Smarrito in un autolavaggio il proprio dattiloscritto di millecinquecento pagine, un romanzo storico intitolato Storia degli eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai giorni nostri, il protagonista – articolista freelance precario – decide di riscriverlo riducendo drasticamente il progetto iniziale. Si concentra su Garibaldi e l’eroe contemporaneo ma l’idea si perde fra il dolce stil novo, Cyrano di Bergerac, Mina, Kundera, Calvino, Sandro Veronesi, Umberto Eco… In fondo però, ripensandoci, perché scrivere di eroi? Oggi l’eroe è lontano dalla scena, distante dal vero. E così, dopo una notte in stazione a Modena ad aspettare la fine dello sciopero dei ferrovieri con sullo stomaco il coniglio in umido mangiato a un cenacolo di scrittori, l’aspirante scrittore abbandona l’eroe per l’antieroe, categoria eretica trasversale che include se stesso, suo nonno Neride, l’amico Nello Benazzi e tutta una serie di sfigati che rendono questo lavoro davvero irresistibile.
Sono tutti dipinti di Alfredo Casali, pittore piacentino.
Io non sono di Piacenza, ma questo non dovrebbe avere importanza. Mi piacciono le invettive, ma trovo che siano complesse da articolare, non è che di Céline ne nasca uno al giorno. Mi piace l’intelligenza, l’arguzia, la citazione, ma non sopporto lo sfoggio. Non apprezzo chi si sente perennemente più intelligente degli altri. Ancora di più quando maschera la sua presunzione di superiorità con la finta umiltà, o addirittura, autodenigrandosi per mettersi sull’altare. Mi piace la gente che fa ridere raccontando le proprie disgrazie, ma deve saper far ridere: e per riuscirci, non deve ridere per prima, non deve insistere nel tentativo di farmi ridere. Buster Keaton forever, De Sica-Boldi jamais.
Esordio metaletterario, vincitore del Campiello opera prima nel 2007, funambolico nei calembours, arzigogolato e inturcinato (attorcigliato) nelle invenzioni lessicali, rocambolesco nella sua prolissità, ripetitiva e oziosa, evacuazioni intestinali e annesso liquame inclusi.
Opera prima che mi pone subito un problema. La mia domanda all’autore sarebbe: ma perché non cominci raccontandoci una storia, possibilmente passabilmente bella, e poi magari ce ne racconti un’altra se abbiamo apprezzato la prima, e così avanti per un po’ – dopo, più in là, ti prendi una pausa e rifletti sul mestiere che vuoi fare o stai cercando di fare, in un secondo momento ti dedichi a un libro senza capo né coda, ma per cominciare scegli una storia che abbia un inizio, una fine e uno sviluppo, e impegnati a raccontarla invece di commentarla o di spiegarmela.
Il protagonista è un aspirante scrittore con famiglia che smarrisce il suo manoscritto di millequattrocentosessantuno pagine intitolato “Storia degli eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai giorni nostri”. Come è facile immaginare, gli è costato anni di lavoro, e la perdita non lo rallegra, tutt’altro. Si rimette all’opera per ricostruire, e riscrivere, le millequattrocentosessantuno pagine che presumibilmente intitolerà “Storia degli eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai giorni nostri – 2 La vendetta”. Quando completa lo sforzo, sottopone il testo a tutti i suoi conoscenti: l’amico professore lo boccia sotto tutti i punti di vista, un altro amico dice che è un libro incoerente, l’amico “scrittore” dice che non se ne intende, la moglie Emilia, che di treni se ne intende perché è pendolare, dice che “viene da lanciarlo dal treno”. Il figlio diventa matto e fa fatica ad addormentarsi: la madre (la moglie Emilia) urla perché così lo tiene sveglio. Non vedo perché io dovrei essere lettore più benevolo.
Per spiegare, o giustificare, o motivare, o avvalorare, questo esordio letterario si citano nomi che quando li conosco, mi convincono poco. Gianni Celati andrebbe più che bene come modello, ma io preferisco nettamente il Celati post-Guizzardi.
Se mi chiedete di cosa parla questo libro mi mettete in crisi perché non saprei dirlo. Ma è proprio questa la magia.. le parole ti catturano, lo stile, l'ironia, che ti fa bere ogni riga per quello che è. Le parole sono il fine, e non il mezzo per arrivare a qualcosa d'altro. Fantastico! Diciamo 4 stelle e mezzo.
Fra i miglior libri che ho letto quest'anno. Uno stile narrativo intrigante quanto divertente, un flusso di pensieri che lascia sbalordito e ridendo a crepapelle. Lo consiglieri a chiunque ma sopratutto a chi si è stancato dei soliti "grandi successi" spacciati dalle grandi case editrici. Qui c'è una scrittura innovativa, fresca, spietata e impossibile a catalogare. E' un narrativo o un saggio? Elementi di ciascuno da offre un capolino ad un futuro letterario molto promettente.