Si incontrano per caso. Due vite sospese per aria. Lui scrive, e tra libri e seminari ricava più o meno di che vivere; Sammi è una ballerina che insegna danza alle bambine. Si mandano messaggi, si cercano. Il desiderio sale dritto dalla pancia, li trascina nei vicoli bui, contro saracinesche arrugginite. Li fa vibrare come una corda sola. Lui con le sue zone oscure, la sua attrazione per i territori estremi. Sammi con il suo broncio, il passo che piega la superficie del mondo. Sammi che attira disastri, e si trova sommersa dai debiti. C’è una strada che sembra molto facile. Basta un annuncio. Aprire la porta a sconosciuti. Può assentarsi dal corpo e vendersi così, senza emozioni?
Non ho molto da dire nei confronti di questo libro. Personalmente lo trovo incredibilmente mediocre e prevedibile. I personaggi sono piatti e non hanno una personalità che brilla e che resta impressa nella memoria. La storia è comune; non la ritengo affatto unica. E il finale è anti-climatico e affrettato.
L'unica cosa positiva di questo libro è lo stile di scrittura: causa dipendenza. È un libro che si legge facilmente e velocemente. Una volta iniziato, non vuoi mai smettere di leggere. Lo vuoi finire il prima possibile per sapere cosa succede.
Ma questo è quanto. Tutti gli altri aspetti di questo libro semplicemente non mi hanno incantata. E questo è un peccato :/
Ottanta rose mezz'ora è la storia d'amore incasinata e non ordinaria di due persone che, trovandosi di fronte a problemi economici che stanno per travolgerli, prendendo spunto da desideri e perversioni che hanno scoperto di avere, decidono di diventare una prostituta (lei) e il suo manager/bodyguard/voyeur (lui). È un libro che si fa leggere, lo stile è accattivante, pur con qualche momento in cui si nota un po' la frase a effetto a tutti i costi, tuttavia compensato da passaggi più delicati e davvero belli. Mi è piaciuto anche il protagonista-narratore: tifavo per lui e non mi veniva da giudicarlo nonostante io personalmente non riesca a concepire come si possa stare bene in un ménage del genere. Putroppo invece non ho sopportato lei. Dal primo momento. Perfetta, irreale, meravigliosa anche nei suoi difetti. Dai, su, anche meno.
Cosa succede se Minnie si prostituisse? No, la Disney, non c'entra con il romanzo di Cristiano Cavino, però, la coppia raccontata in "Ottanta rose mezz'ora" non è poi diversa da una coppia normale, con magari qualche perversione in più...o in meno? In ogni caso inziamo da dove si sono incontrati, nella palestra dove, Sammy, insegna danza, mentre, lui, insegna a scrivere. Lui vede il sedere di lei ed è subito amore. Solo che i tempi sono duri e di perversioni non si campa. A meno che...lei decide di estinguere il mutuo della palestra con un semplice annuncio di quelli che appaiono su bakeka.it ed è subito un successo. Lui, prende i messaggi e spia lei mentre si dona ai suoi clienti. Con i soldi estinguono il mutuo, diventano ricchi e mettono su famiglia. Vi piacerebbe eh? Non è mica Pretty Woman ed in fondo alla Marcos Y Marcos hanno coraggio, così come l'autore che chiude la storia con finale dai toni western (pure troppo). Lo stile di scrittura è asciutto nella forma, mentre i toni variano dalla commedia al dramma con uno uso molto buono dei tempi, così da risultare piacevole alla lettura. Vi sono riflessioni dell'autore di indubbio interesse, ma sopra ogni cosa è un racconto che tenta di farvi uscire dalla vostra zona di comfort. Certo, la prostituzione è uno dei temi chiavi, ma c'è dell'altro. La crisi economica domina silenziosa la scena e su di essa balla incurante una buona fetta di popolo sempre più perso in cose effimere. Ve lo consiglio? Si, anche solo per farvi un giro in mondo diverso, dove la perdizione senza speranza di Humbert (il personaggio principale di Lolita di Nabokov) incontra il mondo meccanicista di Houllebecq. Il tutto in una chiave più leggera, ma non troppo. Forse più rozza, sicuramente meno necessaria. Tuttavia è lettura consigliata. Anche solo per "provare qualcosa di diverso".
Ottanta rose mezz'ora di Cristiano Cavina (Marcos y Marcos) è la storia d'amore tra uno scrittore e un'insegnante di danza. Quello che all'apparenza sembra grigio e scontato si trasformerà in un racconto piccante e insolito. In linea di massima mi tengo alla larga dalle storie d'amore perchè non mi piacciono, non riesco a sentirmi coinvolta e indovino quasi sempre il finale. Con Ottanta rose mezz'ora speravo fosse diverso... ma non è stato comunque il libro per me. Non dico che non lo consiglierei però non ho amato le scene piccanti e non ho conosciuto bene i protagonisti.
Dando a Cesare quello che è di Cesare, bisogna dire che Cavina ha un modo di scrivere coinvolgente e divertente. Preso in mano per leggere l'incipit mi sono ritrovata a pagina 45 senza accorgermene. Ed è così che spinta dalla curiosità sono arrivata alla fine. Volevo proprio scoprire cosa sarebbe successo a Sammi e alla voce narrante e sono arrivata in fretta verso un finale inaspettato e originale (ed è anche per questo che ho scelto di dare tre stelle).
Non so cosa dire a parte che non mi è proprio piaciuto e che mi è servito per un bel po' di challenge (magra consolazione). Uno di quei libri che appena finisci di leggere l'ultima riga pensi: ma perché l'ho letto, quando avevo altri titoli a disposizione? La curiosità, a volte, è una cattiva consigliera...
Dopo gli ultimi libri non proprio riuscitissimi, Cristiano Cavina ritorna in libreria con un romanzo dal quale mi aspettavo molto di più e che invece, in alcuni tratti, presenta una trama poco credibile poiché mi chiedo quanti uomini - non affetti da strane perversioni- sarebbero effettivamente disposti ad accettare la propria donna che si prostituisce, preoccupandosi di fissare anche i suoi appuntamenti e osservandola di nascosto mentre riceve i suoi clienti?
Fatta questa breve premessa, nel complesso si tratta di una storia romantica - a tratti persino comica - che fotografa alla perfezione i nostri tempi ma soprattutto ne evidenzia le molteplici difficoltà e dimostra come, spesso, il raggiungimento dei propri obiettivi e la realizzazione dei propri sogni, passa per compromessi che non sono sempre all'altezza delle proprie aspettative e delle proprie speranze.
La penna di Cristiano Cavina è ancora una volta onesta, sincera e selvaggia e narra con candore, a tratti poetico e malinconico, una storia che potrebbe far storcere il naso ai perbenisti e ai bigotti ma che, invece, spesso finisce per diventare una triste realtà anche se, personalmente, mi aspettavo un po' di più da questo libro.
La vita è troppo corta per leggere libri che non ci piacciono e/o non ci fanno riflettere. E ho aspettato fino alla pagina 93 eh. Cioè quasi la metà. Era partito pure non male. Ma poi alcune scene... non commenterò. Si farà anche leggere, ma non da me perché non è il pornoromantico di Stefansson.
Come tutti i lavori di Cavina, anche questo scorre veloce verso la fine. Così gustoso che non sono riuscito a trovare una pausa tra l'inizio e la fine. Viene da chiedersi quanto ci sia di vero e quanto di falso, ma per il momento rimarremo con la curiosità. Noto in questo ultimo libro una maggiore cura per le parole, costruzioni di frasi forse un po' troppo elaborate per lo scrittore che ricordavo, un taglio un poco "educativo" che non gli si confà. Un libro più maturo, meno scanzonato, più difficile, più fecondo. Non so se questo è un inizio di una nuova fase, ma sarò curioso degli sviluppi.
Romanzo furbo, ma buono. Il ritmo è notevole, i due protagonisti occupano tutta la scena mettendo in piedi una relazione poco credibile ma a cui finisci per credere. Il tono è leggero ma c'è tutta una poetica di precarietà sotto - nel senso più vasto possibile - che conferisce sostanza alla lettura. Curiosi entrambi i personaggi, sfaccettati con acume anche se un po' si avverte l'ansia di voler caratterizzare con formule-tormentoni (i comportamenti stagni per lui, le posizioni da ballerina per lei).
Libro anche godibile. Purtroppo soffre di una svolta un po' troppo moralista ed è scritto un po' troppo sotto l'influenza della lettura dei forum del settore e non riesce mai ad apparire come una storia "vera". Appena la situazione entra nel vivo la storia viene un po' buttata lì e srotolata velocemente.
Il che ci porta alla domanda: possiamo scrivere una storia che non abbiamo vissuto? Possiamo immaginarsi fidanzati a una prostituta amatoriale, possiamo immaginarci voyeristi e cuckold senza esserlo? Possiamo formarci leggendo dei siti, e parlare di prostituzione e perversione solo per sentito dire? Possiamo risultare credibili? Come fanno i grandi autori a parlare di cose che non hanno vissuto (anche se in verità, i grandi autori ci infilano sempre un po' di auto-biografia)? Bisogna essere molto bravi. Avere molto mestiere. Se non si è molto bravi, o se non si è vissuta davvero quella situazione, tutto sembrerà un po' vago e caricaturale, un po' immaginario e poco reale.
Come può essere ciò che scrive uno che è incappato, come tutti qualche anno fa, sugli screenshot del forum dei putt.ri e ha pensato bene di scriverci su una storia. Bravo. Ma ci si poteva applicare di più.
La forza nel libro sta nella sua leggerezza nel raccontare anche le vicende più torbide. Il merito di ciò non va solo all'autore, che ha comunque fatto un lavoro certosino nella caratterizzazione dei personaggi, ma anche all'edizione stessa. La cura grafica della Marcos y Marcos, infatti, a partire dal font, va nella stessa direzione dello stile di scrittura. Una scrittura mai gravosa, mai disperata o perversa, ma sempre controllata e lanciata verso un umorismo pieno. Se questo romanzo fosse stato scritto da qualunque altro autore italiano, la storia sarebbe diventata la brutta copia di un qualunque libro di Philip Roth.
Il sesso è un mondo complesso, è fatto di meccanica, di sentimenti e di desideri, talvolta perversi, difficili da comprendere. In amore e in guerra non ci sono regole, e direi neanche vincitori. C’è adrenalina, slancio vitale, piacere quasi sempre preludio di dolore e separazione. Non so se mi è piaciuto questo libro, perché il protagonista maschile mi ha molto infastidito. Lei però è un’eroina, come tutte quelle donne che nascono con un bagaglio che mai nessuno potrà togliere loro: il coraggio.
Nei suoi libri Cavina parla di quello che lo circonda: Casola, i suoi amici, persone e fatti che, se si è della zona, non si fatica a riconoscere. C'era la necessità per l'autore - a mio avviso - di cambiare un po' il target e di sicuro l'argomento; il risultato mi è parso un po' al di sotto delle aspettative: un cambio di soggetto mi aveva fatto pensare ad un cambio di registro, ad un diverso modo di scrivere, e invece no. Non mi ha fatto sorridere, non mi ha fatto pensare, non mi ha emozionata. Però ho apprezzato dello scrittore il tentativo di soddisfare un'esigenza.
È un libro che non mi ha particolarmente soddisfatto. Anche se ho trovato la prosa di Cristiano migliorata, la trama l’ho percepita un po’ banale. C’è molto focus sul sesso e poco sui personaggi, anche se l’escamotage dei compartimenti stagni un po’ la giustifica. La mancanza di un lieto fine è tangibile ad ogni pagina, ma quando siamo giunti alla rottura non ho provato empatia. Probabilmente il finale avrebbe meritato qualche pagina in più. Si legge comunque molto bene e spero che gli comprino i diritti perché è una storia che può avere una buona resa sul grande schermo.
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Questa volta Cavina non racconta l'infanzia ne l'adolescenza. Questa volta racconta l'età adulta e la racconta col sesso. Anche con i sentimenti ma soprattutto col sesso. La storia di due disagi che si uniscono e che dal sesso, a modo loro, fanno nascere l'amore o qualcosa che ci somiglia. Una lettura agile e veloce che, anche se regala dei bei passaggi qua e la, alla fine lascia un po' insoddisfatti.
Un libro ‘vero’ dove senti la carne viva dell’autore che si mette a nudo, toccando sentimenti e pensieri scabrosi. Non facile ‘identificarsi’ con la voce narrante ma a maggior ragione capace di entrare nella dona d’ombra dell’amore e dell’eros. Un romanzo che segna anche un passaggio dai primi libri di successo a un nuovo modo di mettersi in gioco come autore. La scrittura è come sempre felice e ricca. Mi ha profondamente commossa.
Un romanzo amaro, crudo, mai scontato. Una storia di amore, di perversioni, di bisogni in cui rabbia, ambizione, rassegnazione, sprazzi di felicità, delicatezza si avvicendano innescando riflessioni profonde su uno spaccato quotidiano portato all'estremo. Lo stile è molto diretto, ma a tratti risulta forzatamente volgare.
Ad una lettura superficiale i due protagonisti di questo libro potrebbero sembrare banali, a tratti osé. A me sono piaciuti tantissimo. Sono veri, sono reali, puoi toccarli con mano, puoi vivere i loro pensieri e le loro emozioni. E puoi vivere la loro storia che, fino alla fine, ti illudi possa non precipitare. Ma la "vita vera" è sempre ben altro!
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Scrittura coinvolgente e lineare; narrazione mai banale. I protagonisti sono persone normali che, con le loro perversioni, affrontano i problemi quotidiani, oltremodo comuni. Un romanzo spiccatamente realista: nessuna situazione, anche se singolare, appare “forzata” o poco attendibile, tranne il finale che mi ha un po’ deluso.
Breve, ma intenso. Non pensavo che mi avrebbe preso, finché non ci sono caduta dentro. Il finale è un tonfo al cuore. E l'ho sentito, più di quello che pensavo.
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Do una stella ma vorrei darne zero. È una storia terribile, con un rapporto orrendo tra due persone che non so neanche se chiamare rapporto. Pagine e tempo sprecati.