Gli stranieri ci stanno invadendo? Chiudere i porti è una soluzione? Che cosa vuol dire «prima gli italiani»? Don Luigi Ciotti scrive una lettera a cuore aperto contro «l’emorragia di umanità alimentata dagli imprenditori della paura»: una presa di posizione salda contro tutti i razzismi da parte di chi ha fatto dell’accoglienza la propria missione da più di cinquant’anni. Una lettera indirizzata a un razzista del nuovo millennio ormai avvelenato da luoghi comuni e narrazioni tossiche. Per decostruire i pregiudizi e affermare i principi di una società più giusta.
Don Pio Luigi Ciotti è un presbitero e attivista italiano, ispiratore e fondatore dapprima del Gruppo Abele, come aiuto ai tossicodipendenti e altre varie dipendenze, quindi dell'Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia.
Non penso avrei deciso di leggerlo, ma sono contenta di avegli dato una possibilità quando mi è stato regalato. Nonostante la chiesa cattolica non sia una grande fan della diversità, ho sempre ammirato i suoi attivisti impegnati nella lotta contro le mafie e la droga, la loro capacità di dialogare con gli emarginati della strada. Il dialogo con un razzista del terzo millennio può essere altrettanto complicato, dal momento che probabilmente non si riconosce in un aggettivo così odioso, ma rifiuta di confrontarsi con un punto di vista che lo interroga sulla legittimità delle sue opinioni. In altre parole, è difficile farlo leggere a qualcuno che già non contempli un minimo di cultura e apertura mentale. Un vero peccato, perchè in poche pagine Don Ciotti condensa i temi fondamentali dell'immigrazione e sveste i pregiudizi più resistenti della forza sloganistica tipica dell'attualità italiana. Cita numeri, dati, persone, tragici eventi. Ribatte all'aggressiva e approssimativa retorica di partito con i fatti e una cristiana capacità di comprensione a cui stiamo perdendo l'abitudine, ricordandoci che al futuro occorre andare incontro, non attenderlo arroccati nelle nostre paure, perchè l'identità di un paese è sempre in movimento e ha bisogno della ricchezza degli incontri con gli altri per rimanere autentica. L'accoglienza è una questione umana, prima di tutto, e chi se non un uomo di chiesa può provare con le sue parole ad arrivare ai cuori dei tanti cattolici indifferenti alle morti nel mediterraneo? Spero che questo tentativo possa dare i suoi frutti.
Questo è il primo libro che leggo in merito a questo tema. Non so, all’inizio mi aspettavo qualcosa di noioso e ripetitivo; un discorso talmente inanimato e contraddittorio che sarebbe stato come tutti i discorsi di coloro che provano a spiegarlo senza mai averlo vissuto in prima persona. Sono rimasta molto sorpresa, e posso dire che non sono la stessa persona che lo era prima di leggerlo. Lo consiglio vivamente a tutti i miei coetanei, e cioè i giovani “d’oggi”.
Poche pagine di verità e riflessione, in cui è facile capire qual'è la "parte giusta". Dovrebbero leggerlo tutti, soprattutto chi si professa cristiano a gran voce per poi sputare odio verso tutti, per tornare a sviluppare empatia verso il genere umano e il creato.
Un'analisi quasi scientifica del fenomeno del razzismo in salsa contemporanea. Viene voglia di leggerlo in famiglia, per strada o nelle piazze data la forza delle parole di Luigi Ciotti.
Non si poteva essere più eloquenti di così! Il raffronto tra eventi passati e presenti rende più che mai l’idea di quanto l’uomo non abbia imparato nulla dalla storia!