Dalle mura degli etruschi ai writers contemporanei, passando per Michelangelo, Raffaello, Velázquez e Goya, Tomaso Montanari dà voce a quadri, sculture e graffiti e ci racconta cosí il fondamentale ruolo civile che, oggi più che mai, la bellezza è chiamata a ricoprire. Nelle sue parole, rigorose e coinvolgenti, la storia dell’arte non assomiglia al manuale dei grandi nomi che dobbiamo venerare «perché sì», ma è l’impasto delle nostre vite quotidiane. In queste pagine Giuseppe regge Gesù appena nato, in uno schizzo del Guercino, non come fosse un santo ma con l’imbarazzo e la paura di un qualunque goffo neopapà. Paolo III ritratto da Tiziano perde la sua imponenza, rivelandoci tutto l’orrore che da sempre si accompagna al potere. E in uno sguardo colto da Botticelli ritroviamo l’infinita malinconia che si portano dietro i migranti, costretti a fuggire e privati ovunque della libertà.
«”La fantasia è un posto dove ci piove dentro”, ha scritto Italo Calvino commentando un verso di Dante. Anche il Pantheon è un posto dove ci piove dentro, perché la sua grandissima cupola ha un occhio bucato, largo nove metri: e da lí entrano il sole, la pioggia, la neve. E una volta l’anno, il giorno di Pentecoste, i pompieri ci fanno piovere anche i petali di rosa. Oggi quando entriamo nel Pantheon incontriamo Adriano e Apollodoro, gli dèi e i santi, gli artisti e i re, la pioggia e il sole. Varcando la soglia di quel cerchio incantato, ci si trova nel cuore del tempo: è come se potessimo dare la mano a tutte le generazioni che ci hanno preceduto. E anche a tutte quelle che verranno: tutte quelle che apriranno quella stessa porta, e calpesteranno quegli stessi marmi. Per questo il Pantheon è un ponte tra il passato e il futuro, una nave pirata che sfida le leggi del tempo e della storia. Finché non si spenga la luna».
Sono nato nel 1971 a Firenze, dove vivo. Studio l’arte dell’età barocca e la storia del patrimonio culturale.
Mi sono formato alla Normale di Pisa, ho insegnato a lungo alla Federico II di Napoli e ora sono professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università per Stranieri di Siena.
Sono convinto che gli storici dell’arte servano a fare entrare le opere d’arte nella vita intellettuale ed emotiva di chi si occupa di tutt’altro.
Penso anche che l’amore per la storia dell’arte non debba essere un fatto privato (o peggio un’evasione, o un modo per non pensare), ma pubblico e ‘politico’. L’articolo 9 della Costituzione ha, infatti, mutato irreversibilmente il ruolo del patrimonio storico e artistico italiano, facendone un segno visibile della sovranità dei cittadini, dell’unità nazionale, e dell’eguaglianza costituzionale, perché ciascuno di noi (povero o ricco, uomo o donna, cattolico o musulmano, colto o incolto) ne è egualmente proprietario.
Ma tutto questo è assai difficile da capire, perché oggi la storia dell’arte non è più un sapere critico, ma un’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ (e dunque fattore di alienazione, di regressione intellettuale e di programmatico ottundimento del senso critico). Strumentalizzata dal potere politico e religioso, banalizzata dai media e sfruttata dall’università, la storia dell’arte è ormai una escort di lusso della vita culturale.
È per questo che oggi non basta fare ricerca e insegnare, ed è per questo che ho scritto A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011), La madre dei Caravaggio è sempre incinta (Skira 2012), Le pietre e il popolo (minimum fax 2013), Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (minimum fax 2014), Privati del patrimonio (Einaudi 2015), e (con Vincenzo Trione), Contro le mostre (Einaudi 2017).
Tra i miei libri di ricerca recenti: La libertà di Bernini (Einaudi 2016) e Costituzione italiana. Articolo 9 (Carocci 2018).
Ho ideato e condotto due serie televisive dedicate a Bernini e a Caravaggio per Rai 5 e la serie Favole, forme figure per Loft, la tv del Fatto Quotidiano.
Scrivo sul Fatto Quotidiano, per il quale ogni lunedì tengo la rubrica Le pietre e il popolo. Ho anche una rubrica sul Venerdì di Repubblica: Ora d’arte.
Ho provato (direi inutilmente) a rimettere in piedi una sinistra in Italia, e sono presidente dell’associazione di cultura politica Libertà e Giustizia. Ho dedicato un piccolo libro all’impegno civile degli intellettuali: Cassandra muta (Gruppo Abele 2017).
Per l’abilità dell’autore di mettere in evidenza, in poche parole, il tratto più significativo, forse addirittura quello portante, di un’opera.
Per la possibilità di scoprire nuovi artisti o di riguardare quelli che già si conoscono (che è pur sempre un piacere), muniti di una chiave di lettura pronta.
Per lo sguardo di Montanari: in un presente in cui sembra obbligatorio un continuo rilancio al cinismo, le parole sono delicatamente arricchite di buoni sentimenti, e senza retorica!!
Per la struttura non perfettibile: una pagina, una foto, opera con relativa analisi, secca.
Per appuntarsi le varie chicche scovate dall’autore e sognare itinerari per vederle dal vivo.
Per commuoversi e sentire la pelle d’oca dietro la schiena: si parla di arte che parla di vita.
Per riempirsi gli occhi di bellezza e prendersi cinque minuti per far rilassare il cuore.
A cosa serve l’arte? La risposta è, in qualche misura, naturale, pre-culturale. Profondamente connessa alla natura umana. Lo si capisce in epoche di forte turbamento collettivo, quando le parole non bastano e in molti sentiamo la necessità di un linguaggio diverso, più denso, più sintetico, più forte e insieme più alto.
Il libro di Tomaso Montanari è una vera coccola, è proprio un rifugio tra le opere d’arte.
Dalle opere più famose come “Amor sacro e amor profano”, “Resurrezione di Lazzaro” a quelle meno conosciute, l’arte ci parla, rispecchia le epoche e cosa più importante risulta sempre estremamente attuale.
A cosa serve l’arte? Non possiamo dare una risposta univoca, possiamo dire che sicuramente ci apre una porta sul passato, ci fa immergere in sguardi, situazioni che non sono così lontani dal presente: in quel colore, in quella posa, in quella statua, in quel quadro, in quel monumento c’è tutta la potenza dell’umanità.
L’arte ci connette con gli uomini e con il mondo circostante, è un mezzo attraverso il quale ci sentiamo coinvolti, che non esclude nessuno, include tutti e suscita emozioni e sensazioni sempre diverse. Uno dei compiti principali non è solo esprimere bellezza, ma far trasparire la verità, comunicare in modo chiaro e diretto ciò che ci circonda.
“L’ora d’arte” è un perfetto compagno di viaggio, è quel libro che puoi leggere tutto d’un fiato, oppure accantonare per poi riprenderlo in quei momenti in cui c’è bisogno di una pausa da tutto e tutti. È un momento per stare con se stessi e allo stesso tempo essere a contatto con il mondo.
"Come per milioni di famiglie del nostro tempo, l'unico viaggio della famiglia di Gesù non fu una scelta, ma un obbligo: la fuga da un potere sanguinario, la ricerca d'asilo in un paese straniero. Oggi Gesù e la sua famiglia non fuggirebbero in Egitto, ma verso Lampedusa: e Caravaggio, oggi, li dipingerebbe su un gommone. "
"A cosa serve l'arte? A cosa servono gli artisti? La risposta è, in qualche misura, naturale, pre-culturale. Profondamente connessa alla natura umana. Lo si capisce in epoche di forte turbamento collettivo, quando le parole non bastano e in molti sentiamo la necessità di un linguaggio diverso, più denso, più sintetico, più forte e insieme più alto".
"L'arte ci solleva dalla polvere, ci fa levare la testa verso le stelle, ci dà la forza di rialzarci".
Montanari, ci ho messo un sacco di tempo, ma è stato un piacere. Super apprezzate le frecciatine alla politica italiana e il sarcasmo, ma soprattutto la lettura di opere da un punto di vista tanto sottile ed empatico. Ci vediamo presto con La seconda ora d'arte 🧡
Articoli di giornale da leggere tutti insieme o uno ogni tanto, in ordine o totalmente a caso. Mi piace sempre come Montanari riesce a raccontare un evento, un'opera e una storia, tutto sempre perfettamente intrecciato, mai banale o noioso. Qui si supera con dei racconti che parlano di amore per l'arte e per il territorio e riesce a trasmetterlo egregiamente al lettore.
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A questo libro di stelle ne avrei date dieci, ci fossero state.
Alcuni lettori lo ritengono troppo politicizzato (dai loro commenti qui su Goodreads), ma l'arte fa sempre politica, nel bene, nel male e anche quando decide di voltarsi dall'altra parte.
3- errore mio che non mi sono informata meglio prima dell'acquisto, questo libro è di base una raccolta di articoli di giornale, una facciata ciascuno, affiancati dell'opera d'arte trattata. avrei gradito un discorso più approfondito, magari suddividendo per periodi o artisti in quanto in questo modo il risultato è un po' raffazzonato (errori grammaticali inclusi). alcune pagine mi sono piaciute più di altre tutto sommato questo è un testo non necessario
Da una rubrica su un periodico, una fotografia di un'opera d'arte affiancata a una paginetta di commento. Selezione delle opere molto stimolante, ma commenti zeppi di retorica e politica in modo insopportabile, e per di più spesso privi delle coordinate minime (autore - luogo - data, che quando possibile vanno faticosamente desunti).