Non so quasi cosa dire, e mi sembra impossibile. Ho acquistato questo romanzo per 2 euro al mercatino della biblioteca della mia città. Ero titubante, ma la sinossi mi intrigava. L’ho letto con pesantezza… sì, è proprio la parola adatta. Niente di questo romanzo è leggero, neanche una parola, eppure l’ho amato dall’inizio alla fine. Del resto, cosa c’è di più terribile della morte di un figlio? I figli simboleggiano la nostra eternità e – come poche altre cose – danno un senso all’esistenza. Nonostante non sia lunghissimo, ci ho messo tre giorni per finirlo: un tempo che per me è piuttosto lungo, ma è talmente pieno di concetti profondi e assoluti da dover essere centellinato. Occorre che un fatto, un capitolo sia ben consolidato prima di poter affrontare il successivo. C’è stato un passaggio leggendo il quale ho quasi pianto. Ho ringraziato Maribeth per ogni singola parola e per essere riuscita a scatenare in me così tanto dolore. Chi mi conosce sa che in genere appena annuso la sofferenza abbandono la lettura, ma con “La vita che volevo” non è andata così. Trovo superfluo descrivere in breve la trama e di solito non lo faccio, perché basta cercare il romanzo in rete per capire di che si tratta, ma per spiegare quanto questo libro mi sia entrato sotto pelle dirò solo che è una storia vera. Che l’autrice ha tre figli, come me. Che ha il terrore di perderli, come me. E che la sua storia si intreccia alla mia non tanto perché sia identica, quanto per le sensazioni che mi trasmette come persona. Amo questo libro.
Nota sulla copertina: quella italiana (io ho l’edizione di Mondolibri, ma quella di Piemme è uguale) è inquietante e tristissima: pare si concentri sul bambino e la sua sofferenza. Preferisco di gran lunga quella originale, perché se non altro raffigura l’abbraccio della madre a suo figlio. Il titolo originale credo sia più esaustivo, anche se non sono convinta di averlo tradotto correttamente.
Rilettura.
Dolorosissimo e onesto, è un libro pesante che richiede il momento giusto per essere letto. È una stranezza della mia libreria, solitamente piena di storie a lieto fine e leggere, che lasciano il sorriso. Maribeth invece mi lascia sempre con un velo di pesante malinconia addosso. Forse perché fa pensare e rimestare fra le proprie delusioni e convinzioni destabilizza molto. È scritto molto bene, è chiaro e tratteggia molto bene i caratteri dei personaggi. Saggio e consapevole, pieno d’amore e di compassione, lo consiglio a tutti quelli che hanno figli. Forse anche a chi non ne ha.
rilettura (da 5 a 1 stella)
ricordo bene perchè questo romanzo mi aveva colpito e resto della stessa opinione. è un romanzo che merita di essere letto. purtroppo al momento ho voglia di cose leggere, quindi lo lascio andare. è troppo straziante per i miei gusti, non ce la faccio più ad affrontarlo.