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Vite di riserva

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"Questo libro è uscito in prima edizione nel 1993, tremila copie, e non ne ha mai avuta una seconda. Pur nel rendere merito all'editore di allora, Theoria, di averlo pubblicato, si può dire che non l'abbia letto quasi nessuno. Poco male, in fondo, se si trattasse dell'opera bizzarra e marginale (un viaggio tra gli indiani d'America) di un autore che si sia poi affermato comunque; male, invece, malissimo, considerando che è il capolavoro di uno dei maestri della cosiddetta non-fiction in lingua italiana: perché questo è stato Sandro Onofri, un maestro, e lo è stato in senso letterale, avendo dedicato l'intera sua vita adulta all'insegnamento. È stato un maestro anche per quelli che non l'hanno mai letto... e sarebbe anche arrivato il momento di riconoscerglielo." Così Sandro Veronesi nella sua prefazione a questa nuova edizione di "Vite di riserva", il reportage narrativo che Sandro Onofri scrisse tra il settembre 1992 e il giugno 1993 dopo un viaggio con la moglie Marina attraverso l'America dei nativi. Washington State, Columbia River, South Dakota, Toro Seduto, Pine Ridge, Wounded Knee, Black Hills, Badlands, nomi di luoghi e personaggi che Onofri fissa in queste pagine condividendo con il lettore il senso più profondo di quello che vede e racconta. Completa questa nuova edizione una selezione delle fotografie scattate durante il viaggio.

150 pages, Paperback

First published March 1, 2006

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Sandro Onofri

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Profile Image for Orsodimondo.
2,530 reviews2,536 followers
June 30, 2025
LOMA DAKA


Dal film “Soldier Blue – Soldato blu” di Ralph Nelson, 1970, classico esempio di western cosiddetto revisionista (e per una volta questo termine sottinde bene).

Uomo buono.
Questa è la traduzione dalla lingua hopi di loma daka e questo è il nome che gli indiani hopi incontrati da Sandro Onofri gli affidarono: lo chiamarono Uomo Buono.

E buono Sandro Onofri lo era. Buono nel senso di umano, generoso, aperto, toccato da pietas sincera.
Il che non gli impediva di provare sana corroborante rabbia.



Rabbia per quello che il suo viaggio, testimoniato da questo reportage narrativo, gli faceva scoprire.
O forse sarebbe meglio dire, verificare.
Perché certo Onofri prima di partire non pensava che queste vite di riserva, - e qui riserva non indica il piano B ma la recinzione territoriale nella quale i nativi americani, quelli che da piccoli mi avevano insegnato a chiamare indiani pellerossa - Onofri non pensava certo che vivere in riserva fosse una botta di vita e di libertà, piacevole esperienza di dignità.


There is an endless supply of white men. There has always been a limited number of human beings.: citazione dal film “Little Big Man – Piccolo grande uomo” di Arthur Penn. 1970.

Una ben strana forma di emigrazione quella dei visi pallidi che a casa loro alzano muri e barriere, pretendono che chi arriva si assuefaccia alle regole del posto che trova: quando è toccato a loro si sono portati dietro armi sofisticate che hanno usato per ‘cacciare’, nel senso più letterale del termine, i nativi, i locali, gli indigeni.


”Hostiles” di Scott Cooper. 2017.

Il mio viaggio tra gli indiani d’America è un viaggio tra i rantoli di una cultura che muore. Ho visto come muore l’antico. Ma ho anche visto che l’agonia non è un lamento piagnisteo, mai. È al contrario un ringhio che non cede, una forza nonostante tutto. Le esistenze narrate in questo libro sono “vite di riserva”, ma sono anche riserve di vita, un monito, un urlo rabbioso, e rabbiosamente felice.


Proteste a Standing Rock contro la realizzazione dell'oleodotto Dakota Access.
Profile Image for piperitapitta.
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January 11, 2019
In riserva

Fino a pochi giorni prima di iniziare a leggere questo libro, Sandro Onofri non sapevo nemmeno chi fosse.
Non posso dire che non l'avevo mai nemmeno sentito nominare, perché non è vero: la mia biblioteca di zona è intitolata appunto a Sandro Onofri.
Ma non mi ero mai chiesta, in questi primi mesi di frequentazione della biblioteca, chi fosse.
Poi ho notato su aNobii un intero gruppo dedicato a lui e da lì si è accesa la mia curiosità.

Sandro Onofri, prematuramente scomparso a 44 anni nel 1999, era un giornalista, un insegnante, uno scrittore: a lui è intitolato dal 2000 il premio per il Reportage Narrativo istituito a Roma dalla Casa delle Letterature.

Vite di riserva è il reportage del suo viaggio negli Stati Uniti, in compagnia della moglie Marina, attraverso le riserve pellerossa dei Lakota (più noti come Siuox), degli Hopi e dei Navaho.
Il viaggio che Sandro Onofri affronta è un viaggio nello sconforto, nella rabbia, nella rassegnazione, un viaggio affrontato nella speranza di riuscire a trovare quel barlume che riaccenda l'orgoglio e la fierezza di queste popolazioni confinate, violentate e prossime all'annientamento.
Dalle sue parole si percepisce il dolore, per le tante violenze perpetrate ai danni delle popolazioni indigene nel corso degli anni, la rabbia, superiore a quella degli stessi pellerossa che incontra, per un popolo che continua a subire ingiustizie senza apparentemente opporre resistenza, la rassegnazione, per una fine imminente e annunciata, alla quale ormai niente e nessuno, forse, si potrà più opporre.



La rabbia di Sandro Onofri affiora senza censure dalle sue parole, senza veli che la ammorbidiscano, fino ad esplodere in un sarcasmo apparentemente fuori luogo, nella cattiveria con cui si rivolge alla cameriera "bianca" di un bar di una delle riserve, colpevole di incarnare la mercificazione che è stata fatta delle antiche tradizioni e delle usanze indiane, dei lunapark costruiti per attirare i turisti in quelli che sono stati luoghi di massacro e tragedia, della miseria e dell'abbandono in cui versano gli ultimi superstiti di quelli che furono i veri e fieri "nativi" americani.



Sandro Onofri penetra fra le maglie di quelli che a noi, lontani anni luce fisicamente e spiritualmente dalla concezione di vita di questi popoli, sembrano ormai solo folclore e anacronistici residui di un'altra epoca, per raccontarci i loro pensieri, le loro frustrazioni, la loro incredulità nei confronti di un altro popolo, quello dei bianchi, incapace persino di tenere fede a quanto promesso.
Ci riesce benissimo: alla fine restano un grande senso di impotenza e di vergogna.



Nota - Non apprezzo particolarmente Sandro Veronesi, né come scrittore né come opinionista, ma in questa occasione debbo ricredermi: leggete subito la sua prefazione e fate come dice lui.
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