Un gruppo di ragazzi raggiunge una determinata località, ma un maniaco dalla forza sovrumana li uccide uno ad uno. Alla fine sopravviverà un'unica ragazza, la più innocente. Questo è lo slasher. Le modalità e le variazioni sono tante, ma la storia è sempre la stessa. Vogliamo che sia la stessa, ogni volta. Perché? Dagli archetipi ai miti, dai sogni alle leggende popolari, questo saggio tenta di spiegare perché le storie di genere slasher, proprio come le fiabe, ripropongono sempre un identico schema di racconto. I codici, i modelli e le formule del genere non sono semplici pattern usati per riempire una storia. Fanno parte di una matrice più ampia e complessa, di un contenitore che non racconta solo "ammazzatine", ma un percorso emotivo, un viaggio presente fin dai tempi remoti.
"I racconti del terrore vengono in genere raccontati intorno al fuoco di un campeggio o comunque dopo il tramonto, perché le cose di cui si ride alla luce del sole possono essere diverse sotto le stelle." -Stephen King.
"Il conflitto è la base del dramma, della vita. Ogni cosa intorno a noi è alimentata dal conflitto perché non esiste niente di assoluto. Ogni elemento in natura ha il suo opposto; di ogni idea, emozione c'è il suo contrario. In una storia nulla progredisce senza conflitto, proprio come accade nella vita. Se non affrontassimo le nostre battaglie quotidiane, ci ritroveremmo avvolti da una nube di tedio e immobilità."
Acquistato senza troppa convinzione per approfondire il genere, questo saggio si è rivelato particolarmente interessante e ricco di spunti. Non è tanto la profusione di titoli sciorinati con destrezza a decretare la competenza del saggista (comunque indubbia); il punto di forza di Greganti risiede nell'acuto sguardo rivolto alla costruzione della fiaba, le sue componenti - leggasi: archetipi - e la rivisitazione, in differenti forme ma non nell'essenza di fondo, delle stesse applicate a un sottogenere all'apparenza distante: lo slasher. Il saggista, inoltre, arricchisce di estratti e rimandi - letterari, musicali, artistici, cinematografici - la sua esposizione; porta persino avanti un apprezzabile percorso evolutivo del genere, saturato nei contenuti e con l'esigenza di rivisitarne il linguaggio per esibire al pubblico forme sempre nuove (si pensi a Quella casa nel bosco, It follows, Scream e Unfriended).
Prendi un gruppo di giovani ragazzi -diciamo universitari- che partono per un viaggio, prendi una casa nel bosco, un campeggio o un villaggio sperduto, e prendi un assassino psicopatico -possibilmente mascherato- che uccide con armi bianche. Condisci tutto con urla, tanto sangue e un’unica sopravvissuta, la final girl, e avrai fatto uno Slasher. Figo eh?
Nightmare, Halloween, Venerdì13, Scream, Maniac, Jeepers Creepers, La casa, sono tutti film che hanno svariati elementi in comune, e sono quindi esempi di questo filone cinematografico -quello degli Slasher Movies– che ha visto il suo periodo d’oro negli anni ’80, dando alla luce personaggi rimasti nella storia. E’ impossibile dimenticare il coltellaccio Micheal Myers, la maschera da hockey di Jason Voorhees, il guanto con le lame e la faccia deturpata di Freddy Krueger, o la sega circolare di Leatherface.
Slasher di Marco Greganti è un brillante saggio che sonda le strutture portanti di questo genere, smontando ad uno ad uno i vari meccanismi che compongono un Horror Slasher per spiegare, con semplicità e ironia, perché ognuno di queste ingranaggi sia fondamentale affinché il film faccia il suo dovere. Ovvero terrorizzare lo spettatore.