Oliver è un bel gattino rossiccio e bianco di proprietà di George, il gestore di un pub nel piccolo villaggio di Broomfield in periferia di Londra. Una notte viene svegliato improvvisamente da un forte odore di fumo e quando si rende conto che è dovuto a delle spaventose fiamme che stanno bruciando il locale, si precipita sul letto di George e lo sveglia, salvandolo così da probabile morte.
Terrorizzato dall’incendio, però, Oliver fugge nel bosco abbandonando George e si ripara sopra un albero.
Purtroppo fa subito un brutto incontro con una volpe che si piazza ai piedi dell’albero in attesa che il succulento gattino precipiti o, sfinito, scenda, per farsene un bel pranzetto.
Fortunatamente per Oliver, il giorno dopo passa per di lì Daniel, un giovane in cerca di legna per il proprio caminetto, che lo vede, lo salva e lo porta a casa con sé.
E’ così che ha inizio la nuova vita di Oliver, come gatto adottato dalla famiglia di Daniel e Nicky e da quella vicina di Sarah e Martin: entrambe le famiglie si occupano di lui secondo le proprie possibilità economiche, aiutate però anche da George che, trasferitosi momentaneamente a Londra finché il pub non verrà ricostruito, ogni tanto ritorna a trovare il suo amico peloso portando giocattoli, cibo e un assegno per il suo mantenimento.
Oliver è davvero un gattino fortunato perché ha trovato persone gentili, che gli vogliono bene e riversano su di lui tanto affetto, in particolare le figlie di Sarah e Martin che hanno perso poco tempo prima il loro gatto.
Ma Oliver è un gatto davvero speciale, perché pur capendo benissimo il linguaggio degli uomini come tutti i suoi simili, è dotato di particolare intelligenza e perspicacia, che esprime in continue premure e attenzioni verso i suoi umani, che anzi cerca di aiutare comprendendone molte delle difficoltà, anche economiche, in cui versano. Come? Beh questo lo lascio alla lettura del romanzo altrimenti se ne perderebbe il gusto se ora spiegassi qui tutta la trama. Posso però dire che Oliver è un gatto davvero speciale perché in un modo o nell’altro fa incontrare fra loro le persone del villaggio che, oltre al pub, nell’incendio hanno perduto anche parte del municipio in cui potevano riunirsi, organizzate in varie associazioni: grazie a lui trovano un modo per riorganizzarsi ospitandosi a turno nelle proprie case.
Oliver quindi impersona lo Spirito del Natale, quel qualcosa di magico che fa riscoprire i valori semplici e genuini della solidarietà, dell’aiuto reciproco, della bontà; quando passa Oliver le persone lo riconoscono come il gattino dolce e timido del pub e subito provano per lui affetto e tenerezza e, senza quasi rendersene conto, aprono i loro cuori agli altri abitanti della comunità.
Oliver riuscirà anche a salvare il Natale perché grazie a lui, gli abitanti del villaggio troveranno un’altra ampia sala in cui organizzare la festa natalizia, annullata a causa del pub distrutto.
La storia che Oliver stesso racconta in prima persona a un gattino che ha preso sotto la propria “zampa protettiva” è una bella fiaba di Natale più adatta però ai piccoli lettori che agli adulti, sia per l’estrema semplicità della scrittura che per la tematica trattata.
Personalmente l’ho trovata una storia carina, sì, ma niente di eccezionale, anzi, a tratti l’ho sentita noiosa per la ripetitività delle situazioni e delle immagini, che rendono eccessivamente lento il ritmo narrativo, e poi per l’eccessiva sdolcinatezza.
Durante la lettura ho pensato più volte che questa storia potrebbe diventare senza difficoltà una sceneggiatura di un film della Walt Disney da trasmettere in TV in tempo natalizio, appunto, anche perché mi ha ricordato alcuni film in cui i protagonisti sono cani che parlano e ragionano come gli esseri umani, proprio come accade a Oliver (e anche questo è un motivo per cui a questo romanzo do solo due stelline).
In conclusione quindi ne consiglierei la lettura ai piccoli lettori o ai genitori che hanno bambini piccoli e che vogliono leggere loro una bella fiaba moderna.