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Un viaggio chiamato amore

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Passioni e sentimenti, paure, tenerezze, invocazioni, tradimenti, ricongiungimenti, botte e minacce, miseria e malattia: tutto sotto “un cielo fatto solo d’amore”. È l’incontro di Dino Campana con Sibilla Aleramo, incontro straordinario, come le lettere che i due amanti si scrissero. Ogni pagina di questo carteggio è un viaggio, esaltante e senza soste, che ha inizio sotto il sole infuocato dell’agosto 1916 e prosegue serenamente negli ultimi splendori della bella stagione a Faenza e Marradi. Il percorso si fa tortuoso – come le vicende alle quali si assiste –, segnato da un continuo andirivieni fra Pisa, Livorno, Firenze, Sorrento. È ormai il 1917: sullo sfondo l’anno più duro della guerra, in primo piano i due amanti e il loro disperato tentativo di trovarsi e abbandonarsi. Poi, nel gennaio del 1918, davanti al cancello del manicomio di San Salvi, il viaggio si interrompe. L’Aleramo, che trasformò la sua lunga vita in letteratura, mai riuscì a raccontare la sua storia con Dino. Ne affidò la memoria a queste lettere, consentendone la pubblicazione solo nel 1958, due anni prima di morire. Da questo libro l’omonimo film di Michele Placido del 2002.

144 pages, Paperback

First published January 1, 1958

6 people are currently reading
276 people want to read

About the author

Sibilla Aleramo

36 books81 followers
Sibilla Aleramo (14 August 1876 - 13 January 1960) was an Italian author and feminist best known for her autobiographical depictions of life as a woman in late 19th century Italy.

Her first book described her decision to leave her husband and son and move to Rome, which she did in 1901. She became active in political and artistic circles. During this time she writes extensively on feminism and homosexual understanding.

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Displaying 1 - 28 of 28 reviews
Profile Image for Siti.
408 reviews167 followers
January 31, 2020
È un carteggio considerato oramai un classico, pur avendo edizioni precedenti - la prima è la cosiddetta vallecchiana risalente al 1958 - non cessa di rappresentare una sfida filologica per gli studiosi dei due scrittori italiani. L’edizione del 1987, curata da Bruna Conti, si è arricchita infatti degli studi successivi basati soprattutto sugli archivi di Sibilla Aleramo che, alla morte, la medesima lasciò al Partito comunista italiano per essere poi resi consultabili dalla Fondazione istituto Gramsci di Roma. La stessa prima pubblicazione non fu esente da acerbe critiche perché a detta di Franco Matacotta, ex amante della scrittrice nonché suo pupillo, stando ad una lettera di Dino Campana dove lo scrittore espressamente diceva “ le mie lettere sono fatte per essere bruciate”, quel carteggio non si sarebbe mai dovuto pubblicare. Lascio ai lettori scoprire i motivi che spinsero Matacotta ad operare in tal modo e non svelo altro dei retroscena molto ben argomentati dalla curatrice Bruna Conti nella minuziosa prefazione che introduce il volume e costituisce sicuramente la parte più interessante di questo libro. Le lettere, a onor di cronaca, furono spesso richieste espressamente alla scrittrice che le serbava gelosamente e lei le rese consultabili solo due anni prima della morte, quando appunto era già una donna anziana. La possibilità avuta dalla curatrice di esaminare anche alcuni scritti originali di Dino Campana ha permesso infine di gettare luce su una storia d’amore travagliata e dolorosa, nella sua brevità, ma che purtroppo stigmatizzava l’estrema libertà di Sibilla e ne faceva volontariamente, agli occhi dell’opinione pubblica, la colpevole della pazzia di Dino.

Il volume dunque è sicuramente consigliabile se si vuole conoscere i retroscena di una delle più famose storie d’amore fra letterati italiani, soprattutto se si vuole sapere la verità sul tormentato rapporto d’amore; va detto anche che ridotto al solo carteggio l’esperienza di lettura potrebbe apparire alquanto riduttiva e blanda nei contenuti ma, letta la prefazione, il lettore avrà modo di riflettere sul destino di un uomo e di una donna nella prima metà del secolo scorso, entrambi spiriti irrequieti e non facilmente inquadrabili nelle categorie del perbenismo di facciata imperante all'epoca. Buona lettura: una donna lei, un poeta lui.
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
August 9, 2017
Letto a mo' di appendice de "La notte della cometa". Dopo aver letto l'istruttoria di Vassalli, parrebbe il minimo di lasciar parlare i diretti interessati, e dunque forse è anche un po' ingeneroso trattare questo carteggio come una semplice appendice; ma bisogna anche riconoscere che se uno legge queste lettere senza niente altro sapere, spesso finiscono per sembrare il classico scambio tra due adolescenti: all'inizio lei esageratamente infatuata, lui più o meno scostante, e poi in seguito subentra il dissidio, la lontananza, reciproche accuse e le riconciliazioni. Alcuni sono solo biglietti sconnessi e farneticanti, qua e là non mancano comunque qualche perla di bellezza e qualche frase toccante e rivelatrice. Non metto stelle, impossibile dare un voto o un giudizio a una raccolta epistolare, queste lettere sono state scritte per il privato e non per il pubblico, non si può dare un voto ai sentimenti. Lascio decantare il tutto per qualche tempo, nel frattempo vedrò di procurarmi una copia de "I Canti Orfici".
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews632 followers
April 1, 2021
Tra 3 e 4 stelle.
Che amore travagliato e sofferto.
Profile Image for soulAdmitted.
290 reviews73 followers
January 21, 2018
Ciò che trattengo, a fine lettura, è una riflessione, elusiva, sull'autonomia tirannica della sofferenza psichica. Di Sibilla Aleramo. Che non è morta in un manicomio, a quarantasette anni, di setticemia dell'anima.
E questo:

"Tacere insieme, tanto, stesi al sole d'autunno. Ho paura di morire prima. Dino".

"Cara Signora,
sono nella tua stanza. Dimmi se devo viverci o morirci".
Profile Image for sinepudore.
321 reviews11 followers
July 21, 2022
Ho visto i miei occhi stamane, c'è tutto il cupo bagliore del miracolo.
#quote
Profile Image for Noce.
208 reviews364 followers
September 29, 2018
Dino e Sibilla. Un cuore e un seme di follia

È l’agosto del 1916 e Sibilla Aleramo ha quarant’anni. All’epoca è già famosa perché dieci anni prima ha scritto un libro, “Una donna”: è un’autobiografia e parla di quando ha lasciato il marito perché non era più disposta a tollerare una vita di angherie e di percosse. Un libro ardito per quei tempi. Ma lei è fatta così: impetuosa, ardente, con quella bocca che gli uomini definiscono quasi tragica. E poi le piace l’avventura, specie se la conduce all’amore. Ed è per questo che il 3 agosto si trova nella campagna toscana. Per conoscere un uomo che se fosse accaduto ai nostri tempi, avremmo detto che l’ha conosciuto in chat. Perché con Dino Campana si è scambiata solo qualche lettera. Lei ha letto i suoi “Canti orfici” e gli ha scritto per complimentarsi. Uno schema quasi da serial-lover. In fondo era già successo così anche con Papini, nel 1912, e poi con Boine. È sempre lei a prendere l’iniziativa. Scrive per mostrare la sua ammirazione e poi si lascia prendere la mano. Anche Dino è rimasto un po’ perplesso, si è persino confidato con un amico comune, che però l’ha rassicurato, Tranquillo, non è come credi, Sibilla è una “buonissima persona”. La verità è che Dino, a parte le lettere, non ha mai letto niente di Sibilla, tanto meno il suo libro, e adesso è lì che l’aspetta sul bordo di una strada sterrata, non per ammirazione ma per curiosità maliziosa, perché l’unica cosa di cui è al corrente, sono le chiacchiere sulle storie d’amore di lei. Forse si immagina qualche avventura fugace, una notte e via, ché tanto lui non è uomo da amori lunghi. Nelle lettere l’aveva anche un po’ provocata, Ti invito a vivere sotto una tenda con me, le aveva scritto; lei era stata allo scherzo, Sono un’ottima camminatrice, aveva risposto. La metterò alla prova, aveva pensato lui. E Dino, di camminate ne sa qualcosa. È un tipo solitario e squattrinato, come tutti gli artisti del resto. Più che bohemien, un vagabondo. Ha iniziato a fuggire di casa fin da piccolo, ma poi col tempo le sue fughe si sono allungate e sono diventate viaggi per inseguire «l’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso».
Qualcosa però va storto. Sarà la fronte spaziosa di lei, saranno le scarpe buone che lui ha messo per l’occasione, com’è come non è, appena si vedono è colpo di fulmine. Sono giorni felici, solo tre, ma forse i più felici di tutta la loro storia. Si separano solo per sbrigare alcune faccende (Sibilla tra le altre commissioni deve anche lasciare l’amante attuale, roba da niente, glielo comunicherà per lettera). Ma intanto è a Dino che riserva le parole più appassionate: «Avrei voluto fermare quell’automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c’è il tuo petto per questa bambina stanca. […] Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. […] Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli.»
Sibilla e Dino sono affamati d’amore. Hanno fretta, si rivedono dopo qualche giorno. Girano tra l’Emilia e la Toscana ma l’idillio dura poco. Le ombre dell’autunno calano dentro Dino, che scivola nel suo periodo down. Lui non ne fa mistero; quando parla del suo passato dice candido: «divenni nevrastenico». Non sappiamo se a Sibilla spiegò che con quell’espressione intendeva il repentino virare da un’emozione a un’altra, dall’esaltazione alla megalomania, dall’aggressività alla paura delle ombre, persino la sua, dal desiderio di sentirsi amato alla fuga, unica alternativa al bromuro e ai medicinali. Non sappiamo se le disse che anni addietro scappò così lontano da arrivare in Argentina. I maligni dicono che non è vero, che non ci sono prove, ma le sue descrizioni della pampa sono così vere che non possiamo non credergli. Ogni tanto, durante i suoi peregrinaggi, capitava venisse internato in manicomio. Glielo disse questo? Forse no. In fondo la cosa importante non era che da quei manicomi fosse sempre riuscito ad uscirne?

Ma Sibilla non è completamente accecata dai sensi. Si accorge delle alterazioni di umore di Dino già dai primi incontri. Le basta interrogarlo un po’ sulla sua infanzia per vederlo agitato, e intanto Dino trema dentro. Si sente addosso la smania di andare, di fuggire per l’ennesima volta. Sibilla è smarrita, torna a Firenze e Dino ne approfitta per sparire. Lei si preoccupa come solo una donna sa fare, e quando Dino ritorna decide di portarlo al mare. È ansiosa di distrarlo, di rivederlo sereno. Gli parla di D’Annunzio che lei ama, ma lui no, anzi, non lo sopporta. Gli racconta che sta scrivendo il suo secondo libro, ma lui figuriamoci, non ha letto manco il primo. Gli descrive i suoi amori passati, ma a lui viene sonno: «la lunga teoria sfilava monotona ai miei orecchi», così scriverà in una lettera. Poi, d’improvviso, l’inferno. Dino realizza che fra poco si divideranno. Lo assale la paura dell’abbandono. Urla, inveisce, la picchia. Sibilla non rimane indifferente, ma sa anche cosa vuole dire la follia, perché l’ha già vista in sua madre, internata a vita in un manicomio. Non può accettare, benché spaventata, di vedere il suo uomo fare la stessa fine. Cerca di farlo ragionare ma inutilmente. Ripara a casa di un’amica. Ripensa all’accaduto e si convince che il peggio è passato. Si rivedono, di nuovo il sole splende. O forse, è solo un voler credere all’assenza di nubi. Dino scappa di nuovo. Tra litigi, riavvicinamenti, le fughe di lui e le partenze di lei, passa l’autunno e nessuno li sopporta più. Gli amici si trovano coinvolti a volte come mediatori, a volte come latori di messaggi, per poi essere ingiuriati e male interpretati. Arriva il Natale e tutti sono esausti. Il nuovo anno inizia col ripetersi sempre uguale del ritrovarsi e del separarsi fino all’ennesima tregua. Dino ha trovato un po’ di serenità ai piedi delle Alpi, immerso nella natura, la sola capace di guarirlo nell’anima. Sibilla lo sente solo per lettera, ma sono lettere tese da parte di entrambi. Lucidamente vedono la fine ma non si rassegnano a pronunciarla. Dino glielo dice anche in calce a una poesia scritta a lapis: «P.S. E così dimenticammo le rose». Ed è già primavera: lui, crudelissimo, le scrive che preferisce morire piuttosto che starle accanto, lei risponde rassegnata: «so che ci siamo amati ma il male non lo voglio più». Sembra il capolinea, ma si sa, purtroppo le storie d’amore amano trascinarsi e sporgersi oltre l’ultima spiaggia. Si continua così, con lui sadico che si vanta di tradirla e lei tediosa, quasi patetica. Finché i ruoli non si invertono, ed è Dino stavolta a cercare lei, e lei a negarsi. Gli amici perdono le staffe: rimproverano aspramente Sibilla per la sua incapacità di mettere un punto a questo strazio. Arriva così l’estate successiva e il giorno dell’anniversario del loro incontro. Dino resiste un paio di giorni per poi capitolare e scriverle una cartolina. Un’altra. Un’altra ancora. Tre tutte insieme. Sibilla tace. A settembre viene arrestato. Sibilla corre. Appena si vedono, sono pianti, singhiozzi, baci, seguiti dall’ennesima separazione. Loro non lo sanno, avvezzi come sono a estorcere tempo a un amore che ha prosciugato la sua vena, ma è un addio definitivo. Passeranno solo quattro mesi prima che Dino venga reinternato nuovamente. I testimoni raccontano che passava le giornate strisciando lungo i muri. Ogni tanto leggeva un libro ma non riusciva ad arrivare alla fine del periodo. Gli si affezionò un dottore, involontariamente il suo primo biografo, il solo capace di intravedere qualcosa dietro l’apatia. Ma Dino ormai è esule persino da se stesso, parla della poesia come un ricordo lontano e a un amico scriverà, «tutto va per i meglio nel peggiore dei mondi possibili». Muore Il 1 marzo, a quarantasette anni, di setticemia. Sibilla non va ai funerali.

Come vedete, è una storia come tante, prevedibile in molte delle sue parti, noiosa a tratti. Se fosse un film non brillerebbe certo per originalità. Non verrebbe candidato all’Oscar, nessuna Palma d’Oro a Cannes, eppure, una volta arrivato in TV, ci affezioneremmo ai personaggi perché “è tratto da una storia vera” e perché in fondo ci siamo passati tutti. Cercheremo notizie su Sibilla e scopriremmo che un anno dopo la morte di Dino, si è innamorata della giovialità di Giovanni Merlo. E che è morta vecchia, dopo aver parlato e scritto in lungo e in largo della sua vita, dei suoi amori e di Dino.

Dino Campana, che quattro mesi prima di entrare per l’ultima volta in manicomio, scriveva dalla stanza d’albergo dove era andato a cercare invano la sua Sibilla: «Cara Signora, sono nella tua stanza. Dimmi se devo viverci o morirci. Non ti importuno, è vero. Tesoro santo.»
Profile Image for Sonia.
360 reviews5 followers
February 18, 2019
E’ quasi imbarazzante leggere questa corrispondenza, così privata, disperata ed impetuosa da sembrare l’opera di due adolescenti alle prese con il loro primo travagliato amore - reso purtroppo impossibile dalle condizioni mentali di Campana. I due amanti si inseguono per più di un anno, tra dichiarazioni di amore assoluto e silenzi, tra sofferenze e i ricordi dei pochi momenti felici. Lui ostenta indifferenza per poi supplicarla di raggiungerlo tramite un semplice telegramma, lei cerca di spiegargli il dolore che il suo comportamento e la separazione le causano.
A lungo si è accusata la Aleramo di non averlo amato ed averlo condotto alla follia; in realtà cercò lei invano di aiutarlo, ne sopportò gli eccessi aggressivi fino ad un certo punto – lei che già aveva subito gli abusi di un marito violento – fino all’inevitabile, dolorosa rottura. Piangono e si disperano come ragazzini, questi due poeti di talento, apprezzati, già ormai adulti. Vien da chiedersi se sia giusto indugiare così nella loro intimità, nel loro sentire tutto in modo così eccessivo e totalizzante. La loro storia è però così romantica ed appassionata da sembrare finzione e invece così tragicamente vera che non la si può ignorare.
Profile Image for Nadia.
740 reviews189 followers
January 28, 2022
28/1/2022
Un libro che va letto dalla prima all'ultima riga, prefazione e note comprese.
Non pensavo che dopo poco più di un anno mi avrebbe fatto lo stesso effetto della prima lettura. Ringrazio ancora la persona che me lo propose.
Consiglio anche la visione del film. Splendido.

23/12/2020
Letto dietro consiglio di una persona che conosce bene i miei gusti e che mi ha assicurato che questa storia mi avrebbe "acchiappato".
Ebbene, grazie *** (non faccio nomi per una questione di privacy) per avermi proposto questa lettura, perché mi sono trovata presa e compresa in questa corrispondenza impetuosa e disperata di due autori di cui non sapevo nemmeno l'esistenza... (al solito, colpa della mia ignoranza in storia della letteratura :D).
Un amore intenso e tormentato, purtroppo destinato a una fine tragica.
Molto bella e accurata la ricostruzione storica nell'introduzione.
Profile Image for Sorairo.
896 reviews1 follower
June 26, 2016
Ho letto questo libroper una challenge ed anche per curiosità.
Ero curiosa di conoscere il mondo di due letterati noti ad inizio '900, anche se a me era noto solo Dino Campana, di cui comunque non ricordo di aver letto nulla.
Il volume è una delle numerose edizioni della corrispondenza tra Dino Campana e Sibilla Aleramo, sinonimo di Rina Faccio e resa famosa dal suo romanzo autbiografico che narrano le vicende che l'hanno allontanata dal marito violento. Da li la vita dell'Aleramo si fa avventurosa: relazioni amorose e d'amicizia, viaggi, lavoro. E l'incontro con Campana nel 1916.
Pare tutto molto romantico: la prima lettera di lei, la risposta di lui, le prime frequentazioni, l'infatuazione folle... Poi però resta solo l'aggettivo "folle". E' noto che solo Campana soffriva di turbe mentali, soggetto alla fuga per sentirsi meglio, invalido al servizio militare cui anelava, ma anche l'Aleramo mi pare poco sana a stare dietro ad uno così. Rinsavirà, ma non del tutto e non prima di essere presa a botte un paio di volte.
Devo dire che sono abbastanza delusa. Va bene genio e sregolatezza, ma vedo ben poco di genio qui. Mea culpa perchè non conosco bene i lavori dei due, ma da queste premesse voglia non ne ho proprio.
Profile Image for Francesca.
235 reviews2 followers
July 30, 2017
4,5
La fine è nota. La storia è ricostruita con rigore nella bella introduzione. Eppure guardiamo rapiti il gioco di seduzione mutarsi in "una cosa orrida e meravigliosa". Un amore ardente, violento, tra due animi troppo dissimili, e segnati, per durare. Deflagra, infatti, e lento agonizza. Trafigge.
Profile Image for Elia Terrazzano.
91 reviews8 followers
January 12, 2023
Libro meraviglioso. Un viaggio attraverso la storia d’amore, fatta di odi et amo, tra Sibilla Aleramo e Dino Campana. Lettere che rivelano la parte più nascosta di questi due grandi scrittori in cui si trova sia amore che tormento.
6 reviews
June 27, 2019
Love can be a torture, but also a poem.
Profile Image for Lee Foust.
Author 11 books215 followers
October 17, 2017
Normally I try to avoid texts about author's lives, their letters, their diaries, and the like as I'm more interested in writing as art rather than writing about self that's unfiltered through the prism of art. Such things seem unfair, voyeuristic to me in general. That's just my taste--I'm not judging those of you who find such stuff fascinating and informative, it's only the way I personally feel about it. So, I picked this up at the Bologna book fair really only because "In a Moment" is, to my humble faculties, perhaps the greatest love poem ever written and thumbing through this and seeing that there were snatches of poetry included in the two poets' letter to one another and knowing that "in a Moment" is not included in the Canti Orfici (Campana's sole collection of writings), I bought it in order to have a printed version of my favorite love poem on my shelves.

Incuriosito, as Italian say, I ended up reading this short collection cover to cover, feeling a little dirty and invasive as I did so, but also unable and unwilling to stop. What I don't like about such books--and the world in general I suppose--is that when lovers that we know, or who we read about, break up the temptation to take sides is practically irresistible. Since novels about such things--interesting co-incidence, I'm also currently reading H. D. novel Bid Me to Live which is about the breakup of her marriage to Richard Aldington at approximately the same time as these tortured love letters were written--are, oddly, less polemical--as is Bid Me to Live--so I prefer reading them.

In terms of words Aleramo gets the lion's share of the say here, writing, in the early stages of the relationship, over the top love letters that are barely believable considering the scant amount of time the two have known each other--some even before they've actually met in person. The balance tips a bit towards the clearly disturbed poet as he grows desperate for their love once it's clearly lost and as he slips deeper and deeper into the neurasthenia and paranoia that eventually forced him into reclusion in an asylum for the final 14 or so years of his life. When Aleramo is the weaker of the two, I wanted to slap Campana and tell him to just love her--feeling like it might have been the one thing to save him from the final disintegration of his sanity--while later I wanted to slap her and say, "don't you feel like a shit having professed this ridiculously unrealistic love for him and then withdrawing it when he came crawling back begging you to save him from the edge of the abyss?" Then I felt like a shit for getting involved--it was clearly not my place to have any opinion at all about these long dead people's lives. So, sadly, this read only solidified my distaste for such books. Both of them are annoyingly narcissistic, constantly--in good Romantic and Goth style--invoking their imminent death (still, they manage to survive long enough to find an envelope and a post box) for emphasis and to garner pity from the other. And yet, it was an engrossing read. Ah, contradictions! Ah, life!

The introduction and scholarship involved in cataloguing, arranging, and synthesizing the letters is pretty awesome here--Italian scholars excel at such things. I read the introduction, however, in sections, as I read the letters themselves, to fill in the gaps between them with the lovers' movements and for the lacunae of events happening between the missives. I couldn't help but feel that the editor was a bit unkind to Aleramo, however. I, too, am probably--in our sexist literary icon worshiping culture--more interested in Campana as an author that I have read and enjoyed greatly than Aleramo, an author I want to read now that I know how hard she labored to be a writer in a man's world, era, and culture. I mean, was it really necessary to list ALL of her many lovers by name? It tended to back up Campana's constant paranoia that she would leave him, that her love wasn't genuine. It also made one suspect her love affairs were more of a climb to the top of Italy's ladder of artistic and literary success than actual romances. But is that again my sexist cultural baggage? The editor is a woman, by the way--not that that matters, really, but being such I might have expected a bit more sympathy for Aleramo. Perhaps that expectation is why she was so hard on her. How do I get out from between this endless set of self-reflecting mirrors?

My final thought is that poetry is wonderful and beautiful and sometimes, perhaps often, maybe even always written by deeply troubled narcissists. Go figure.
Profile Image for Tamakatsura.
57 reviews6 followers
Read
April 11, 2021
📢 VENDO QUESTO LIBRO!

Ho letto e amato questo libro, ma non posso più tenerlo.
Per questo motivo ho deciso di venderlo: potete aggiudicarvelo alla modica somma di 6,00 €!

Se siete interessati, scrivetemi un messaggio privato.

📚 Condizioni del libro:
Il volume è stato letto, ma l'ho tenuto con grande cura. Non sono presenti segni né sottolineature; rilegatura, sovraccoperta e pagine sono in condizioni pristine.
Copertina della mia edizione: QUI.
Posso inviare fotografie dettagliate del volume: chiedetemele tramite un messaggio privato.

📦 Metodo di spedizione: Piego di Libri
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2 -5 Kg Ordinario 3,95 € / Raccomandato 6,30 €

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Profile Image for Samantha Bevoni.
57 reviews2 followers
December 9, 2024
Leggere la corrispondenza è cosa strana. Entri nelle vite di chi prima conoscevi con altre parole, e di cui immaginavi storie. Un amore esploso e imploso durante la grande guerra. Più sofferenza, più ossessione che gioia, se non per quei pochi momenti sotto le stelle fra i boschi.
Profile Image for Ala.
9 reviews2 followers
March 12, 2023
Quattro stelle per l'introduzione al carteggio interessante ed esaustiva.
Profile Image for Ardesia.
181 reviews57 followers
April 2, 2015
Una testimonianza che per quanto possa essere parziale, frammentaria, incompleta, risucchia il lettore in un vortice di sentimenti estremi.
Fortemente passionali, a tratti esagerate, le lettere di Lei; quasi distaccati certi messaggi di Lui... e forse chissà, in realtà quello che non ha avuto altre storie, altri amori dopo questo viaggio chiamato amore è stato Lui. L'Aleramo appare quasi innamorata, oltre che dell'uomo, delle parole che questo amore dà alla luce. Campana invece sembra lasciarsi meno andare per lettera, ma quando lo fa le sue parole risultano più toccanti perché, per assurdo, sono spinte all'eccesso con più misura.

Sibilla Aleramo e Dino Campana
Profile Image for Cristina Contilli.
Author 136 books18 followers
Read
October 14, 2012
Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce è un aforisma di Pascal che si adatta bene a questa storia d'amore... probabilmente la Aleramo non aveva inizialmente compreso che quella di Campana non era "l'originalità" che aveva già conosciuto in altri scrittori di cui era stata l'amante, ma era una malattia più seria e difficile da gestire...
Profile Image for chiara.
153 reviews1 follower
February 26, 2025
chissà cosa direbbe la mia cara psicologa alessia se venisse a sapere che reputo questa la mia storia d'amore ideale 💖

Displaying 1 - 28 of 28 reviews

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