, e il risultato si vede. Non faccio spoiler su come il protagonista sia arrivato al suo "castello di smeraldo", ma chi dovesse leggerlo noterà le forzature che hanno dato vita e alimentato il capitolo 2, in aggiunta a qualche incoerenza di trama (forse l'autore non ricordava bene le prime fasi sempre del capitolo 2) Niente spoiler neanche su cosa accade nel finale: è stato coerente, accettabile, ma non riscatta gli errori precedenti.
Considerazioni molto personali: credo che se il libro fosse tagliato al solo capitolo 1 e trasformato in racconto sarebbe una vera perla, ma sono consapevole dell'impossibilità di una tale modifica. Il mio consiglio, per rispetto verso chi lo comprerà e lo leggerà (pagando con i propri soldini), è quello di editare almeno i refusi. Ho letto questo libro per due motivi: il primo è la trama molto interessante, il secondo è perché consigliato da diversi autori (alcuni dei quali ritengo molto meritevoli). Ora: io non sono un editor, non sono un correttore di bozze, non mi atteggio a risolutore di problemi letterari, no. Ma come autore e lettore riconosco refusi, forzature di trama, regressione dei personaggi: non si tratta di opinioni personali, di letture soggettive, di gusto. In questo romanzo ci sono errori oggettivi di un'editazione mediocre, addirittura di mancata rilettura, ma sopperita da un'ottima pubblicità. Mi soffermo su questo: è giusto che ci sia solidarietà tra autori che hanno bisogno di farsi conoscere, è giusto consigliare senza prevaricare, è giusto che un autore già popolare (nel gruppo di autori emergenti come lui) per altri lavori ben riusciti sia premiato e incentivato a continuare: perché continuare per fare meglio è l'obbiettivo di tutti gli autori. Ma perché consigliare e un testo mediocre dal punto di vista oggettivo? Perché premiarlo con 5 stelle su Amazon? Posso capire gli amici dell'autore, quelli che leggono un libro ogni due anni bisestili, ma non un autore. Potremmo perdere ore a disquisire su stile, trama, dialoghi, e ognuno difenderebbe la propria posizione perché la letteratura è un campo dove il gusto soggettivo spesso prevarica (a volte giustamente) non siamo un gruppo di fisici o matematici. Ma il lettore, quello vero, quello che compra e legge i libri, si accorge del trucco. Ed è per questo che gli scrittori self o le piccole CE vengono spesso lasciate in ombra a favore delle grandi CE. Il lettore è confuso, e per non sbagliare più non compra più nulla che non abbia un marchio affidabile. È davvero questo quello che gli autori meritano? Se 2045 potesse lasciarci qualcosa sarebbe l'essere onesti con noi stessi senza lasciarci sedurre dal concetto di apparenza ad ogni costo, dimostrare di appartenere ad una comunità forzando un'opinione. Non è una guerra autore contro autore alla ricerca dell'alleanza con chi si mostra più popolare, ma credo tutto questo sia davvero difficile da cambiare. Per quanto mi riguarda non escludo altre letture dello stesso autore, anzi cercherò di capire (per assurdo) se l'errore è stato mio, cercherò di osservare dal suo punto di vista e gli auguro un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri.
"2045- Lettere da un passato futuro" è un romanzo di fantascienza distopica scritto da Marko D'Abbruzzi ed edito da IDEA Immagina Di Essere Altro. Avevo notato questo libro al Salone di Torino, così quando c'è stata la fantastica offerta sugli ebook della casa editrice non ho potuto resistere. Ancora una volta IDEA non mi ha deluso.
Il romanzo descrive una Roma futuristica (siamo appunto nel 2045), che è sopravvissuta ad una guerra mondiale con annesse epidemie batteriche e crisi ambientali. Dopo gli scontri, l'Italia che conoscevamo è scomparsa e i superstiti vivono le loro normali vite tra le mura cittadine: Luca è uno di quelli, con un lavoro ordinario e un'esistenza perfettamente inserita in un sistema controllato ed organizzato.
Il protagonista, assolutamente ordinario sia dal punto di vista intellettuale che etico, ci presenta subito un mondo effimero e rigido, controllato in ogni aspetto da un sistema informatico chiamato "cloud". La cosa interessante è che questo "Grande Fratello" non è presentato come un presenza incombente o autoritaria, al contrario è alimentato dalla continua condivisione da parte degli utenti. Tutto è basato sullo share, ogni momento, anche intimo: i rapporti umani sono tracciabili dalle foto condivise sui social, persino il sesso è visualizzabile dagli utenti attraverso i selfie post-rapporto, con l'obiettivo di ottenere più like possibili. Il mondo tra le mura di Roma è basato sul successo, anche solo percepito, dai soldi disponibili che vengono continuamente scalati creando un senso di ansia costante, ma soprattutto dall'immagine che uno dà di sé. L'aspetto più distopico è che questo è il mondo normale, quello che funziona senza problemi: è un'esistenza all'insegna delle logiche social, ma è tranquilla e sicura. Fuori dalla città, tuttavia, ci sono le "Zone Rosse". Chi scappa da Roma, chi diventa un indigente, chi non fa più parte del sistema, per così dire, finisce lì: fuori vi sono epidemie, gli "infetti" e un sacco di altri criminali che tentano di sopravvivere con scorribande e razzie.
Luca è un impiegato di medio-basso livello della SocialNet, l'agenzia che si occupa del lavoro e della vita "socialmente utile"; una sorta di INPS/Welfare che controlla tutta la vita dei cittadini, in particolare di chi è borderline, cioè malati, poveri e anziani. Quando la storia inizia, Luca è perfettamente inserito nelle logiche della città, quando le cose iniziano ad andargli male dal punto di vista economico: nessuna crisi improvvisa, nessun vizio esagerato, semplicemente, come capita a molti, le finanze non decollano e, al minimo accavallarsi dei pagamenti, la situazione diventa tragica. Dopo un mancato pagamento su cui lui faceva affidamento, Luca si ritrova per la prima volta indigente: i suoi amici lo abbandonano immediatamente e lui attende di essere denunciato alle autorità per essere ricollocato in una vita socialmente utile. È proprio in questo momento incerto che Luca viene rapito e portato nelle Zone Rosse, dove inizia la sua nuova vita tra azione, violenza e un sacco di colpi di scena.
"2045" è un romanzo davvero atipico, sia per l'ambientazione italiana così sconvolta dall'usuale, sia per il modo di trattare certe tematiche: la trama, le sfacettature e la caratterizzazione dei personaggi sono affrontate con grande complessità e maturità, il tutto condito con un ritmo molto avvincente e coinvolgente.
Mi ha colpito molto l'approfondimento e il dettaglio nei diversi tipi di vita che conducono i personaggi, in particolare il tema della lingua: gli "outsider" parlano la "lingua povera" sono analfabeti e il loro linguaggio è simile a quello di Jar Jar Binks, in contrasto con la lingua di città che è l'italiano moderno (cioè con continue influenze con l'informatica, "cloud", "selfie", ecc.). Ho trovato anche originale e interessante il tema della sessualità, per Luca molto importante: in città l'attrazione segue regole estetiche sociali, la bellezza è quella dei filtri delle fotocamere, mentre nel mondo oltre i confini cittadini è più "vero", più primordiale. Le donne sono attraenti anche se non sono depilate o curate, piene di cicatrici e coi baffetti: mi ha colpito molto e l'ho trovato un discostamento notevole dai cliché soliti.
Lo stile è molto crudo, per i miei gusti troppo: c'erano diverse descrizioni truculente o disgustose di cui avrei fatto volentieri a meno, specialmente nelle Zone Rosse. Il tema dello stupro è presente, cosa che inizialmente mi aveva allontanato dal romanzo: se ne parla e vi è un tentativo di violenza, ma l'autore mi ha colpito per non essere mai caduto nei soliti elementi. Non vi è la figura salvifica dell'eroe maschio, non vi è il tema della "ragazza spezzata" e, soprattutto, nessuno di questi momenti è presentato come erotico o volto a stuzzicare il lettore. Pur non apprezzandolo, ho trovato che fosse trattato bene.
Si tratta di un romanzo davvero ben fatto, dall'ambientazione particolare e dal ritmo frenetico: posso solo dire che l'ho iniziato prima di farmi un pisolino e l'ho finito tutto d'un fiato. La trama è avvincente, i personaggi sono carettizzati in modo molto maturo, con pregi e difetti, di cui l'autore non fa sconti. In particolare, ho trovato Luca un ottimo protagonista, diverso dal solito canone maschile: non sa combattere, non è aggressivo, non sa risolvere tutto con calma e razionalità; piange, è emotivo, si preoccupa dei sentimenti di chi gli sta intorno, ma è anche opportunista e venale (specie nella parte iniziale). La cosa migliore è che, pur subendo un'evoluzione notevole e ben caratterizzata, questi aspetti non cambiano: sebbene tutti gli dicano di "essere uomo", lui non impara a lottare, non "supera" la sua controparte femminile, ma utilizza le proprie abilità più umane per farsi rispettare, in opposizione ad un machismo tossico che normalmente troviamo in questo tipo di romanzi. Insomma, un protagonista imperfetto e moderno, che permette al lettore di provare empatia nei suoi confronti e affezionarsi.
In conclusione, consiglio questo libro agli amanti del distopico, a chi ama le ambientazioni italiane, ma soprattutto a chi cerca un romanzo che catturi dall'inizio alla fine il lettore.
A breve la recensione completa pubblicata sul mio blog esordiente allo sbando pferruzzi.wordpress.com. Voglio soltanto anticipare che il libro è una continua sorpresa, dietro c'è un gran lavoro da parte dell'autore e me lo sono divorato. Piaciuto molto anche a mia moglie che di solito scappa quando le sventolo davanti un libro fantasy/fantastico. Questo distopico ambientato a Roma in un futuro nemmeno troppo lontano ha soddisfatto le mie aspettative. Avevo conosciuto Marko D'Abbruzzi leggendo le Cronache di Ansorac e niente, confermo di essere diventato un suo fan!
"l'utopia è una parola inventata per arginare i sogni più grandi."
"se si dimentica il passato, si è vittima del futuro"
Questo romanzo distopico mi ha colpita profondamente, sia per le tematiche trattate sia per la sua inquietante attualità. Ambientato a Roma nel 2045, costruisce un futuro che, più che lontano, sembra una naturale evoluzione del nostro presente. Il mondo descritto è segnato da guerre per le risorse, combattute con droni e armi biologiche, che hanno devastato le zone limitrofe alla città. Ma ciò che sorprende è che, nonostante questo scenario estremo, la vera inquietudine non nasce tanto dalle cosiddette “zone rosse” — dove il pericolo è evidente, fatto di razziatori, infetti e sopravvivenza quotidiana — quanto dalla città stessa. Roma dovrebbe essere il luogo sicuro, protetto, civile. E invece è proprio lì che ho percepito l’oscurità più profonda. Il motivo, credo, sta nella natura del “marcio”: nelle zone rosse è visibile, tangibile, dichiarato. In città, invece, è subdolo. Si nasconde dietro sistemi, regole, tecnologie e illusioni costruite per far accettare ciò che, se osservato con lucidità, apparirebbe profondamente anti-etico.
È una società che controlla, indirizza, distrae. Dove la sicurezza diventa il pretesto per la perdita della libertà, e dove il divertimento e la vita virtuale fungono da anestetico collettivo.
I temi trattati sono molti e ben intrecciati:
• il controllo della società sui cittadini la perdita della privacy in nome della sicurezza • l’ingegneria genetica e il concetto di “super uomo” • l’alienazione digitale • il disinteresse delle nuove generazioni verso la società • l’ambiguità dei governi
Tutti elementi che rendono il romanzo estremamente attuale e stimolano una riflessione continua durante la lettura.
Dal punto di vista dei personaggi, ho trovato il lavoro dell’autore molto efficace.
Luca, il protagonista, è quello che subisce l’evoluzione più significativa: nel corso della storia cresce, si mette in discussione e arriva a conoscere davvero sé stesso e il proprio passato. Ciò che lo distingue è la sua capacità di credere ancora nell’amore e nell’amicizia, anche in un contesto che sembra aver perso completamente questi valori. Questo aspetto ha un impatto forte sugli altri personaggi, soprattutto su chi proviene dalle zone rosse, dove sopravvivere ha sempre significato pensare solo a sé stessi. Lea, in particolare, rappresenta perfettamente questo contrasto. È un personaggio forte, pragmatico, abituato a un mondo crudele e diretto. La sua crescita passa proprio attraverso la riscoperta di qualcosa di più umano, come l’amore e la fiducia.
Un altro elemento che ho apprezzato molto è l’atmosfera: immersiva, concreta, mai distante. Si percepisce chiaramente il lavoro sulle ambientazioni, che rendono il mondo vivido e credibile.
Tra le tante frasi significative del libro, una che mi è rimasta è: “Una persona sotto sorveglianza non è più libera; una nazione sotto sorveglianza non è più una democrazia.” Riassume perfettamente il cuore del romanzo.
In definitiva, 2045 lettere da un passato futuro è una lettura che fa riflettere, che inquieta e che lascia qualcosa anche dopo aver chiuso il libro. Non è solo una storia distopica, ma una lente attraverso cui osservare il presente e interrogarsi sul futuro.
< Sai cosa c'era nella sala? > Scusate la lunga citazione ma non potevo non inserirla per introdurre questo libro, come si dice, breve ma intenso. Si tratta di un romanzo fantasy distopico che ha come protagonista Luca Cera, un ragazzo del 2045 che si troverà ad affrontare un'avventura, per niente affatto voluta, in una realtà alla quale non è abituato e che non conosce. All'inizio del libro ci viene presentata una Roma futuristica in cui le persone sono "catalogate" e dipendono dal "cloud", una sorta di piattaforma digitale nella quale sono raggruppate tutte le informazioni riguardo ad ogni persona del pianeta. Il contesto è molto post-apocalittico, a mio parere, in quanto ci mostra una società martoriata da una guerra che ha causato molte vittime e ridotto all'indigenza una buona fetta di popolazione. Ci sono moltissimi spunti di riflessione in questo libro che ho apprezzato è mi hanno fatto riflettere, come ad esempio il non dare nulla per scontato e apprezzare ciò che si ha perché un giorno, sperando il più lontano possibile, risorse fondamentali come l'acqua potrebbero diventare talmente rare da non bastare per tutti. Come nel mondo di Luca, nel quale le persone devono pagare per usufruire di questa preziosa risorsa. Un'altra riflessione che ho trovato estremamente attuale è il bisogno morboso di alcuni nostri personaggi di apparire e rimanere in vista nel cloud, che funziona anche come social network. È brutto che l'amicizia e i rapporti tra le persone siano superficiali al punto da ignorare completamente chi non può permettersi di vivere una vita 100% social e 100% alla moda. Sono dell'idea che ci siano cose ben più importanti di un mi piace alla propria foto, ma naturalmente questa è solo una mia opinione in relazione a ciò che assistiamo nel romanzo. Mi sono piaciuti molto anche i personaggi presentati, il rapporto tra Lea e suo padre e il fatto che Luca non sia esattamente il classico "eroe della situazione"; mi è piaciuta la sua umanità anche se a volte mi ha fatto un pò arrabbiare. Un ultima cosetta... Ho adorato le citazioni al Signore degli Anelli e al Marvel Universe 😂. Concludo ringraziando ancora una volta l'autore @marko_dabbruzzi_romanzi e la casa editrice @idea.immaginadiesserealtro che con il suo bando blogger mi ha permesso di leggere questo piccolo gioiello che fa riflettere su tematiche molto importanti, prima fra tutte forse, il non stare a guardare, aspettando che il supereroe di turno sistemi tutto, e cercare di fare del proprio meglio per migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda.
2045 ci presenta un mondo distopico, dove le persone ormai assoggettate al Cloud e alla tecnologia non sono più in grado di provare emozioni genuine.
Gli abitanti della Terra vivono allo scopo di guadagnare worldcoin e godersi la vita, dando maggiore importanza alla fama sui social e alla ricchezza rispetto alle relazioni interpersonali. L'arte in tutte le sue sfumature non è più presente. Quadri e poesie sono ormai lontani ricordi e tutto ciò che conta è rimanere connessi al Cloud.
Le persone disconnesse diventano infatti emarginate ed isolate e finiscono inevitabilmente all'interno delle Zone Rosse, territori devastati dalle guerre e dal cambiamento climatico, abitati da infetti e Mostri mutati.
2045 non racconta solamente la storia di Luca, ragazzo di Roma che lavora per la SocialNet, ma spinge i lettori a riflettere. Marko ci ricorda l'importanza dell'informazione, della cultura e sottolinea come noi abbiamo il compito di partecipare attivamente allo sviluppo tecnologico e non del nostro mondo. Dobbiamo smettere di osservare passivamente mentre la libertà e le emozioni ci vengono portate via.
In conclusione, 2045 è un libro scritto con uno scopo ben preciso e, attraverso la storia di Luca, trasmette messaggi attuali e molto importanti.
“Chi dimentica il passato, é vittima del futuro” … quanto é vera questa frase? Quanti errori, dimenticati, vengono commessi ancora dentro questa società “social” composta da individui connessi, ma sempre più sconnessi?
Cosa succederà tra 20 anni? A che punto saremo? Come ci saremo evoluti?
Una possibile risposta a questa domanda ci viene fornita da questo libro, dove l’autore, indicando fatti ad oggi già successi, e fatti molto probabili che dovranno ancora succedere, immagina la società del 2045.
Forse esagero, ma paragona questo libro al 1984 di Orwell. Ovviamente, essendo stato scritto nel 2018, é attualizzato.
Un paio di pecche: non mi tornano del tutto i tempi degli avvenimenti, forse una linea temporale mi sarebbe stata d’aiuto. L’altra pecca é puramente stilistica: pochi capitoli molto lunghi. Preferisco sempre una divisione più granulare, ma queste son stupidate …
Che dire, un libro che si fa leggere con leggerezza nonostante i temi attuali ed importanti sui quali ragiona. Lo consiglio moltissimo !!!
Ho iniziato questo libro attratto dal titolo e dalla splendida copertina che sembra sussurrare discorsi da un tempo lontano. Non avevo idea della trama e forse per questo ne sono rimasto piacevolmente travolto. La storia, i protagonisti, come tutto si sviluppa e lo stile narrativo sono un insieme di elementi che si amalgamo perfettamente ed emozionano durante tutto il viaggio che il lettore compie leggendo questo libro. Sono stati diversi i punti che mi hanno emozionato, sorpreso, lasciato senza parole, stupito e fatto ridere, ma fatto ridere davvero! Quasi alle lacrime. La creazione della lingua povera è genio puro! È un libro che non manca di nulla e nel finale spinge il lettore a profonde riflessioni su chi siamo e dove stiamo andando. “Tis novell va leggiù da all!”
Finalmente un bel romanzo di fantascienza di quelli che mi tengono la notte. Ben costruito, ben scritto (qualche refuso ma robetta...) con trovate geniali. Un libro educativo che sprona ad essere protagonisti della storia.
Se posso permettermi una critica: sul finale ci sono troppe ripetizioni di concetti e di frasi ad effetto ed è un peccato perché spezzano il ritmo di ascesa verso la conclusione.
IDEA Immagina Di Essere Altro è una piccola (ma esplosiva) casa editrice del fantastico romana. Io e oscuro_errante abbiamo appena finito di leggere 2045. Lettere da un passato futuro, di @Marko D'Abbruzzi
Un libro distopico-fantascientifico ambientato in un futuro non molto lontano dove la tecnologia è diventata perno e fulcro dell'umanità. Roma, anno 2045. La tecnologia non solo è parte integrante della vita quotidiana ma la pervade in ogni suo aspetto, dalla sveglia del mattino alla buonanotte non si è mai soli: si è sempre connessi alla rete in un continuo up e download di dati, attraverso il Cloud, informazioni e criptovaluta. Le guerre hanno devastato la superficie e, oramai, solo le città più grandi, protette da droni e TrHuman, sono salve dalla minaccia degli Infetti, persone e animali talmente modificati da radiazioni/nonsisacosa da averli resi una piaga mondiale. Le città sono per questo divise in aree legate allo stato della popolazione che le abita, l'indigenza è una colpa e non è più accettata, ci sono aziende apposite che servono a toglierli definitivamente dalla strada, la SocialNet è la principale.
Un libro che merita di essere letto, Marko ha voluto utilizzare l'opera per convogliare una serie di allarmi e criticità che il nostro stesso periodo, e popolazione, sta vivendo, col rischio di trovarsi in una situazione analoga a quella vissuta da Luca e dagli altri. Ha utilizzato un modo alquanto esplicito ma forse, nel paese in cui viviamo, c'è bisogno proprio di questo: messaggi forti e chiari che non possano essere fraintesi, anche se alla maggior parte delle persone può non piacere trovarsi di fronte a una denuncia così diretta.
“Vediamo il mondo attraverso uno schermo che non riflette la realtà ma l’illusione che noi stessi generiamo, credendoci, per non ammettere di essere disorientati, senza uno ieri che funga da fondamento, senza un oggi che sappia di vita, senza un domani che profumi di speranza. Per capire chi siamo e dove stiamo andando, dobbiamo ricordare chi eravamo e da dove siamo venuti. Perché se non conosciamo il nostro passato, siamo vittime del futuro.” Questo è il messaggio principale che l’autore vuole trasmettere con il suo romanzo, tra le righe ne troverete altri però, altrettanto nobili; questo estratto è la degna spiegazione del libro e il perno attorno a cui ruotano tutti gli eventi che narrano storia di Luca. Già dal titolo capiamo di trovarci nel 2045, un’epoca non lontano dalla nostra, in termini di anni, ma assolutamente sbalorditiva e tecnologica rispetto alla Roma attuale. Pensate come possa essere affascinante una città con le foglie degli alberi che forniscono energia eolica e gli abitanti che indossano abiti tecnologici che si adattano alle diverse condizioni atmosferiche. La conosco bene Roma, ci vivo e ho ritrovato tanti luoghi nel libro, ma la terza guerra mondiale ha cambiato tutto. Chi comanda è il Cloud, un sistema informatico detentore delle informazioni di tutti gli abitanti che, privati della propria privacy, alimentano questo sistema con una continua condivisione da parte degli utenti. Ogni momento della vita si basa sullo share, sulle foto condivise sui social; l’obiettivo è ricevere sempre più like e accumulare soldi, i bitcoins, per vivere. Luca conduce una vita ordinaria e banale in una zona al limite della periferia, lavora e cerca con ansia di sopravvivere. La città è divisa in zone colorate e ogni colore corrisponde a una condizione sociale che il singolo si merita, fintanto che le sue condizioni glielo permettono. Fintanto che riesce con bitcoins e likes a rimanerci e a tenersi il posto. Ma lo spettro della zona rossa c’è sempre e se capita l’inaspettato, come per Luca, tutto può cambiare. E ci si trova soli a combattere contro tutti per la propria sopravvivenza. Le lettere menzionate nel titolo cosa c’entrano in un futuro così tecnologico e lontano dal profumo della carta stampata? C’entrano eccome perché le lettere sono testimonianze del passato, un lascito di chi non c’è più ma che ci trasmette la speranza nel futuro. “È inutile essere così tanto connessi se poi, in fondo, viviamo tutti in una terribile solitudine”. Questo è un pensiero che dovrebbe farci riflettere e che mi è rimasto chiudendo le pagine di un libro con un finale aperto a mille conclusioni. Riflettere sui cambiamenti della società e soprattutto sull’attenzione che dovremmo prestare ai rapporti umani e alle relazioni interpersonali nell’era social in cui viviamo e in cui spesso si preferisce la fredda realtà virtuale alla vita reale. E voi ci vivreste in una società come quella di Luca?