Chi ha ucciso la principessa Alessandra Rudescenko, sull'orlo della suapiscina di Acapulco, all'alba di una notte di festa in cui si è bevuto troppoalcol? Sua madre, la principessa Nicoletta, si è accusata un po' troppo infretta di una "imprudenza" che potrebbe coprire un delitto, commesso da altri.Ma chi è l'assassino della bella Alessandra? Forse il suo quinto marito,Domingo Urrales, che amava troppo la figliastra? O l'equivoco Heinrich Bergen,cacciatore di dote, fresco vedovo dell'uccisa? O qualcun altro della piccolacorte ambigua che sta attorno alla vera principessa, Sofia Rudescenko, che haconosciuto lo zar e le feste di Pietroburgo? Il giovane Ariberto Sartoris, cheha ricevuto le confidenze di Alessandra, vuole sapere la verità.
Vladimir Giorgio Šerbanenko was an Italian journalist and writer of Ukranian origin.
He was born in Kiev, in what was then the Russian Empire, on 28 July 1911. At an early age, his family immigrated to Rome (Scerbanenco's father was Ukrainian, his mother was Italian), and then he moved to Milan when he was 18 years old.
He found work as a freelance writer for many Italian magazines, chief among them Anna Bella before becoming a novelist. His first fiction books were detective novels set in USA and clearly inspired by the works of Edgar Wallace and S.S. Van Dine signed with an English-sounding pen name. While Scerbanenco wrote in several genres, he is famous in Italy for his crime and detective novels, many of which have been dramatized in Italian film and television [1]. These include the series of novels with main character Duca Lamberti, a physician struck off the register for having performed a euthanasia, and turned detective (Venere privata - A Private Venus, 1966; Traditori di tutti - Betrayers of All, 1966; I ragazzi del massacro - The Boys of the Massacre, 1968; I milanesi ammazzano al sabato - The Milanese kill on Saturday, 1969), as well as Sei giorni di preavviso (Six Days of Notice), his first novel. He died of a heart attack in Milan on 27 October 1969. As well as in Milan, the writer lived for a long period in Lignano Sabbiadoro, a town on the Adriatic Sea in Friuli-Venezia Giulia. The town holds his archive.
Giorgio non ne aveva molta voglia. l'inizio gli venne facilmente, con un'efficace anticipazione del delitto, e l'astuta presentazione dei personaggi ad opera della giornalista tedesca. poi però si stufò rapidamente, e invece di intessere una trama fatta di investigazioni e scoperte, risolse tutto nel modo più semplice, banale: qualche pugno e una confessione. e il sollievo di non aver riscritto dieci piccoli indiani.
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Hoy es dos de enero de 2020, mañana un crimen célebre cumplirá 52 años. Desafortunadamente para los crímenes, su celebridad también caduca y actualmente ya nadie habla de Sofía Bassi, de su hija Claire –ciega y desacreditada– y, sobre todo, del conde Cesare D’Acquarone, misteriosamente asesinado en Acapulco (Quinta Babaji, cerca de Las Brisas). Pero entonces (1968) fue uno de los temas favoritos para la sobremesa, la murmuración y la libre curiosidad. Escuché por primera vez el nombre de la célebre y autoconfesa asesina, Sofía Bassi, en una comida, gracias a una frase suelta: “…como aquella amiga tuya, Sofía Bassi…”, que una de las comensales le dijo a Miguel Capistrán. No tenía yo ni idea. Así que comenzaron a hablar del caso policiaco más famoso de los 60, bueno, uno de los más, porque también sobre el asesinato de Carlos Madrazo revolotearon las suspicacias hasta que lo cubrieron las certidumbres. Entonces, le pedí a Miguel que nos reuniéramos para que me contara su amistad con Sofía, su vida, sus confesiones. Y más adelante, el anfitrión de aquella comida, Luis Terán, me regaló esta novela que apareció en Italia, para ilustrarme cómo este caso viajó por el mundo. Los diarios alemanes, los italianos, los franceses (¡los italianos sobre todo!) publicaban escandalizados que en México se había asesinado a un distinguido miembro de la nobleza europea, lo cual –en el año de las Olimpiadas– era inadmisible. Diré lo que dijo Sofía el día en que se entregó: que el conde le dijo que ella tenía que aprender a disparar, porque así podrían ir en familia a los safaris por África. Sofía dijo que ella tenia una fobia terrible por las armas, que ni siquiera podía ver una frente a ella. Pero por alguna razón, entro a la casa a tomar una pistola para que su yerno, el Conde, la enseñara a disparar. Frente a la piscina, en medio de toda la familia, Sofía le extendió el arma para entregársela, pero ella se disparó sola en cinco ocasiones sobre el Conde, quien cayó en la piscina, dentro de la cual se formó un repentino coral púrpura. Sobre la realidad también creció el coral de las noticias periodísticas para alimentar a los miles y miles de peces ávidos de rumores. La verdad, se imaginarán, estuvo ausente; más adelante Sofía fue condenada por una década tras las rejas, de la cual cumplió sólo una parte. Me gustaría saber dónde se documentó Giorgio Scerbanenco (1911-1969), que tan buena aproximación tuvo sobre este caso. ¿Habrá venido a México?, ¿devoró, al igual que otros cientos de miles, las noticias que derivaron de este caso? Desafortunadamente, ésta fue una de sus últimas novelas, pues murió al año siguiente del crimen mexicano que lo inspiró. Como realmente la novela no volvió a publicarse en nuestro país (aunque Scerbanenco es uno de los maestros del género en Italia), no importa que revele la teoría del autor. Que la autora del crimen fue madame Diericx, la abuela, suegra de Sofía, madre de su primer marido. En la vida real, esta mujer es interesante: fue esposa del embajador en Bélgica, Orozco Muñoz, muy interesado en el arte en general (parece que tenía cuadros de Magritte en su colección). Y que ella (me lo contó Miguel Capistrán) coleccionó de obras del sorprendente Hermenegildo Bustos, las cuales donó a Guanajuato… ¿Quién será el Thomas de Quincey de este crimen?
Leggerò altro di Scerbanenco, autore noir osannato, apripista di questo stile letterario in Italia e degno di avere un premio letterario intitolato a suo nome. Ho iniziato col piede sbagliato, con un racconto breve che sembra preso dalle pagine di certe riviste per signore: avete presente i racconti gialli pubblicati per dare alle dame sotto l'ombrellone un espediente anti noia? Ecco, con tutto il rispetto per Scerbanenco siamo a quel livello lì.
Lo stile di Scerbanenco, che io associo a Milano e d'intorni, mi porta questa volta nel jet-set di Acapulco, tra fuoriusciti europei non più graditi in patria. Ci sono ex giovani nazisti e nobildonne russe dalla incalcolabile fortuna, insieme al solito contorno di parassiti e sfruttatori. E ci sono un italiano ed un oriundo italiano che si troveranno a dover mettere ordine nei danni provocati da questi presunti intoccabili. Le principesse Rudescenko, nonna, madre e figlia, vivono con la loro moderna corte ad Acapulco. Data la ricchezza possono fare quello che vogliono, almeno finghè l'omicidio non tocca il loro stesso nucleo famigliare. Oltretutto il tempismo è sbagliato e i colpi di pistola vengono sparati poco prima dell'arrivo dl nuovo capo di polizia, un uomo non ancora corrotto e poco sensibile ai quarti di nobiltà. A complicare il tutto, o forse a semplificarlo,si intromette anche un dipendente dell'ambasciata italiana, mosso da un improbabile. Scerbacenco non ne sbaglia una, nè le ambientazioni nè le motivazioni del crimine.
Una giovane principessa uccisa a bordo piscina in una villa nella splendida Acapulco. La madre della vittima che si accusa subito, con una prontezza sospetta, tutti i presenti al crimine che corroborano questa versione. Un investigatore che si lascia corrompere da una bustarella per non eseguire un arresto ritenuto "inopportuno" e un addetto all'Ambasciata italiana di Città del Messico, ex pugile dilettante che, utilizzando le maniere spicce riesce dove la Legge non aveva potuto nulla, ottenendo la svolta finale nelle indagini. Questi in sintesi gli ingredienti che fanno di questo originale giallo firmato da Giorgio Scerbanenco una storia tesa e avvincente condotta a tratti come un servizio di cronaca nera.
Un bel libricino, breve, succinto e comunque denso. Il primo che leggo di Scerbanenco e non mi ha deluso. Certo lo stile di scrittura e' molto personale e ci vuole qualche pagina per adattarsi, ma per il resto e' una lettura che scorre via piacevole. Ambientato in una Acapulco che sembra fuori dal mondo e popolato da personaggi che vivono una loro realta' aristocratica da intoccabili. Un mondo dove i soldi comprano tutto, ma cui non tutti si vendono. Le vicende di un apparente incidente non convincono tutti, qualcuno indaghera' su una morte solo in apparenza incidentale. Una corsa contro il tempo ben ritmata fino all'epilogo finale.