Ritroviamo Leora dove l'avevamo lasciata, dopo aver sfidato l'autorità. Ora, da quella stessa autorità viene mandata in quanto spia nel villaggio degli intonsi, i non marchiati, per carpire i loro segreti e chissà, forse per conoscere anche se stessa.
Spark, secondo libro della serie di cui il primo libro è Ink, esplora la storia da un punto di vista differente. Questa volta il focus principale sono gli intonsi, coloro i quali in Ink erano stati identificati come i diversi, quelli pericolosi, la minaccia.
In Spark, invece, si assiste a un capovolgimento totale dei ruoli che lascia passare un messaggio molto forte che ho apprezzato: la ragione sta nel mezzo e la storia è fatta di punti di vista in cui ognuno porta i vantaggi dalla propria parte identificando come sbagliato ciò che sta combattendo quando, in realtà, sono due facce di una stessa medaglia... in alcuni casi con un nemico comune.
Bella, dunque, il focus sui pregiudizi, sul fatto che esistono in ogni società e che una stessa storiapuò essere raccontata in mille modi diversi in base a chi la racconta e quando.
L'entrata in scena di nuovi personaggi, intonsi, e la ricomparsa di personaggi giò conosciuti, marchiati, a dividersi le attenzioni del lettore è stata un punto in più che la storia si merita, uno sviluppo e un incoraggiamento verso l'eliminazione della parola diversità.
Però... c'è un però.
Se, nonostante la sua immaturità, avevo sopportato Leora nel primo libro, stavolta non posso soprassedere. Dovrebbe essere cresciuta, dovrebbe prendere decisioni migliori e più ponderate, invece continua a fare gli stessi errori e non pensa con l'acume che ci si aspetterebbe da un personaggio inserito in una storia del genere.
Lo stile rimane scorrevole, ma le difficoltà di Leora, purtroppo, non mi hanno fatto apprezzare Spark quanto avrei voluto e potuto.