In seguito alle aspre critiche piovute dopo la pubblicazione del romanzo La terra, nel 1888 Émile Zola decide di cimentarsi in un nuovo romanzo, il cui fulcro principale ha poco a che fare con i soliti temi da lui trattati nei suoi libri precedenti. Con questo romanzo l'autore francese ha voluto in qualche modo togliersi l'etichetta di scrittore interessato soltanto a temi sociali, crudi e scomodi, e dimostrare ai suoi detrattori che anche lui è capace di scrivere una storia sentimentale, che narra un amore puro e casto in quel periodo molto in voga oltralpe.
Il romanzo si apre durante una notte di Natale, fredda e nevosa in un paese della Piccardia, per la precisione a Beaumont, piccolissimo paese del nord della Francia. Nel portone della chiesa scorgiamo una bambina di circa otto anni, che cerca riparo in questa notte gelida. La piccola si chiama Angélique che, dopo essere fuggita dalla famiglia adottiva, ha vagato senza meta per le strade francesi fino a trovare riparo nella porta della cattedrale di Beaumont. Mentre è lì sola che cerca di scaldarsi e ripararsi dal vento gelido, viene scorta dai coniugi Hubert e Hubertine, una coppia di tessitori e ricamatori di paramenti sacri da generazioni, senza figli, che abita in una casa addossata alla cattedrale. I coniugi decidono di aiutarla e pochi giorni dopo aver scoperto che è sola al mondo decidono di adottarla. Tutto quello che possiede la piccola è un libro di poche pagine in cui ci sono scritte le sue scarne generalità. All'inizio Angélique è diffidente, scontrosa, spaventata ma col tempo, la bambina instaura un rapporto di fiducia con i due coniugi; passano alcuni anni e la bambina cresce in un ambiente famigliare sereno, fatto di cose semplici e di amore divenendo un'abile ricamatrice anche lei.
Al momento della sua pubblicazione questo romanzo non ebbe il successo sperato; e sicuramente è inferiore agli altri romanzi del ciclo che ho letto finora.
Il sottotitolo della mia edizione recita: “fiaba d'amore all'ombra della cattedrale”, frase che secondo me riassume benissimo in una sola frase la vicenda descritta da Zola (che somiglia molto ad una fiaba); una storia dolce, dall'atmosfera onirica e la meno brutale del ciclo.
Il sogno, quindi, appartiene al ciclo Rougon Macquart anche se si discosta parecchio dai romanzi che lo precedono. Ciò che lo collega al ciclo e viene subito all'occhio è il fatto che la giovane protagonista è la figlia naturale, abbandonata ancora in fasce, di uno dei personaggi del suddetto ciclo. Secondo me, però, questo non è l'unico collegamento con il famoso ciclo, poiché Angélique, la protagonista assoluta del romanzo, è segnata anche lei dall'eredità familiare: soggetta a sbalzi d'umore improvvisi, è orgogliosa, passionale, violenta e ambiziosa, spesso scontrosa e irascibile. Queste sue inclinazioni naturali ereditate dalla madre biologica vengono però mitigate dall'educazione, dalla dolcezza e dalla fermezza della madre adottiva. La giovane Angélique (mai nome fu così adatto ad un personaggio) cresce lontano dal mondo esterno ed oltre all'arte del ricamo, impara a leggere e scrivere quel tanto che le basta per leggere il libro sulla vita dei santi, “La legenda aurea” di Jacopo da Varazze. Questo libro (l'unico che abbia mai letto) la colpisce profondamente e come dice lo stesso autore “la ispirava, la rallegrava, la esaltava, in esso trovava conforto e speranza” a tal punto da desiderare di voler vivere la sua vita proprio come quella delle sante martiri: belle, caste, pure, sapienti, combattive, la cui esistenza è fatta di tormenti, tentazioni, di fede inattaccabile ed espiazioni. Oltre a questo sogno religioso Angélique ne ha un 'altro, più materiale e comune a quasi tutte le adolescenti, ed è quello di trovare il grande amore con un principe azzurro e la ricchezza, sogno, che in questo caso, si realizzerà nelle fattezze del ricco Félicien. Il rapporto tra i due è fatto di sguardi, piccoli gesti, rossori. La loro è una tenera storia d'amore ma la fervente religiosità di Angélique condiziona la sua vita quel tanto che basta ad annientare le sue passioni sentimentali; nel suo rapporto con Félicien ella è tormentata dai sensi di colpa per voler trarre profitto dalla ricchezza di lui, e trascurare così il suo sogno religioso.
Il titolo del romanzo, quindi, allude a due sogni che nutre la protagonista.
Il sogno è un romanzo scritto in maniera raffinata e peculiare, dal ritmo scorrevole e l'atmosfera soave. É uno Zola un po' anomalo nei temi (quello amoroso, religioso e utopistico) ma il suo stile affascinante lo ritroviamo e lo riconosciamo facilmente. Uno stile fatto di intensità narrativa, scrupolose documentazioni, descrizioni minuziose (dell'architettura della cattedrale o del ricamo) e ricostruzioni dettagliate (ad esempio di attività artigianali o lavorative come il bucato) che si stagliano davanti agli occhi del lettore come degli affreschi. In questo romanzo Zola dimostra che sa descrivere anche una storia d'amore, ma soprattutto l'innamoramento di due giovani anime pure; per me questo romanzo non è altro che un'ulteriore conferma di questa sua dote, di cui ne avevo già avuto una prova nella descrizione della storia d'amore tra Silvere e Miette ne La fortuna dei Rougon.
Il sogno è un romanzo piacevole, certo un po' appesantito nella prima parte dalle lunghe digressioni sui santi, ma la seconda parte, invece, è coinvolgente con le belle e trascinanti descrizioni della rigogliosa natura primaverile, che sembra un personaggio principale anch'esso e non fa solo da sfondo alla vicenda. I personaggi del libro sono pochi ma tutti ben delineati: Angélique e Félicien sono un po' troppo impalpabili, a tratti irrealistici e mancano di quella profondità che, invece, hanno la madre di lei, Hubertine, e il padre di lui, il Vescovo, i due personaggi più disincantati del romanzo.
Come sempre nei romanzi dell'autore francese non manca la critica alla società e ad alcuni suoi aspetti. Man mano che si procede nella lettura è sempre meno velata, anzi, diviene sempre più forte la critica dell'autore nei confronti della religione e delle credenze popolari (intese come sistema di regole da seguire); credenze capaci di modellare le menti delle persone, annichilirle in uno stato di sofferenza, acquiescenza e prostrazione davanti a Dio e finendo solo per condizionare la propria vita magari in attesa di un miracolo.
Un romanzo, La rêve, che dimostra che se uno scrittore sa davvero scrivere lo fa anche quando esce dal seminato dimostrando così tutta la sua bravura e di essere uno scrittore con la S maiuscola come, infatti, lo è Zola.
Il suo bisogno della grazia la riportava all'umiltà, alla sola speranza dell'aiuto dell'invisibile; ella allora non agiva più, lasciava agire le forze misteriose, diffuse intorno a lei.