Italia, 2025. L'istituzione del Pointless Act prevede la detenzione in un carcere di oblio per un'intera generazione che ha abbandonato gli studi, il lavoro e non riesce a inserirsi nella società. Sinistri "dormitori", ed un limbo di immaginari condivisi che diventa ogni giorno più reale. Una giovane ricercatrice, una giornalista freelance, un’immigrata clandestina, un docente universitario e un nerd terrorista sono vittime e oppositori dell'invisibile repressione fondata sugli studi della neuroscienziata Clara Muttertod, su avveniristiche tecnologie o su arti più spaventose. "T" è lo sviluppo personale di Alessandro Forlani del Progetto Thanatolia, ambientazione aperta da lui creata con Lorenzo Davia. Un romanzo distopico ed esoterico di orrori negromantici e di satira sociale. Alessando Forlani (Pesaro, 1972), Premio Urania 2011 e Premio Kipple 2012 con il romanzo I Senza-Tempo; Premio Urania - Stella Doppia 2013 con il racconto Materia Prima, pubblica per Delos Digital e Watson Edizioni. Fra i suoi titoli Eleanor Cole delle Galassie Orientali; Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti; Il Mondo nel Tramonto e Arabrab di Anubi (finalista al Premio Italia 2018 come migliore romanzo fantasy). I suoi prontuari di scrittura creativa Com'è facile scrivere difficile; Com'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide sono ormai dal 2014 fra i più venduti su Amazon.
Una delle tante frasi del romanzo che mi sono rimaste più impresse. Una delle tante verità nascoste, appetenze svelate che si trovano tra le pagine di questo libro. Perché? Perché T non è solo un romanzo. È una sentenza, un grido disperato ma anche un grido di battaglia. La lucida follia del Don Chisciotte che lotta, nonostante tutto lotta. Forlani, con coraggio, non si risparmia. Né nel mettersi a nudo con una sincerità disarmante, né nello sferzare il presente scardinandone l’involucro patinato e scoprendo l’orrore che si nascondo sotto di esso. C’è voglia di combattere, in questo romanzo. C’è una chiamata alle armi, un telegramma che non ha destinatario ma che è messo a disposizione di chiunque voglia raccoglierlo, di chiunque abbia la lucidità di mettersi in discussione. E ci sono l’orrore e la raffinatezza dell’autore.
LE RECENSIONI DE IL SALOTTO LETTERARIO Nell'Italia del 2025 essere uno sfaccendato è diventato un crimine. Dopo l'istituzione del Pointless Act, i NEET (not in education, employment or training) vengono internati per ordine della sinistra neuroscienziata Clara Muttertod e costretti a vivere in un limbo mentale pieno di orrori. E proprio un gruppo di NEET e di altre strane creature più o meno umane sono i protagonisti di T: loro malgrado si ritroveranno prigionieri delle spire della dittatura della Necromadre e costretti ad affrontare i loro peggiori incubi.
Un romanzo disturbante e di un realismo preoccupante, quello di Alessandro Forlani, che volutamente porta ogni aspetto sociale all'esasperazione in una feroce satira del mondo moderno. T non è un libro semplice, né tantomeno rilassante. Si tratta di un romanzo che richiede tutta la vostra attenzione ma che non vi lascerà di certo insoddisfatti o privi di spunti di riflessione. Il lettore si troverà davanti una lettura sì "scomoda" - a tratti quasi spaventosa per l'intensità con cui i temi vengono trattati - ma allo stesso tempo anche ricchissima di riferimenti, dettagli e significati più o meno sottesi provenienti dal mondo letterario, da quello cinematografico o addirittura da quello dei giochi di ruolo, a dimostrazione dell'abilità dell'autore di poter plasmare la narrazione attingendo da ambiti anche molto diversi fra loro. Ad esempio, i NEET hanno cartelle cliniche in cui, invece dei canonici dettagli ospedalieri, sono riportate caratteristiche quali forza, costituzione, saggezza e intelligenza, quasi fossero personaggi da gdr; uomini e donne sono attaccati ad un'enorme macchina che ricorda quella della saga di Matrix, che li rinchiude nella realtà alternativa del continente di Thanatolia (l'oscura terra di negromanzia e sepolcri creata da Alessandro Forlani e Lorenzo Davia), una realtà il cui confine è labile e che molto spesso si fonde con quella del nostro mondo, proprio come accade in Ubik di Philip K. Dick, in cui la linea di demarcazione fra ciò che è illusorio e ciò che non lo è non è sempre così facile da distinguere. In T, l'autore gioca su questa ambiguità, sovrapponendo e intersecando i diversi piani temporali e spaziali, intrappolando l'umanità in qualcosa di "oltre" e costringendola ad una letale partita a scacchi in cui le pedine sono solo schiave di un'entità oscura e venefica. T è un romanzo di genere che potremmo definire ibrido, un connubio tra fantascienza distopica e fantasy S&S, caratterizzato dall'inconfondibile stile "cinematografico" di Alessandro Forlani: neologismi come "avvoltuomo", parole quasi onomatopeiche e ricche di suoni insoliti, registri diversi a seconda delle situazioni descritte, un ritmo serrato e reso ancora più incalzante dai dialoghi che creano una narrazione vivida, quasi tangibile. Scene, ambientazioni e personaggi sembrano quasi ricreare dei veri e propri tableaux vivants, che emergono dalle pagine e si animano intorno a noi, si incarnano in un film nero e orrorifico in cui i peggiori incubi del lettore sembrano diventare realtà.
Thanatolia è un set di gioco di ruolo, un dark fantasy ambientato in un continente di tombe e morte. E' anche un'antologia di racconti ambientati in quel set. E, nel nostro caso, è la realtà in cui si trovano i prigionieri in "stato rem-detentivo".
Sì perché, nel mondo immaginato da Alessandro Forlani in "T", i neet ("not in education, employment or training") sono messi "a riposo" dal governo, condotti in luoghi non rintracciabili e connessi a macchine che li mantengono dormienti sulla base giuridica del "Pointless Act", legge che consente di escludere dalla società i "superflui". Un buon sistema di controllo per una dittatura fascistoide come quella che governa l'Italia del 2022.
Naturalmente ogni dittatura ha i suoi oppositori ma, con l'eccezione di qualcuno, sono ben miseri individui quelli che pensano di fare azioni dimostrative contro il Pointless Act e ci vuole una straniera ("Io non conosco tua lingua bene, ma dittatura conosco meglio...") per portarli sulla strada della lotta armata dato che i ribelli vivono una vita di apparenza "social", senza nemmeno riconoscere veramente una dittatura per quello che è.
Ma questa storia ha un doppio cuore: i dormienti "incoronati" (il casco che li connette alle macchine è un insieme di "fili di rame e rottami e cocci messi insieme con lo scotch") vivono un'esistenza parallela in Thanatolia, come fossero giocatori di ruolo ("Forza 10, Costituzione 14, Saggezza 12, Intelligenza 14", sta scritto su una delle loro "cartelle cliniche"). E, più che viverla, la rendono reale: i due strati scorrono secondo tempi differenti, ma le coscienze si mescolano e le realtà e i fantasmi, talvolta, sconfinano.
Ci sono forti assonanze con il moratorium dickiano che, in "Ubik", è il centro della lotta per il controllo della realtà: come Jory in "Ubik", in Thanatolia la Necromadre incombe sui confini del continente, pronta ad invaderlo e modellarlo secondo il proprio volere mentre, nell'Italia distopica, la scienziata Clara Muttertod, non un caso la corrispondenza nominale, continua a gestire il sistema dei "giocatori dormienti", una tecnologia improbabile e vagamente steampunk (i caschi di connessione "funzionano perché lo vogliono") di sua invenzione.
Ancora meglio: ci sono forti evidenze che, oltre a Thanatolia, anche Clara e altri particolari derivino la loro esistenza da altre fonti letterarie. La realtà è definitivamente persa nella metanarrazione, non definibile e resa totalmente soggettiva, cancellabile con un semplice gesto, che sia la rimozione di un contatto oppure il punto finale di un romanzo.
Alessandro Forlani ha scritto un romanzo decisamente coraggioso, capace di coniugare distopia e sword & sorcery, fantascienza e orrore: una lettura che richiede attenzione, non solo per l'abile uso di un linguaggio che si plasma sugli scenari, e che invita ad esplorare gli altri universi dell'autore, oltre che a farsi qualche altra passeggiata in Thanatolia.
Molto apprezzata la rappresentazione critica della società italiana, con il suo immobilismo e disinteresse, ma che passa in secondo piano rispetto alla molto più presente e satirica rappresentazione di tutta quella che può essere definita la ''popolazione nerd''. Giovani (e meno giovani) non solo vittime di quell'immobilismo ma anche autocarcerieri che ''si la situazione è brutta, ma in fondo non sto così male con i miei giocattoli'', esemplificativo il passaggio sulla pornografia dei gadget fumettistici e filmici.
Il caos di un mondo fantastico dove si mischia qualsiasi riferimento o fatto reale e nel quale si entra ed esce anche nel mezzo di una stessa frase, rendendo la lettura una sfida. Infatti ritengo che sia un libro da leggere la prima volta per rendersi conto di cosa si ha in mano e di rileggerlo per poter apprezzare al meglio.
Da ultimo: sempre piaciuto come Forlani giochi con le parole. Avvoltuomini entra sul podio, insidiando Achiburoboti (da ''I senza-tempo'')
Trovo qualche difficoltà nel parlare di questo testo di Alessandro Forlani, perchè sono ancora sovrastato sia dalla storia che dal testo. Premetto che non sono un fan sfegatato del genere, ma questo testo ha una forza e trasmette emozioni come pochi altri. Aldilà della storia in sè, comunque, quello che voglio condividere qui sono la bellezza del testo e la ricchezza della narrazione. Alessandro Forlani è, a mio personale parere, lo scrittore italiano di genere che meglio utilizza la ricchezza della lingua italiana, con una prosa ricca, varia e che ti lascia sempre stupito, qualche volta perfino ti travolge. Mi permetto di paragonarlo come estro narrativo al miglior Vance o al miglior Gemmel. la storia è caleidoscopica nel suo svolgimento e mescola abilmente diversi piani della relatà e del tempo. I Guerrieri, motociclisti demoni, ad esempio, sono un "tocco" indimenticabile nello svolgimento della storia. Insomma una lettura magnifica
Nonostante sia lontana anni luce da questo genere, sono rimasta davvero colpita dalla penna di Alessandro Forlani. L'autore, coniugando uno stile forbito a espressioni disturbanti, dipinge un mondo distopico che non sappiamo sia reale o frutto di fantasia. Bello il finale.