La storia è narrata da Marta, una donna ormai adulta, ma anche malata, che decide di raccontare il rapporto ambiguo con i suoi genitori, con il padre Lapo in particolare, in una Toscana spesso immersa da una foschia impalpabile, la stessa che aleggia nell’animo di Marta e tra le pagine del romanzo.
Anna Luisa Pignatelli in poche pagine riesce a catturare il lettore, pur non svelando mai troppo, pur non essendo mai esplicita nelle informazioni che ci fornisce.
Scopriremo un po’ alla volta come Marta sia stata una bambina prima, un’adolescente e una donna poi, abbandonata a sé stessa, con una madre depressa, con un padre manipolatore e con la bramosia di diventare un uomo importante, con un fratello inutile, ameba nei confronti della vita.
Foschia è un romanzo denso, carico di emozioni negative: l’anaffettività che investe Marta per tutta la sua vita, è la stessa che investe noi lettori, rendendoci sofferenti, malinconici, depressi, e anche increduli.
La scrittura di Anna Luisa Pignatelli è magnetica, così come la storia da lei creata. In poche pagine non solo riesce a trasmettere al lettore delle emozioni forti, è anche riuscita a creare una storia reale: è stata così brava a livello narrativo che sembra essere stata lei la protagonista di questa triste vicenda. È riuscita a entrare nel personaggio di Marta in profondità, a capirlo, e a mettere per iscritto una storia complicata, quasi scomoda oserei dire.
Nonostante questo libro mi sia piaciuto molto, mi trovo veramente in difficoltà a parlarne perché sul serio, non esagero se affermo che mi ha lasciato senza parole. Più di questo non riesco a dire.
È come se la foschia di Lupaia si fosse insinuata in me, rendendomi difficoltosa la messa a fuoco delle parole che mi servirebbero per parlarvene meglio. E mi dispiace, mi dispiace perché so che questa “recensione” non è all’altezza del romanzo, ma più di così non riesco a fare.
Non mi escono le parole, non mi escono i pensieri.