Poche pagine per conoscere, attraverso la sapienza narrativa di Camilleri, la storia di una persona, Tiresia, divenuto giocoforza personaggio.
Tiresia, che - nonostante l’incedere del tempo - trova modo e spazio per arrivare fino a noi, decantato o diffamato a seconda di chi ne parla, per trovare alfine riscatto nel nostro secolo, non senza un velo di bonaria ironia, proprio attraverso le parole del nostro amato Maestro.
Meglio non conoscere a fondo i pensieri che possono agitare la mente di una donna. Un cervello affollatissimo: piccole esigenze quotidiane convivono accanto a grandi quesiti universali, un flusso continuo di cose da fare e altre da pensare. Tutto questo sempre in contemporanea, senza requie, senza riposo. Un inferno!
Mira c'ha fatto petto delle spalle:
Perché volle veder troppo davante,
Di retro guarda e fa ritroso calle.
Vedi Tiresia, che mutò sembiante
Quando, di maschio, femmina divenne,
Cangiandosi le membra tutte quante;
E prima, poi ribatter le convenne
Li duo serpenti avvolti con la verga,
Che riavesse le maschili penne.
[Dante: Inferno, Canto XX, quarta bolgia, ottavo cerchio, indovini e maghi: Tiresia è con la figlia Manto - indovina anch’essa - colei che fonderà la città di Mantova]
Questa mia arte profetica, tu Zeus, me l’hai concessa come privilegio, non è un dono ma la più tremenda delle condanne.
Ecco che arriva Tiresia, lo stesso Tiresia che tante volte mi ha imposto di recitare quei suoi calcolatissimi oracoli, dei quali in quanto veggente va fierissimo. E invece sono solo cretinate.
[Dürrenmatt: La morte della Pizia]
Tiresia o Camilleri?
Alla fine sembra che le due persone diventino una sola, tanto sono simbiotiche in “questa” (forse non ultima) esistenza...
Forse vi state chiedendo la vera ragione per la quale mi trovo qui.
Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario.
Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne.
Ora devo andare.
[...]
Può darsi che ci rivediamo tra cent’anni in questo stesso posto. Me lo auguro. Ve lo auguro.
[Teatro Greco di Siracusa - 11/06/2018]
Chapeau, Maestro! 🎩
📚 Biblioteca
✍️ Andrea Camilleri