«Non esistono forti, non esistono deboli. Ciò che esiste è l’umanità, perfetta nella sua imperfezione, valida nella sua erroneità. Siamo uomini. Siamo fatti tutti egualmente di carne e siamo tutti uguali.»
Rodion è un romanzo di formazione forte e crudele, che non lascia spazio alle gioie o alla speranza, ma anzi dipinge una realtà atroce, un massacro e una tortura continui. Edmund è inizialmente un giovane ingenuo e buono, ma gli orrori della guerra lo spezzano, rendendo il suo animo duro e frastagliato come le cicatrici che porta sul corpo, eppure il suo cuore non smette di mai di serbare quella bontà e quella purezza che fanno commuovere il lettore. Durante il romando, il protagonista ha una forte crescita e inizia a maturare delle idee individuali sulla politica e sulla vita. Anche gli altri personaggi avranno una lunga evoluzione, chi in negativo e chi, invece, rimanendo fermo nei suoi ideali corrotti ne subirà le conseguenze.
Rodion non racconta solo una storia ucronica, parla di guerra, di odio, di follia, ma anche di amore e umanità.
Lo stile di Beatrice è malinconico ma ritmato e colpisce il lettore come uno sparo al petto, lo accompagna nelle atrocità e agonie vissute dai protagonisti, lo spinge dritto nell'azione, senza fargli mai prendere fiato. Ogni capitolo ha inizio con una poesia, tutte davvero bellissime, sebbene tristi e in qualche modo colme di rassegnazione, forse per la piega che prenderanno gli eventi.
Consiglio questo libro ai forti di stomaco e di spirito, a coloro che amano interrogarsi sulla natura umana e a cui non dispiace soffrire un po' (tanto). Rodion mi ha emozionata tantissimo, fatto sentire frustrata, arrabbiata, triste e anche un po' sorridere, ma credo la cosa che più mi è rimasta a cuore è l’insegnamento che lascia il romanzo: non importa quale sia la nostra origine, etnia, partito, siamo tutti esseri umani.