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La grande ignoranza

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Perché gli italiani hanno perso fiducia nella politica? Come siamo arrivati alla situazione attuale, dove l'incompetenza regna sovrana? Irene Tinagli, grazie alla sua esperienza diretta e alle informazioni raccolte in un ricco database su tutti i membri della Camera dei deputati e dei governi dal 1948 a oggi, traccia il ritratto di un'Italia dove la qualità della politica e dei politici è stata erosa, al punto di lasciare un Paese assuefatto al linguaggio sgangherato e all'ignoranza elevata a segnale di freschezza, spontaneità, vicinanza al "popolo". Un'analisi precisa e dettagliata che esamina formazione e carriere di parlamentari e ministri, meccanismi interni ai partiti e dati sui criteri di selezione. E che non manca di valutare i fattori esterni che sulla politica hanno inevitabile effetto, come l'evoluzione dei mass media o l'ondata di anti-intellettualismo che dilaga in Europa e nel mondo. Questo libro è un lavoro fondamentale che spinge a chiederci in che direzione stiamo andando, quali possibili soluzioni ci offre la letteratura esistente e come possono essere migliorate e applicate in questa Italia alla deriva, che per cambiare dovrebbe smettere di cercare nuovi messia, salvatori della patria o ricette miracolose. E iniziare a porsi una semplice domanda: "E se per una volta provassimo, banalmente, a mettere al potere dei politici preparati e competenti?".

214 pages, Kindle Edition

Published January 29, 2019

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About the author

Irene Tinagli

3 books4 followers
Irene Tinagli is an Italian economist and politician. In May 2019, she is elected as Member of the European Parliament, and appointed as chairwoman of the influential Economic and Monetary Affairs Committee.

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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Yupa.
777 reviews129 followers
March 26, 2019
Diffido automaticamente delle narrazioni sulla "decadenza del tempo presente". Inflazionate, sono narrazioni che fanno facile presa su un pubblico (assai diffuso) che ama riflettere poco e lamentarsi molto, e di solito vengono portate avanti senza alcun supporto fattuale, se non l'aneddotica spicciola. Infine hanno la sgradevole tendenza di far da pezza d'appoggio alla richiesta di interventi di stampo conservatore, se non larvatamente autoritario, per riportare la morale a vigere nel pubblico corpo.
In parte diverso è però il caso di questo libro di Irene Tinagli. Se non altro per la quantità e qualità dei dati che porta a supporto della propria tesi: liste di numeri e statistiche che, dall'immediato dopoguerra a oggi, effettivamente parlano chiaro.
Tra alterne vicende c'è stato un degrado nella competenza della politica italiana nel corso dei decennî, con una notevole accelerazione nei tempi più recenti, quelli in cui s'è messa espliticamente sotto attacco la "politica dei professoroni" contrapposta a una presunta sapienza primigenia del popolo incontaminato. Degrado della competenza ed esaltazione del politico non professionista (e quindi, in teoria, non corrotto), a cui è corrisposto, paradossalmente, una selezione dei legislatori basata soprattutto sulla fedeltà al proprio partito (o movimento) di appartenenza, e quindi una mancanza di indipendenza e autonomia di pensiero. Anche su questo l'autrice esibisce dati e formula ragionamenti difficilmente contestabili.
Restano tuttavia dei punti su cui nutrire alcuni dubbî.
Il primo è che l'esaltazione della competenza non finisca per cadere nella stessa trappola dell'esaltazione, oggigiorno così di moda, dell'onestà del politico. Per carità: chi non vorrebbe un politico onesto? Chi non vorrebbe, altrettanto, un politico competente? Ma la politica non può essere ridotta a una sola variabile. Mi sembra scorra in sottofondo l'idea, che trovo pericolosa, che il politico basta sia onesto e poi tutto gli è concesso. Parimenti, basta sia competente e poi tutto gli è concesso. In questo modo vengono azzerate le differenze di idee, di valori e di principî tra le parti in gioco che, anch'esse, fanno tanta parte della politica. Si può sognare una politica maggiormente basata su dati concreti, che sappia sondare con metodo scientifico i risultati delle proprie politiche prima di metterle in atto, che non dipenda dal vellicare le parti meno razionali del proprio elettorato, che non cavalchi effimeri allarmi mediatici per fabbricarsi un consenso. In poche parole: di una politica competente. Eppure, anche una volta raggiunta l'onestà e la competenza, resteranno sempre divisioni di principio in seno alla società su ciò che il potere pubblico può e deve fare. Perché la competenza (e anche l'onestà) è un mezzo, è uno strumento per far sì che determinati fini politici vengano raggiunti, ma stabilire questi ultimi (o trovare una conciliazioni tra i diversi fini che le diverse parti della società auspicano) resta còmpito del processo di rappresentanza, da cui non si può comunque prescindere. I competenti, i tecnici possono essere gli esperti che sappiano come meglio sia raggiungere determinati fini, ma non quelli che li stabiliscano, pena cadere nel paternalismo, se non nell'autoritarismo.
Secondariamente c'è tutto il capitolo sui nuovi media in cui l'autrice pone sul banco degli accusati i media sociali della rete informatica globale. Lo fa con veemenza ma, purtroppo, almeno in questo caso, con non altrettanto rigore che in altre parti del libro. Sembra dar per scontati i lati peggiori dei media sociali, dalla diffusione dell'odio a quella delle bufale. Soprattutto, anche se non lo afferma mai esplicitamente, sembra caldeggiare un approccio severamente regolamentista, adducendo i mali della rete alla sua mancanza di filtri, di regole, di (possiamo dirlo?) censura. Qui a mio avviso si vanno ad attaccare i sintomi dei mali, trascurandone le radici e dando spazio ad approcci che, alla fine dei conti, sembrano ledere i principî di libertà e democrazia divenuti basilari nelle nostre società solo di recente. Inoltre il ruolo giocato dalle reti sociali nel promuovere ideologie "sbagliate" (ma secondo chi?) è ancora tutto da definire e, come tutti i fenomeni complessi, sfugge alle descrizioni semplicistiche che ne offre l'autrice. Ho letto articoli, per dire, che sminuiscono di molto il peso date alle cosiddette fake news nel decidere le sorti di importanti eventi elettorali appena trascorsi (le elezioni presidenziali americane del 2016 e il referendum sulla brexit). Inoltre provo sempre un forte sospetto verso chi propone misure restrittive sull'informazione per impedire che l'elettorato voti "dalla parte sbagliata" (ancora: ma sbagliata secondo chi?): democrazia significa rispettare anche i risultati delle urne quando non ci piacciono. Parimenti dubbia mi pare l'affermazione che i media sociali "manipolino l'opinione pubblica", quando i primi, invece, sono per definizione dei media e, diversamente dai vecchî media verticali, restano in larga parte impersonali e fungono soprattutto da funzione di uno specchio dell'opinione pubblica (ancora: un sintomo). Infine, suppore che esista un'opinione pubblica "vera e genuina" rispetto a una "manipolata e distorta" è un pensiero curiosamente vicino al discorso di quel populismo incompetente che l'autrice afferma di voler combattere...
Da ultimo ci sono le proposte per combattere il trionfo dell'incompentenza. Dico sùbito che a me paiono piuttosto deboli. Vivaddio l'autrice richiama per poi immediatamente cassare la proposta di una "patente per votare": un passo indietro antistorico nello sviluppo democratico che, l'autrice lo riconosce bene, tornerebbe a concentrare il potere di voto nelle mani di ricchî e privilegiati, essendo questi di norma quelli maggiormente istruiti, e quindi maggiormente avvantaggiati nell'ottenere la suddetta patente.
Diverso il caso di interventi dal lato dei governanti: una "patente per governare" o di un potere di veto sulle leggi da parte di commissioni di esperti competenti. Qui l'autrice fa notare come non sarebbe poi tanto diverso da quanto già accade per alcune cariche negli Stati Uniti (sottoposti a esame preventivo), che limiti all'azione di governo esistono già nella forma dell'esame di costituzionalità delle leggi e dell'istituzione nei decennî recenti delle authority: si tratterebbe solo di allargarli. Sono proposte che, forse, potrebbero tamponare le peggiori derive dell'incompetenza anche se, come riconosce l'autrice, un eccesso di tecnocrazia potrebbe provocare un progressivo scollamento dei governi rispetto ai votanti: basti pensare, dico io, all'attuale atteggiamento di scetticismo dei votanti nei confronti della tecnocrazia europea, atteggiamento generato da grossi deficit di democrazia da parte proprio dell'Unione Europea. Alla fine le proposte più interessanti sono quelle che l'autrice riporta di altri esperti, pur se (o forse proprio perché) di segno e ispirazioni opposti le une dalle altre. Per quanto mi riguarda, invece, se mi si dovesse chiedere quali rimedî proporre per arginare il dilagare dell'incompetenza, non saprei davvero cosa dire. Riguardando in modo spassionato e spregiudicato alla storia italiana del dopoguerra, o alle vicende recenti di altri paesi, mi dico, cinicamente, che gran parte del paese è pronto a sopravvivere e a prosperare anche e soprattutto a discapito della politica e dei governi, siano questi più o meno competenti...
Profile Image for Giovanni84.
299 reviews74 followers
October 5, 2020
Il tema del libro è l'incompetenza della classe politica italiana.
L'autrice affronta molto bene la questione, in maniera non superficiale, con un ottimo lavoro di analisi e ricerca.
Ma, detto francamente, gran parte delle cose che si leggono in questo libro, le ho trovate banali, cioè io le sapevo già.
Sono comunque contento che la Tinagli abbia scritto questo libro, era necessario che qualcuno affrontasse bene, con lucidità e rigore, il discorso dell'incompetenza.
141 reviews3 followers
April 27, 2019
Un buon lavoro, finalmente un italiano che sa scrivere un libro scientifico. D'altronde, la Tinagli è stata un buon politico, un peccato che nell'attuale parlamento siano rarissime le personalità come la sua. Parafrasando una delle ultime idee suggerite nel libro: in Italia servirebbe non tanto un salario di cittadinanza, quanto una istruzione e formazione di cittadinanza.
36 reviews2 followers
June 23, 2019
Un gran bel saggio, molto ben argomentato. Fino al penultimo capitolo è angosciante nella sua veridicità. Nell'ultimo capitolo escono delle proposte percorribili, anche se difficilmente, per uscire dal degrado in cui siamo caduti. Dà molto da pensare, e non è un bel pensare, purtroppo. Anche perché i primi che dovrebbero leggerlo .......non lo leggeranno mai.
Profile Image for Michela Chiarlo.
Author 1 book6 followers
July 12, 2019
Un ottimo saggio, ben documentato, che aiuta a comprendere alcuni mali della politica moderna (non solo italiani) con excursus storici molto utili a chi, come me, ha una memoria politica forzosamente corta per cause anagrafiche. Fornisce anche spunti di riflessione e abbozzi di soluzioni meritevoli di pensiero.
Profile Image for Luca.
113 reviews
April 22, 2019
Analisi dei meccanismo di selezione della classe politica italiana, basato su un solido database storico che consente di seguire evoluzione e distorsioni del passaggio dalla repubblica dei partiti a quella in cui il rapporto cittadini - rappresentanti si è fatto più labile e superficiale.
Profile Image for Andrea F J.
223 reviews7 followers
October 13, 2019
Il saggio ha un’impostazione di carattere scientifico, con ipotesi, tesi e dimostrazioni avvalorate da dati completi, propriamente corredati delle relative fonti. Questa impostazione può però risultare a tratti, specialmente nei primissimi capitoli, poco avvincente.
Profile Image for Ciro Borriello.
201 reviews3 followers
January 8, 2021
Questo libro spiega in maniera molto corretta quali sono i problemi della politica italiana, provando a proporre inoltre delle soluzioni.
I dati riportati non sono esattamente una novità, però è comunque mortificante come situazione
Profile Image for Angelo Caltagirone.
28 reviews
March 6, 2019
Ricerca approfondita e dettagliata della non competenza che regna in politica, non solo in Italia.
Profile Image for Andrea.
21 reviews1 follower
November 5, 2019
Bel libro. Mi è piaciuto molto il modo con cui l'autrice spiega l'attuale panorama politico italiano e la mancanza di competenza della classe dirigente.
Profile Image for Rob88.
36 reviews
March 10, 2020
Ping o di vista interessante di chi, ha vissuto in prima persona la realtà politica
Profile Image for Fabio Tognella .
14 reviews
March 10, 2024
Un resoconto puntuale della situazione politica italiana e del lento degrado della competenza. Unica pecca del libro, la mancanza di una soluzione
Displaying 1 - 13 of 13 reviews

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