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Il gran bazar del XX secolo

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Anselmo Magnasco, giornalista, poeta e flâneur nella "zona grigia" della Genova repubblichina, attende senza particolari entusiasmi l'arrivo degli Alleati e la fine della guerra. Nel frattempo coltiva i suoi interessi: il cinema muto, i bordelli altolocati, le fantasie di suicidio e la sua stessa "intensa mediocrità". Fino a quando, fra i carruggi e gli orridi palazzoni fascio-modernisti, si materializza una folla di personaggi allucinati e bizzarri che lo trascina senza scampo in un incubo metafisico e lovecraftiano. Originale punto di fusione fra romanzo storico, weird, pulp fiction e horror psicologico, Il gran bazar del XX secolo è un vertiginoso gioco di specchi, nel quale la ricerca d'archivio e la fedeltà alla cronaca dell'epoca deflagrano in un caleidoscopio di citazioni pop e cortocircuiti temporali.

272 pages, Paperback

Published February 19, 2019

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Luca Pantarotto.
Author 3 books68 followers
March 12, 2019
Romanzo piuttosto strano, difficile da classificare: la quarta di copertina mette insieme un fascio di etichette tutte pertinenti, dal romanzo storico al weird alla pulp fiction all'horror psicologico, eppure si ha ancora l'impressione che qualcosa scappi fuori. Romanzo variegato ed eccentrico nel senso etimologico, cioè quasi costituito da una serie di elementi che prendono tutti quanti una strada tutta loro per sfuggire a un centro che li ridurrebbe a unità, sì, ma anche a banalità. Romanzo perfettamente "trucchico" (aggettivo coniato da me apposta per definire tutto ciò che scrive il Trucco), nei suoi pregi e nei suoi difetti: che non mancano di certo, né gli uni né gli altri.

Tra i pregi, segnatamente, la capacità del Trucco di ricreare un quadro storico (nella fattispecie, le ultime settimane di guerra fino alla Liberazione del 25 aprile) perfettamente coerente, documentato e dettagliato in tutti gli elementi che contraddistinguono ogni epoca storica, infilando tutto in una visione d'insieme che diventa via via più ricca man mano che ne aumenta la ricchezza di ingredienti. E così ecco il cinema, la radio, la precisione della topografia urbana, la cura per i particolari relativi alla moda del tempo, per le leggende metropolitane (il mitico "Pippo", l'aereo misterioso che sorvolava i cieli italiani alla fine della Seconda guerra mondiale), per i cambiamenti architettonici: tutto quel mix di cose, insomma, che definisce sotto i nostri occhi il momento storico in cui viviamo, e su cui noi, da contemporanei, ovviamente di solito neanche ci soffermiamo. O ancora la capacità non scontata di ricreare atmosfere lovecraftiane in un mondo (la Genova di fine guerra) che di lovecraftiano non avrebbe a rigore assolutamente nulla, un po' come ha fatto King ne "Le notti di Salem", prendendo la Transilvania di Dracula e spostandola in New England. Con la differenza che la storia de "Le notti di Salem" si svolge in un mondo in cui tutti conoscono la storia di Dracula, il che dà modo ai protagonisti di rivedere nelle loro vicende il riflesso immediato degli accadimenti raccontati da Bram Stoker e quindi di regolarsi di conseguenza, mentre nella Genova del Trucco vanno in scena mostruose inquietudini lovecraftiane senza che nessuno conosca l'esistenza di Lovecraft, e quindi sappia come vanno a finire di solito le sue storie. Perché Lovecraft, nel mondo del Trucco, non esiste, se non come modello per la creazione del suo protagonista, Anselmo Magnasco. Se non esiste Lovecraft, però esiste il Necronomicon, ed esistono Cthulhu e gli Dei Oscuri e Nyarlathotep etc., che a differenza dell'inesistente figura del loro creatore sono reali, e lo sono da infiniti eoni. E insomma bravo Trucco che ha avuto l'idea di di ricreare un mondo lovecraftiano senza scadere nell'omaggio diretto, ma facendo un po' quello che di solito si fa con gli apocrifi sherlockiani: un romanzo originale e svincolato da ogni forma di fossilizzante rispetto per l'autorità creativa del Vero Autore, che vuole porsi come nuovo tassello di una mitologia ormai collettiva, di un patrimonio comune di storie suscettibili di infinite rinnovazioni.

E non mancano nemmeno i difetti, ovvio. Come dicevo a lui l'altra sera, in questo romanzo di circa 260 pagine si nasconde un bellissimo romanzo di 180 pagine. Se il Trucco mostra la mano quasi dell'autore classico nella descrizione delle scene d'azione, nella carnosità dei contesti storici, delle descrizioni d'ambiente (bellissime le scene nel bordello), nell'abilità con cui ridà concretezza vita a un passato che si tinge sulla pagina di tutti i colori e la plasticità del reale, nella capacità di evocare la malinconia e lo spaesamento di un mondo alla fine della sua corsa, presto chiamato a ricostruirsi da zero lasciandosi tutto alle spalle (e anche nel talento innegabile di certe scene di paura), dove il romanzo mostra un po' la corda è nei dialoghi e nella tendenza dei personaggi a eccedere nello stesso difetto che caratterizza il loro autore: parlare troppo (lo posso dire perché è un mio amico, eh), talvolta a scapito della storia, che in alcuni dei suoi momenti salienti si ritrova a essere non descritta dall'autore, ma raccontata ex post dai suoi protagonisti - mannaggia allo show don't tell, eh? Infinite scenette di dialogo in cui i personaggi si perdono in chiacchiere di cui non ce ne potrebbe fregare di meno, che sì, rispondono all'intento di dare verosimiglianza alle conversazioni d'ambiente (raccontarci cose di cui a nessun altro frega niente è una cosa che tutti facciamo tutti i giorni), ma che in un romanzo andrebbe un po' moderata. Così come non incontrano tanto il mio gusto i passaggi di tono con cui, nella stessa scena, qua e là si alterna un momento horror a una scenetta quasi da commedia da camera, anche se d'altro canto questa idea di varietà stilistica dà al romanzo una struttura composita che in effetti nessun altro, in questo momento, ha, soprattutto quelli che raccontano un periodo storico così cupo come il fascismo. E poi c'è un espediente narrativo (quello del protagonista che si sdoppia) che secondo me non è proprio riuscito benissimo, o almeno io non l'avevo capito.

Però c'è originalità, c'è talento, c'è una bella idea di partenza e ci sono molte, molte, molte belle pagine (quelle in cui si descrive il Libro oscuro passato nelle mani di Magnasco per un bibliofilo come me sono puro orgasmo), e c'è anche qua e là un po' di noia. Ma avendo letto, a oggi, l'opera omnia, del Trucco, direi che il ragazzo, alla soglia dei suoi, boh?, 55 anni?, si riconferma uno da tenere d'occhio - e anche un po' a freno.
Profile Image for Antonio Vena.
Author 5 books39 followers
September 4, 2019
Personaggi del Novecento si aggirano nella Genova sotto occupazione nazista mentre i mostri e gli incubi del secolo breve si addensano sulla città, sulle loro vite e nell'inner space.
Una stella in più per l'esordio che è colto e promettente.
Profile Image for Violino Viola.
265 reviews33 followers
June 15, 2023
La vicenda si svolge a Genova, città sospesa nel clima dell'Italia repubblichina, a solo un mese dalla Liberazione dal nazi fascismo, la fine è vicina e tutti lo sanno. In questa atmosfera di grande attesa, in cui la popolazione è come col fiato sospeso l'assurdo e l'inquietante si fanno strada, dapprima solo negli inquietanti sogni del protagonista e in ritrovamenti macabri di animali squartati, poi si allargano a macchia d'olio e prendono possesso completo della vicenda. Il romanzo si trasforma in un incubo, in cui presente futuro si mescolano, il mondo reale e gli universi paralleli si sovrappongono, scombinando tutto.
Un romanzo di grande atmosfera, che trasmette questa sensazione di attesa condivisa in cui le regole e i punti fermi della dittatura stanno crollando pronti ad essere travolti da una mareggiata che scombinerà le carte. Il rapporto col futuro forse è il fulcro di questa vicenda, il protagonista infatti, così come ci viene spiegato fin dalle prime pagine, vuole suicidarsi, ma vuole aspettare la fine della guerra perchè spinto dalla curiosità del vedere come andrà a finire; il futuro per lui è contemporanemente promessa di tempi migliori ma incombe allo stesso tempo come minaccia, e più l'assurdo e l'inquietante prenderanno posto nella vienda più il protagonista si preparerà ad abbandonare qesto mondo
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