Scopo del libro è far accostare i lettori a un mondo molto lontano dal nostro, un mondo che va dal periodo successivo al tramonto di Roma alla fine dell’età carolingia. Per riuscirci, esso propone un itinerario attraverso una lunga serie di fonti, tradotte e interpretate, che percorrono tutto l’alto medioevo italiano, dal vi al ix secolo, e che mettono in primo piano figure diverse: gente comune e personaggi famosi, barbari e chierici, mercanti e vescovi, schiavi sconosciuti e sovrani come Carlo Magno. Anche se di solito sono bollati in modo semplicistico come “secoli oscuri”, quelli dell’alto medioevo sono secoli importanti, nei quali nacque un nuovo mondo, diverso dall’antico ma al tempo stesso profondamente radicato in esso, caratterizzato da una società più semplice, dominata da una cultura della guerra e dalla religione cristiana.
«Nel documento che riporta il concilio del luglio del 715, il vescovo di Arezzo, nel fare riferimento alle numerose deposizioni raccolte da Gunteram, aveva detto che il notaio aveva interrogato presbiteri e arimanni, intendendo indicare con quest'ultimo termine la totalità dei laici che avevano deposto. Arimanni, ossia esercitali, guerrieri dell'esercito pubblico: non certo Longobardi in senso etnico. I testimoni laici del documento dunque erano gli arimanni-esercitali, che da tempo gli storici hanno individuato come la vera base del potere pubblico in età longobarda: erano loro che gli ufficiali pubblici mobilitvano per l'esercito, ma né nascita, né fede religiosa, né onomastica li distinguevano da qualsiasi altro abitante, solo una certa disponibilità economica, di terre e talvolta anche di denaro, tale da consentire loro di armarsi» (p. 54).
Molto interessanti le ricerche su documenti d’archivio sulla storia longobarda e carolingia da cui emerge un wuadro molto più ricco e luminoso di quanto si pensi su questo periodo