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Il giorno della nutria

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Davide, cefalgico cronico, vive nella provincia Toscana col nipote e la madre malata.
Dopo l’ennesima ubriacatura, mentre tenta di placare i gravi postumi con psicofarmaci e altro alcool, rinviene una nutria spellata sul pianerottolo: un’intimidazione.
Tra congetture e presagi, Davide fa ricostruzioni ossessive che lo portano, nel corso di una vorticosa giornata, a dubitare di tutti, fino a scoprire la verità – anche su di sé.

146 pages, Paperback

First published February 7, 2019

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Andrea Zandomeneghi

5 books1 follower

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Vincenzo Politi.
171 reviews165 followers
February 12, 2021
Avete presente quei gruppi musicali indipendenti e alternativi, che sono talmente indipendenti e alternativi che, alla fine, fanno la stessa identica musica e che, ascoltandoli, non li si riesce a distinguere gli uni dagli altri? Sì? Bene. Cioè male, perché ho come l'impressione che lo stesso identico fenomeno stia sorgendo nella letteratura italiana.

L'esordio clou del 2019 è stato Benevolenza Cosmica, pubblicato dalla blasonata Adelphi, e di cui ho già detto tutto il male possibile. Approfittando della quarantena, ho deciso di affrontare un altro esordio del 2019, Il giorno della nutria, romanzo che aveva destato un certo interesse ed alcune discussioni on-line, in vari blog e fra certi YouTuber più o meno ventenni, pubblicato dalla Tunué, che non sarà l'Adelphi ma che è comunque una casa editrice medio-grande, seria, rispettabile e cazzuta. Dunque: poco fa ho finito di leggere Il giorno della nutria, ma più ci penso e meno riesco a distinguerlo da Benevolenza Cosmica. Senza entrare in troppi dettagli ed evitando spoilerate assassine, vorrei elencare alcuni punti di somiglianza (e sono solo alcuni):

1. una voce narrante in prima persona vigorosa, torrenziale, per non dire logorroica, non sempre lineare, non sempre "che va dritta al punto", ma che piuttosto ama perdersi in divagazioni, riflessioni, formulando frasi-fiume che necessitano, a volte, di numerose parentesi e, a quanto pare, di un uso esotico della punteggiatura

2. il protagonista-narratore non ha problemi di soldi (o ha un buon lavoro, o campa di rendita) e gli capita di scopare molto: il sesso, letteralmente, gli cade dal cielo

3. a parte il sesso piovuto dal cielo, il protagonista è vittima di altri eventi misteriosi, siano essi una congiura universale a suo favore o il ritrovamento di un animale scorticato davanti casa

4. un'unità di tempo asfissiante: tutta l'azione si svolge in un solo giorno (ma tanto ci sono le riflessioni, le divagazioni, i ricordi rivelatori, eccetera)

5. un'unità di luogo asfissiante: una città di Londra totalmente farlocca ed inesistente, oppure un appartamento "a forma di mantide religiosa" (cioè, con un corridoio centrale e le stanze a lato; ma allora, perché dire "a forma di mantide religiosa"? Perché? Che domande! La vera risposta è: perché no?)

6. un dispendio sboroneggiante di termini tecnici presi violentemente a prestito dalla statistica o dalla filosofia (o dalla fisica, o dalla chimica, o dalla teoria politica, o dalla teoria dei giochi, eccetera eccetera) e sbattuti sulla pagina, senza pietà e senza ragione, unito, questo dispendio sboroneggiante di termini tecnici, alla ricerca spasmodica di termini spasmodicamente ricercati, come "midriasi", "forcipe", "archimandrita", "cronotopica", "ortoprassia", "enteogeno", "atrabiliare", "flogosi", "dismorfofobia"

7. citazioni e ammiccamenti a certi scrittori (Vonnegut, Bolaño, eccetera)

8. il tentativo disperato, a dispetto dei punti precedenti, di risultare 'simpatici'

9. un'esuberante figura paterna, che da man forte al protagonista: può trattarsi di un vecchio professore di filosofia che rassicura il nostro eroe dicendogli "da adolescenti si ha il dovere di essere maiali", o un prete avvinazzato che chiude tutt'e due gli occhi di fronte ai peccatucci lussuriosi del giovane amico

10. le donne sono stupide, o pazze, o inutili; come che sia, il loro essere donna si riduce al loro essere un oggetto sessuale e basta. Le donne di questi romanzi sono segretarie allupate, o attrici porno con le cosce aperte, o donne delle pulizie che lo succhiano al protagonista

11. tutti i personaggi sono spessi come la carta velina, hanno una personalità inesistente e sono praticamente intercambiabili, visto che parlano tutti allo stesso modo e, soprattutto, visto che esistono solo ed esclusivamente in funzione delle fisime del protagonista-voce narrante (mentre il protagonista-voce narrante esiste solo ed esclusivamente in funzione di sé stesso e delle sue stesse fisime); vista l'inutilità umana dei personaggi, gli autori li riempiono di stramberie, bizzarrie, follie varie, così "rimangono impressi"

12. qualche bestemmia, qualche scena forte di scopate varie, qualche descrizione di pisciate e cagate e vomitate e scorreggiate, perché "la letteratura deve spingersi oltre il limite del dicibile"

13. la fine della vicenda culmina con uno dei grandi fatti della vita, sia essa una nascita o una morte, mentre il 'mistero' iniziale che aveva ossessionato il nostro protagonista non è, veramente, nulla di che.

Può essere una coincidenza il fatto che, in meno di un anno, io abbia letto due romanzi che sono l'uno la copia-carbone dell'altro, che sono tutt'e due opere prime, e che sono stati entrambi pubblicati nel 2019? Io spererei di sì, ma poi do un'occhiata in giro, ad altre opere prime italiane, e preoccupazioni nonché punti interrogativi cominciano ad affiorarmi sulla fronte. Do un'occhiata, per esempio, a Cartongesso, opera prima di Francesco Maino, che gli è valso il Premio Campiello. Dalla descrizione Amazon: "Michele Tessari è un avvocato che avvocato non vuole essere, ex necroforo, affetto da un disturbo bipolare, intrappolato nella vita come una cavia isterica ma consenziente, persino complice. Un «complice debole» del mondo in cui è immerso". Ok: la storia di un avvocato ex necroforo... e dicono che sia scritto in prima persona e che si tratti di uno di quei libri dove "non conta la trama, ma il linguaggio". Comincio a capire l'antifona. Incappo poi in Teorie della comprensione profonda delle cose, esordio di Alfredo Palomba, che viene descritto in questo modo: "Nella Valle del fiume Scafato sorge una piccola città, Paesone, e aleggia il ricordo di un'antica torre. Reale e onirico, ambiguo come ogni varco, questo segno del passato domina lo scenario in cui si muovono personaggi apparentemente non legati l'uno all'altro: l'autore di un blog anonimo, un ragazzino geniale, un aspirante poeta, un tossicodipendente che crede di essere un cavaliere errante, un trentacinquenne disturbato. Figure irregolari e dissonanti (eccetera)". Bene, ci sono le figure "irregolari" e "dissonanti". Originale. Ora, io il romanzo di Maino e quello di Palomba non li ho letti, pertanto non mi esprimo, ma, onestamente, quanto saranno diversi da Benevolenza Cosmica e dal Giorno della nutria? (Oddio, spero che lo siano, diversi. Lo spero davvero tanto, e la mia speranza è davvero l'ultima a morire, solo che tanto diranno e tanto faranno che me l'ammazzeranno, questa mia speranza testarda!)

La mia impressione, personalissima e umilissima, oltre che, in un certo senso, umiliata, è che già da qualche tempo i giovani esordienti italiani siano stati colpiti da un morbo ferocissimo: quello secondo cui sia loro dovere 'svecchiare il panorama letterario italiano' e 'creare una letteratura nuova', proprio come i gruppi musicali indie e alternativi che citavo all'inizio, che sono così 'svecchiati' e così 'nuovi' che sembrano suonare sempre le stesse canzoni, con gli stessi accordi e la stessa voce in falsetto per creare un'atmosfera emotiva. La 'novità' introdotta da questi baldanzosi alfieri della patrie lettere consiste nell'imitazione, grottesca e poco riuscita, di certi stilemi appartenenti alla letteratura americana. Ma alla letteratura americana degli anni '70, '80 e '90, quella del post-modernismo e compagnia: evviva il 'nuovo', dunque! Purtroppo, i nostri baldi autori riescono giusto a scopiazzare alla bell'e meglio gli stilemi di David Foster Wallace e Thomas Pynchon (venerano il primo per principio, spesso non avendo letto il secondo) e, se proprio devono avvicinarsi a qualche europeo, che sia Michel Houellebecq, dal quale possono prendere a prestito qualche porcata, ma di certo non l'apocalittico nichilismo. Tuttavia, di questi scrittori letti, ammirati, amati più per moda fricchettona che per passione sincera, non apprendono le caratteristiche meno superficiali e più importanti: la critica sociale, la complessità delle relazioni fra i personaggi, la consapevolezza storica, il senso 'epico' del tentativo di racchiudere, comprendere e cum-prendere il mondo in un romanzo. Al contrario, i prodotti letterari nostrani non fanno altro che presentare situazioni e storielline che si svolgono entro orizzonti limitatissimi e, tutto sommato, poco interessanti. Sono raccontini borghesi, ma conditi da paroloni incomprensibili e periodi vorticosi. Tutta superficie: i nostri coraggiosi esordienti utilizzano la filosofia per abbellire e decorare la letteratura, perché non sono in grado di fare come gli esistenzialisti, che utilizzavano la letteratura per fare filosofia. Sono, le loro, opere che sembrano scritte da persone che non solo non conoscono nulla della vita, ma non ne sono nemmeno interessati. E alla fine, nel loro tentativo di rendere saporito il vuoto, nelle loro costruzioni sempre più eccessive, sempre più 'non banali', 'non ordinarie', 'fuori dal comune', perdono la loro voce, la loro unicità. O meglio: non la acquisiscono, questa loro voce, un'unicità tutta loro. Leggi i loro romanzi e sono tutti uguali. Soprattutto, sembrano essere concepiti da uno di quei tizi che infesta le università italiane: uno di quelli che è al milionesimo anno fuori corso, che parla, parla, parla, di questo, di quello, cita a destra e manca, conosce di tutto, fa il simpatico, parla, cita, poi fuma, si ubriaca, ma tanto gli anni passano e lui non si laurea mai, mai, mai, ma che importa?, lui all'università non ci va per la laurea, per il pezzo di carta, ma per stare in contatto con persone interessanti e intelligenti, cioè persone come lui, o meglio, persone che pensano che sia lui quello interessante e intelligente. Tanto pagano mamma e papà.

Infine, tanto quanto il sonno della ragione genera mostri, così questa letteratura italiana 'nuova', che è in realtà una letteratura mostruosamente da quattro soldi, genera una mandria di lettori ammirati, che dal loro profondo sonno estetico sono pronti a urlare al capolavoro non appena viene pubblicata l'ennesima sciocchezza. Su Amazon fioccano giudizi a cinque stelle (quasi tutti scritti da utenti che non hanno scritto nessun altro giudizio, e chi ha orecchie per intendere intenda). Anche qui su goodreads è tutta una costellazione intricata di complimenti. La maggior parte di questi lettori avanguardisti sono uomini, fra i venti e i quarant'anni, segretamente misogini ed estimatori di quel dubbio 'umorismo sarcastico e intelligente' da studente fuori corso di cui sopra. Ma temo che bisogna stare attenti, con questi lettori, a parlar male dei loro beniamini! Come i fan scatenati delle band indie clonate e fotocopiate rispondono, alla minima critica, «Visto che non capisci niente di musica, torna ad ascoltare la Pausini!», così questi lettori sarebbero capacissimi di dirti «Visto che non capisci niente di letteratura, torna a leggere Fabio Volo!».

E la tragedia, la vera tragedia, è che è proprio questa letteratura pseudo-postmodernista la causa di quell'altra orrida e abominevole 'letteratura': quella di Fabio Volo, di Marco Missiroli, di Paolo Cognetti, di Paolo Giordano, della Mazzantini, della Tamaro e di tutti quegli altri pennivendoli che vogliono 'raccontare storie' e che, invece, raccontano sempre le stesse inutili sbobbe sdolcinate. Temo che sia a causa di quest'idea malsana secondo cui il romanzo italiano debba essere la versione annacquata e maldestra di alcuni romanzi americani che, per reazione, gli autori che vogliono conquistare il cosiddetto 'grande pubblico' in Italia si pongono, automaticamente, all'altro estremo dello spettro. Il risultato è che tutti scrivono senza saperlo fare e gli estremi, come da tradizione, alla fine si toccano.

Intanto i lettori, queste creature ingenue, gentili, innocenti, e così maltrattate, odiate, disprezzate, illuse e raggirate dagli autori, sono lasciati in balia di sé stessi e di queste scellerate offerte editoriali. Lasciati soli, totalmente soli, a fluttuare in una melassa grigia e collosa, ignari di cosa sia la letteratura. Ignari, soprattutto, della grandezza che ha toccato la letteratura italiana. Ignari, dunque, delle malie e delle magie e degli squarci di luce che ci donarono Paolo Volponi, Carlo Emilio Gadda, Gesualdo Bufalino, Federico De Roberto, Giuseppe Berto, Elsa Morante, Guido Morselli, Giovanni Papini, Dino Buzzati e tanti, tanti, tanti altri. Tutti italianissimi e bravissimi. Tutti dimenticati. Peggio: ignorati. Non più malie, non più magie, non più squarci di luce. Solo buio melmosamente colloso.

È un gran casino. Ed io non so più che dire. Salviamo il romanzo italiano? Oppure, salviamoci dal romanzo italiano? Non so.
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
September 29, 2020
Non so perché è una nutria

“Nulla è ciò che non è io e non è mondo, cioè l'irreale; spettro è ciò che fu io e fu mondo, ma non lo è più, cioè il derealizzato. Io e mondo sono la stessa cosa, i due versanti della realtà. Se si guarda all'io ci si accorgerà quanto è mondo, più si guarda più si trova mondo, alla fine non rimane che un'unica radice di io che non è stata riconosciuta come mondo, quella radice non è altro che un perno, è la congiuntura tra io e mondo, ma se si guarda il mondo si scoprirà quanto è io, e poi scavando si vedrà che tutto il mondo è io, e rimarrà un'unica radice: quel solito, medesimo perno”.

Ci sono libri che a raccontarne la trama non si conclude nulla di buono. Secondo me, Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi è tra questi. Ci sono altre cose da rimarcare sul testo. Lo stile è serio comico; tre tipologie di esperienza connotano la personalità di Davide, il protagonista: la cefalea cronica quindi la malattia, l'alcolismo quindi la dipendenza (con sostanze chimiche psicotrope di ogni tipo, e psicofarmaci), l'ossessione, quindi un disturbo e un assedio costante di fantasie e pensieri che hanno origine in se stessi e che sono monologo intellettualista e coro emotivo tra i personaggi del romanzo. I personaggi principali sono la madre Eufemia, molto malata nel corpo e nella mente (Alzheimer, fibromialgia, sifilide neurologica), il nipote Giulio, orfano della sorella e ragazzo edonista, la domestica cubana/rumena Dorota, con un passato di studi danteschi e amante di Mircea Eliade, Don Stefano, un prete tragicomico che scrive lettere vorticose a tutte le personalità culturali del globo, e i giovani Esteban e Emanuele, che si muovono ribelli tra santeria, enciclopedia e ufologia. Davide si dedica promiscuo alla sessualità, praticando liberamente attività di diverso genere, e perseverando nell'autoerotismo. I piani narrativi si sviluppano su più livelli (inferno paradiso, alto basso, terra e cielo) e molteplici registri (comico e tragico, bene e male, sogno e veglia, norma e patologia), costituendo un punto di vista eccentrico e distante per fare parodia del mondo, ribaltandone i valori. Si può definire il testo come rappresentante di un profondo realismo grottesco e satirico, un romanzo estremo che è confessione malinconica e carnevalesca di una vita degradata e eccessiva, costruito secondo la linea studiata da critici come Bachtin e Frye. Il gioco letterario invita il lettore ad una risata ironica e isterica, travolto da allucinazione ed eclettismo. L'autore di Capalbio non è nuovo alla narrazione: ha diretto la rivista Crapula e composto diversi racconti. Esordisce con un'indagine dove non c'è spazio per la guarigione, tutto è disordine e capovolgimento, sempre in equilibrio tra gioia delirante e tragica vertigine. Sul crinale tra mistica e paranoia, si manifesta e prende vita un'umanità incurabile, che corre verso una soluzione spontanea e paradossale. Inconsueto come Gombrowicz, sottosuolo come Erofeev.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews292 followers
September 23, 2019
Tra gli esordi italiani de tenere d’occhio del 2019, Andrea Zandomeneghi si piazza nella mia personale classifica a fianco di Bacà, davanti a Lupo e molto davanti a Marangoni.
Come a volte accade nei libri migliori, la trama non è così rilevante e la bestiola del titolo è più che altro un espediente. Conta più il come del cosa. E qui la prosa è incredibilmente precisa e potente, elegantissima. Colta, a tratti eccentrica. Ha un discreto numero di termini poco usati di cui ho dovuto recuperare il significato. Leggermente sovrascritto, forse, ma ha delle parti che fanno davvero molto godere e ripagano quella sensazione di “troppo”.
Carico di riferimenti, da Dostoevskij a Bolaño, dal Foglio di Cerasa a Galimberti che parla di follia e ragione, da Tondelli ad American Horror Story.
Finale un po’ tirato via.
Molto consigliato.
[76/100]
Profile Image for marco renzi.
299 reviews102 followers
April 23, 2019
La mia intervista ad Andrea Zandomeneghi sull'Eco del Nulla:

https://www.ecodelnulla.it/il-fallime...

«questo libro nasce da un fallimento e racconta un’esperienza traumatica: svegliarsi una mattina, magari avendo dormito poco, dopo una sbornia enorme. Al risveglio, si hanno logicamente i postumi, che possono essere fisici o mentali; si hanno poi insicurezze e lacune nella memoria che andiamo a riempire col senso di colpa. Il mio protagonista è un cefalgico cronico, dunque ha anche un mal di testa della madonna, e gli accade di trovare una nutria sul pianerottolo di casa. Il problema è che questa nutria è morta, ma non solo: è scorticata e congelata. A quel punto lui non sa più che pesci prendere. Il romanzo consiste nella ricerca che il protagonista fa per capire da dove viene la nutria».
Profile Image for Vanni Santoni.
Author 41 books633 followers
Read
February 21, 2019
diciassettesimo titolo della collana "Romanzi" da me diretta per Tunué
Profile Image for Hex75.
986 reviews60 followers
November 16, 2019
decisamente questo "il giorno della nutria" non è uno di quei romanzi che si leggono per la trama: abbiamo il ritrovamento del cadavere di una nutria -scuoiata e congelata- all'ingresso di una casa abitata da un eterogeneo gruppo di squinternati, tra i quali spicca davide aloisi, narratore della vicenda, convinto -a torto o ragione- che il ritrovamento sia legato a qualcosa avvenuto in precedenza.
e allora cosa succede in queste 146 pagine?
niente e tutto, e comunque quasi tutto nella testa del nostro protagonista: del quale ci sorbiamo riflessioni e aneddoti, dettagliate cure cliniche e letture intense e casuali, sogni e deliri, e altro ancora.
ora, in un libro di questo tipo temo conti molto il grado di "complicità" che si raggiunge con il personaggio di cui si sorbiscono idee e racconti: nel mio caso qualcosa c'è stato, ma nella maggior parte dei casi avrei voluto si azzittisse un attimo (che forse avrebbe fatto bene anche al suo cronico malditesta), magari dopo avergli urlato un sacrosanto chissenefrega.
libro scritto benissimo, figlio di una cultura evidentemente non indifferente, decisamente ambizioso e capace di regalare anche diversi momenti assai divertenti (non male l'elenco della corrispondenza di don stefano con il mondo letterario), eppure non mi ha convinto appieno.
ma neppure è stata una lettura da buttare via: diciamo che forse in questo momento non è stato la mia cup of tea, ma se si è nello spirito e si entra in sintonia con il narratore potrebbe anche piacere.
Profile Image for Lorenzo Del Corso.
14 reviews2 followers
January 29, 2021
Una scrittura frenetica ed estremamente consapevole. L'autore è indubbiamente un grande conoscitore della lingua, e la usa in maniera esplosiva. L'autore è consapevole di questo, e in alcune interviste dice che il libro è principalmente basato sullo stile piuttosto che sulla trama; e in effetti questo è l'unico punto debole. Non tanto perché la storia stia in secondo piano, quanto per le pagine finali, che mi sono sembrate scritte proprio per dover risolvere il "mistero della nutria", quasi come un contentino per il lettore che è arrivato in fondo al libro.
Profile Image for Max.
204 reviews6 followers
January 5, 2023
Ci vuole un buon vocabolario: oclocrazia, eteronormativizzata, totipotenza... La mamma parla di nomos reicentrico, la badante usa frasi latine come mensura ergo possum... (Ma solo io ho amici che parlano in dialetto e non conoscono il significato di oniricomessianicomorfo o archimandrita?). Ci vuole anche pazienza, bisogna entrare nell'atmosfera, trovare il ritmo, prima di poter ballare con lo stile torrenziale di Zandomeneghi e farla diventare un'esperienza godibile e stimolante. A quel punto la lingua italiana diventa un vortice che ti tira dentro.

È bello sapere che, dietro a chi vende libri (Volo, Ferrante, eccetera) ci sono giovani autori per cui raccontare una storia è secondario alla sinfonia delle parole. Occhio però: c'è un limite, oltre al quale il virtuosismo cede il posto all' autocompiacimento. (Un punto in meno per la mia personale crociata contro le descrizioni dei sogni nei romanzi: proprio non le digerisco.)
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