«Nel documento che riporta il concilio del luglio del 715, il vescovo di Arezzo, nel fare riferimento alle numerose deposizioni raccolte da Gunteram, aveva detto che il notaio aveva interrogato presbiteri e arimanni, intendendo indicare con quest'ultimo termine la totalità dei laici che avevano deposto. Arimanni, ossia esercitali, guerrieri dell'esercito pubblico: non certo Longobardi in senso etnico. I testimoni laici del documento dunque erano gli arimanni-esercitali, che da tempo gli storici hanno individuato come la vera base del potere pubblico in età longobarda: erano loro che gli ufficiali pubblici mobilitvano per l'esercito, ma né nascita, né fede religiosa, né onomastica li distinguevano da qualsiasi altro abitante, solo una certa disponibilità economica, di terre e talvolta anche di denaro, tale da consentire loro di armarsi» (p. 54).