Ricordo ancora con un tocco di nostalgia i bellissimi gialli/mistery Mondadori intitolati i tra detective.
Tre ragazzini diversi uno dall'altro alle prese con i drammi della loro età che però si distinguevano dagli altri coetanei per un'intelligenza e capacità apparentemente straordinarie messe al servizio di giustizia e verità.
Pubblicati negli anni ottanta, furono il mio primo flebile incontro con il giallo per ragazzi.
Anche se, lo ammetto io già a dieci anni mi dilettavo con il mio amato Poirot.
Ma il pregio di questi libri come poi dei loro figli, i piccoli brividi, era quello di sdoganare un genere dalla sua privata nicchia di élite e far comprendere come, esso, fosse in realtà letteratura vera e per nulla rifugio per i disagiati.
O i nerd.
Ecco che fantascienza, horror, e noir tornavano a brillare anche per le nuove generazioni stimolando dei lati della mentre troppo assonnati e troppo istupiditi dalle nuove tecnologie.
Non a caso sono generi che presero piede nei favolosi anni ottanta, preda del diktat della moda e dell'apparenza che, ancora oggi, ci perseguita.
Libri simili erano, quindi rappresentazioni di una gioventù che, se pur provava gli stessi dubbi, i disagi tipici dell'età di trasformazione, affrontava questa ricerca del se in modo diverso e per nulla superficiale. Era concentrato più sulla mente e sulla sostanza che sulla banalità appariscente dell'esteriorità. Non a caso, infatti, i misteri venivano considerati tanto validi da dover essere sbrogliati.
I libri di tal guisa sono dunque, ottimi per comprendere e analizzare le difficoltà tipiche di ogni secolo e di ogni periodo “storico”, proponendosi come rivelatore delle cesure su cii l'adulto e l'educatore dovrebbero intervenire. E ricucire. Immaginate la mia somma gioa quando la mia amata Dunwich mi ha proposto la lettura di una ghost stories per ragazzi con gli stessi nobili intenti dei miei amati gialli vintage. Ovviamente, non me ne vogliano le altre case editrici, qua si tratta di un libro di alta e pregiata fattura, molto più elegante dei suoi fratelli. La penna della nostra balda autrice è al tempo stesso profonda e delicata, ironica e al tempo stesso commovente, capace di far terrorizzare e al tempo stesso emozionare ponendo il fantasma in un aura di pura poesia che ricorda la brillante penna della Montgomery.
Questo risulta un elemento fondamentale: l'aldilà e il peccato, l'omicidio e la compassione iniziano a danzare dinnanzi ai nostri occhi stupiti raccontando come, in fondo, anche in questa società pubblicitaria e mercificata, possa aver posto una sorta di antico ritorno alla romanticità del trapassato. In questo contesto ipertecnologico, la morte non rappresenta più il mistero tanto declamato da poeti dal calibro di Poe. Diviene una sorta di ulteriore viaggio virtuale in cui il mistero e l'orrore sono privati del loro lato gotico e quindi suggestivo. L'horror stesso soffre di questa limitazione dialettica proponendosi più che altro come mero elenco di nefandezze e di elementi sanguinari e splatter. Manca, dunque la poeticità, la poesia, la perfezione dell'atmosfera che è e resta il vero elemento preponderante della letteratura fantastica. Non è nella testa tagliata e nella mutilazione, nella ferocia di demoni e fantasmi il vero brivido. É nell'entrare in punta di piedi in un modo altero a cui dobbiamo credere per non farci sommergere dal ritorno della banalità e del qualunquismo. Dobbiamo vedere i fantasmi per far tornare l'uomo questo essere straordinario tra stelle e gloria cosi come lo dipinse il meraviglioso salmo otto. Ecco che i nostri eroi a differenza di tanti giovani, si pongono con sommo rispetto e riverito timore di fronte al fantasma, onorando la sua vita passata ma anche quel dolore di chi ha visto sottrarsi possibilità e talenti da un destino infausto o da un evento brutale. E restituire la dignità a quelle essenza che appaiono più reali della nostra virtuale dimensione, tanto da provare empatia con i ricordi, con il passato e con la storia.
Ecco che il libro adorabile e perfetto, adrenalinico e suggestivo in quella vetusta dimora, diviene anche di una poeticità strabiliante. In quell'incontro con il sacro i ragazzi crescono e diventano grandi, affrontando i problemi esistenziali di ogni adolescente da una prospettiva privilegiata; chi in fondo è ancora cosi vivo da provare amore, delusione e persino frustrazione, ma con la consapevolezza quotidiana che nonostante questa cacofonia emozionale, la loro speranza è di poter ancora incidere sul presente e sul futuro con le azioni.
Azioni che alla nostra povera fantasmina sono oramai precluse.
Consiglio la lettura non solo ai ragazzi ma anche agli adulti, che purtroppo stanno perdendo inesorabilmente il contatto con il regno dell'immaginario.