Non possiamo comprendere l’avventura del grande Alessandro prescindendo dal suo rapporto con la madre Olimpiade. Donna dalla sensibilità esasperata, dedita a rituali e culti misterici, orfici e dionisiaci, preda come le menadi di estasi alienanti e forse liberatorie di ossessioni domestiche, orgogliosa delle sue mitiche ascendenze troiane, esclusiva nel rapporto con il figlio, che l’amò profondamente e ne tollerò le irruenti iniziative. Si macchiò di sangue, uccidendo anche stretti congiunti, pur di garantire al figlio la successione al regno paterno, e al figlio del figlio l’eredità del genitore. Vive in un’età in cui la Macedonia del suo consorte Filippo medita la prima costruzione di un’Europa politica seppure limitata all’area balcanica; in cui l’Epiro di suo fratello, il Molosso, si proietta sull’Occidente italiota, istituendo relazioni con Roma; in cui il figlio, Alessandro, si proclama successore dell’impero ecumenico degli Achemenidi, esportando dal Danubio all’Indo una nuova cultura: che sarà l’ellenistica.
Questo è un commento che avevo lasciato al libro nel 2020.
Wow, come cambia la scrittura in due anni!
"Sono molto soddisfatta di questa biografia. Braccesi, tramite le fonti storiografiche disponibili - prime tra tutte: Plutarco, Giustino ed Arriano, prova a ricostruire la vita di Olimpiade d'Epiro, restituendola a quella dimensione umana che per tanto tempo le è stata negata; complice la discriminazione di genere della sua epoca e delle successive, che ne hanno alimentato l'oscura fascinazione."