One of the most revered figures in the history of Western art, Vincent van Gogh (1853-1890) championed a style of painting during the late nineteenth century that emphasized emotion and sensuality over form and composition. Van Gogh's life has been offered up in numerous histories, biographies, and films, and his own correspondence has been preserved in the form of an extensive series of letters to his brother, Theo, his acquaintances, art-world associates, and friends. His untimely death at the age of thirty-seven combined with his rich body of work has garnered him a posthumous success that few other artists have been rewarded. This volume gathers together Van Gogh's most famous works, which are accompanied by commentary on his life and art and in-depth analyses of his paintings. An appendix section contains some of the artist's most incisive and personal letters.
Joyita. No puedo creer que la haya comprado tan barato. Está dividido en 3 partes: una biografía de unas 60/70 páginas que, a pesar de ser tan cortita (la letra es grande) me pareció muy completa y que iba bien al punto (de hecho, había algún que otro dato que desconocía y marqué); y la segunda parte es un análisis de algunas de sus pinturas, teniendo en cuenta el contexto temporal y personal en el que se ubican. El análisis es muy bonito, cortito (apenas dos o tres párrafos por pintura) y las imágenes tienen muy muy buena calidad. Al final tiene una línea de tiempo (con los eventos personales de Vincent y lo que pasaba en el mundo), la cronología de las pinturas que hay en el libro y dónde se encuentran, y una pequeña sección de consulta bibliografía (joya). La verdad 100/10
“His source of inspiration was the creation of an art that might console him from the storms of life.” Armiraglio on Van Gogh during his darkest period
Una pittura vera fino all'assurdo...viva fino al parossismo, al delirio, alla morte. [...] è chiaro che Van Gogh ha imparato tutto dagli impressionisti, in fatto di reciproca influenza tra i colori, ma questi rapporti non lo interessano come riscontri visivi bensì come rapporti di forze (attrazione, tensione, repulsione) all'interno del quadro. Per effetto di quei rapporti e contrasti di forze l'immagine tende a deformarsi, distorcersi, lacerarsi: per l'accostamento stridente dei colori, per l'andamento spezzato dei contorni, per il ritmo serrato delle pennellate, che fanno del quadro un contesto di segni animati da una vitalità febbrile, convulsa. La materia pittorica acquista un'esistenza autonoma, esasperata, quasi insopportabile: il quadro non rappresenta, è.
[dalla presentazione di Carlo Maria Argan].
"Il Campo di grano con corvi", insieme alla "Chiesa di Auvers", può essere considerato il suo testamento artistico e spirituale. Dipinto pochi giorni prima del suicidio, esso risente del dramma esistenziale del suo autore. Nonostante ritorni l'accoppiamento giallo-blu, esso ha perso ogni nota gioiosa. La tela è dominata da un'atmosfera cupa, carica di presagio, e il volo dei corvi non alleggerisce in alcun modo la tensione. I colori, sovraccaricati, sono stesi con una pennellata franta e spigolosa. Erano passati soltanto cinque anni dalla realizzazione dei Mangiatori di patate, la sua prima opera significativa. La parabola artistica di Van Gogh fu brevissima e la sua evoluzione fulminea. (pag.166)
Sono tornata a consultare questa monografia dopo aver visto recentemente alcune foto, molto suggestive, scattate da un amico ad Auvers-sur-Oise, nei luoghi dove Van Gogh visse gli ultimi tre mesi della sua tormentata vita, fino al suicidio. In quel paesino del nord della Francia... "i luoghi di Vincent sono indicati con sobrietà ed eleganza, tanto da apparire immodificati".