Straordinario il primo romanzo, una delusione il secondo; ecco il perché delle 3 stelle, ma andiamo con ordine. Ah sì, attenzione ci sono spoiler.
Michail Bulgakov è uno di quegli autori capaci di mescolare magistralmente satira, fantasia e critica sociale, e "Cuore di cane" ne è una prova brillante. Pubblicato solo postumo a causa della censura sovietica, questo primo di due romanzi brevi pubblicati in unico volume da Feltrinelli, è un concentrato di ironia e intelligenza, una narrazione che sfida il lettore a riflettere sui temi del potere, della scienza e dell’identità umana.
La trama è tanto assurda quanto affascinante: un eminente scienziato moscovita compie un esperimento rivoluzionario trapiantando l’ipofisi e i testicoli di un uomo su un cane randagio, Šarik. L’intento è quello di dimostrare la possibilità di rigenerare l’essere umano, ma l’esito è disastroso: il cane si trasforma in un individuo rozzo, volgare e aggressivo, un vero e proprio parassita sociale che si appropria del nome Šarikov. Con la sua ascesa, la vita dello scienziato diventa un incubo, e ben presto la creatura sfugge al controllo del suo creatore, incarnando il peggio della nuova società sovietica.
Approfondendo online sulla vita dell'autore, ho scoperto che Bulgakov utilizza la trasformazione di Šarik per criticare il bolscevismo e la sua politica di “creazione” di un nuovo uomo sovietico, con risultati grotteschi. Šarikov è un essere primitivo travestito da uomo, incapace di vera cultura e moralità, ma perfettamente in grado di adattarsi al sistema burocratico del regime, ottenendo incarichi di rilievo solo grazie alla sua retorica rivoluzionaria. È un ritratto feroce della mediocrità premiata dal sistema, del degrado della scienza piegata all’ideologia e della distruzione di un ordine sociale basato sul merito. Oltre alla satira politica, Cuore di cane è anche una riflessione sulla scienza e sull’etica. Il professore rappresenta la razionalità e l’arroganza dello scienziato che gioca a fare Dio, senza considerare le conseguenze delle sue azioni. La sua creazione sfugge di mano, proprio come l’ideale rivoluzionario si trasforma in un mostro incontrollabile. Bulgakov sembra mettere in guardia contro gli eccessi del progresso quando questo viene utilizzato senza etica, un tema che resta attuale anche oggi.
Lo stile del primo romanzo è incredibilmente vivace: la prosa è pungente, il ritmo incalzante e le descrizioni di Mosca negli anni ‘20 sono ricche di dettagli che trasportano il lettore nel cuore della società sovietica del tempo. I dialoghi sono spesso esilaranti e il contrasto tra il linguaggio forbito del professore e il parlare volgare e sgrammaticato di Šarikov è uno degli elementi che rende il romanzo tanto irresistibile. Nel complesso, Cuore di cane è un piccolo capolavoro che riesce a essere allo stesso tempo comico e inquietante, assurdo e incredibilmente realistico. La sua critica alla società e al potere resta universale, e il suo messaggio è di straordinaria attualità. Una lettura imprescindibile per chi ama la letteratura che fa riflettere, senza rinunciare al gusto per l’ironia e il grottesco.
Una grossa delusione invece "Uova fatali", e non solo perché le premesse erano interessanti ma soprattutto perché il risultato finale mi è parso confuso, affrettato e meno incisivo di quanto sperassi.
L'idea di fondo è affascinante: una scoperta scientifica rivoluzionaria che, nelle mani sbagliate, genera un disastro. Il potenziale narrativo per una critica al potere, alla burocrazia sovietica e alla fiducia cieca nel progresso c'è tutto. Eppure, la storia non riesce mai davvero a coinvolgermi o a farmi credere nei suoi personaggi. Il professor Persikov, che avrebbe potuto essere una figura tragica e complessa, mi è sembrato piuttosto piatto. Le sue azioni non sono motivate in modo convincente, e il suo isolamento dalla società più che drammatico appare semplicemente schematico. Il tono grottesco, che in Cuore di cane ho trovato brillante e calibrato, qui risulta eccessivo, quasi caricaturale. La satira perde mordente, e ciò che dovrebbe far riflettere spesso si limita a strappare un sorriso stanco.
Inoltre, lo sviluppo della trama accelera improvvisamente nella seconda parte, dando l'impressione che Bulgakov abbia voluto concludere il racconto in fretta, a scapito della coerenza narrativa. Le scene con le creature mostruose, invece di risultare inquietanti o allegoriche, mi sono sembrate piuttosto goffe, quasi un espediente sensazionalistico più che uno strumento di critica.
Anche lo stile, pur mantenendo in alcuni passaggi la vivacità tipica di Bulgakov, manca di quella brillantezza e ironia tagliente che tanto avevo apprezzato in altre sue opere. A tratti, la narrazione sembra voler fare troppe cose insieme: critica politica, fantascienza, grottesco...ma senza mai trovare un equilibrio vero. In definitiva, Uova fatali non è riuscito a lasciarmi nulla di duraturo. È un'opera che ha le potenzialità per colpire, ma che nel mio caso ha mancato il bersaglio, lasciandomi piuttosto indifferente.