In un paese sul mare scompare una ragazza. La ritrovano qualche giorno dopo, ferita a morte con una spada. L’ispettore Carelli non si capacita: perché una brava ragazza di buona famiglia, che studiava all’università e aveva tanti amici, è stata uccisa in quel modo? La sua più cara amica, Camilla, sembra soffrire come gli altri, ma è l’unica a non chiedersi il motivo di quella morte, perché lei sa cosa ha fatto Federica, e cosa hanno fatto anche Sara e Alice, le sue complici, il suo braccio armato, le sue “replicanti”. Poi c’è Davide, che non vuole sapere, anche se è per lui che Federica ha meritato la vendetta di qualcuno. Uno spunto giallo per raccontare il bullismo al femminile e l’atmosfera quasi asfittica delle piccole comunità dove tutti sanno tutto di tutti, o credono di saperlo. Una storia in cui niente è come sembra, i lupi si travestono da agnelli e le vittime diventano carnefici.
Due generazioni a confronto, genitori e figli che non riescono più a incontrarsi in una società che ha preso una china preoccupante. Gli argomenti affrontati dall'autrice, che si sia genitori o meno, portano a una profonda riflessione: quale direzione ha preso la deriva della società di oggi? Nonostante il romanzo non abbia un preciso collocamento spazio temporale, ben si accosta a tutto quello che ogni giorno leggiamo sui quotidiani o sentiamo ai telegiornali. Giovanissimi che per futili motivi si accaniscono come branco di iene sul malcapitato che ha osato alzare la testa e dire no. Così il ritrovamento del cadavere di una ragazza di buona famiglia, stimata da tutti, studiosa e all'apparenza tranquilla, innesca una reazione a catena che porterà alla luce una verità scomoda e difficile da accettare, dove genitori poco presenti dovranno fare i conti con i propri errori e mancanze, e ragazze in cerca di considerazione nasconderanno le proprie debolezze dietro la forza del branco. Quello che ci porta a riflettere sulle giornate delle protagoniste è l'aver perso di vista il senso delle cose e degli affetti, il trascorrere le giornate in cerca di emozioni forti a scapito degli altri, il voler tenere in pugno le persone con il ricatto e la paura. Molto brava l'autrice nel saper trasmettere sul lettore quel senso di vuoto e di fallimento che le protagoniste nascondono dietro comportamenti violenti. Il branco fa paura e nessuno tra i coetanei osa parlarne, le ragazze si fanno rispettare con metodi molto convincenti. Fino a quando questo equilibrio si spezza e le cose precipitano in breve tempo: qualcuno ha deciso di vendicarsi, e quando è chiaro che la morte di Federica non è frutto di un caso isolato, la paura comincia a serpeggiare tra le regazze, fuorché Camilla, troppo piena di sé per pensare di essere la pedina più importante. In un crescendo di tensione e colpi di scena, i personaggi di questa storia dovranno in un modo o nell'altro fare i conti prima con se stessi e poi con le proprie vittime. In questa storia, tutti hanno qualcosa da farsi perdonare, non solo i carnefici. Una lettura che mi ha avvolto in una persistente sensazione di impotenza e inquietudine, da genitore l'ho trovato molto realistico e attuale, da donna matura ho riflettuto molto su precise sfaccettature che l'autrice ha saputo incastonare in un contesto che potrebbe appartenerci senza difficoltà. Quello che mi è rimasto incollato addosso è quel senso di vuoto emotivo che sprigionano i giovani protagonisti di questa storia, che non sanno cosa sia l'amore ma conoscono molto bene la vendetta. Inevitabile pormi non poche domande sul mio rapporto con i figli appena entrati nel difficilissimo mondo dell'adolescenza.
Recensione: Comincio la recensione con un brevissimo aneddoto: il 5 febbraio, Kindle in mano, ero concentrata sulle primissime pagine di un altro libro quando mi sono ricordata che proprio quel giorno era uscito Le replicanti. Colpita dalla bellissima cover e avendo già letto i lavori precedenti dell’autrice, ero molto curiosa di vedere come se la sarebbe cavata in un genere diverso da quelli in cui l’ho conosciuta. E lo dico subito: alla grande. Questo libro mi è piaciuto così tanto che l’ho terminato in meno di 24 ore, facendo svanire impegni e altri interessi. In particolare, per leggere questo romanzo ho “sacrificato” di: proseguire con il suddetto altro libro, cucinare la cena (grazie di esistere, pizza da asporto), saltare la visione condivisa di Narcos su Netflix, rispondere alle e-mail, rimandare una buddy reading di un altro romanzo. La recensione potrebbe concludersi qui con un “leggetelo subito”, ma visto che questo libro mi ha lasciato così tanto, vi racconto perché mi è piaciuto e perché sono certa che potrebbe piacere a tante persone oltre che a me.
Mica siamo in America.
Infatti, per fortuna, siamo sul litorale romano, in un paese vivido e reale, che si affaccia sul mare eppure dalla mentalità claustrofobica. Ci sono un gruppo di ragazzi post-adolescenti, un gruppo di adulti disfunzionali, un omicidio, l’ispettore che deve districare la fitta rete di relazioni che lega le persone in modi tanto complessi quanto umani. Gli elementi comuni al genere di appartenenza sono stati curati in modo esemplare. Non troverete un personaggio che sia il cliché o il ricordo di qualcos’altro. Sono tutti unici, sfaccettati e reali: vittime e carnefici, a volte un po’ l’uno e a volte un po’ l’altro, compongono questa giostra narrativa da cui è impossibile scendere.
Finché era stata viva, per lei Federica esisteva solo quando la vedeva. Adesso che era morta era come se fosse ovunque.
Potrei parlarvi di chi è l’uno e chi è l’altro, ma vi ruberei solo il gusto di scoprirli da soli, perché in questo romanzo lo svelamento dei personaggi è la chiave di volta, incastrato con precisione millimetrica nelle azioni che si dipanano nelle pagine. La scelta dell’autrice di gestire la vicenda in pieno potere, nascondendo di volta in volta qualcosa che ci farà ritrovare più avanti, è azzeccatissima. Non c’è scimmiottatura, né per quanto riguarda i protagonisti che sono credibili anche quando compiono azioni “incredibili”, né per quanto riguarda lo stile avvincente, che assieme alla struttura è uno degli aspetti più godibili del romanzo.
In quei momenti non avevi riguardi per il passato, né attese per il futuro. C’era solo il presente, ed era un regalo magnifico, aver imparato, finalmente, a vivere il presente.
Ho sottolineato così tante frasi che ho avuto difficoltà a scegliere le citazioni per la recensione, perché lo stile è proprio uno dei punti di forza di questa autrice, autentico, preciso e diretto, anche quando tratta una gamma di emozioni negative come la rabbia, la vergogna, il dolore. E gli argomenti sociali scomodi che troverete all’interno sono tutti analizzati con un occhio clinico (e talvolta cinico) mescolato però a una delicatezza a suo modo giusta e necessaria. Alla fine, nessun punto risulta di rallentamento alla lettura.
Non si faceva illusioni, la giovinezza non era una qualità, solo uno stato di grazia temporaneo, che anche lui avrebbe apprezzato veramente solo quando non sarebbe più stato giovane. In quel momento, però, in quell’istante preciso di quella giornata, le sembrò una specie di miracolo della natura.
È passato qualche anno dall’ultimo thriller che ho letto, e questo libro è riuscito nel miracolo di riavvicinarmi al genere. È meraviglioso quando cominci a leggere un libro con una dose di speranza davanti all’incognita e finisci felicissima di essere stata rapita dalle pagine.
Si era fatta portare a spasso dalla vita troppo a lungo, ora toccava a lei.
Un romanzo appassionante, avvincente, un piccolo Broadchurch italiano. Non mi resta che dire: “leggetelo!”.