Cos'è che dà senso a una vita? Cosa ci rende felici davvero? Come si cura una storia d'amore? E una piantina di basilico? A trentanove anni quasi quaranta, Massimo si ritrova alle prese con gli inevitabili bilanci della fatidica soglia degli «anta». Senza farsi prendere dal panico, decide di mettere in atto una filosofia tutta sua e inaugura il nuovo anno guardando la vita in maniera diversa: facendo attenzione a episodi, emozioni, frammenti di quotidianità capaci di rendere speciale ogni giorno. Le risposte che trova hanno il sapore dei baci a dodici anni, di cipolle tagliate senza lacrime, di abbracci spiati alle fermate degli autobus, sorrisi che portano il buongiorno, sguardi che raccolgono il tempo all'orizzonte, canzoni che ti accompagnano a casa pedalando nella notte. Una serie di «memorabili casualità» per cui vale la pena vivere: perché ogni giorno può contenere il senso di una vita, basta solo farci caso. Con un'autentica originalità di scrittura, ironia e sensibilità, Massimo Vitali ci accompagna in un viaggio che trasforma il quotidiano in felice spiazzamento e la malinconia in una fonte di grazia necessaria, per cogliere verità e paradosso di tutto ciò che abbiamo intorno ma non vediamo, e scoprire il potere nascosto delle piccole cose.
Quando mi capita di descrivere qualcuno molto più vecchio di me, come a dire, poveretto, dico sempre: “avrà quarant’anni”. Con queste parole Massimo, il protagonista di questa storia- o di questo insieme di storie che si inanellano una dopo l’altra dando vita ad un romanzo- definisce i quarantenni. Peccato che anche lui sia ad un passo dal diventare “vecchio”, e se ne accorge quando un mattino di novembre il suo vicino Renzo lo sveglia portandogli in dono zirudele*, ricotta e un biglietto su cui c’è scritto che quel signore gentile compie 90 anni. Forse per una specie di paradosso- quel vicino così pieno di vita e lui,invece, così “scarico”, per certi aspetti così ai margini di un’esistenza che si possa dire felice o vissuta – o per una specie di illuminazione, Massimo inizia a riflettere sulla felicità e su di sè. È bene, si domanda, vivere ogni giorno come fosse l’ultimo o è meglio e più saggio trovare ogni giorno un motivo per cui la vita ha senso? Lui opta per la seconda opzione e nasce così “una vita al giorno”, una serie di casualità per cui è valsa la pena vivere, una sorta di album dei ricordi per ritrovare la scintilla e la gioia. Da qui prende vita il racconto di episodi divertenti, teneri, ironici, a volte malinconici ma che lasciano sempre un sorriso più o meno grande sulla faccia di chi legge. Qualcuno, magari si riconoscerà, troverà nel protagonista un’anima affine e certi suoi pensieri saranno lo specchio dei propri.
Per me è stata una lettura piacevolissima, ho avuto la sensazione di ascoltare un vecchio amico raccontarmi delle sue gioie e dei suoi dubbi, delle grandi domande che si affacciano nei momenti di svolta nella vita. Di una ragazza con una Polo Volkswagen rossa a cui è impossibile dire addio ( che certi silenzi si cuciono addosso o si abitano talmente bene o talmente male che è impossibile uscirne o toglierseli). Sono entrata con lui in ascensore e in piscina. Ho tolto caccole dal naso e ho fatto i salti di gioia quando un cucciolo spaventato si è tuffato in acqua in barba alla paura. Ho sghignazzato per il pistolino, mi sono commossa per un montascale e per Lucio Dalla e il mio cuore ha perso un battito per un avverbio,un monosillabo: “qui”. In un angolo. In una vita. Avrei voluto abbracciare la Santina, il babbo di Massimo e Bibi e Renzo*. Alla fine, per Massimo, faccio il tifo. Sia per quello letterario che per quello reale, che sta combattendo con “umore con la T davanti” (come lui stesso dice) e che, ancora di piùdi prima vive una vita al giorno. Vi consiglio sia la lettura di questo romanzo, sia di seguire l’autore sui social: sarà una scoperta e /o arricchimento!
4 stelle. E divertitevi a scoprire a quale “vita” corrisponde la bellissima immagine di copertina ( dell’Artista Giulia Pintus), a trovare il vostro capitolo preferito. Il mio? Il 50. Buone letture e alla prossima!!
*zirudele sono poesie dialettali bolognesi ( ma anche qui in Romagna è usanza). * Renzo è passato “di là”, a fare il tifo per Massimo insieme al Grande Capo. Ne sono certissima!
Una vita al giorno di Massimo Vitali - Sperling&Kupfer - 257 pagine
"Cos'è che dà senso a una vita? Cosa ci rende felici davvero? Come si cura una storia d'amore? E una piantina di basilico? A trentanove anni quasi quaranta, Massimo si ritrova alle prese con gli inevitabili bilanci della fatidica soglia degli «anta». Senza farsi prendere dal panico, decide di mettere in atto una filosofia tutta sua e inaugura il nuovo anno guardando la vita in maniera diversa: facendo attenzione a episodi, emozioni, frammenti di quotidianità capaci di rendere speciale ogni giorno. Le risposte che trova hanno il sapore dei baci a dodici anni, di cipolle tagliate senza lacrime, di abbracci spiati alle fermate degli autobus, sorrisi che portano il buongiorno, sguardi che raccolgono il tempo all'orizzonte, canzoni che ti accompagnano a casa pedalando nella notte. Una serie di «memorabili casualità» per cui vale la pena vivere: perché ogni giorno può contenere il senso di una vita, basta solo farci caso".
«Questo libro mi somiglia molto. Il libro di uno che, nell'età della ragione, vorrebbe avere punti fermi e trova solo punti di sospensione... Sempre con lo sguardo ironico e genuino di chi sa che nella vita, in fondo, "l'impresa eccezionale è essere normale"» - Brunori Sas
Ho “conosciuto” Massimo per caso, grazie ad Instagram e ai suoi suggerimenti e quando mi sono imbattuta in lui molte cose erano già cambiate nella sua vita rispetto a quanto scritto in questo libro, lo sapevo, ma ho voluto leggerlo lo stesso per partire “dall’inizio”, dal prima. Una cosa non l’avevo capita: mi aspettavo un romanzo che parlasse di qualcun altro, seppur come spesso accade, in modo camuffato, invece qui abbiamo proprio una specie di diario - il che un po’ mi ha spiazzata, è un genere che non amo molto, ma che ha un pregio: l’immediatezza, pochi giri di parole, dritti al punto.
La descrizione che ne fa Brunori Sas rende molto bene l’idea e credo possa calzare a quasi tutta una generazione, quella sul filo degli anta, anno più, anno meno, con porte ancora non chiuse dietro le spalle, altre che si cercano di aprire, o a volte di sfondare proprio, conti in sospeso, ma anche qualcuno chiuso, idee, sogni, progetti a manciate e la vita, che ogni tanto si mette di traverso e che altre volte ti offre, che so, le parole di un Renzo o una Bibi - a trovarne più spesso di “fari nella nebbia” come loro!
Indubbiamente l’ironia sottile di Massimo pervade queste pagine, ed è un bene, serve a sdrammatizzare di fronte ad argomenti che sono macigni, come l’Amore, le separazioni, i tradimenti, i figli, il lavoro e tutto quel marasma di emozioni che ruota loro intorno, il tutto affrontato con sensibilità e con quella consapevolezza di cui, ad insistere nel lavoro su noi stessi, ci equipaggia il tempo, un’esperienza dopo l’altra, una pagina dopo l'altra.
C’è un messaggio di positività in questo libro, ma non quei bei pensieri preconfezionati del guru di turno, che ti dice di alzarti presto, perchè il mattino ha l’oro in bocca, di sorridere, perchè la vita ti sorride se la guardi sorridendo e così via … c’è la positività dei bambini, la loro ingenuità e voglia di vivere, di capire, di scoprire cosa c’è dietro, come è fatto … e rompono il giocattolo! E poi piangono, ma passa subito, perché sono più abili di noi adulti a capire cosa è davvero importante o per dirla come Massimo, cosa dà senso alla vita. Ricerchiamo con affanno la perfezione, ma la perfezione sta proprio nell’imperfezione della vita e nel saperla accettare e affrontare per come ci si presenta, col bagaglio che abbiamo, a cui aggiungiamo ogni giorno qualcosa. In questo fine settimana di relax in cui mi sono immersa totalmente nelle parole di Massimo io ho aggiunto un libro al mio bagaglio, un libro semplice, scorrevole, che si presta ad essere divorato in due giorni, ma un libro che metto sullo scaffale con la promessa di rileggerlo tra un po’, quando avrò la necessità di alleggerire il quotidiano e dare un senso guardando la mia vita dal punto di vista di un bambino … di quarant'anni.
Quante volte, dopo una coincidenza assurda o una situazione strana a cui avete assistito, sentite quel desiderio di raccontarla subito a qualcuno? Magari siete già pronti con il pollice sul registratore di whatsapp per registrare cinque minuti buoni di risate, parole basite o discorsi pindarici inventati al momento per spiegare l’accaduto. Se vi lasciate sorprendere facilmente come me, una situazione come questa vi capita almeno una volta al giorno. Più di una se avete deciso di fare vita sociale quel giorno. Noi inviamo subito un messaggio, Massimo Vitali invece ci trae filosofiche conclusioni, ci scrive un libro, piazza un bell’imbusto tutto tatuato in copertina e sbarca il lunario.
A discolpa della nostra propensione alla soluzione tecnologica, c’è lo scarto generazionale che ci permette di presentarci come giovincelli ancora inesperti. A discolpa dell’autore c’è invece la crisi degli anta che si fa sentire. Una vita al giorno nasce proprio dalla presa di coscienza che i quaranta hanno fatto capolino, che è tempo di dire “trentanove anni quasi quaranta”, che se è difficile vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo perché non si riesce ad essere pienamente depressi (sembra un ossimoro ma non lo è!) allora tanto vale prestarci più attenzione a quelle stramberie che capitano davanti agli occhi. E magari scriverci anche un libro.
Ora però non aspettatevi le risposte sul perché la vita, perché l’uomo, la risoluzione dei dubbi esistenziali di ogni essere umano. Per quelli neanche la crisi di mezza età basta, bisogna attendere minimo i settant’anni. Accontentatevi di un vecchietto arzillo avaro di gossip amoroso; una lavagna zeppa di ricordi a penna; una bicicletta, una moto e una doppia bicicletta che si rompono lo stesso giorno lasciandoti a piedi; certificati che solo un medico inesistente può modificare… anche se siete in punto di morte; storie d’amore che se non si concludono definitivamente è per colpa di chi ha inventato le emoticon.
Insomma, accontentatevi della quotidianità di un normale trentanovenne e basta (prego!), che sa scrivere bene, il quale decide di sostituire una pianta di basilico che richiede cure con un cactus decisamente autonomo senza psicoanalizzarsi, che volente o non volente riesce ad interessare il lettore sulla disgrazia del capitolo seguente. E a fargli fare quattro risate. Capitoli molto brevi, con nessun accenno al caffè della colazione, ma un ritmo incalzante, frasi decise e molto ritmo, perfetto per riempirsi di pensieri la sera a letto.
Solo una serie di memorabili casualità per cui è valsa la pena vivere, Massimo Vitali se le gode tutte mettendo i puntini sulle i. Magari così invita il lettore a fare lo stesso oppure il suo è solo un riuscito tentativo di far sorride e riflettere. A voi la sentenza.
Recensione di Veronica – Una vita al giorno di Massimo Vitali, romanzo di narrativa edito Sperling & Kupfer in uscita il 22 gennaio.
Massimo non sa come si vive “ogni giorno come se fosse l’ultimo”, ma ha deciso di trovare, ogni giorno, un motivo per cui la vita ha avuto un senso.
[…] “ Una serie di memorabili casualità per cui è valsa la pena vivere. Per non farmi cogliere impreparato nel caso in cui qualcuno me lo chiedesse, fosse anche solo la vita.
Il libro racconta una sorta di viaggio introspettivo di Massimo, l’autore, alla soglia dei suoi trentanove anni, quasi quaranta. Il bilancio di una vita che coinvolge moltissime figure: una donna con la quale sembra impossibile chiudere, un’amica cha ha bisogno di riscoprirsi attraente e piacevole, due vicini speciali con un bagaglio di esperienze di vita molto profondo, la spontaneità dei bambini del corso di nuoto, gli amici di sempre e perché no, qualche sconosciuto. Ognuno di loro lascia un segno nella sua vita e lo porta in qualche modo a riflettere su un bilancio ormai fondamentale da fare. Ricordare le tappe della propria vita non è sempre positivo, però aiuta a non perdere il filo nel caso in cui sia necessario fare il punto della situazione con qualcun altro.
E’ che questa vita così frenetica, che conta i minuti, ci allontana, di fatto, da quelli che sono i nostri obiettivi, dal nostro tempo, dalla realizzazione di ciò che è importante per noi, dalla necessità di pensare. Ma pensare a cosa? Al nostro di più, al valore aggiunto che manca per rendere i nostri giorni speciali. Ogni mattina dovremmo alzarci con la voglia di aggiungere un tassello alla nostra esperienza e dovremmo andare a dormire, grati del fatto di aver potuto imparare qualcosa di nuovo, di aver saputo apprezzare qualcosa di speciale, che sia un piccolo oggetto o un grande gesto, che siano le parole di una canzone, o lo sguardo di un amico.
Il romanzo di Massimo è come una guida. L’autore non vuole impartirci nessuna lezione, quello che fa è mettersi a nudo per noi, proponendoci la sua esperienza affinché ci sia da stimolo. Leggi della sua vita e, in modo inconsapevole, ti accorgi quanto delle sue parole si riflettono nella tua. E sorridi. Sorridi, perché anche qualcun altro c’è passato e ti sta dicendo:” Ok, va bene così, ora devi solo trovare la chiave di lettura giusta”, e certo sorridi anche perché Massimo racconta questi episodi, con una semplicità disarmante e molta ironia e ti trasmette un senso di confidenza assoluto, come se ti trovassi con lui in un locale, a bere qualcosa mentre parlate della vita. “Nella vita si può anche andare in fondo alle cose e trovare il buio, l’importante è conservarlo.”
“Una vita al giorno” è un romanzo che deve essere letto, certo con la stessa verve ironica che, non manca all’autore nel raccontarsi, ma anche con la profondità che questo libro richiede. Va letto, assaporato e fatto decantare. Vi offrirà la possibilità di riflettere moltissimo, sull’importanza di se stessi, del tempo, delle piccole cose, del lasciare andare … Ogni capitolo ha saputo regalarmi qualcosa, ma un paio mi hanno coinvolto in particolar modo. Il primo parla di ricordi, l’altro dell’importanza di non accontentarsi. “Anche se non li puoi vedere, i ricordi non si possono cancellare.”
[…] “Perché i ricordi della sua generazione (sta parlando di sua nonna) si conservavano a occhi chiusi, mentre i nostri sono volatili, esistono solo per riproduzione e, considerata la mole, si perdono nella confusione di tutti gli altri” E qui, su queste parole, mi sono trovata a riflettere sulla frenesia di oggi di fermare ogni singolo momento, di scattare ogni istante per condividerlo ma soprattutto per memorizzarlo e non lasciarlo andare mai. Ricordo, qualche giorno fa, di aver cercato di portare alla memoria, una serata speciale vissuta con una persona altrettanto speciale. Non ricordavo più alcuni di quei momenti. La cosa mi ha reso triste. Perché li sto perdendo? Vogliamo ricordare troppo? E’ possibile avere uno spazio limitato di cose belle o brutte a cui ripensare come e quando si vuole? Forse semplicemente dobbiamo imparare ad assaporare molto di più gli attimi che stiamo vivendo e deciderci, una volta per tutte, che non tutto ha senso di essere fissato nella memoria.
“Ogni volta che ho cercato di accontentarmi mi sono ritrovato a vivere un rapporto di coppia da solo. Non esiste forma d’amore peggiore. Quando in un rapporto provi ad accontentarti, sei consapevole dei lati negativi, ma cerchi di concentrarti solo sui positivi. Un tentativo molto coraggioso di reggere una storia d’amore, finché regge. Infatti di solito non regge.”
Cosa ci spinge, di fatto, ad accontentarci? La paura della solitudine? L’ansia di rimetterci nuovamente in gioco quando pensiamo che sia troppo tardi? E se ci stiamo perdendo così occasioni ancora più speciali? E se ci stessimo condannando all’infelicità? Il gioco vale davvero la candela? Mi sono trovata spesso a riflettere su questa cosa osservando chi mi sta intorno, i miei amici, le persone a cui voglio bene e soprattutto me stessa, e la verità è lampante anche se poco piacevole. Anche se a diversi livelli, sono di gran lunga più numerose le persone che decidono di accontentarsi rispetto a quelle che vivono la vita senza freni, senza compromessi. E’ spaventoso? Certo. E’ giusto? No. E’ razionale? Ancor meno. E’ evitabile? Forse no. Ognuno dovrà fare semplicemente i conti con se stesso e decidere di ribaltare la situazione.
Potrei andare avanti per pagine e pagine a riprendere le sue parole e proporvi tutte le conseguenti riflessioni che mi sono appuntata, ma rischio di tediarvi, oltre che di rovinarvi la lettura, ed è l’ultima cosa che vorrei.
Massimo si è rivelato uno splendido osservatore dell’animo umano, attento ai gesti, alle parole, agli sguardi. Una persona che, si è saputa mettere in gioco, e che con il suo “esperimento” sta imparando a conoscersi e a conoscere e ha indotto me, a considerare le mie giornate da una nuova prospettiva. Il lavoro non è semplice ve lo garantisco, ma assolutamente possibile.
Voi cosa farete dopo aver letto il suo libro? Inizierete a cercare la vostra vita al giorno? Fatelo, non ve ne pentirete!
5 stelle
--------------------------- Ho avuto la fortuna, grazie a Sperling & Kupfer, di partecipare all’incontro organizzato per la stampa per il lancio del libro di Massimo Vitale, “Una vita al giorno” , che si è svolto a Milano, al Presso, il 9 gennaio di quest’anno. Sperling ha saputo creare un evento davvero singolare e conviviale, reso ancora più speciale dalla semplicità e dall’ironia dell’autore stesso che, per l’occasione, era accompagnato dal bravissimo cantautore e amico Brunori Sas. Brunori, che ha scritto la quarta di copertina, del libro di Massimo dice: “Questo libro mi somiglia molto. Il libro di uno che, nell’età della ragione, vorrebbe avere punti fermi e trova solo punti di sospensione”
Fra chiacchiere tra amici, un sottofondo con la chitarra, battute irriverenti, Massimo ci ha accompagnato a scoprire qualcosa del suo romanzo, cosa racchiudono le pagine che ha scritto e ci svela tra le altre cose, che alcuni dei protagonisti citati non sanno nemmeno di far parte di questo piccolo gioiello che viene pubblicato proprio oggi. In particolare, la proprietaria di una Volkswagen Polo rossa, vecchio tipo, con la quale ha qualcosa ancora in sospeso… E quindi ora tutti ci chiediamo cosa dirà quando si ritroverà tra le pagine del libro.
La serata prosegue e Massimo racconta del suo primo incontro con il cantautore: “Ho conosciuto Dario 8/9 anni fa, era appena uscito il mio primo romanzo “”Amore non si dice” e il sito Rockit mi chiese di intervistarlo durante il suo soggiorno a Bologna. Io non sapevo nemmeno chi fosse, ma avevamo un pranzo pagato … L’intervista è stata lunghissima ma mi ha fatto scoprire un personaggio davvero in gamba. Dopo quell’incontro, qualche mese dopo, lui suonò in Romagna a Marina di Ravenna, c’era un sacco di gente, e quando lui mi vide dal palco, ad un certo punto, si è fermato dopo aver sonato un brano, dicendo queste parole: “Comunque, se io so parlare e scrivere così bene d’amore è soltanto merito di uno scrittore che si chiama Massimo Vitali ed è qui con noi” Da quel giorno ho ricevuto 86 richieste di amicizia su facebook… tutte donne… Perché vi sto raccontando questo? Perché a questo punto parliamo d’amore. Di cosa parliamo quando non parliamo d’amore? Beh, quando non parliamo d’amore …parliamo d’amore. Qui, nel mio romanzo, l’amore c’è.”
E di pari passo con l’amore, Massimo punta l’accento sul potere della musica e riguardo a questa tematica ci conquista leggendo un capitolo del suo libro che si intitola appunto “Il potere della musica”, di cui vi cito un brevissimo estratto
Non credo sia mai stato fatto un calcolo preciso, ma penso che la parola «amore» racchiusa nelle canzoni superi per numero i «ti amo» pronunciati in ogni lingua del mondo. E la cosa peggiore è che alla fine di una storia, tutte le canzoni d’amore, anche quelle più brutte, parlano di te.
Io non so perché, ma al termine di questa lettura, ho subito pensato ad una canzone scritta proprio dal suo amico Brunori, ed in particolare le seguenti strofe:
…Canzoni che parlano d’amore perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare? Che se ti guardi intorno non c’è molto da cantare solamente una tristezza che è difficile a toccare perciò sarò superficiale, ma in mezzo a questo dolore e in tutto questo rumore io canto un mondo che non c’è
E invece no tu vuoi canzoni emozionanti, che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti, canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare canzoni belle da restarci male Quelle canzoni da cantare a squarciagola, come se cinquemila voci diventassero una sola canzoni che ti amo ancora anche se è triste, anche se è dura, canzoni contro la paura
Canzoni che ti salvano la vita, che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!” che ti danno la forza di ricominciare, he ti tengono in piedi quando senti di crollare…
Massimo è davvero una persona squisita, si è fermato a parlare con chiunque di noi volesse scambiare un parere o un’opinione, ha condotto la serata con naturalezza e semplicità regalandoci anche scambi di battute che ci hanno strappato più di una risata forse dovuta anche al vino di cui siamo stati omaggiati…
Prima di concludere la serata, accertatosi che le porte fossero chiuse e che nessuno potesse scappare, Massimo ci ha coinvolto in un gioco molto carino. Ha distribuito ad ognuno dei presenti un foglietto, chiedendo di scrivere anche in forma anonima, quale era “la nostra vita al giorno”. Un momento, un avvenimento, un gesto a cui abbiamo dato valore, qualcosa che avesse dato un senso alla vita. Poi, una volta raccolti, li ha letti ad alta voce uno per uno. Ognuno aveva il suo senso: una foto ritrovata, un incidente evitato, un esame superato, la moka del caffè già pronta prima del risveglio … Trovare ogni giorno un motivo per cui la vita ha avuto senso, in fondo, è davvero semplice, è che a volte non diamo valore alle piccole cose, dandole per scontare. Io il mio motivo l’ho scritto quella sera, e ogni giorno ne trovo uno nuovo e trascrivo prima di addormentarmi. E per voi? Qual è il frammento di vita che vi ha permesso di rendere unico ogni giorno della vostra vita?
Rinnovo i miei ringraziamenti a Sperling per l’invito all’evento e la cura nell’organizzazione e ringrazio Massimo Vitali per le sue parole, la sua semplicità, il suo sorriso e la sua profondità , ma soprattutto perché anche lui come me, perde moltissime cose e mi fa sentire meno sola al mondo.
Dall'inizio dell'anno ho scelto un episodio, un'emozione, un qualsiasi frammento di vita che mi abbia permesso di rendere unico ogni giorno, così che, se quello dopo mi fosse davvero capitato qualcosa di brutto, nell'attimo esatto in cui ti passa tutta la vita davanti, come nei film, avrei visto solo scene belle.
Una vita al giorno è uno di quei libri che tutti noi dovremmo tenere sul comodino, ovviamente no come gingillo da spolvere, ma semplicemente come libro da consultare e assaporare giorno dopo giorno. In questo piccolo libricino infatti troverete tanti episodi, frammenti di quotidianità, riflessioni, dubbi o semplicemente emozioni che l'autore, Massimo Vitali, ha deciso di regalarci in questa biografia romanzata durante l'inevitabile bilancio della fatidica soglia degli "anta".
Con il protagonista del libro, Massimo, saremo quindi guidati verso un viaggio curioso, fatto di tante riflessioni, in cui delle memorabili casualità, porteranno il protagonista, nonchè il lettore a riflettere sulla propria vita e sull'importanza delle piccole azioni, dei gesti, degli oggetti...
...invece di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, è molto più saggio trovare ogni giorno un motivo per cui la vita ha avuto un senso
Viviamo ormai in un mondo così frenetico e nevrotico, che non riusciamo neanche a fermarci due minuti per apprezzare un tramonto o il vecchietto di turno che vuole per forza intavolare una conversazione con il "malcapitato" di turno perchè solo. Non ci guardiamo più intorno, siamo insofferenti, litigiosi, pronti alla guerra per salire su un autobus... camminiamo a testa bassa, dritti verso la meta solo in compagnia dell'immancabile migliore amico, il telefono e guai a disturbarci con semplici richieste di indicazioni o altro! Quando è che ci renderemo conto che intorno a noi esistono anche gli altri? Semplice quando la vita ci mette davanti a delle scelte, degli ostacoli, o più drammaticamente davanti alla malattia... solo lì finalmente iniziamo a guardarci intorno, a vedere veramente e ad apprezzare il potere nascosto delle piccole cose.
Gli uomini è meglio se preseguono il corso naturale della propria vita, sapendo che il segreto non è tanto prolungarla bensì scoprire ogni giorno un motivo per cui è valsa la pena viverla.
Ora è inutile che mi soffermi sulla "scorrevolezza" della scrittura o sui "tempi" della narrazione... ma ci tengo a ribadirvi che Una vita al giorno è un libro che va letto e assaporato un po' alla volta, non fatevi prendere dalla frenesia di finirlo perchè altrimenti ne perdereste il senso e la bellezza. Questo libro mi ha dato proprio uno scossone e mi ha fatto ricordare che tutti gli attimi sono importanti e unici e che proprio per questo non bisognerebbe mai e poi mai dare nulla per scontato... in fondo il mio motto che da sempre mi accompagna è: Niente accade per caso!
Reclamo da fare all'autore... E ora chi mi farà sapere della guidatrice della Volkswagen Polo rossa?
🅡🅔🅒🅔🅝🅢🅘🅞🅝🅔 . Ok. Volevi una luce intensa, immediata. Quella lampadina è lenta. Era scontata per quello? Forse. E ci sei cascato. Hai sonno, senti suonare il campanello e trovi lui, con un dono, il sorriso, i suoi novant'anni sulle spalle che ti dice "auguri! ". Prontissimo per la pedalata e, lontano da casa rimani a piedi senza saper da che parte girare una camera d'aria. Il tuo computer è portatore di centinaia di foto, pensieri e... "Ciao! Dammi i soldi entro tot ore e riavrai i tuoi ricordi, mio caro" sembra dirti quel simpaticone del virus. E ancora. Un ascensore, il disagio che sale quando qualcuno lo prende con te e poi... . Maledizione! Ma tutte a me devono capitare? Questa vita è un disastro! Non sopporto più nessuno! Mettete a tacere quella donna che sul treno non parla... Urla! . Alt, fermi tutti. C'è bisogno di respirare e pensare. Guardiamo tutto questo da un altro punto di vista. Se foste senza luce da ore e ore: quella fioca illuminazione sarebbe una preziosissima e amata compagna. E quel vicino di casa che ti ascolta più di qualsiasi altro essere umano, che ti dona il suo tempo, che comprende ogni tua emozione e non giudica, non critica. Ti aiuta? . Respira... . I ricordi non si cancellano! Restano nella mente e tanti probabilmente li perdiamo perché fotografiamo con reflex anziché con gli occhi. E se provassimo ad immaginare storie? Passato e futuro di quella persona? Amate la fantasia, la creatività e permettetele di scacciare l'ansia da ambiente stretto e affollato. Amate quei passi, quelle gambe che vi permettono di spostarvi osservando il mondo anche se bici, motorino e auto vi hanno lasciato a piedi. . Ecco la bellezza e la preziosità di questa lettura che con tanti esempi di vita quotidiana, insegna ad afferrare quel lato semplice, luminoso che spesso non vediamo perché accecati dal nervosismo, dall'insofferenza. . Leggetelo. Riderete! Perché Massimo sa sdrammatizzare eventi bui facendoci vedere quanto davvero siamo esauriti. Insegnerà la bellezza della scoperta, della curiosità, della creatività, della fantasia, dell'osservazione, del fermarsi per sorridere e "portar a casa" qualcosa di buono anche dalle avversità.
Massimo ha trentanove anni quasi quaranta. Invece di piangersi addosso ripensando ai bei tempi andati (come ho fatto io quando ho tagliato il traguardo degli "anta") decide di inaugurare il nuovo anno rendendo speciale ogni suo giorno. E lo fa con ironia e dolcezza, usando uno stile delicato che parla dritto al cuore. Mi è piaciuto così tanto che l'ho divorato in una settimana. Grazie a Massimo, da oggi anche io presterò molta più attenzione agli anziani che aspettano gli autobus, ai chicchi di grano disseminati sulle strade e alle piantine di basilico appoggiate sui davanzali delle finestre.
“Ogni volta che ho cercato di accontentarmi mi sono ritrovato a vivere un rapporto di coppia da solo. Non esiste forma d’amore peggiore. Quando in un rapporto provi ad accontentarti, sei consapevole dei lati negativi, ma cerchi di concentrarti solo sui positivi. Un tentativo molto coraggioso di reggere una storia d’amore, finché regge. Infatti di solito non regge.”
4.5🌟 Lo stile mi ha conquistata e ho amato un sacco il personaggio di Massimo. [ ho pubblicato la recensione completa qui : http://persainunliibro.blogspot.com/2... ]
Romanzo leggero con spunti biografici di un neo quarantenne e la sua quotidianità. Sebbene semplice e dalla scrittura facile, spesso ci si ritrova nelle riflessioni. L'ho letto in occasione del mio ingresso nei quaranta e anche per questo l'ho trovato simpatico.
Lui mi sta tanto simpatico ma questo libro è il secondo che non reggo proprio. Cioè è come andare a cena con un eterno Peter pan bolognese, una cena ok, un intero libro... no.