Torino, 2006. Piera, sessantaquattro anni, sta partecipando al funerale del suo ultimo cliente. Per gran parte della sua vita Piera Cavallero è stata Rosa, una prostituta. Ha avuto molto. Ha avuto niente. Ha avuto soldi, tanti, un piccolo impero economico insieme a una sua emancipazione personale. E ha avuto un figlio, che però non la conosce. Ma Rosa negli anni non ha mai perso di vista questo figlio. Gli è stata accanto passo dopo passo senza farglielo sapere. Ora, giunta a fine carriera, sente che è arrivato il momento di chiudere i conti con il passato. Un passato che ripercorriamo dai primi anni Cinquanta, quando nella Torino in espansione del dopoguerra Rosa inizia il mestiere in casa con la madre, che le ha trasmesso la professione appena adolescente. Seguiamo le sue vicende e la sua caparbia evoluzione. Gli uomini incontrati, le cadute, la solitudine rotta dai pochi amici e dai clienti che l’hanno accompagnata. La storia di Rosa, minuscola eppure incredibile, ispirata a figure e ambienti reali, si mischia con la storia del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri, insieme alla necessità spietata di trovare una difficile pace.
Quando possiamo dire di essere veramente liberi? E quando invece siamo semplicemente soli? Rosa viene avviata alla prostituzione da sua madre quando era poco più che una bambina. Inizia questo mestiere, dapprima perché costretta; poi ad un certo punto, diventa una sua scelta. Non vuole essere una moglie Rosa, non vuole avere amici, non vuole vincoli nè legami, non vuole un protettore. Rosa è bella, è giovane, è potente e sta accumulando ricchezze. Però ha anche lei una debolezza: un figlio partorito ed abbandonato che sarà il suo unico vero pensiero per tanti anni.
Quando arriva la vecchiaia Rosa si guarda indietro: la bellezza ormai appassita, i clienti ormai quasi spariti e sempre lui, quel figlio ormai uomo che non sa nemmeno della sua esistenza, sta sempre lì, nei pensieri di Rosa, tra un rimorso ed un rimpianto. O forse no. Dopotutto, non avrebbe mai potuto far da madre a quel bambino: amava troppo la sua libertà.
Nessun vincolo. Nessun legame.
È questo ciò che dice a sè stessa Rosa, osservando da lontano suo figlio senza mai avvicinarsi, mentre lentamente, come ogni giorno, ritorna a casa sua dove ad attenderla non ci sono nè vincoli, nè legami. Soltanto la sua solitudine.
Dolcissima abitudine è una storia che prende il lettore alla gola già dalla prima pagina; lo prende e non solo gli toglie il fiato, ma lo sbatte ripetutamente al muro.
Schiavone tratta il tema della prostituzione con delicatezza, con eleganza e con gentilezza. Mai una volta in cui scada nel volgare, nel giudizio morale. Una donna che prima di qualsiasi altra cosa è, per l’appunto, una donna. Che ha sofferto, che è stata umiliata, usata, desiderata, ingannata, amata, odiata sottovalutata... una sopravvissuta. E questa è la sua storia. Semplice, senza abbellimenti o drammi. Una scrittura sensibile, pulita. Dopo un inizio un filino zoppicante, l’autore ci trascina nei ricordi della protagonista e non ci lascia più andare, accompagnandoci fino all’ultima pagina col suo passo gentile, come fossimo ospiti graditi... Un libro da leggere.
L’argomento è di per sé pruriginoso e scabroso ma è, anche per questo, la forza trainante del romanzo. L’autore ne è consapevole. I risvolti psicologici della protagonista, per quanto marcati, ma ciò era inevitabile, sono ben delineati e solidi. Anche l’ambientazione è viva e credibile. L’evoluzione e lo sviluppo della vicenda invece non mi hanno fatto gridare al miracolo. Resta un romanzo piacevole, che scorre via, scritto con una buona padronanza e un certo mestiere. Ti resta sempre il dubbio che sia un libro furbo, voluto, più che il frutto di una vera ispirazione.
Nella mia carriera professionale fino a qui ho imparato una verità importantissima: mai sottovalutare le risorse di chi conduce una vita ai margini, siano essi economici, culturali, della legalità.
Quando sembra che la disperazione sia l’unico motore della sopravvivenza ecco che spunta un bisogno secondario, una tenacia inaspettata, un mandato generazionale potente.
Rosa potrebbe essere una delle storie che ho incontrato: capace, previdente, esperta, con più cerotti che suture, resiliente, leale. La vita si insinua e costruisce narrazioni più assurde delle sceneggiature dei film e questo è evidente che Alberto Schiavone lo conosce in un modo profondo, catartico e coinvolgente.
Lasciatevi incantare da questo romanzo, da questa storia al femminile che implica un maschile inevitabile, complementare.
Si legge in fretta e non annoia. E' la storia, a me sembra improbabile, di una figlia d'arte che replica in meglio il mestiere della nonna e della mamma: quella che dà amore col sesso, a pagamento. Improbabile perché una analfabeta ed ignorantissima persona può realmente trovare tanto successo presso tutte le classi sociali, dall'idraulico, al delinquente, al lenone al conte all'industriale sino a 60 anni, magari solo con un rallentamento negli entusiasmi, nel numero e nell'anagrafe dei clienti? Schiavone descrive, con una scorsa frettolosa, il campionario di uomini che si accompagnano alla donatrice d'amore, ovviamente bellissima, bionda, con le curve da sballo ed una capacità -sembrerebbe eccezionale- di saper fare la dispensatrice di eros. Ci sono dentro tutti, anche gli impotenti anche gli omosessuali, anche i guardoni anche gli amanti del pluri-partner, come gli etero assatanati e quelli complessati. E non poteva non essere così? tutti finiscono dalla nostra dea che nel frattempo ha imparato a leggere rimanendo una totale ignorante. Mah ... Ci saranno anche gli uomini che vogliono parlare di letteratura e politica? e come si fa ad ottenere proposte di matrimonio quando si hanno solo certi atout? dopo il sesso che si fa? si va a cena, e di cosa si parla? o si finisce per accoppiarsi di nuovo nella toilette del ristorante?
Voglio dire che il tema è pruriginoso ma convenzionale e nella fattispecie arricchito da una storia da feuilleton relativa alla mamma il cui figlio del peccato non è stato mai contattato e viceversa. Ma il cuore di mamma, si sa, non smette mai di battere. Insomma tre stellette per l'impegno.
È sicuramente un libro “strano”, che attira e respinge allo stesso tempo, un po’ come Rosa che è avida, ma allo stesso spaventata, dalla vita. Una scrittura in cui voce narrante e io della protagonista si mescolano, sempre più spesso, in un dialogo non privo di contraddizioni.
Piera, che é Rosa, fa il mestiere più vecchio del mondo, come si suol dire. La sua storia, intrisa di uomini di che vanno e vengono e a volte restano, corre sullo stesso binario della Storia d’Italia, e questo aspetto mi ha affascinata ed emozionata moltissimo.
La penna dell’autore é molto asciutta ma anche coinvolgente, mi ha tenuta incollata alle pagine in bilico sul filo del “si sente il punto di vista maschile” e il “se non sapessi che è un autore, penserei che é stato scritto da una voce femminile”.
Destabilizzano, scrittura e storia, ciascuna a suo modo.
Puttana. Una parola, un concetto, un giudizio. Rosa. Una persona, una puttana. Una vita intensa, raccontata in maniera inattesa. Con rispetto con delicatezza e allo stesso tempo in maniera cruda reale sincera. Lo struggimento di una solitudine che viene riempita solo dai clienti, l'assenza di una famiglia affettiva, che la ami che la sostenga. La madre che la introduce al mestiere. La struggente tristezza di una vita in vendita, come in fondo sono tutte le vite. solo i dialoghi e solo in alcuni punti per quanto mi riguarda non funzionano del tutto. Per il resto, oltre alla validità della storia, ho apprezzato lo stile narrativo, in particolare l'ottimo utilizzo della terza persona immersa.
Una piacevole scoperta: un libro scritto bene, pieno di emozioni e che ti immerge completamente in una storia che non è assolutamente la tua ma che ti prende del tutto. Sullo sfondo un'Italia che cambia con le sue abitudini, vecchie e nuove.
Non mi è proprio piaciuto! Troppi dettagli legati alla professione della protagonista che non portano nulla alla storia, lo spaccato storico esce solo in minima parte, il titolo è un mistero...