L'intento di questo libro (o meglio, raccolta di brevi biografie/storie) è alto: narrare le vite dei principali poeti italiani da metà Ottocento in poi, mescolando i loro anni ai loro versi, decorando le frasi con rime, note, sensazioni. Si nota apertamente il grosso lavoro fatto dall'autore - investigazioni vere e proprie, minuziose e precise, nelle opere dei poeti, nelle analisi e biografie su di loro - e questo meriterebbe assolutamente cinque stelle: complimenti.
Quindi perché solo tre?
Perché un lettore forte percepisce che questi testi sono stati adattati per essere pubblicati in un libro: leggendo nelle note o cercando su Internet si scopre che in origine vi è un programma su Rai 5 di letture ad alta voce, dove le vite dei poeti possono essere così ascoltate.
Ma c'è un'altra ragione, secondo me, dove questa raccolta si perde un po', ed è il fatto che tutte le storie hanno la stessa struttura (i.e., introduzione accattivante, "Nacqui a...", crescita, eventuali disgrazie, morte), cambiano ovviamente i fatti avvenuti e i versi dei poeti stessi. A lungo andare, leggendo una storia dopo l'altra, mi sono annoiata un po' (eccezion fatta per le storie di Campana, della Merini, di Quasimódo).
Un modo per ovviare a questo, e per sfruttare il lavoro di Stassi in maniera brillante, potrebbe essere di usare il racconto scritto o la puntata nelle lezioni di italiano di quinta superiore, per raccontare la vita del poeta studiato al posto che leggerla, così com'è solitamente descritta - noiosa oggettiva e poco accattivante - dal libro di testo.