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Il pieno di felicità

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Questo libro racconta un tempo veloce e sospeso, tra decisioni, esitazioni e progetti di vita continuamente da rivedere. Racconta cosa accade quando, a trent’anni circa, non si riesce a trasformare, per responsabilità personali e destini generali, l’educazione, l’affetto e il supporto ricevuti in un lavoro stabile, in un’identità compiuta. Cecilia ha studiato quel che le andava, si è laureata e poi ha continuato ancora a studiare. Insieme al fidanzato è finita a Coventry, una cittadina inglese dove si barcamena tra lavoretti e tentativi di proseguire la carriera universitaria. Ma non ci vive sul serio a Coventry, perché non perde occasione di spostarsi, tornare con un volo low cost a Bologna, la città degli studi e delle passioni, e nella provincia padana, a lungo rifiutata ma divenuta, a distanza, desiderabile. O anche di andare a Londra, per un lavoro di tre mesi e poi per un dottorato di tre anni, e dai molti amici (o Airbnb) che la accolgono e le fanno intravedere per qualche giorno la possibilità di una vita parallela – a Barcellona come a Helsinki e Berlino, in un’Europa per lei ancora senza muri. Il polo magnetico di questo girare tra incontri, piazze, concerti è quel «pieno di felicità» di una vecchia canzone dello Zecchino d’oro che la protagonista aveva creduto raggiungibile, perché i suoi desideri le erano sembrati realistici, e che deve invece imparare a ridimensionare, adattare ai tempi della «classe disagiata» e di una inquieta lotta quotidiana. Cecilia, infatti, non si limita a subire il presente, lo interpreta da dentro, con ironia, e lo vive, nelle pieghe e negli interstizi, nelle incertezze che talvolta si trasformano in occasioni.

200 pages, Unknown Binding

Published January 24, 2019

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About the author

Cecilia Ghidotti

1 book2 followers

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Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
March 25, 2019
Col suo esordio, Cecilia Ghidotti non vuole delineare un racconto generazionale, come è successo volente o nolente per il disco a cui accennavamo prima, ma... tra amici che si sposano, altri che si realizzano, altri ancora che ti chiedono incalzandoti Sì, va bene e poi che ti metti a fare? (e alzi la mano chi non li conosce) Il pieno di felicità ci insegna una cosa importantissima: in questo mondo precario sia qui che all’estero la sola cosa che possiamo fare per sopravvivere è cercare di vivere giorno per giorno. Il pieno di felicità è sì il tesoro da scoprire, ma anche il mood da cercare di mantenere durante il cammino, magari mischiandolo a un po' di polvere di unicorno. Non è mai facile, ma ci si può pur sempre provare.

Leggi la recensione completa: http://bit.ly/LunedìPienoWait
Profile Image for Alice.
Author 54 books19 followers
February 11, 2019
Togliere il sonno a me non è particolarmente difficile, ma c'è modo e modo di farlo. C'è la solita insonnia cronica, c'è l'adrenalina per qualche motivo specifico... e poi ci sono i libri che ti scavano nel profondo e tirano fuori un groviglio di emozioni e pensieri accumulatisi nel corso degli anni, te lo sbattono in faccia e ti costringono a un'ineluttabile ma catartica singolar tenzone. Cecilia Ghidotti sa scrivere e ha tanto da dire sulla nostra generazione del disagio, e nello specifico sul disagio al quadrato che è la periferia del mondo accademico. Non si tratta di disfattismo, in realtà: è piuttosto un perenne senso di imbarazzo e inadeguatezza. È la perplessità, lo spaesamento (letterale e metaforico) del dover/voler/poter vivere l'esperienza di un altrove che è insieme opportunità preziosa e scissione irresolubile. È il sapere di avere fatto del proprio meglio e vedere che non basta, ma allo stesso tempo la consapevolezza di avere comunque una vita privilegiata, di aver potuto fare esperienze che a tanti altri sono negate, senza neanche stare a scomodare le situazioni più tragiche. È il dover giustificare la propria presenza in un luogo quando non si è mai veramente incasellati, esperienza che conosco bene dai periodi di ricerca all'estero (com'era possibile che stessi facendo una tesi per un'università italiana e non avessi il mio slot locale?), ma che mi porto dietro anche nella quotidianità da libera professionista, per certi versi. Racconta Cecilia: "Andiamo in giro per le strade piene. È bello girare con qualcuno che conosce tutti: nessun problema di lingua, di decodifica, io sono l'amica di Bianca, [...] io esisto come amica e lei garantisce per me." E poi ancora, raccontando di quando è stata selezionata come drammaturga: "Nelle conversazioni facevo lunghi giri solo per arrivare a pronunciare le parole 'workshop residenziale', quasi segnassero il punto di partenza di una nuova vita che, da lì in avanti, sarebbe stata organizzata intorno a settimane di lavoro intenso su progetti sempre nuovi e meravigliosi". Un procedere per incrementi esperienziali che ben conosco: "ero mossa soltanto dalla generica convinzione che, ancora una volta, valesse la pena barattare il mio tempo con l'esperienza di due settimane a Venezia [check], in quella specie di accumulo di cose fatte da cui sarebbe stato possibile attingere in previsione di un futuro sempre più prossimo, e sempre dai contorni indeterminati." Una costante anche nella mia, di esistenza: ho sempre scherzato sul fatto che il percorso accademico mi pareva una raccolta punti per un premio irraggiungibile, ma nell'ultimo anno mi sono accorta che il discorso finisce per valere anche negli altri ambiti della mia vita. E allora le lacrime sui nachos a Gardaland sono anche un po' mie, perché, se c'è una cosa bella dell'ansia, di quest'ansia un po' genera(ziona)le e un po' specifica da (post-)accademici senza centro di gravità permanente, è l'empatia, il comprendere a pelle che sotto i capelli viola, il vestito rosa con cui "posso fare quello che voglio" o qualsiasi altro segno esteriore lasciato dalle sette matitine tutte colorate, può esserci un substrato invisibile ai più, ma lampante per chi lo condivide. Se vi siete ritrovati in queste parole, leggete Il pieno di felicità: riderete, vi arrabbierete, gioirete di ogni piccolo traguardo, e si vi capita di versare una lacrimuccia sui nachos, sulle benzodiazepine o su qualsiasi altra cosa, sarà una lacrima di vicinanza profonda, ontologica, viscerale.
Profile Image for Alice Raffaele.
301 reviews31 followers
March 21, 2021
Avevo sentito parlare di questo libro qualche tempo fa, quando è stato pubblicato. L'autrice è bresciana, più precisamente di Palazzolo sull'Oglio, paese dove ho frequentato il liceo. Mi incuriosiva leggere di posti che conosco e ho vissuto con gli occhi di qualcun'altra.
Ho tuttavia preso la decisione di leggerlo soltanto dopo essermi imbattuta, qualche settimana fa su Facebook, in un articolo dove l'autrice parla dei postumi del PhD assieme a Nicola Cucchi (https://www.lavoroculturale.org/i-pos...).
Come potevo, a quel punto, da dottoranda in crisi un giorno sì e l'altro pure, procrastinare ancora la lettura?

Cecilia Ghidotti narra le principali problematiche dei trentenni di oggi. Alcune sono specifiche alla ricerca scientifica (un dottorato in Italia senza borsa, un secondo dottorato all'estero, le difficoltà di poter continuare la carriera accademica con un assegno) e possono quindi essere condivise da un gruppo ristretto di lettori. Altre sono invece generalissime e colpiscono probabilmente buona parte della generazione dell'autrice: la difficoltà di trovare un proprio percorso; il vagabondare o il trasferirsi da una casa all'altra, nomadi e instabili; i dubbi e i salti nel vuoto, le incertezze e le infelicità che non si avrebbe mai pensato di provare, una volta diventati adulti.
A trent'anni ci si rende conto che a venti avevamo un'idea alquanto utopica di come saremmo diventati. Sogni, progetti, illusioni: la maggior parte ribaltati. C'è parecchia confusione, in questi anni critici, e non so se sia stato voluto oppure no, ma questa confusione la si può leggere nel testo.
La si trova nei tanti flashback poco individuabili, nei pensieri non ordinati della protagonista, nella fatica per mettere assieme i pezzi. Potrebbe essere stata una tecnica letteraria, ma mi ha enormemente rallentato la lettura. Nonostante alcune somiglianze, non sono riuscita a empatizzare troppo con la protagonista, ma non so se sia proprio perché il libro mi ha messo di fronte ad alcuni dei miei stalli. Sono quindi un po' indecisa sul fatto se il libro mi sia piaciuto oppure no.

Nessun dubbio invece sul dialogo con Nicola Cucchi: credo che ogni dottorando (o chiunque lo sia stato) possa riconoscersi in alcune delle situazioni presentate nell'intervista e legate a questo lavoro, a partire "dall’erosione del confine tra tempo del lavoro e non lavoro" al "pressante senso di inadeguatezza rispetto alla capacità di essere all’altezza delle aspettative elevate che il contesto richiede". Da leggere.
Profile Image for Domenica Puglisi.
740 reviews9 followers
August 31, 2019
Non so proprio cosa scrivere. Piaciuto? Si, poi no, poi di nuovo si e poi...? Alla fine non so e non riesco a fare la media tra quanti si e quanti no.
Forse sarò di poco fuori la fascia d'età descritta, ma non ho mai sentito nominare uno di quei gruppi e alla fine la cosa è diventata alquanto noiosa!
Secondo, non ho mai fatto un'esperienza del genere. Mi piacerebbe farla? Non lo so, non sono il tipo da avventurarmi.
Ma direte, cosa centra con il piacere o meno un libro? Semplicemente perché non mi sono immedesimata nella protagonista, nel suo modo di fare, distante dal mio modo di pensare.
E poi ancora, in alcuni punti la scrittura crea confusione: ci ritroviamo catapultati in un ricordo che riporta indietro nel tempo e poi di nuovo nel presente, ma molte volte non si percepisce questo "rientro" e fai fatica a capire di cosa sta parlando la protagonista.
Peccato, veramente peccato, perché l'idea era carina, un'ambientazione e una situazione diversa dalle solite.
Cecilia, la protagonista, bresciana di nascita e bolognese di adozione per aver frequentato l'università di Bologna, si sposta a Coventry con il suo ragazzo, per frequentare un dottorato e allo stesso tempo lavorare per mantenersi.
Così, non solo ci racconta il presente, su come alternare il lavoro allo studio, le pause di vacanze, i problemi al lavoro e all'università.... e se rimaneva così poteva andare anche bene, forse un po' meno "lamentoso"... tanto da non capire dove sta questa "felicità" del titolo!
Forse i flashback non stanno neanche tanto male ma, scritti così, a me hanno portato solo tanta confusione.... tanto da non capire anche la fine! Si saranno trasferiti a Londra? Sembra di si... anche se poi lei dice di no... quindi io sono rimasta col dubbio.... :(

Visual challenge upgrade: unicorno, criniera, arcobaleno
Profile Image for Sara Cantoni.
446 reviews180 followers
April 30, 2019
Sono veramente dispiaciuta di non aver apprezzato di più questo titolo.
Lo sono, in particolare modo, perché l’autrice condivide con me la fascia d’età e, di conseguenza, il libro dovrebbe parlare a quelli della mia età, nella mia “situazione” (o in quella dei miei amici/conoscenti). Inoltre con l’autrice condivido anche le coordinate geografiche, lei bresciana, io veronese... ma qualcosa non è scattato!

Se ho molto apprezzato un libro se vogliamo simile nell’intento, ovvero Maternità di Sheila Heti, un volume meraviglioso dove la protagonista/autrice apre le porte della propria mente e del proprio cuore a tutta una serie di riflessioni sulla vita, sul lavoro, sulle relazioni e, ovviamente, sulla maternità... ho trovato un po’ acerbo il lavoro della Ghidotti.
Non sono riuscita ad empatizzate con la protagonista, a capirla o, anche più semplicemente, a capire le sue intenzioni.
Peccato!
Profile Image for Flavia.
218 reviews8 followers
May 20, 2019
Lo stile di Cecilia trasporta e incoraggia il lettore fino alla fine. È uno stile molto semplice, non ridondante e, posso dire, coinvolgente perché, a volte anche in modo subdolo ma positivo, Cecilia ti invoglia ad andare avanti perché si vuole conoscere la fine e dove sta quella sua felicità, se c’è o meno.

Mi ritrovo, inoltre, in molte cose vissute da lei. L’Inghilterra, i concerti, i cantanti e molto altro, quindi forse non riesco a essere molto oggettiva.

In linea generale, è una lettura che consiglierei di fare per cercare e ricercarsi in questi trent’anni che fanno sempre un po’ paura a tutti.
Profile Image for Psicoleggimi.
187 reviews47 followers
May 16, 2020
“Mi dico che forse adesso basta, che davvero è ora di smetterla di vestire il lutto dei miei desideri di ventenne non completamente realizzati.” Questa è una delle frasi che Cecilia Ghidotti scrive nel suo romanzo d’esordio “Il pieno di felicità”. È un libro autobiografico in cui Cecilia, trentenne, si trova ad affrontare quello che molti giovani passano quando si laureano, non trovano il lavoro che speravano, decidono di trasferirsi in un altro paese, eppure a volte rimangono incastrati in un meccanismo di rimpianti, occasioni perdute ma, allo stesso tempo, nuovi traguardi raggiunti. Ogni decennio della nostra vita è caratterizzato da cambiamenti e la pressione dei 30 spesso scatena dubbi e sentimenti contrastanti. In psicologia si parla degli stadi dello sviluppo, i quali vengono approfonditi da Erikson, con lo scopo finale di realizzare l’integrità dell’Io. Ogni stadio è legato ad un conflitto bipolare e caratterizza l’intero ciclo di vita dell’individuo. Il passaggio allo stadio successivo avviene quando l’individuo riesce a superare una crisi evolutiva, che lo porta ad interagire con la realtà esterna. La protagonista del nostro libro si trova tra il sesto stadio e il settimo stadio: giovane età adulta, intimità e solidarietà oppure isolamento, e generatività oppure stagnazione/auto-assorbimento, entrambi caratterizzati da un impegno nelle relazioni, partecipazione a più attività contemporanee, come l’amore, l'amicizia e il lavoro. È impossibile negare lo stress che assale la persona intorno ai 30 anni. In questo particolare momento della vita scatta un meccanismo alimentato dalle aspettative sociali e si tende a valutare diversi aspetti della propria esistenza. Un esito negativo di tali valutazioni può generare frustrazione, ansia e persino stati depressivi. La stessa Cecilia si trova dentro uno di questi esiti ad un certo punto della narrazione, e comincia ad affrontare la sua situazione, nonostante le paure e le indecisioni. In questo libro, definito da molti come metà memoir e un manuale d’istruzioni, la scrittrice ci fa sentire meno soli grazie alla sua simpatia e facilità nella scrittura nel raccontare cosa vuol dire avere trent’anni oggi.

Recensione di Psicoleggimi
Profile Image for Brescia Si Legge.
474 reviews14 followers
December 1, 2020
"Sette matitine, tutte colorate. Sono sette fate, come già si sa. Sono nate tutte nell’arcobaleno e mi danno il pieno di felicità."

È da questa strofa, cantata nel 1991 da una bambina dello Zecchino d’Oro, che deriva il riferimento al titolo. Ma che cosa vuol dire fare il pieno di felicità?

Cecilia è una ragazza bresciana, che come tante prima e dopo di lei, si trova a fare i conti con un tempo e uno spazio che non le appartengono più, così come con un’idea di adultità diversa da quella che avevano i suoi genitori alla soglia dei trent’anni.
Attraverso la sua voce, l’autrice descrive molto bene la condizione della generazione di coloro che, dopo aver concluso l’università, si ritrovano a nuotare in un mondo incerto in cui pensavano di avere molte possibilità, ma che in realtà sembra avere poco da offrire.
Sono quei giovani adulti che non hanno mai davvero la certezza di essere arrivati, di essere qualcuno, di avere un proprio ruolo e posto nel mondo. C’è chi parte, chi decide di rimanere, accettando compromessi e un presente traballante e comunque ancora incerto. Chi fa progetti per il futuro e chi invece vive alla giornata, chi cerca la sua dimensione e chi si è già arreso. E chi prova a seguire una strada, tanto per provare a vedere dove porterà e prendendo la vita un po’ come viene.
Come fa la protagonista che si trasferisce nella grigia cittadina di Coventry in Inghilterra, senza un piano concreto e trovandosi spesso a non saper rispondere a quella domanda che in fondo tutti noi abbiamo dovuto affrontare, “Sì, e poi?”. Come se non fosse mai abbastanza quello che stiamo facendo e come se stessimo giocando a fare gli adulti, perdendo tempo insomma.

La recensione completa la trovate qua
https://www.bresciasilegge.it/il-pien...
Profile Image for Giulia Zzz.
183 reviews12 followers
June 1, 2019
Un libro letto quasi tutto di fila grazie alla narrazione scorrevole ed efficace, ma anche per una come me - italiana all'estero nel mezzo di un sogno accademico - che facilmente può ritrovarsi nelle parole e nelle situazioni e sentimenti descritti da Cecilia. Una lettura semplice che riesce a catturare in modo intelligente e sintetico emozioni e situazioni complesse, sia personali che sociali. Cecilia riesce a narrare benissimo l'esperienza della sua(nostra) generazione - quelli dei late twenties early thirties - della fatica e dei sogni e della perdita di grounding nel sentirsi cittadini del mondo ma anche la ricchezza di una vita di chi , come lei, la prende "un po' come viene" e spera che tutto funzioni. A fine lettura volevo solo poterla abbracciare e ringraziare per aver condiviso con noi questo scorcio di vita.
Profile Image for Babs.
6 reviews5 followers
May 22, 2021
Un ritratto generazionale, un pugno nello stomaco soprattutto per me, che discuterò la tesi di dottorato tra una manciata di giorni, a 30something, con alle spalle un mucchio di quei piccoli successi che Cecilia descrive tanto bene... Quelli che sembrano passi in avanti ma poi alla fine non portano mai da nessuna parte e resti sempre lì, a guardare le persone di 10 anni in meno avere più stabilità di te, più intraprendenza, a sperare nell'occasione giusta, a prendere quel che capita allontanando il pensiero del "sì, ma poi?".
Uno specchio, insomma, in cui riconoscersi con un sorriso e un misto di simpatia e sgomento.
Profile Image for Caterina Pennacchio.
66 reviews12 followers
June 19, 2020
Non sono riuscita bene a capire quale fosse la storia che l'autrice intendeva raccontare. Non mi ha trasmesso nulla di particolare.
Profile Image for Salvatore.
9 reviews
May 15, 2025
Ho letto questo libro con grande affetto, trattandosi di una storia della mia generazione e avendo trovato diversi interessi in comune con l'autrice (Torino, Bologna, l'indie italiano, i The National). La prima parte l'ho trovata poco a fuoco: tanti brevi racconti sparsi da diario personale, con interessanti spunti di riflessione, ma poco approfonditi. Decisamente meglio la seconda parte, più incentrata sull'esperienza della protagonista in Inghilterra, dove, qui, sì, è presente un'importante riflessione sulla Brexit dal punto di vista di chi rischia di dover fare le valigie, vedendo così svanire il personalissimo "British Dream". Ma, poi, era davvero quello il sogno che si stava inseguendo? Insomma, potevamo essere tutto, ma non sapevamo bene cosa.
***
«Noi, intimamente convinti di essere meglio di quelli che restano a vivere nel posto in cui sono nati, avremmo visto luoghi diversi, ci saremmo aperti con fiducia al mondo che sicuramente sarebbe stato migliore della nostra provincia di origine. Poi dovevo essermi distratta e i primi iniziavano a tornare». (pag. 45)
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