Sara Brivio viaggia per le capitali europee, compra prime edizioni autografate dei romanzi del cuore, colleziona arte contemporanea, cena in ristoranti stellati. Ma soprattutto si gode il sole integrale nel giardino della sua strepitosa villa nel centro di Milano, alle Cinque Vie, il quartiere dei suoi sogni di ragazzina. Insieme a lei, nude come lei, le due amiche più care, Elena e Fanny, scrittrici. Anche Sara è una scrittrice, come le sue amiche conosciuta solo da un ristretto pubblico di lettori affezionati. Divorziata, evitata come la peste dall'unica, amata figlia, fino a non molto tempo prima viveva da sola in uno squallido appartamentino a Vigevano, tirando avanti a fatica con poche migliaia di copie vendute per libro, qualche recensione, qualche rassegna per l'università della terza età. Poi, allo scoccare dei sessant'anni, ecco arrivare un'immensa, inattesa eredità, la cui sola rendita mensile sfiora i due milioni di euro. La soddisfazione più grande che l'eredità le ha permesso di togliersi? Il Premio Brivio: in palio mezzo milione di euro per un vincitore che come Sara, Elena e Fanny dev'essere un eterno escluso, e una cocente umiliazione, invece, per qualche detestatissimo solito noto del jet set editoriale. Come Daniele Castagnèr, alias El Panteròn, avido e spregiudicato autore di inconsistenti spiritual-gialli regolarmente in testa alle classifiche, con un'igiene incerta, una passione per sgargianti camicie fuori moda e un passato che si intreccia a quello di Sara e delle sue amiche. Mentre la finale del premio si avvicina tra risate, batticuori e una sempre più bruciante nostalgia della figlia, prende forma un comico atto di critica al piccolo mondo letterario, cui si contrappone la passione inalienabile e salvifica per la scrittura e la lettura. E allora cosa rimane di gratificante, una volta pubblicata la tua pregevole opera destinata all'anonimato, se non vincere un premio?
Piersandro Pallavicini è nato a Vigevano nel 1962. È docente all’Università di Pavia, dove svolge ricerche nel campo della nanochimica inorganica. Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Madre nostra che sarai nei cieli (2002), Atomico dandy (2005), African inferno (2009), Romanzo per signora (2012) Una commedia italiana (2014; vincitore del Cortona Mix Prize 2014 e finalista al premio Città di Vigevano 2014), La chimica della bellezza (2016), Nel giardino delle scrittrici nude (2019) e, nella collana digitale Zoom, London Angel (2012), Racconti per signora (2013) e Dalle parti di Arenzano (2014). Collabora con "TuttoLibri", supplemento culturale de "La Stampa".
Mamma mia come mi sono divertita! Se volete una lettura intelligente e divertente, che ammazza il mondo dell'editoria italiana, dei premietti e degli scrittori divi, delle sciure milanesi e pure della famiglia borghese media, beh qui avete di che divertirvi.
Semplice, brillante, ironico come la trama che serve a spingere la sagacia dell'autore. È da un po' che volevo leggere questo libro e poi si è presentata l'occasione in questo inizio di torrida estate che odio. Anche io mi sono messa in giardino (ma in costume) e mi sono goduta lo spettacolo. Ho riso a sufficienza. Mi ha ricordato a tratti - come genere di intrattenimento - Romanzo rosa della Bertola, altra delizia intelligente.
Vivamente consigliato, con la bottiglia di bianco ghiacciato che ho inaugurato ieri sera. Bisognava brindare alla leggerezza, e insieme erano perfetti.
Ma...! Momentaneamente interdetta. Avevo aspettative alte, immaginavo una critica intelligente e velata in grado di amalgamarsi bene con un romanzo leggero, invece si è rivelato troppo diretto e piuttosto noioso. L’idea generale alla base era stuzzicante così come alcune considerazioni espresse qui è li, ma il tono dell’autore è troppo polemico e spesso pretesto per elencare nomi più o meno noti. Ho trovato lacunoso anche l’interpretazione della psiche femminile, si capisce immediatamente che dietro c’è una penna maschile. Trama poco appassionante così come la caratterizzazione dei personaggi e il lieto fine prevedibile senza nessun vero colpo di scena, già da metà si intuisce dove la storia ci porterà. Delusa. La cosa più bella del libro è l’illustrazione in copertina di Ventura. L’idea era buona e un po’ di sana critica contro le contraddizioni odierne ci vuole ma più adatto a lettori “young adult”. Una stella e mezzo.
Ogni volta che leggo un romanzo di un autore italiano contemporaneo che mi piace, capisco perchè non mi piacciono tutti gli altri. Perchè mancano di leggerezza, di freschezza, di senso dell'umorismo, di capacità di invenzione e anche di un po' di coraggio. Tutte doti che, invece, ha questo libro, letto in poche ore in cui mi sono divertita, ho riso, ho giocato a riconoscere i personaggi dietro gli pseudonimi. E ho anche fantasticato su cosa farei io, con una rendita di 2 milioni di euro al mese :)
Non mi è mai piaciuto quando in un libro lo scrittore si rivolge direttamente ai lettori con frasi tipo “Avete presente…?” “Ricordate quando…?” o “Provate a indovinare come”. La trovo semplicemente una fastidiosa interruzione: se la storia mi sta appassionando non ho bisogno di essere trascinato da inutili domande o esortazioni; se invece mi sta annoiando non serve a niente che l’autore provi a farmi cambiare idea facendomi sentire maggiormente coinvolto solo perché per un momento decide di rivolgersi direttamente a me. Purtroppo Pallavicini qua e là usa alcune di queste frasette alla seconda persona plurale, ma è proprio l’unica piccolissima nota negativa di un romanzo che invece ho trovato molto ironico, divertente, scritto benissimo e ricco di interessanti riferimenti letterari.
ne "la chimica della bellezza" pallavicini si toglieva valanghe di sassolini sul mondo della ricerca accademica, qui se ne toglie altrettanti su quello dell'editoria e dei premi letterari. prevedibile, ma abbastanza gradevole.
Non so quanti amici avesse Pallavicini prima di pubblicare “Nel giardino delle scrittrici nude” ma ho il vago sentore che adesso ne abbia qualcuno in meno. Diciamo che con questo libro si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, ha messo nero su bianco nomi e cognomi, ha raccontato il panorama contemporaneo della letteratura italiana senza andarci per il sottile, guadagnandosi di certo la stima del lettore anonimo, non so quanto quella di alcune case editrici…
Ad ogni modo, poco importa. Dalle parole dell’autore ho capito che per lui era arrivato il momento di farlo e di farlo per bene, con lucidità, con una penna ironica ma impietosa, con uno stile pungente e appassionato.
Quella che viene raccontata “Nel giardino delle scrittrici nude” è la storia di Sara Brivio, scrittrice semi-sconosciuta ma di grande talento, tanto da aver sempre pubblicato con case editrici di tutto rispetto, che conosciamo ormai sessantenne. Divorziata, una figlia grande che non le rivolge più la parola da dieci anni, ha da poco scoperto che suo padre le ha lasciato un patrimonio di un paio di miliardi e una rendita mensile di due milioni. Di euro, giusto per intenderci.
Se all’inizio ha avuto timore anche solo di immaginarli quei soldi, lei che ha sempre vissuto in provincia arrivando a stento a fine mese, adesso li spende senza badarci poi troppo. Devo dirvi che non è stato facilissimo entrare in contatto con Sara Brivio. Non lo è stato quando si comporta da viziata – anzi “smorbia”, “un ibrido tra viziata e schizzinosa” – e vola a Vienna in modalità extra lusso perché ha voglia di cioccolato per poi lasciare a metà la prima fetta di Sacher (ma come si fa a lasciarla nel piatto???). Non lo è stato nella parte in cui racconta della sua giovinezza e del rapporto con il marito, ma più leggevo e più riuscivo ad acchiappare una nuova sfumatura del suo carattere, vedevo un’altra ombra che tiene nascosta.
Sì, perché alla fine Sara è una donna tormentata e sola. Elena e Fanny, le sue amiche scrittrici, vivono con lei ma ognuna conduce un’esistenza a sé. “Io, e scusate se lo dico di nuovo in questo modo prosaico, anzi verboso, io nella buia stanza dell’angoscia preferisco stare da sola. Ma al caffè in ogni caso mi fanno compagnia”, dice Sara a un certo punto. Queste due frasi mi hanno dato in pieno non solo la capacità narrativa dell’autore, ma anche la chiave di lettura del suo personaggio. Una donna che non vuole nessuno vicino quando deve affrontare il dolore, una donna che ha vissuto compiendo scelte sbagliate che rimpiange ancora, una donna che probabilmente non aveva compreso il senso di alcuni rapporti e che adesso è pronta a rimettere ogni cosa in discussione.
E perché no, a prendersi anche delle belle rivincite. Quindi, perché non organizzare un bel premio letterario mettendo in palio un assegno da mezzo milione di euro e far credere a due cretini per volta, convinti di aver la vittoria in pugno, che altro non sono che dei palloni gonfiati? A distanza di qualche giorno dall’uscita dei nomi dei 12 selezionati per il premio Strega, di cui si parla anche nel romanzo, tutta la parte riguardante il premio mi ha fatto davvero sorridere. Un sorriso amaro, sia chiaro.
Pallavicini si concede qualche stoccata anche in questa occasione e nessuno potrebbe dargli torto. Anzi, il lettore deve anche essergli riconoscente perché ha la possibilità di vedere con più chiarezza alcune dinamiche che spopolano in campo editoriale.
Mi è piaciuto molto come l’autore parla di scrittura e di lettura, anche perché lo fa conoscendo bene entrambi i lati della barricata:
Questa è la potenza della scrittura, che bello se riuscissi a tornare a scrivere anch’io, ma chi me lo fa fare? Dove trovo la forza, la ragione o, come si diceva negli anni novanta, riempiendose la bocca, l’urgenza, la necessità? Per scrivere occorrono convinzione, disponibilità all’incanto, serenità, appunto, le stesse che occorrono per leggere, solo cento volte più grandi.
Gli ultimi capitoli del libro sono un crescendo, si leggono pure con un pizzico di tensione perché ti aspetti che possa succedere l’imprevedibile, che poi, puntuale, accade. La stessa Sara, che ci ha giudati lungo tutto il romanzo, parla con il lettore del finale dicendo che in qualche modo uno dei due colpi di scena era prevedibile. E sì, lo avevamo capito, ma resta lo stesso una chiusura rocambolesca, l’unica possibile per rimescolare un po’ le carte e provare a concedersi un’altra mano.
Per quanto riguarda l’epilogo non lo so se mi è piaciuto o meno. Sì, da un lato Fanny ha ragione, ma dall’altro… Mi è rimasto più di un punto di domanda sulla non chiusura di un paio di cose ed è venuto spontaneo chiedermi quanto l’autore ci abbia giocato, quanto abbia preferito così per evitare di scrivere qualcosa di “deludente”, passatemi il termine. Ad ogni modo, nulla che inficia sul giudizio complessivo del libro, che merita davvero.
Ahahahahha ESILARANTE! Finalmente questa settimana sono riuscita a leggere ed ascoltare libri belli! Anche questo titolo l’ho scovato proprio qui su GR grazie alle recensioni entusiaste di alcuni amici che seguo e corroborato da un’amica di Instagram che adora Pallavicini. Ed a ragione.
Qui troviamo una critica divertente ai premi letterari ma anche un sacco di spunti di lettura. Inoltre è ambientato nei luoghi dove sono cresciuta quindi come non amarlo?
Sara Brivio è una scrittrice che da sempre pubblica con case editrici maggiori ma non fa mai il botto. Ha le sue lettrici fidate, vende le sue discrete 2/3.000 copie ma stenta ad arrivare a fine mese. Inaspettatamente eredita una quantità spropositata di denaro ed una rendita mensile milionaria (che shogno) che le permettono un cambio radicale di vita. Istituisce così il premio letterario Brivio, 500.000€ destinati ad un autore sconosciuto che non ha mai vinto nulla. Davvero ho riso come una cretina in alcuni punti, soprattutto quando entrava in scena El Panteròn con il suo perfetto dialetto veneto e i dialoghi in milanese.
È stato un libro estremamente piacevole, ironico e dissacrante. Lascia aperte tanti misteri e sono convinta che ci voglia vero coraggio a non cercare di dare risposte al lettore, a lasciargli così tanta libertà di scelta. Stupendo, già in lista come regalo di Natale per le ‘mie amiche nude’
Aspettative alte, in parte deluse. Ho apprezzato la scrittura scorrevole e il buon ritmo, ma i contenuti incalzanti - e l’idea di base interessante - si sgonfiano nel finale proprio come accade a molti libri secondo uno dei personaggi. Preziose alcune considerazioni sul mondo dell’editoria, ma mi aspettavo più delicatezza nell’inserirle nella storia. In certi passaggi il libro appare didascalico, tanto direttamente i personaggi esprimono opinioni e spiegano gli avvenimenti che stanno vivendo. In ogni caso rimane una lettura piacevole e in alcuni punti, troppi pochi, addirittura brillante.
Nel giardino delle scrittrici nude Piersandro Pallavicini
La trama: Milano,primavera dell'anno 2018. Sara Brivio ha 60 anni.è immensamente ricca,con una rendita di due milioni di euro al mese,ha ereditato da quello che òlei definisce il suo escrementizio genitore,che anni prima ha abbandonato lei e la moglie moribonda. Sara vive in via Brisa angolo via Saterna,in una lussuosa casa con giardino,nel quale lei e le sue amiche si aggirano nude per scrivere e leggere essendo tutte e tre delle scrittrici e tutte e tre praticamente delle benemerite sconosciute. Monica è la figlia di Sara,con cui non ha contatti dal duemilaotto,dieci anni prima. Giorgio Nembro è l'ormai ex marito di Sara,omosessuale,portato anche ai tempi dell'ex moglie a creare situazioni particolari in ambito sessuale,insegna lettere al liceo classico di Vigevano,dove viveva tutta la famiglia prima del divorzio e anche lui ha pubblicato svariati libri. Fanny moschino e Elena Beltrami sono le migliori amiche di Sara e vivono con lei nella sua lussuosa casa milanese. Daniele Castagner è uno scrittore veneto,di fama nazionale,scrive romanzi gialli e parla in un misto tra dialetto e Italiano,è un uomo senza scrupoli,che farebbe di tutto per aggiudicarsi un premio,compra metodicamente le giurie ed un leccaculo di prima categoria(o culéc come viene chiamato dalle tre amiche). Gianna è la domestica,cuoca e tuttofare di Sara,originaria di Vigevano è l'incarnazione della nonnina che ha sempre paura che non si mangi abbastanza. Liliana Ramella,detta Lilly Ramella è l'ex compagna del defunto padre di Sara. Kostanza è la segretaria di Sara,svizzera e precisa,sempre seria e ligia al lavoro. Sara decide per il secondo anno di indurre il Premio Brivio(tenendo nascosto ovviamente chi ne è lo sponsor) e questo creerà situazioni surreali,violazioni di domicilio,furti di sculture famose,appostamenti da parte del Castagner e altre situazioni esilaranti. Ma chi vincerà il Brivio?e chi è la misteriosa scrittice Marina Breno che sembra destinata ad arrivare in finale?
La mia opinione: Primo libro che leggo di questo autore e devo dire che mi sono trovata spiazzata davanti al suo modo di scrivere e di creare situazioni tragicomiche,anche se in generale questa sua caratteristica non mi è dispiaciuta. Il romanzo secondo me è molto scorrevole,sopratutto nella seconda parte,nella prima invece risulta più lento ma comunque godibile. Quello che non mi è piaciuto è che tante volte le situazioni in cui si trovano i personaggi sono esagerate,surreali,per esempio quando Daniele Castagner cerca di entrare nel giardino arrampicandosi su un albero,a volte mi ha dato l'impressione che fosse un po troppo calcata la mano dell'ironia,tanto da farla diventare un po grezza. I personaggi sono delle macchiette,costruiti su stereotipi e decisamente ridicoli,in senso buono,indimenticabile la leccaculaggine del Castagner e la rigidità tutta svizzera di Kostanza,la segretaria di Sara. Il personaggio che però ho preferito è La Gianna,scritto con l'articolo davanti,come tradizione Milanese impone;sempre presa a cucinare piatti tipici del luogo,parla in dialetto stretto ed è veramente spassosa. Secondo me le ambientazioni sono ben create,la storia è godibile,anche se a tratti prevedibile. Di questo romanzo ho apprezzato la spiccata ironia e il modo in cui l'autore ne fa uso,citando anche numerose opere e autori realmente esistenti,mi è piaciuto,anche se devo dire che in alcuni casi secondo me ha calcato troppo la mano. Ridendo e scherzando questo romanzo,con ironia tocca temi come l'omosessualità,il sesso non convenzionale e il tradimento. In generale il romanzo mi è piaciuto anche se non rientra nella tipologia di libri che leggo abitualmente e mi ha strappato qualche risata.
Sara Brivio è una scrittrice vigevanese di sessant’anni, divorziata e conosciuta da un ristretto circolo di lettori. Fino a due anni prima stentava ad arrivare a fine mese, quando, inaspettatamente, eredita un patrimonio di un paio di miliardi e una rendita mensile di due milioni. Dopo aver superato lo shock iniziale, Sara comincia a realizzare tutti i desideri e le voglie che le saltano in mente, come viaggiare in prima classe, o dormire in hotel con suite a cinque stelle; vola persino a Vienna in prima classe solo per assaggiare una fetta di torta Sacher. Acquista una villa con giardino interno nel cuore di Milano, alle Cinque Vie, luogo in cui aveva sognato di vivere fin da bambina e che condividerà con le sue amiche Fanny e Elena. Un’isola felice nel centro di Milano, dove, lontano dagli occhi indiscreti, Sara, Fanny e Elena passano le giornate in giardino a leggere e scrivere nude. Il punto di forza della nuova vita di Sara é l’organizzazione del Premio Brivio: il vincitore si aggiudicherà un assegno da mezzo milione di euro. Il vincitore ideale del premio dovrà essere uno scrittore sconosciuto ed eternamente escluso dal mondo editoriale, un po’ come lo sono Sara, Fanny ed Elena, e nel contempo deve essere una sconfitta per uno scrittore rinomato e accumulatore di premi seriali. Tra i possibili vincitori della seconda edizione del Premio Brivio, ci sarà anche Daniel Castagnér alias ‘El Panteròn’ un personaggio viscido, con un’igiene personale piuttosto dubbia e taccagno, i cui libri sono sempre primi in classifica. El Panteròn farà il possibile per riuscire a vincere il premio.
Onestamente, ‘Nel giardino delle scrittrici nude’ non mi è piaciuto. Nonostante l’idea di fondo di criticare il mondo dell’editoria e quella di puntare il dito contro certi meccanismi presenti nei premi letterari, la storia in sé non mi ha lasciato molto soddisfatta. Un aspetto negativo: non sono riuscita a creare un legame con la protagonista Sara Brivio, le sue spese ‘folli’, la sua sofferenza per l’assenza di un rapporto con la figlia, con cui non parla da più di dieci anni, il matrimonio fallito e la carriera letteraria non decollata, non sono serviti a rendermela simpatica. L’unica cosa in comune tra me e lei è la passione per la lettura, e un po’ di invidia per la biblioteca che ha creato nella sua villa. L’ho percepita come una donna debole e un po’ vittima delle scelte altrui. Quando la vita di Sara muta da persona che cerca di sopravvivere con il suo lavoro di scrittrice a milionaria, comincia in un certo senso la sua rivalsa. Il continuo far notare che lei può scegliere se comprare un’attività solo per il puro piacere di licenziare il commesso che le ha risposto male, oppure le cospicue mance che elargisce per far sì che i suoi capricci vengano esauditi, hanno reso la protagonista noiosa e piuttosto antipatica. Forse questa avversione per la protagonista si è anche sviluppata e consolidata durante la lettura perché Sara è l’unica voce narrante della storia. Tutto ciò che accade nella storia viene raccontato solo dal suo punto di vista e se non si è in sintonia con il personaggio si fa fatica ad andare avanti. Mettendo da parte per un attimo il romanzo ‘Nel giardino delle scrittrici nude’ vorrei spezzare una lancia a favore dello stile diretto e conciso di Piersandro Pallavicini. Se la storia non mi ha appassionato particolarmente, la sua scrittura invece sí. I personaggi che ha descritto nella storia sono molto verosimili: basta soffermarsi a riflettere un po’ per rendersi conto di quanti ‘El Panteròn’ circolino nel mondo editoriale o di quanti scrittori realmente bravi facciano fatica ad emergere.
Sara Brivio è una scrittrice sessantenne che eredita una fortuna dal padre (escrementizio, come lo definirebbe lei). Grazie a questa eredità istituisce un premio letterario a cui può partecipare qualunque autore con qualunque romanzo. Sara, ricchissima, può togliersi qualsiasi sfizio, per cui acquista una villa al centro di Milano, svarite opere d'arte oltre a permettersi viaggi in tutto il mondo e hotel a cinque stelle. Ma nella sua vita c'è un'ombra. Divorziata da anni, non ha più rapporti con la figlia Monica, che non le rivolge più la parola dal momento del divorzio. Ritengo che la lettura di un romanzo debba scatenare delle emozioni nel lettore e debba lasciare qualcosa. Il lettore deve essere preso dal romanzo a tal punto da non riuscire a distaccarsene, nemmeno quando la lettura è finita. Il lettore porterà sempre dentro di se un pezzetto di quel romanzo. Ed è proprio ciò che mi è accaduto leggendo Il giardino delle scrittrici nude. All'inizio è Partito un po' in sordina, una lettura semplice, lineare, ma non particolarmente coinvolgente. Man mano che leggevo, invece, sono stata risucchiata all'interno della storia, quasi a farne parte. Sara Brivio parla in prima persona e racconta di sè e della sua vita, delle sue passioni, la lettura e la scrittura e della sua storia con il marito. E man mano che racconta, conosciamo una Sara, si ricchissima, ma che soffre per l'abbandono del padre prima e per il divorzio e l'allontanamento della figlia. Sara è fragile, insicura e non ha la forza di ribellarsi alle situazioni. E quindi reagisce pagando: opere d'arte, camerieri, massaggiatori, hotel, ristoranti, lasciando mance troppo generose, fino alla istituzione del premio letterario dove regala al vincitore 500000€. Il premio è una genialata dell'autore, che dà una frecciata al mondo dell'editoria in cui si dà troppa importanza ai premi letterari. Lo stile dell'autore è fortemente ironico, soprattutto nella descrizione di El Panteron, vecchio scrittore osannato dalle folle, che scrive gialli insulsi ma che vende migliaia di copie. Questo tono canzonatorio strappa più di una risata, anche se una vena di amarezza pervade tutto il romanzo. Ci sono passaggi che fanno riflettere, che fanno pensare ai rapporti interpersonali sia in seno alla famiglia sia all'esterno e fa riflettere sul senso della vita. Si tratta, comunque, di un romanzo che si legge velocemente e con piacere e che, soprattutto, emoziona.
Una eredità inaspettata permette alla protagonista Sara Brivio di levarsi tanti sassolini dalle scarpe: volare a Vienna a mangiare una fetta di Sacher per togliersi la voglia di cioccolato, comprare una villa nel quartiere dei suoi sogni e soprattutto indire un concorso letterario che faccia vincere scrittori sconosciuti o bisfrattati, proprio come la protagonista stessa, e sbefeggi l'élite letteraria che spesso si trova immeritatamente in cima alle classifiche. Intrecciando la storia personale di Sara, personaggio che appare viziato e capriccioso all'inizio ma che poi dimostra sensibilità, determinazione, intelligenza e forza d'animo, a quella dell'attuale panorama letterario l'autore non risparmia niente e nessuno. Con uno stile arguto e vivace e che nulla lascia all'immaginazione, Pallavicini si concede il lusso temerario di indagare un settore a lui caro, il mondo della lettura e degli scrittori, mettendo in ridicolo alcuni meccanismi e certi personaggi facilmente riconoscibili per chi un po' bazzica nell'ambiente. Si ride tanto e si riflette ancora di più, un libro colto e che pungola, fastidioso forse perché dice la verità ma che riporta al centro il lettore e lo invita ad una critica letteraria convinta, serena e disponibile all'incanto.
Non conoscevo, per mia ignoranza, Piersandro Pallavicini. Ascoltando una puntata de Il cacciatore di libri condotto da Alessandra Tedesco su Radio24, mi sono convinto che poteva piacermi. L’ho appena terminato dopo 8 giorni in cui potevo dedicargli solo 1 u’ora del mio tempo nel tragitto da casa al lavoro e viceversa. Mi è piaciuto così tanto che non vedevo l’ora di riprendere dal punto in cui avevo lasciato per capire come sarebbe andata a finire. È il mio primo libro in cui la protagonista del romanzo è una donna e il suo “ideatore” un uomo. Non che sia fondamentale ma per me è stata una novità letteraria. Pallavicini è così talentuoso (a mio avviso) che, per tutta la lettura del romanzo, mi ha fatto dimenticare che vi fosse questa “diversità di vedute”. Bello e dinamico! Mi è piaciuto moltissimo. Consigliato a chi ama farsi sorprendere. Sulla trama non aggiungo altro… leggetelo! 🤣
Piersandro Pallavicini non propone questo romanzo come un capolavoro, ma ha fatto una cosa che in pochi sanno fare: mi ha fatto ridere. Dopo una serie di letture drammatiche, come è purtroppo la maggior parte della letteratura (alcune anche fantastiche, per carità! Ma comunque in abbondanza), "Nel giardino delle scrittrici nude" porta un po' di freschezza letteraria, senza tralasciare alcuni temi, tra cui quello del sesso come tabù quando è legato alle donne e il marasma editoriale che propone libretti di poco valore, tralasciando testi interessanti alle piccole case editrici (quando va bene), oppure ignorandoli totalmente. Personaggi sfrontati e a volte ridicoli, ma non per questo poco credibili. Interessante anche immedesimarsi in Sara Brivio, nella sua ricchezza inaspettata, ed immaginarci al suo posto a prenotare voli last minute ed hotel di lusso solo per sfuggere a qualche pensiero invadente.
Divertente e ben scritto (i dialoghi hanno un dinamismo ottimo, con una sensibilità per i dettagli davvero notevole) ma a gioco lungo un po' ancorato all'espediente di partenza, finendo per sposare un incedere brioso, "simpatico", senza sussulti né scarti narrativi. Detto che a metà già si intuisce il "colpo di scena" finale - per quel che vale - il rammarico è proprio nel "potrei ma non voglio" che colloca la vicenda dalle parti di un umorismo garbato (sarcastico verso il mondo dei premi letterari italiani), di un "trasgressivo benpensante" che potrebbe tornare buono per una probabile riduzione cinematografica - zona commedia italiana contemporanea post vanzinesca - ma che temo non lascerà tracce altrove.
Libro piacevole e divertente, lontano dalla banalità, dove la scrittura è la vera protagonista della storia. Scrittura per chi legge, scrittura per chi scrive, scrittura per chi crede di scrivere. La narrazione stessa si trasforma in un plauso, senza inutili fasti, alla scrittura. Trama tutta al femminile, ben svolta anche se con qualche piccolo momento di stanca, che mescola la storia personale della protagonista (purtroppo soltanto surreale) con una feroce, scanzonata ironia del panorama letterario italiano, il tutto condito con una sapiente dose di "naturismo letterario" e di garbato, quanto funzionale alla vicenda, erotismo. Una lettura "foraggiatami" da un'amica di Anobii, che ha centrato in pieno la mia richiesta di una lettura che fosse disimpegnata, ma non troppo...
Primo incontro con l'autore ed è stata una folgorazione. Era un bel po' che non leggevo un romanzo originale, divertente e ironico da finire nei ritagli di tempo di un weekend di maggio. La protagonista assoluta è Sara Brivio, scrittrice vigevanese di modesta fama che, all'età di sessant'anni, eredita una rendita milionaria dal padre escrementizio come lo definisce lei stessa. La sua vita muta, caratterizzata da agi e giornate a prendere il sole nuda nel suo giardino milanese con le amiche Elena e Fanny. Poiché non ha mai vinto nessun premio, decide di istituire il premio Brivio, in completo anonimato ma tra l'organizzazione e l'arrivo di fantasmi del passato tutto per Sara si complica oltremodo. Una vera chicca letteraria!
Non sono riuscita a staccarmi dal libro. Scende bene come un bicchiere di champagne. Sara, una scrittrice non famosa, a sessant’anni eredita una fortuna. Decide, assieme a due amiche scrittrici, di fondare un finto premio letterario per prendere in giro scrittori famosi e sopravvalutati. Parallelamente scopriamo il passato di Sara e perché figlia ed ex marito sembrano averla cancellata. Con una vena ironica, l’autore descrive il mondo di scrittori e critici letterari, prendendo in giro sia gli intellettualoidi sia i rosiconi. E in effetti, la protagonista sembra a tratti una rosicona.
Un romanzo leggero e divertente, l'ideale per passare qualche ora di spensieratezza. Al centro si trovano le vicissitudini di una scrittrice ormai non più nel fiore degli anni, mai premiata dalla critica, che decide di istituire un premio letterario indipendente, per dare un'opportunità a scrittori di vero talento ma sconosciuti ai più. Non tutto andrà però come si aspetta, e la vita privata non mancherà di interferire con i suoi piani editoriali.
Forse avrei dovuto assegnare 4 stelle, ma ci sono state delle cose che non ho amato particolarmente. È un libro brillante, che racconta una storia familiare complessa. Camuffata dall’ironia della protagonista, di fatto resta una storia di una famiglia che si sfascia su se stessa. Finale non scontato, ben scritto. La milanesita’ decisamene esasperata, ma credibile.
Trama assolutamente e volutamente inverosimile, ma con una protagonista così umana, pur nella sua ricchezza, che si finisce per stare dalla sua parte. Tocchi geniali di comicità e critica del sistema editoriale italiano - questo libro mi è piaciuto e soprattutto mi ha fatto iniziare l’anno con il sorriso.
Scritto in modo piacevolmente articolato. La trama è solo una discutibilmente divertente cornice; “representation matters” ma non cercatela qui. Piacevole ritratto psicologico (e trascrizione dei pensieri) di una 60enne colta e arricchita. Tanti flashback. Tante reference non scontate. Solo tre stelle perché non c’è stato coinvolgimento emotivo.
Me lo sono proprio gustato. E' una storia originale, scritta con garbo, che si legge in poche ore, per puro divertimento. Poco importa se il finale è scontato e la trama molto semplice. Si viaggia con la fantasia e si sorride alle elucubrazioni della protagonista e alle battute di alcuni personaggi. Perfetto sotto l'ombrellone o prima di addormentarsi.
Un gradevole libro, che nel mio indice di gradimento è andato via via a salire da un paio di stelle a cinque. Per il semplice fatto che mi è piaciuto, tanto, che ho potuto immedesimarmi, almeno per gioco, nel personaggio di una spiantata scrittrice che poi diventa ultra milionaria e crea un premio letterario. Già questo vale 5 stelle. Sorriso ed happy end.
2,5*… ho adorato l’idea di partenza ma lo sviluppo della trama mi ha un po’ delusa sinceramente…ricorda lo stile della Bertola ma quest’ultima la trovo più nelle mie corde, più brillante e meno noiosa.