Un bravo ragazzo, università, fidanzata, famiglia, i soliti lavoretti per raggranellare i soldi per un viaggio di piacere, viene trovato morto dentro la sua utilitaria. Le mani legate al volante, un colpo in testa e un foro di proiettile preciso alla tempia, i calzoni abbassati. Del caso si occupano i sovrintendenti Ghezzi e Carella, ed è un’indagine che si presenta lunga e complessa, dove gli indizi, anziché mancare, sembrano troppi. Intanto, Gloria Grechi, impiegata di media condizione, donna dal fascino e dall’atteggiamento elusivi, si presenta presso la neonata agenzia investigativa di Oscar Falcone, non specchiatissimo amico e compare di guai di Carlo vuole che le ritrovino il marito improvvisamente scomparso. Ma la cliente non dice tutto, non spiega perché non si rivolge alla polizia, non chiarisce i suoi misteriosi comportamenti. Carlo Monterossi, autore televisivo di una trasmissione di enorme successo, che gli ha dato fama e soldi, ma che lui odia per quello che è diventata, spazzatura, cinismo, speculazione, simbolo dei simboli dei tempi nuovi, partecipa e osserva, investigatore per caso, acuto e ingenuo. Presto piste, indizi e vicende convergono in un intreccio in cui le vite si gli inseguiti possono diventare inseguitori, i giocatori pedine, i traditori traditi a loro volta. Alessandro Robecchi ha costruito un noir d’alta scuola; un intreccio che è come un meccanismo perfetto in cui ogni ingranaggio porta il lettore con totale naturalezza dove è più sorprendente ritrovarsi.
Molto più corale, il buon Carlo quasi una comparsa. Trama molto chiara e finale intuibile abbastanza presto, l’ho finito sperando in un plot twist che non c’è stato. Due stelle e mezza.
Un ragazzo di 23 apparentemente irreprensibile viene trovato morto nella sua auto con un colpo di pistola alla tempia e la polizia non sa che pesci pigliare. Allo stesso tempo una donna si rivolge alla neonata agenzia investigativa di Oscar Falcone per ritrovare suo marito scomparso. Come ogni lettore può immaginare, i due casi sono collegati, ma è giusto scoprire gli indizi pagina dopo pagina. Intanto sono arrivati i "tempi nuovi", il Paese non deve più avere paura ma ritrovare fiducia e questo è il compito della "grande fabbrica della m..." per la quale lavora Carlo Monterossi, che verrà chiamato di nuovo a Crazy Love per pettinare storie, ma in maniera diversa. Ma saranno cambiati veramente questi tempi? Questa storia apparentemente leggera ci parla di evasione fiscale, riciclaggio, cyberbullismo e cose che cambiano per non cambiare. Non merita effettivamente quattro stelle, Monterossi è un po' tanto spandi, la costruzione è poco realistica perché in fondo si tratta di una commedia, ma io mi sono divertita come sempre e a Robecchi glielo devo.
Questo romanzo della serie di Carlo Monterossi fa molto riflettere sui tempi nuovi, in cui non c'è più distinzione tra le brave persone e i delinquenti, in cui le vecchiette smazzano coca perché in un mese guadagnano quanto in due anni di pensione, e così riescono a mantenere i nipoti all'università.
Tutto mischiato, brave persone che diventano delinquenti, occasioni che diventano tentazioni irresistibili. Una volta quel crinale tra guardie e banditi, tra bene e male, era sottilissimo, una lama, e ora è come un sentiero di montagna, largo abbastanza da passarci agevolmente, e lo percorreva anche gente normale, gente perbene, spinta fin lì dalle ingiustizie e dalla rabbia. Lo fanno tutti, girano un sacco di soldi, e sto fuori solo io? I tempi nuovi sono anche questo: si dicono in pubblico parole che una volta ci si vergognava a pensare in privato, il "perché no?" sostituisce il "perché no".
Ritorna Agatina Cirriello, la poliziotta che abbiamo conosciuto nell'indagine precedente, che, stanca del sessismo che impera in polizia, accetta la proposta di Ghezzi di provare ad affiancare Oscar Falcone nella sua agenzia investigativa; proposta che lui ha rifiutato, perché, malgrado la stanchezza di doversi travestire per le indagini in incognito - ormai ha un'età - non se la sente di lasciare la polizia. E, nonostante tutto, Ghezzi esce fuori dai binari per aiutare Margherita, la nipote della maestra Morganti, un'amica di sua moglie Rosa (personaggio che adoro). La ragazza quattordicenne è vittima di un bullo della sua scuola che si sente le spalle protette perché suo padre è un importante professore e giornalista con conoscenze in alto loco. Poiché tutti prendono sottogamba la situazione, dicendo che si tratta di ragazzate (ma i messaggi e le minacce che Margherita riceve sul cellulare sono davvero pesanti, altro che ragazzate!), Ghezzi decide di affrontare la situazione in modo poco convenzionale, scatenando una serie di reazioni che si protrarranno fino alla fine del romanzo. Falcone e la Cirriello indagheranno parallelamente alla polizia, perché la cliente che si è rivolta a loro per ritrovare il marito è collegata al misterioso omicidio del ragazzo - apparentemente perfetto, ma invece classico esponente di questi tempi nuovi - con cui si apre il romanzo, e che sta facendo sbarellare Carella. Una storia cupa, in una Milano caotica, ma con la grandissima ironia di Carlo Monterossi.
Accolgo sempre con una certa soddisfazione l’uscita di un nuovo Robecchi. Poi il periodo è quello che è e I tempi nuovi è rimasto qualche settimana sul comodino, ma al primo momento di respiro è svolazzato fino alle mie mani, ed eccoci dunque qui.
L’ambientazione meneghina, un protagonista dotato del fascino di pochi altri, un gruppo ottimamente allestito di personaggi di contorno: la formula per un giallo di successo è già scritta ma Robecchi, che ne è diventato abile frequentatore e la conosce bene, non si accontenta: vi aggiunge, ed è la vera chiave della solidità dei suoi romanzi, una componente che oserei definire sociale, che si tratti di valutare la popolarità di uno show televisivo o che si tratti di raccontare, come in questo caso, una sorta di Milano sotterranea, invisibile ai più e liquidamente dedita al trasporto e allo stoccaggio di denaro da ripulire.
E allora diventa impossibile passeggiare verso casa e domandarsi se quello che ti ha superato sia un “normale” ciclomotore, o chiedersi se davvero quel cancello nasconda una semplice villetta di periferia. Entrare in un bar e domandarsi se ci sia un sottoscala danzante, farsi sostituire le gomme invernali e immaginare armadi blindati ben occultati. I tempi nuovi modifica (son cose piccole, eh, tipiche del lettore) la tua realtà, la rende immaginifica anche per un momento solo. Ed è, quindi, una bella lettura, che ti accompagna.
Letto tutto d’un fiato, in piena tradizione Robecchi, il libro mi ha fatto compagnia nonostante fosse assolutamente perdibile. Retorica - troppo troppo - tutta la tirata sui tempi nuovi, incredibile la storia. I personaggi sempre meravigliosi. Questo sì.
Nessuno è mai divertente come il primo, e anzi alcuni avevano storie fin troppo ingarbugliate. Qui qualche risata, storia costruita con attenzione, molto piacevole. Ma a me è parsa troppo poco verosimile.
Non so se sia adatta ad una trasposizione televisiva, ma l'impressione è proprio quella. Rocco Schiavone deve aver fatto venire l'acquolina in bocca a tanti giallisti di Sellerio--e a Sellerio stessa...
Primo libro di Robecchi che leggo, segnalato, consigliato da più parti. Originali i personaggi, un autore televisivo di programmi spazzatura-cult, socio di un’agenzia investigativa. Gli investigatori privati sono in costante competizione con dei poliziotti veri, tre in particolare, il buono, il cattivo, il giovane. I cattivi di questo libro sembrano attori di un film e in effetti tutto il libro sembra ottimamente confezionato per una futura fiction molto accattivante. Buono, ma il giudizio è sospeso fino a che non leggo qualcosa altro.
Parte male, girando a vuoto. Ci vogliono una quarantina di pagine perché il meccanismo cominci a ingranare, ma ogni tanto cigola. Il finale è noto almeno da pagina 80 sulle 388 totali dell'edizione EPub, almeno per un lettore medio di gialli. Robecchi, noto filogrillino, tratteggia sullo sfondo i "tempi nuovi" che oggi lo disgustano, ma che ieri ha contribuito a creare.
Storia carina, anche se un po' prevedibile. I dialoghi sono assolutamente inverosimili. Mi è piaciuta molto la figura del sovrintendente Ghezzi e il racconto delle sue vicende, gli altri personaggi invece sono dimenticabili.
Stessi personaggi, stessa Milano, ma Robecchi si supera di volta in volta, Come un whisky che guadagna in gusto e profondità, invecchiando. Il migliore della serie, secondo me.
Il primo libro di Robecchi che leggo e ho apprezzato molto lo stile. La storia ha una trama interessante ma si intuisce presto dove vuole andare a chiudersi.
I protagonisti consolidati di Robecchi sono i poliziotti Ghezzi e Carella e la coppia male assortita formata dall'investigatore privato Falcone e il suo aiutante improvvisato Monterossi. Come sempre le strade della polizia e quella dell'indagine privata, si incroceranno ad un certo punto della storia. Un ragazzo, studente e senza alcun precedente penale, viene trovato assassinato nella sua auto. Ci sono troppe cose che non hanno un senso in questo delitto, ma non conducono da nessuna parte, infatti pu essendo trascorso un mese, non si vede l'ombra di un solo indizio, una traccia, un sospetto. Grazie a Gloria Grechi, la cliente che arriva da Falcone, si muoverà qualcosa per costruire un ipotesi plausibile nell'indagine dei sovrintendenti Ghezzi e Carella. La Grechi è una donna affascinante che chiede di ritrovare il marito scomparso da una settimana. Anche in questa storia ci sono molte cose non dette, dettagli fondamentali che la cliente sembra rivelare poco alla volta, fa la misteriosa e non sembra ansiosa di ritrovare il marito. Il Monterossi che ospiterà la donna a casa sua, potrà scoprire su cosa e perchè sta mentendo, ma dovrà stare attento a non subirne il fascino voluttuoso. I tempi nuovi del titolo, rappresentano molte persone di oggi che da brave persone si trasformano in delinquenti perchè le occasioni diventano tentazioni irresistibili. Una volta la distanza tra guardie e ladri era enorme, quasi invalicabile, oggi è come una strada sterrata che consente di essere percorsa agevolmente, la scorciatoia perfetta per chi è stufo di vedersi superare da stupidi che ce l'hanno fatta aggirando la legge. La novità di questa puntata è Agatina Cirielli, una donna in crisi con il suo lavoro in polizia e che accetterà di lavorare temporaneamente o forse definitivamente per l'agenzia di investigazioni di Falcone. Sempre coinvolgente la scrittura di Robecchi, le parti che mi piacciono meno, sono quelle dove si parla del lavoro di autore televisivo del Monterossi che lui stesso ha ripudiato e che chiama fabbrica della merda. Forse il disprezzo per quel tipo di TV è tale che viene trasmesso anche al lettore. Un'altro difetto a mio avviso è l'ingenuità del gruppo Falcone, Cirrielli Monterossi che controllano qualsiasi dettaglio tranne le cose importanti che hanno sotto il naso. Non so se è una cosa voluta, ma si intuisce con largo anticipo chi c'è dietro alle misteriose soffiate che arrivano ai delinquenti, quindi il finale è scontato.
L'autore ama Chandler e cita Bob Dylan, per me due fatti più che sufficienti per leggere il libro in questione. Infatti non sono rimasto deluso da questo noir italiano, genere a cui mi avvicino con sospetto, amando e studiando il noir anglofono. Il libro scorre via bene, il plot funziona, i personaggi, di genere, pure: i poliziotti duri ma buoni, il detective privato alla Sam Spade, la dark lady e il protagonista 'detective per caso', i cattivi che non sono poi così cattivi (ricordano i gangster nobili di Chandler?) perché rubano ai malvagi veri, spacciatori e assassini. Ma il peggior villain è la politica che controlla i media, cocktail micidiale per manovrare la mente, idea che prende spunto dal berlusconismo e dal suo impero mediatico, arma di fabbricazione del consenso di massa. Consenso ottenuto non tanto tramite la propaganda politica diretta ma grazie alle trasmissioni di intrattenimento, che sono le vere manipolatrici delle menti più deboli - di cui il protagonista è autore! Monterossi è infatti un personaggio anomalo nella fiction poliziesca: odia il sistema che contribuisce ad alimentare e che lo fa vivere da nababbo nella 'Milano da bere' che frequenta. E risulta a tratti un po' fastidioso, anche se ascolta Dylan in vinile. È un po' un 'fighetto', ma glielo perdoniamo.
Rispetto agli altri libri di Robecchi sul personaggio di Carlo Monterossi, questo m'è sembrato un po' più irreale. È sempre una storia assolutamente piacevole, che sa prenderti e non voler farti più di smettere di leggere. Tuttavia, una volta finito mi son rimaste in testa molte domande e molti se. Dal mio punto di vista è difficile immaginare che una vicenda simile possa effettivamente accadere senza ulteriori variabili in gioco. Inoltre ci sono dei momenti nella storia che di certo avranno (o almeno dovrebbero avere) delle conseguenze. Sinceramente non credo (per esempio) che se un boss della malavita viene preso a sberle da un poliziotto e poi lasciato andare come se nulla fosse, non ci sia prima o poi una resa dei conti. Comunque è un libro che ancora una volta m'ha fatto divertire e coinvolto nella vicenda. Non vedo l'ora di leggere il prossimo e chissà...magari scoprire che davvero ci saranno legami con le vicende di questo libro.
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"I tempi nuovi" di Alessandro Robecchi Un'indagine lunga e complessa, per Ghezzi e Carella. La ricerca di un marito scomparso, per Falcone e Monterossi. Due storie che convergono e diventano una sola storia. i coprotagonisti sono, questa volta, più protagonisti e Monterossi è un po' defilato, più spettatore che attore. Milano è la Milano dei "tempi nuovi", in una primavera di luci che si insinuano tra strade, case, ripari e nascondigli, segnando i momenti salienti di questa caccia al tesoro, questo meccanismo perfetto.
5* stiracchiate. Diciamo un classico della serie Monterossi, molto ben scritto all’inizio, poi il registro cambia un po’, il passo rallenta e diventa un po’ pesante. La sotto trama di Ghezzi viene sviluppata molto nel sottofondo e, per certi versi, non è neanche del tutto compiuta. Insomma, se ne potrebbe fare a meno a vantaggio di una maggiore scorrevolezza della trama principale (a meno che…). Tuttavia, dettagli; Robecchi è un gran bel scrittore. Peccato aver fatto l’errore di avere incominciato a vedere la serie TV; lì solo Montalbano e Schiavone reggono.
Se questi sono I tempi nuovi, ridatemi il vecchio mondo. Troppo poco Monterossi in questo romanzo di Robecchi, troppi buchi in un'indagine che ho sentito poco realistica, troppo poca sostanza che neppura la solita, splendida, Milano è in grado di mascherare. Un capitolo interlocutorio (almeno spero), un rimescolare le carte per dare spazio ai nuovi personaggi e a nuove dinamiche, un credito che spero di riscattare già con il prossimo libro della serie.
Un ragazzo viene giustiziato in una macchina mentre trasporta un pacco pieno di soldi per quattromila euro. Ghezzi e Carella non riescono a scoprire nulla ma una donna si rivolge ad Oscar e racconta del furto del pacco dalla macchina del ragazzo e di una banda che si occupa di riciclare denaro sporco raccogliendolo in vari covi e portandolo poi all'estero. A quel punto le indagini vanno avanti ma la donna, con l'aiuto inconsapevole di Carlo e Oscar riuscirà a rubare tutti i soldi
Monterossi non è un personaggio che amo, come già ampiamente scritto nelle recensioni di “Torto marcio” e di “Follia maggiore”, quindi bene fa Robecchi a dare sempre più spazio agli altri personaggi: investigatori privati, poliziotti e procuratori. La trama, sebbene prevedibile, è piacevole e interessante da leggere. Saranno anche “tempi nuovi”, speriamo solo non sia un miserevole déjà vu.
Uno dei migliori Robecchi !! I personaggi sono sempre gli stessi, ma questa volta il mitico Carlo Monterossi è in secondo piano. In primo piano campeggiano i due poliziotti Ghezzi e Carella, oltre al misterioso amico di Monterossi Oscar e la quasi-ex poliziotta Agatina Cirrielli. Sullo sfondo .... i tempi nuovi, i tempi di oggi !!
Incipit Vista da qui, a quest’ora, con questa luce che la taglia come forbici, la città è un mosaico, una geometria, una scacchiera dove i pezzi vanno al loro posto. E infatti ci vanno I tempi nuovi Incipitmania
Robecchi mi scrive di una Milano di cui non sento nostalgia a buon diritto, ma riuscendo a farmela comunque mancare. Mi scrive anche di storie che fanno ribaltare le budella, e tanto più le trame si complicano, tanto più i crimini in sè si fanno banali, al punto da risultare fin troppo verosimili. Un romanzo che si mangia. Chapeau.
Tempi nuovi? celebriamoli con un buon libro. Buon ritmo, non sempre perfetto ma comunque molto al di sopra della media propostaci di questi tempi (nuovi). E poi, sognare che la vita ci possa regalare delle sorprese, che i nuovi tempi non siano irreversibili. Buona lettura.
Costruito come si deve, con personaggi che ormai sono di famiglia, il finale in questo caso un po’ scontato, ottimi ingredienti per la prossima serie TV in salsa gialla italiana. Ma per la quinta stella manca qualcosa.
A Milano i tempi nuovi sono caratterizzati dal riciclo di denaro sporco. Sotto gli occhi di chi vuol vedere. Centrato. Il resto del romanzo è amabile contorno.