Sono passati vent'anni dagli eventi che hanno segnato la capitolazione di Cambria e la fuga delle Madri Nere di Alira. Dunwich e Gwern hanno scelto strade diverse, che però sono destinate a intrecciarsi nuovamente quando, dal passato più remoto, si affaccia un futuro che nessuno si sarebbe mai aspettato. Il Libro Quarto rappresenta la conclusione - sconcertante, imprevedibile - della saga di Mordraud.
Si tratta del capitolo conclusivo di una delle migliori saghe fantasy italiane. Il romanzo si apre riproponendo il prologo del Libro I, e da lì, comincia il dipanarsi della trama. Se gli altri volumi ardevano delle passioni viscerali, a volte gaudiose, ma molto più spesso atroci del protagonista, in questo, Mordraud è praticamente assente e a garantire gli standard medi di inquietudine e angoscia ci pensano le atmosfere cupe e decadenti. Entrano in gioco nuovi personaggi che intrecciano le loro vicende con quelli già noti: come l'autore ci ha abituati, sono molto ben caratterizzati e capaci di lasciare il segno nell'animo del lettore. Anche l'ambientazione e il sistema magico riserveranno grandi sorprese, scoperte e novità; mentre alcuni degli spietati nemici dell'umanità varcheranno la soglia dell'abominevole. Nello stile consueto della saga, dopo un inizio che lancia tanti incipit, la parte centrale è quella più di riflessione, approfondimento e di amalgamazione del tutto, e poi parte il finale che, a suon di colpi di scena, catapulta verso il finale, un finale che, in un certo senso, non redime il lettore dall'angoscia accumulata, anzì è capace di lasciarne una traccia persistente ben oltre la conclusione del libro. In calce alle vicende conclusive, parte una sorta di racconto che colma e spiega alcuni misteri della trama. In conclusione, la quasi totale latenza di un personaggio come Mordraud si sente eccome, tuttavia resta un più che degno atto conclusivo per una grande opera.
Ultimo capitolo di una delle saghe tra le più tormentate e cupe di quelle che mi sono capitate per le mani. Mordraud manca, come se fosse una figura misticamente aleggiante sullo sfondo, sulla scena fanno la loro comparsa altri personaggi mentre quelli già noti prendono maggior spazio e si caratterizzano sempre di più. Mordraud manca e la cosa si sente, eccome. Nonostante, a mio avviso, la mancanza del protagonista principale dell’intera saga lasci il racconto orfano del vero motore, la storia si lascia leggere. Certo, forse è un po’ zoppicante, senza quel sale, quel quid che l’ha sempre caratterizzata, ma comunque procede. Il vero problema sta, come mi ritrovo a die sempre più spesso, nel finale. Finti colpi di scena, in gran parte molto “telefonati”, e un odioso spiegone finale per chiarire le mille cose rimaste ammucchiate nello sgabuzzino del non detto e mai spiegate. Non so, la conclusione mi è sembrata la classica chiusura inutilmente contorta, forzatamente assurda, uno di quei finali forzatamente “montate”.