Questo romanzo parla d'amore e di guerra, di verità nascoste e coincidenze che forse tali non sono. Ma anche di cibo, di vini eccellenti e di un posto bellissimo come la Borgogna. Due storie che si intrecciano a settant'anni di distanza l'una dall' quella di Tristan Dubois, giovane scrittore parigino che si rifugia in un piccolo paese nel cuore della Côte d'Or in cerca dell'ispirazione perduta e per riconciliarsi con il ricordo di Isabelle, che lo ha lasciato quattro mesi prima, ma che continua ad amare; e quella di Wilfred Baumann, ex ufficiale nazista che durante l'occupazione tedesca in Francia comandava un piccolo plotone dislocato nello stesso paese in cui, per oscure ragioni, è tornato a vivere dopo anni, comprando la grande villa che a quel tempo era la sede dei soldati. Gli abitanti del posto ne parlano mal volentieri e dipingono Baumann come una persona spregevole che si è macchiata di crimini orrendi, tra cui la fucilazione di dieci civili e l'istigazione al suicidio o addirittura l'omicidio di una giovane cameriera che lavorava nella villa. Dubois, incuriosito dalla vicenda del vecchio ufficiale, comincia a indagare sul suo passato, scontrandosi contro un muro di omertà. L'incontro tra i due uomini sarà illuminante per entrambi e cambierà le loro vite, in un turbinio di emozioni. Licalzi supera se stesso e ci fa assaporare un romanzo tinto di giallo, con una trama evocativa e potente, regalandoci pagine dalla scrittura intrigante in cui disincanto, ironia e passione si susseguono in un'irresistibile varietà di toni.
Scrittore e psicologo italiano. Nel 2003 il suo primo romanzo, Io no, è diventato un film omonimo, diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi.
Nel 2005 è stato finalista del Premio Bancarella, vinto poi da Gianrico Carofiglio e nel 2009 ha vinto il premio Selezione Bancarella con il libro 7 Uomini d'oro.
“Ogni piccola decisione che prendiamo cambia la storia del mondo”, la citazione appartiene ad un altro romanzo dell’autore intitolato La vita che volevo, ma a mio modesto parere calza a pennello anche per Le alternative dell’amore, libro che ho letteralmente bevuto e che mi ha dato piacevolmente alla testa, vuoi perché, tra le pagine, di alcool ne scorre a fiumi, vuoi perché è tutto perfetto in questa storia: ambientazione, personaggi, intreccio, cibo e tanto buon vino. Mi sono lasciata ubriacare dalle parole di Lorenzo Licalzi e, fidatevi, è stata una delle sbronze letterarie più memorabili della mia vita.
Ci troviamo nella splendida cornice della Borgogna, nel cuore della Côte d’Or, Tristan Dubois è uno scrittore parigino di successo che ha perso due cose fondamentali nella sua vita: il grande amore e l’ispirazione. Isabelle lo ha lasciato da quattro mesi, ma Tristan continua a crogiolarsi nel suo dolore a discapito anche della vena artistica che lo ha abbandonato. “Le alternative dell’amore”, questo il titolo del libro che lo ha reso celebre, rischia di rimanere l’unica pubblicazione, ma all’autore poco importa, ciò che gli preme davvero è recuperare il suo rapporto con la donna che ama. Ma quante volte si può perdonare un tradimento? Isabelle lo ha già fatto due volte, però ci sono uomini come Tristan che tendono ad essere recidivi, eterni bambini che amano farsi beccare in flagrante, e nel suo caso la scappatella è ancora più grave perché ha tradito la sua donna nientedimeno che con sua sorella. L’agente letterario e amico, Bernard Morel, decide di tirarlo fuori dal buco nero in cui è precipitato e suggerisce all’autore di trascorrere un periodo di tempo fuori da Parigi, a Morgy, un paesino di 400 anime non lontano da Digione. Tra quelle splendide colline possiede una casa e spinge Tristan ad approfittarne per staccare la spina e rilassarsi in attesa che l’ispirazione bussi nuovamente alla sua porta. Dopo un’iniziale reticenza, Tristan cede e parte a bordo della sua amata motocicletta. Morgy è davvero un piccolo borgo dimenticato e sospeso nel tempo, un luogo di pace assoluto in cui riflettere sugli errori passati crogiolandosi nel ricordo di Isabelle e della “sua alchimia di carne e di spirito… un’equazione d’amore risolta. Una donna capace di mettere ordine nel disordine del cuore di Tristan”.
A Morgy il tempo scorre con pigra indolenza, pochi abitanti, negozi multicommerciali che vendono di tutto e “La taverne de la concorde” gestita da Marie, una signora di circa settant’anni che prepara piatti deliziosi innaffiati da un ottimo Pinot nero di produzione locale. E poi c’è Camille, una bella ragazza dai capelli castani e un sorriso aperto, che lavora nell’emporio del paese ed è sposata con Marcel, un brillante avvocato. Con Tristan nasce una immediata simpatia fatta di cene, complicità e ottimo vino. Ed è in una di queste serate goderecce che salta fuori il nome di Wilfred Baumann, un anziano signore che abita in una casa isolata in cima alla collina, in compagnia del suo maggiordomo, Leopold.
Baumann è un ex tenente nazista arrivato a Morgy nel 1944 durante gli ultimi sgoccioli del secondo conflitto mondiale, con un piccolo plotone di soldati. Insediatosi insieme al suo esiguo seguito di nazisti nella villa in cima alla collina, adatta come vedetta per la sua posizione strategica, si macchiò di un crimine atroce: la fucilazione di dieci abitanti di Morgy per rivendicare l’uccisione di un capitano tedesco a cui la Resistenza francese aveva teso una imboscata. Baumann rimase in servizio in quei luoghi solo per quattro mesi, e in quel breve periodo fu considerato anche l’unico responsabile della morte per suicidio di una giovane cameriera, Costance.
Dopo aver lasciato Morgy, a guerra finita, Baumann vi fece ritorno, ormai vecchio e di salute cagionevole, nei primi anni del duemila, come proprietario della villa che era stata la sede del piccolo distaccamento tedesco. Gli abitanti del paese non avevano accolto con benevolenza la sua presenza, i più anziani soprattutto si nutrono ancora dell’antico rancore nei suoi confronti. Rancore che si estende anche a Tristan, non appena il giovane scrittore comincia a frequentare la casa del temibile ex tenente nazista dagli occhi di ghiaccio e del suo governante Leopold che altri non è che… non ve lo svelo, scopritelo da soli e innamoratevi di questo incredibile personaggio.
La conoscenza tra Tristan e Baumann ha uno scopo preciso: quest’ultimo consegna nelle mani dell’autore un diario vecchio più di settant’anni, scritto di suo pugno, in cui vengono narrati, con certosina precisione, gli avvenimenti degli anni 40. Una versione diversa rispetto a quella di cui Tristan era venuto a conoscenza attraverso le chiacchiere del paese. Baumann confessa a Dubois di essere tornato a Morgy per scoprire la verità sul suicidio di Costance che per lui non era una semplice cameriera, ma la donna della quale si era perdutamente innamorato, amore corrisposto seppur impossibile. Costance aveva deciso di scappare con il bel tenente tedesco, ma quella sera non si era presentata all’appuntamento e poche ore dopo si era tolta inspiegabilmente la vita.
Ciò che Baumann vuole è scoprire la verità e restituire dignità al grande amore che lo ha legato a Costance. Per questo chiede a Tristan di indagare e di scrivere un libro sulla vicenda. Ma l’ispirazione non arriva a comando…
Fermatemi, bloccatemi, altrimenti vi racconto tutto questo meraviglioso romanzo altamente evocativo. Lorenzo Licalzi ha scritto una storia credibile, godibile e ad alto tasso etilico, in cui l’amore in tutte le sue declinazioni e alternative è il principale protagonista. La ricostruzione storica è precisa ed impattante perché, per una volta, abbiamo la possibilità di conoscere l’altro risvolto della medaglia, attraverso i ricordi di un ex tenente nazista. Erano davvero tutti spietati assassini o rispondevano ad ordini che non si potevano ignorare?
Ho amato alla follia ogni pagina, capitolo, personaggio, Leopold su tutti; ho apprezzato ogni singolo bicchiere di vino bevuto, sorseggiato e pasteggiato e perfino la rivisitazione della Carbonara che, caro Lorenzo, anch’io preparo come Tristan. Non diciamolo ai puristi del piatto, però! Il tipo di narrazione è ipnotica, non conoscevo la penna di Licalzi e questo significa una sola cosa: prenderò un periodo sabbatico dal blog, per recuperare tutti i precedenti libri di questo autore, perché non è facile trovare un uomo che scriva così bene di sentimenti.
Tristan è l'autore di un libro di grande successo, ciò ha reso la sua vita agiata e più leggera di quanto non lo fosse prima. Lui è un uomo innamorato di Isabelle, ma è uno che cotinua a sbagliare. Per ritrovare un po' di serenità e per rimuginare sui suoi errori, decide di accettare l'offerta del suo agente di recarsi a Morgy, un piccolo paese francese dove nessuno lo disturberà. Qui troverà una storia da raccontare grazie ad un vecchio militare tedesco che gli offrirà la sua versione di lontani tragici eventi. Dentro a questa storia non c'è solo una rievocazione storica, ma anche un amore impossibile che il signor Baumann ha vissuto. L'anziano nazista ha letto il libro di Tristan e vorrebbe che scrivesse la storia della sua vita, è rimasto colpito dal suo tipo di scrittura, le sue singolari osservazioni dell’animo umano, lo stile originale ed efficace, coinvolgente e sincero con un’invidiabile capacità di rendere visibile ciò che descrive, riesce a raccontare gli avvenimenti in modo così realistico che pare di viverli. Insomma uno scrittore che sa emozionare, perfino lui, una persona decisamente razionale e poco incline a lasciarsi andare a certi sentimentalismi. Il libro è divertente, il personaggio di Tristan è efficace e reso molto bene dai suoi comportamenti e dalle sue battute o dai suoi modi di esprimersi. Non è certo la storia più originale che ho letto, però dopo un inizio stentato fila via in maniera veloce ed interessante. I dialoghi con Flèche, il ragazzo conosciuto a Morgy per caso, sono spassosi e comici.
“Le alternative dell’amore” è uno dei pochi libri il cui titolo esprime la dichiarazione esatta di ciò che l’autore vuole trattare, e questa è una cosa che mi piace tantissimo. Titolo bellissimo a prescindere, comunque, anche secondo il criterio di quel famoso regista il quale affermava di definire belli i titoli dei film che gli facevano esclamare: “Me cojoni” e orribili quelli che gli suscitavano uno “Sti cazzi”. E bellissimo, bisogna dirlo, è anche il libro. Un argomento così profondo, infatti, avrebbe potuto tradursi in pagine e pagine di introspezione, essendo l’argomento più adatto all’analisi piuttosto che alla narrazione. Licalzi, invece, riesce a costruire una storia, o meglio un intreccio di storie che toccano tante delle possibili alternative all’amore (ma esistono davvero?). E quindi tutti i subplot sono coerenti con il messaggio del libro, ne affrontano alcuni aspetti e forniscono ciascuno un’alternativa diversa (non dico altro per non spoilerare). Stile narrativo elegante senza essere supponente, ritmo giusto per mantenere viva l’attenzione riuscendo nel contempo a dare il tempo necessario per approfondire i temi, linguaggio moderno il giusto. I In poche parole, finora è il libro che più mi ha colpito nel 2019. Cinque stelle piene.
Molto carino. Tra giallo e Borgogna... si legge d’un fiato. Licalzi affronta le alternative dell’amore con profondità ma con un linguaggio leggero e piacevole. Mi ha fatto venir voglia di andare ad assaggiare un pinot nero a Morgy.
Attratta da una copertina minimal, ma di grande effetto, e da una trama che, sin dalle prime righe, contiene tutti gli ingredienti necessari a far sì che una storia possa incuriosirmi, mi sono accostata alla scrittura di Lorenzo Licalzi carica di aspettative. Licalzi è un autore che vanta una serie di lavori pregressi ed un nutrito gruppo di lettori estimatori delle sue opere e, nonostante i pareri discordanti che circolano sul web riguardo questo suo ultimo romanzo, posso anticiparvi di averlo abbastanza apprezzato.
Bello, scorrevole, personaggi che sembrano girarti intorno come fossero amici, la storia potrebbe non essere particolarmente originale ma è una lettura piacevole.