Piccolo epistolario di Gabrielle Russier, insegnante di lettere trentenne che in pieno periodo Sessantottino finì al centro di uno scandalo che sconvolse la Francia iniziando a frequentare Christian Rossi, studente sedicenne. Il caso la fece rinchiudere preventivamente in carcere per un breve periodo per sottrazione di minore, ma la gogna pubblica la portò al suicidio nel settembre del 1969. Rossi venne rinchiuso in manicomio dai genitori ma dopo vari tentativi di fuga riuscì a ottenere possesso della sua vita divenendo anch'esso insegnante. Il caso - ovviamente delicatissimo - portò a un lungo dibattito sulla maggiore età e a quella del consenso (entrambe all'epoca di 21 anni). Possibili vi siano censure in queste lettere, che comunque traspare senza filtri la consapevolezza, il dolore ma anche la comprensione di una situazione al limite e delicata, soprattutto per l'epoca. Il grande assente è proprio Christian Rossi, cui sarebbe stato interessante vedere maggiormente presente in queste lettere anche in qualità di interlocutore per un'ulteriore luce su una questione così complessa.