(1) Houellebecq e Missiroli sono i due autori che aspettavo di più.
Insomma, a febbraio sto già tranquillo per tutto il 2019.
(2) Missiroli lo attendevo non tanto perché Atti Osceni mi avesse sbalordito, ma perché raggiunta la popolarità ha deciso di prendersi il suo tempo, tirarsi fuori dagli schemi editoriali classici. Perché quando lo vedo mi sta simpatico, un po’ consapevole e un po’ sbruffone. Perché è uno che ci crede.
(3) Atti osceni era un romanzo di formazione con Libero Marsell protagonista assoluto. Fedeltà è un romanzo corale, costruito sulla pluralità delle voci. Quelle di Margherita e Carlo, soprattutto. E poi quelle di Sofia, Andrea, Anna. Personaggi sospesi, non-risolti e (immagino volutamente) non-accattivanti. Margherita è un architetto che vende case. Carlo è un aspirante scrittore che insegna part time. È mediocre, o semplicemente comune, gestisce male i suoi impulsi, ma cresce un po’ alla distanza. Anche Sofia vorrebbe scrivere ma non si crede all’altezza e torna a lavorare nel negozio di ferramenta del padre. Anna è l’unica a mostrare un lato rassicurante.
(4) AmoresPerros e Fight Club, Marella Agnelli e Yves Saint Laurent, Via delle Leghe e Corso Concordia, Topografia e disillusioni. È uno di quei libri che quando lo inizi fai fatica a staccarti. Che ha un’armonia e un ritmo ben preciso, una prosa fluida, una cura particolare nella scelta delle parole. Cesellato ma (quasi mai) artificioso. Tre anni di ricerche, (ri)scritture, revisioni si sentono, a mio avviso.
(5) L’aspetto più riuscito per me è l’architettura, e il modo in cui i protagonisti si passano il testimone. Una specie di montaggio emotivo la cui esecuzione non è per nulla banale ma il cui risultato è davvero efficace. Ad esempio: Carlo e Sofia, lui si trova a Milano, lei a Rimini. Nello stesso momento entrambi guardano fuori da una vetrina. Missiroli li ricongiunge così:
Carlo si avvicinò al termosifone, appoggiò la schiena e si fece scaldare. Rilesse il messaggio di lei. Poi si voltò verso il neon della tintoria cinese, bucava l’inverno e a lui parve di notare un albore di primavera: oltre la vetrina Sofia intravide Largo Bordoni liberato dal gelo, si disse che Pentecoste non le avrebbe mai risposto, forse i libri non gli erano arrivati, forse l’invadenza lo aveva infastidito.
(6) Più deficitario è il contenuto, la trama. Dal mio punto di vista è un lavoro autentico e sentito. Però manca una storia solida, inattaccabile. Manca la ricerca di un punto di vista inedito su fedeltà/infedeltà, sui legami stretti e le possibili alternative. E non basta dire che il libro vorrebbe raccontare la fedeltà verso se stessi più che verso gli altri. Il buco resta. Sono andato a rileggermi quello che mi ero appuntato in merito ad Atti osceni e ho trovato questo Difetta sulle dinamiche, sull’alternanza di pieni e vuoti. Nessun attacco senza preavviso, non c’è mai quella sensazione di sentirsi davanti all’uragano.
Alla fine, penso un po’ la stessa cosa. [64/100]