Passati invece siamo di diritto, / passanti un giorno e trapassati poi / senza tensione, senza più tragitto; // frammenti di memoria, noi e voi, / precipiti nel nulla a capofitto / perché il passato è tutto, e siamo suoi.
L’autore di Cento poesie d’amore a Ladyhawke torna a pubblicare un libro di poesia. Ma attenzione: il libro è completamente diverso. Ci sono sonetti amorosi, omaggi alla tradizione poetica italiana (Dante, Foscolo, Leopardi), poesie oscene secondo il modello comico-realistico, scherzi, versi d’occasione e perfino un poema incentrato su un giocatore del Milan degli anni Ottanta (Mark Hateley). Un libro manieristico, dunque: sapendo però che il cimento con la lingua e le forme della tradizione attraversa gran parte dell’opera di Mari anche in prosa (si pensi a Io venìa pien d’angoscia a rimirarti). Ed è proprio nel lavoro sulla lingua letteraria che Mari riesce a esprimere con maggior forza le vertigini dolorose o gioiose della propria interiorità. Dunque, «dalla cripta» dove giace la tradizione poetica italiana che oggi appare più desueta, Mari trae materiali che gli permettono di scendere nella cripta di se stesso e trarne deliziosi scheletri.
Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.
Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.
Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.
Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).
Mari scrive bene, si sa. In questa raccolta, però, esagera troppo. Questa è una raccolta solo per veri fan di Michele Mari, non partite da questa antologia per conoscere il Mari poeta perché potreste odiarlo e non apprezzarlo come merita. Un libro interessante e che ho apprezzato, anche se mi è parso un mero esercizio di stile.
Lo ammetto: questo volumetto bislacco Michele Mari riesce nell'incredibile, impossibile (ma forse, in questa sede, farei meglio a dire epica) impresa di coinvolgermi in una narrazione a sfondo calcistico. È indicativo il fatto che, per farlo, debba posizionarsi in questo strano ma affascinante equilibrio tra il serio e il faceto, giocando con un lirismo tragicomico che mette alla berlina sia idoli calcistici che tòpoi letterari dell'epica classica. Forse proprio perché il mio interesse per il calcio è prossimo allo zero, anzi sotto zero, quello che vedo (o che mi piace immaginare) dietro a questi versi è un liceale annoiato che, dal suo banco di scuola, esercita il suo estro goliardico in una maniera in cui pochi altri sarebbero capaci.
Per il resto, quello di cui mi sono convinto leggendo questa raccolta è che Mari volesse attivamente sabotare il poeta di (inaspettato) successo delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke e che, nel farlo, rifili al lettore questa spassosa trafila di masturbazioni manieriste. Perché? Forse vuole smascherarsi, evitare di esser preso troppo sul serio, o magari allontanare l'attaccamento fanatico che sente di ricevere con un po' di sano (ma in realtà artefatto e fatiscente) snobismo. Non ci è dato sapere, e non è neppure rilevante. Però devo dire che con me, lettore privo di vera formazione umanistica, e quindi tristemente incapace di cogliere i mille riferimenti incrociati e il latinorum, ci riesce almeno in parte. Ma solo in parte.
Pur riconoscendone, o credendo di riconoscerne, l'intento, Dalla cripta mi ha colpito. Vuoi perché non posso non riconoscere in me l'autosabotaggio come meccanismo di difesa; vuoi perché, alla fine, certi versi mi colpiscono al di là del modo in cui li razionalizzo. Se la poesia è almeno un po' una performance, credo che sia comunque sleale buttare continuamente l'occhio dietro le quinte, anche quando l'autore vuole in tutti modi che lo si faccia.
Questo non è il Michele Mari delle Cento Poesie d'amore a Ladyhauwke, e lo sapevo perché l'editore si è premurato di scriverlo in lungo e in largo, ovunque. E' un Mari decisamente più classico e classicheggiante. Sono dei veri e propri divertissement letterari nei quali il poeta indugia in tematiche e strutture care alla poesia tradizionale. Poi, d'improvviso, il colpo di genio: un poema in versi dedicato ad un giocatore del Milan. Il racconto di una partita di calcio che diventa poema epico, che ricalca gli stilemi e i modelli classici con risultati davvero interessanti e spassosi. In chiusura, per chiudere il cerchio, una versione in endecasillabi di un canto fondamentale dell'Iliade. Un volume nel quale ho incontrato, come da aspettative, un Mari poeta diverso. Mi è piaciuto? A tratti.
Mi piange il cuore dare una stella ad un libro di Mari. Lui bravissimo, ma questo volume racchiude solo esercizi di stile, virtuosismi, fino ad arrivare al poema in endecasillabi sciolti dedicato ad un giocatore del Milan. Irriverente, audace, forse Mari può. Ma per me rimane un no.
Mari scrive benissimo e lo sappiamo, ma in questa raccolta esagera. Sono puri esercizi di stile. Bellissimi eh, ma forse non la scelta giusta per cominciare a conoscere questo autore
Scritto divinamente!! Adatto a chi vuole svagare la mente e ironizzare sulla quotidianità, ma a livello di impatto emotivo non regge il confronto con Cento poesie d'amore a Ladyhawke