In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna.
La storia dietro quell'attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato.
Perché la fondazione di Roma è un'avventura cruda e disperata, un'epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l'uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. Romolo, il primo re.
Questo libro mi è stato regalato svariati mesi fa da un amico di famiglia che, venuto a conoscenza della mia passione per i romanzi storici ambientati nell'Antica Roma, ha deciso di farmi una sorpresa donandomi questo romanzo. A dispetto di quanto si possa pensare, il libro non ha nulla a che fare con l'omonimo film di Matteo Rovere. Sebbene li accomuni il tema trattato e il titolo, sono progetti separati. Se devo dirla tutta, credo proprio che il romanzo sia stato scritto proprio in previsione dell'uscita del film - è stato difatti pubblicato il 29 Gennaio 2019, mentre il film è apparso in sala il 31 Gennaio. Questo romanzo sa quindi molto di marketing, un progetto strategico volto a "ingannare" gli avventori delle librerie e a far credere loro che il film sia basato su di esso. E sa anche molto di storia scritta in fretta, senza un'adeguata ricerca a supportare il racconto. Insomma, l'avrete già capito dal rating, questo libro è un flop totale.
La prima cosa negativa che ho notato è stato lo stile di scrittura. Definito facile e veloce in alcune recensioni, la verità è che è semplicemente banale. E' una scrittura povera, semplice, fredda. Fin dalle prime pagine ho avuto l'impressione che fosse un libro destinato a un pubblico decisamente più giovane - forse qualche undicenne alle prime prese con la lettura potrebbe apprezzarlo. Dico forse perché io, a 11 anni, leggevo di meglio. Una persona non abituata a leggere potrebbe però non accorgersi di quanto insipido sia lo stile di questo romanzo, senza arte nè parte. Scorre velocemente, su questo non c'è dubbio, ma non lascia davvero nulla al lettore, se non la sensazione che manchi sempre qualcosa, che sia tutto frettoloso, superficiale, generico. Generico. L'aggettivo perfetto per descrivere questo libro, dove ogni aspetto della storia è raccontato e descritto in maniera grossolana e approssimativa. E giungiamo quindi al secondo fattore che ha reso per me impossibile apprezzare il romanzo: il world building inesistente. La sensazione è che i due autori non abbiano sprecato neanche un briciolo del loro tempo a ricercare informazioni sul Lazio del 753 a.C. - hanno invece preferito inserire descrizioni poco esaurienti e per nulla approfondite di luoghi, ambienti, città ecc. Prendiamo come esempio la scena in cui Romolo e Remo arrivano a Gabi, città in cui dovranno studiare per gli anni a venire: è la prima vera città in cui si imbattono, non avendo mai lasciato il villaggio prima di allora, quindi ci si aspetterebbe una scena ricca di emozioni, di stupore, di meraviglia, che trasmetta l'incredulità e l'euforia dei due giovani. Ci viene invece data una brevissima descrizione del luogo, dipinto come "un insieme di costruzioni simili alle capanne del loro villaggio, ma più grandi e solide" per poi proseguire con il quartiere delle Scuole, definito come "composto da strutture a pianta rettangolare". E' questo il modo di presentare al lettore un nuovo luogo? Che cosa dovrebbe significarmi "struttura a pianta rettangolare"? Anche il palazzo dove vivo è a pianta rettangolare ed è una struttura, ma non credo che sia il tipo di costruzione che si poteva trovare a Gabi nel 753 a.C. La verità è che questo libro sa di incompleto e l'unico modo per completarlo è far lavorare l'immaginazione, in modo da riempire i buchi lasciati dagli autori. Certo però che scrivere un romanzo storico senza un minimo di ricerca su come fossero le città in quell'epoca è davvero indecente. Questa mancanza di dettagli la si ritrova in ogni aspetto del romanzo, dai luoghi ai vestiti, dalle usanze ai personaggi stessi. Personaggi di una piattezza disarmante. Bidimensionali, privi di sfaccettature e di quella complessità che li avrebbe fatti percepire come persone reali al lettore. La sensazione che ho avuto durante la lettura è che i due autori non siano stati in grado di tratteggiare dei personaggi realistici - forse non ci hanno neanche veramente provato - e hanno quindi preferito scegliere l'approccio del "dire piuttosto che mostrare": non ti mostro che Romolo è un ragazzo maturo per la sua età, razionale, legato ai valori della famiglia, tramite i suoi pensieri e le sue azioni, tramite la sua crescita psicologica nel corso della storia, te lo dico e tu lettore lo prendi per buono. Da adesso in poi ti immaginerai Romolo pacato, razionale e maturo. Ma non sei tu che, leggendo, hai avuto modo di conoscere il personaggio, di capirlo, di sentirti legato a lui. Sono gli autori che ti hanno detto di vederlo così. Perchè in realtà, se ti avessero detto di immaginartelo come un pezzo di cartone, sarebbe stata la stessa cosa. Il range di emozioni e pensieri del personaggio si adatta perfettamente a quello di un pezzo di cartone. Per non parlare poi della fondazione di Roma, il cui sviluppo mi ha quasi fatto ridere. Nel giro di poche pagine Roma passa da semplice lembo di terra a nucleo cittadino con mura, abitazioni, numerose famiglie che arrivano da ogni parte del Lazio, TEMPLI. Prima cosa, vi pare forse realistico che nel giro di pochi tempi un gruppo ristretto di persone riesca a edificare un'intera città? A costruire abitazioni per numerose famiglie? A costruire templi? Perchè a me risulta che tutte queste cose richiedano un bel po' di tempo. Seconda cosa, ma quali templi?! Uno dei primi templi costruiti a Roma fu quello di Vesta, su volere di Numa Pompilio. Nel romanzo, però, questo tempio già esiste nel 752 a.C. Ovviamente non poteva mancare un elemento romance ed è così che viene introdotta Ersilia, una ragazza che aveva tutte le potenzialità per diventare un personaggio complicato, intrigante, misterioso, ma che invece risulta solo incoerente, incomprensibile, fastidioso, piatto. La "storia" tra lei e Romolo (NON) è sviluppata talmente male che non so neanche bene che dire a riguardo.
Insomma, il mio ritorno ai romanzi italiani e all'Antica Roma non è stato felice come speravo. Consiglio calorosamente di evitare questo titolo.
Sono molto indeciso sul giudizio numerico: da una parte la storia è avvincente e devo ammettere che mi ha preso molto. D'altra parte lo stile è imbarazzante, da liceale bravino. Metafore e figure retoriche a profusione, in genere inesatte (ma ci pensano al significato di quello che scrivono). Aggettivi e avverbi altrettanto abbondanti e fastidiosamente imprecisi (un volto insanguinato è "macchiato di sangue", come il sugo su una cravatta!). Soprattutto scadente la seconda parte (forse perché scritto a due mani?) Rimane una lettura piacevole per chi riesce a non arrabbiarsi.
Per secoli, la nascita di Roma è stata avvolta nel mistero e nella leggenda che gli studi archeologici degli ultimi anni hanno tentato di svelare. È proprio da questi nuovi studi che gli autori di “Romolo – il primo re” prendono le mosse, per costruire una storia sospesa tra mito e realtà. Albalonga, 772 a. C., nel tempio di Vesta, si consuma l’ultimo amplesso tra Rea Silvia e il giovane amante. Scoperta da Amulio, il perfido re della città, per salvarsi la vestale può soltanto giurare di essere stata posseduta dal dio Marte in persona. I sacerdoti le credono, ma non Amulio che, dopo il parto, la condanna a morte e ordina che i due neonati siano gettati nelle acque del Tevere. Inizia così la vicenda di Romolo e Remo. Una storia dura: di dolore e di sangue, ma anche di speranza e redenzione. Fin da piccoli i gemelli devono fare i conti con il male che li circonda. Sono orfani e abbandonati, ma gli dei vogliono che sopravvivano. La salvezza arriva sotto forma di una “lupa”, il nome con cui, nell’antica società latina, erano chiamate le prostitute. Una prostituta, infatti, è colei che li salva dalle acque del Tevere, per poi cederli in adozione a Faustolo e Acca Larenzia. Il romanzo ha il pregio di raccontarci una storia antica e favolosa con un linguaggio semplice, che ci avvicina al protagonista lungo i ventotto anni attraverso i quali percorreremo insieme a lui, passo dopo passo, le sue vicende e quelle di coloro che gli saranno accanto. Vivremo così la tragedia di Rea Silvia a opera di un re malvagio e di un padre inerte, la generosità di Faustolo e di Acca Larenzia. Faremo parte della scuola di Erasto che addestrerà i fratelli adolescenti all’uso delle armi. Soprattutto, saremo con Romolo e Remo durante il percorso di formazione, abiteremo nella loro casa, ne proveremo i sentimenti, sperimenteremo l’amicizia fraterna che li lega e ne soffriremo le discordie. Purtroppo, però, patiremo anche l’invidia distruttiva di Remo, fragile e preda dei propri impulsi, nei confronti di un fratello che sente superiore. Una rabbia funesta, che genererà lo scontro fratricida dal quale nasceranno le mura che circondano il Palatino. Attraverso il libro, parteciperemo agli avvenimenti che portarono alla fondazione di Roma e anche noi ci sentiremo parte della storia. Fra i molti personaggi, tratteggiati con cura e veridicità, Romolo spicca a tutto tondo: figlio amorevole, uomo d’onore, guerriero coraggioso, re saggio, padre e marito modello. Leggendo il romanzo ho trovato particolarmente interessanti le lunghe pagine dedicate al rapporto tra i due gemelli. I libri di storia ci dicono che Romolo uccise Remo e costruì la sua città. Il romanzo di Franco Forte e Guido Anselmi, invece, ricostruisce un rapporto difficile e tormentato, dove caratteri, sogni e ambizioni si scontrano, fino a giungere alla conclusione che tutti conosciamo. Un gran bel libro, che fruga negli eventi di un ieri lontano e ne ricostruisce vicende, battaglie, amori e odi, rendendo vicini e moderni uomini vissuti agli albori della nostra storia. Da non perdere. 5 stelline. (Macrina Mirti)
Un romanzo eccezionale, finalmente in grado di coniugare la leggenda con la storia. La scrittura è fluida, scorrevole, lo stile potente ed evocativo. I personaggi risultano convincenti e ben sviluppati, inseriti in una trama molto appassionante. Il tutto è arricchito da un’ambientazione selvaggia e primitiva che riesce a rendersi indimenticabile. Certe scene mi sono rimaste impresse come non mi capitava da tempo. Era ora che qualcuno raccontasse le origini di Roma e sono contento che siano stati questi autori a farlo, perché il risultato è davvero magnifico. Questo è uno di quei libri da cui non ci si riesce a staccare, nemmeno quando si arriva alla fine.
This is really sad to admit, since i had high expectations...
The plot was OBVIOUSLY really good and interesting but it was very poorly developed. The ambiance is too general, there aren’t any details or particulars that make the story unique. Everthing happens really fast and you don’t have the time to realize the events because something else is already going on.
The character development at least was good enough and by the end you really learn to love Remolo and be annoyed by the enemies characters but still....
I would anyway recommend it just because it’s a really easygoing book and the history behind it is real so it helps to get more familiar with it!
Nel 772 a.C. Alba Longa è governata dal tiranno Amulio, che aveva costretto la nipote Rea Silvia a diventare una vestale, nonostante abusasse di lei. Rea Silvia decreta la sua fine mettendo al mondo due gemelli, Romolo e Remo, concepiti da uno schiavo. Amulio ordina di abbandonarli nel fiume, ma Romolo e Remo vengono salvati e cresciuti dal padre adottivo Faustolo e dalla moglie Acca Larentia. I due gemelli crescono e tra di loro iniziano a nascere forti contrasti, dovuti ad un carattere completamente diverso. Remo è ossessionato dal potere, Romolo è ligio ad un senso di giustizia. Venuti a conoscenza delle loro origini, i gemelli rivendicano il desiderio di fondare una nuova città, ma il re può essere solo uno: gli dei favoriscono Romolo, che fonda Rroma. Il suo regno lo vedrà impegnato in lotte, conquiste e tradimenti...
È un romanzo storico incentrato sulla figura del primo re di Roma. Il libro racconta la sua vita dal concepimento fino al suo regno e alle sue conquiste. Nonostante la trama ricalchi la sua biografia, risulta sempre avvincente e mai noiosa, nemmeno nelle parti dedicate alla descrizione delle battaglie. Ben fatta la caratterizzazione dei gemelli, che mette in luce le differenze caratteriali dei due, che porterà ad un triste epilogo: più impulsivo, rabbioso e prepotente Remo; più diplomatico e guidato da un senso di giustizia Romolo. La storia segue l'ordine cronologico dei fatti, raccontando la fondazione, il ratto delle Sabine, le guerre di conquista, il modo di governare di Romolo. Ne traspare una figura positiva e molto affascinante, di un leader giusto, generoso, saggio, forte, ragionevole, che desidera creare più che mai un senso di appartenenza alla propria città, includendo e proteggendo il popolo. Non manca la parte più sentimentale, con le pene e le gioie d'amore del protagonista. La scrittura è davvero molto scorrevole, semplice, ma non posso considerarlo un difetto. Vi sono alcuni salti temporali, soprattutto tra la nascita e l'infanzia dei gemelli. Uniche pecche, a mio avviso, la grande prevedibilità degli eventi, anche se posso dire che la cosa non mi ha disturbata, e l'epilogo che avrei gradito terminasse accompagnando il protagonista fino alla fine dei suoi giorni. Una lettura sicuramente piacevole.
Quando si leggono libri storici, anche se romanzati, si scopre un lato appassionante della storia per nulla paragonabile alla materia scolastica poiché, quando la storia e la leggenda sulla fondazione di Roma assumono una narrazione così avvincente, la voglia di conoscere e apprendere sempre più nozioni stimola la curiosità e aggiunge qualcosa a quell’evento in precedenza già studiato. Questo è il primo motivo per cui vi consiglio vivamente di leggere Romolo il primo Re e di seguito elenco i restanti quattro. Secondo motivo: lo stile degli autori ha una narrazione in terza persona che appare articolata e costruita ma è di facile comprensione. Le descrizioni sono meticolose e piene di dettagli storici che impreziosiscono la storia rendendola scorrevole e permette al lettore di goderne ogni pagina addentrandosi dentro agli eventi che sta leggendo. Terzo motivo: I personaggi, sia principali che secondari, sono caratterizzati con meticolosa attenzione e a ognuno è assegnata una caratteristica che li rende immediatamente identificabili (alle volte ci si può anche immedesimare in qualcuno di loro). A questo motivo aggiungo gli usi e costumi dell’epoca come l’atteggiamento che le persone mostravano verso il culto degli Dei e di come, in alcuni casi, la religione veniva utilizzata per stimolare la paura per poter imprimere il potere, oppure la netta suddivisione fra le classi sociali e il conseguente relazionarsi per status sociale. Quarto motivo: le diversità fra Romolo e Remo, nonostante fossero fratelli gemelli, spiccano fin da piccoli per il modo di ragionare e affrontare le situazioni che si trovano a vivere. Se Remo è puro istinto, Romolo mostra un’attitudine al confronto, una caratteristica tipica di chi ha la sensibilità, intelligenza, e la predisposizione al comando. Quinto motivo: Roma. Leggere un’altro punto di vista della sua nascita, di come si sia formata e quanto abbia coinvolto le persone attorno ai due fratelli considerati figlio di un Dio, riempie di orgoglio e fa comprendere al meglio come una potenza sia diventata tale e abbia conquistato, nei secoli a venire, gran parte del mondo fino ad allora conosciuto. Consiglio vivamente la lettura di questo libro poiché va oltre la leggenda e avvicina il nostro passato al presente.
Chi non conosce Romolo e la leggenda della fondazione di Roma... Sono loro i protagonisti di questo romanzo storico Romolo e Remo gemelli nati da Rea Silva figlia di numitore re di Alba Longa. Il fratello minore di Numitore, Amulio, usurpò il trono, uccise i figli maschi del fratello e costrinse Rea Silvia a diventare una sacerdotessa della dea Vesta, per impedirle di avere una discendenza, dato che le vestali avevano l'obbligo della castità per trent'anni. Ma restò incinta di due gemelli che vennero poi abbandonati nel Tevere per giungere nella zona dove poi avrebbero fondato Roma... Una storia cruda e dolorosa , una sfida per due gemelli , un rapporto tra loro assai difficile che porterà ad un esito altrettanto doloroso. . Particolari che colpiscono e che si scopriranno solo grazie a questo romanzo.
Mi piace pensare ad una frase di Plutarco. .
"Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile” (Plutarco, Vita di Romolo, 1,8)
Una lezione di storia assolutamente piacevole, come piace a ne: leggi un romanzo e impari la storia, eh si perché tutto ciò che è scritto in questo romanzo è basato sulla storia vera, quella dei libri di storia, che riguarda la fondazione di Roma e tutti quelli che successe da quando i due gemelli vennero trovati in quelle terre paludose... Vivi la crescita dei protagonisti e le loro avventure contornate da immenso dolore ma anche dal coraggio di volere una vita migliore e progredire..
Ecco nel libro c'è tutto questo... Dove il confine tra mito e realtà? In questo romanzo storico gli scrittori sono stati molti abili a creare un romanzo Tenendo basi solide storiche. Le vicende si susseguono in ordine in modo tale da creare nel lettore il corretto andamento degli eventi. È sicuramente uno strumento molto valido, leggero, essendo un romanzo, per conoscere la fondazione della città di Roma e il suo primo sviluppo. Una lezione di storia che non dimenticherai.
Difficile abbinare due valori nitidi ed ottenere un valore negativo: la storia della nascita di Roma, immaginata da uno scrittore di nitida qualità, con capacità narrative eccezionali ed ottima padronanza della scrittura. Personaggi ben costruiti, narrazione fluida e colpi di scena che rendono il girar pagina una bellissima consuetudine, fanno di questo libro una bellissima e piacevole lettura. Consigliato.
SCHEDA:
Titolo: ROMOLO, il primo Re Autore: FRANCO FORTE Editore: Mondadori Collana: Omnibus Anno edizione: 2019 In commercio dal: 29 gennaio 2019 Pagine: 360 p. EAN: 9788804713333
DESCRIZIONE:
Perché la fondazione di Roma è un'avventura cruda e disperata, un'epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo.
In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell'attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un'avventura cruda e disperata, un'epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l'uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. Romolo, il primo re.
Il primo terzo del libro è decisamente il meno entusiasmante. Gli eventi si susseguono velocemente, e i personaggi non vengono caratterizzati a dovere. L'unico che comincia a prendere forma è Romolo, mentre Remo appare relegato alla figura di antagonista e ogni suo gesto si direbbe privo di senso. Avrei preferito leggere di un Remo più complesso, più vero, invece qui appare come univalente, un pazzo voglioso di sangue e potere.
È con l'arrivo delle vicende romane che la storia comincia a farsi interessante. Se Remo era un personaggio sterile, Romolo invece è carismatico, un eroe virgiliano capace di grandi astuzie e inganni ma fedele alle sue virtù.
Punto di forza del libro è la "veridicità" storica. Le battaglie, che ovviamente nessuno sa realmente come siano andate, hanno il giusto livello di fattibilità - ovviamente se rapportata a un romanzo. Non tutti gli uomini vanno in giro con una spada, molti sono costretti a difendersi con bastoni, in più il paesaggio e le materie prime disponibili sembrano avere forti basi storico-archeologiche, nonostante - anche qui - la limitata conoscenza di cui siamo provvisti.
È stato divertente vedere Roma innalzarsi costruzione dopo costruzione, e ho trovato alcune soluzioni narrative geniali. Peccato per alcuni personaggi troppo superficiali e per il ritmo a tratti davvero troppo veloce della prosa, era una storia con un potenziale maggiore di quello espresso ma che rimane di buon livello.
Romolo e Remo, due fratelli, due facce di una stessa medaglia, due fuochi destinati a scontrarsi. • Il romanzo percorre le tappe principali della vita di Romolo, figlio, allievo e fratello, un uomo che conquisterà il potere ma lo pagherà a caro prezzo. Il destino, infatti, sembra piú forte di qualsiasi promessa, in grado di prevaricare il rispetto, la famiglia e il sangue. • Ho apprezzato particolarmente l’interpretazione degli autori, che nel concepire il personaggio di Romolo sono stati attenti alla sua profondità, al tormento, alla solitudine di un uomo che nonostante sia divenuto re, dovrà continuare a lottare per sopravvivere a perfidi giochi di potere. • Con uno stile narrativo scorrevole e che cattura il lettore, Franco Forte e Guido Anselmi hanno intrecciato leggenda e realtà in maniera sublime, con dialoghi semplici e moderni, per condividere la storia della fondazione di una città antica, magica e eterna come quella di Roma.
Davvero ben scritto, molto mostrato, sembra infatti di partecipare alla vita dei due fratelli gemelli ma così diversi per indole. Remo è più istintivo, più collerico, ma anche geloso del fratello. Remolo, invece, è più riflessivo, calmo e farebbe di tutto pur di non deludere i genitori e il fratello. In realtà, si sa poco sulla fondazione di Roma e qui parte dal presupposto che i due bambini fossero originari di Alba Longa e cresciuti dal capo di un villaggio di allevatori di pecore, sotto il dominio del re di Alba Longa. Mi è piaciuto molto il rapporto di amicizia e lealtà che Romolo instaura con Celere, Osto, Lucumone, ma anche l'amore che prova per Ersilia, una sabina rapita dai romani e che si posa con Osto. Ci sono molte battaglie, molta azione descritta benissimo. Anche se credo che in principio Roma fosse più pacifica, più propensa agli accordi commerciali sia con i sabini sia con le altre città vicine. Consigliato.
Franco Forte è sempre una garanzia. I suoi romanzi storici sono curati, credibili, appassionanti, scorrevoli.
Qui, coadiuvato da Guido Anselmi, ricostruisce la storia del primo re di Roma, Romolo, dalla nascita alla morte di Tito Tazio. Un crescendo di emozioni, battaglie, amori e sconfitte che fa intuire poco a poco come Roma da villaggio di pastori sia diventata una potenza militare.
Un libro per tutti, dallo stile accattivante e che lascia ottime sensazioni. Ottime le introspezione psicologiche dei personaggi (soprattutto il conflitto fraterno tra Romolo e Remo) e tutte le figure delineate, anche di contorno.
Romolo il primo Re è un libro che si legge in fretta. Questo perché ha un linguaggio semplice, anche se a volte eccessivamente e racconta la storia delle origini di Roma intrecciando la storia ed il mito con arguzia e interessanti espedienti narrativi. Alcuni elementi di fantasia non mi hanno convinto come Ersilia figlia di Tito Tazio, la figura di Tarpea e Tarpeio e non amo elementi inventati nei romanzi storici, almeno quello di cui si hanno fonti certe. Ho amato molto invece come è stata raccontata la storia di Rea Silvia. Nel complesso è un buon libro per conoscere o rispolverare la storia del fondatore di Roma.
Tanta è stata l'attesa di leggere questo romanzo, quanta la delusione fin dai primi capitoli. Nessuna attenzione al linguaggio. Parole anacronistiche messe in bocca a personaggi nati quasi 3000 anni fa: assemblare (entrata nella nostra lingua nel 1970), sbattere (inteso sessualmente, XIII secolo) e spassarsela (XIV secolo). Personaggi piatti, stile anonimo. Scelte narrative banali. Il sospetto è che sia stato scritto di fretta per approfittare dell'uscita del film "Il primo re". Un'occasione persa per scrivere il romanzo della nascita di Roma.
Apprezzo molto l'idea di raccontare la storia dei Sette re di Roma e soprattutto mi è piaciuto il tentativo di rendere realistico e storico il libro. Belle le scene con gli auguri etruschi che mi intrigano sempre. Parte migliore quella del rapporto fra i due fratelli. Mi aspettavo uno stile un poco più curato e personaggi più approfonditi.
La storia di Romolo e Remo e delle origini di Roma narrate in tutta la loro crudezza ed efferatezza. Interessante il personaggio di Romolo, caratterizzato in maniera profonda e coinvolgente.
Lo stile è scorrevole, e corre veloce soprattutto se letto in audiolibro, ma il soggetto non mi interessava da principio. L'avevo iniziato insieme a un GDL, che poi si è pure estinto da solo, e mi è rimasto lì sul groppone. Grazie ad Audible l'ho rapidamente terminato nel giro di qualche giorno, velocizzando la lettura lenta del narratore al 1,85x. Va da sé che non continuerò la serie.
Condivido la recensione di altri, la lettura è stata piacevole con una storia, soprattutto nella prima parte abbastanza avvincente, peccato per tanti errori e pressapochismi. Questo se non si vuole essere eccessivamente critici.