Un testo rimasto inedito fino ad oggi, cui Fernanda Pivano ha lavorato per anni e in cui racconta con passione il cuore nero degli Stati Uniti. Dalla tratta degli schiavi ai primi movimenti abolizionisti dopo la Rivoluzione, la cultura afroamericana è una lunga lotta per affermare la propria voce in uno stato ostile. Il romanzo La capanna dello zio Tom è solo l’inizio di questo cammino: seguiranno molte illusioni, dall’abolizione della schiavitù all’età d’oro del jazz, in cui solo apparentemente la minoranza di colore troverà riscatto. E la letteratura, dai romanzi di bianchi come Melville ai testi di Richard Wright e Chester Himes negli anni ’50, porta nelle sue pagine i segni di questa lunga battaglia.
Fernanda Pivano was an Italian writer, journalist, translator and critic.
Pivano was born in Genoa in 1917. When she was a teenager she moved with her family to Turin where she attended the Massimo D'Azeglio Lyceum. There she met Cesare Pavese, who introduced her and her classmate Primo Levi to American literature. In 1941 she received a laurea (doctoral degree) with a thesis on Herman Melville's Moby-Dick, which earned her a prize from the Center for American Studies in Rome. In 1943 she obtained a second degree in philosophy. In the same year she completed her first translation, the Italian edition of the Spoon River Anthology by Edgar Lee Masters for Einaudi.
In 1948, Pivano met Ernest Hemingway. It turned out to be the beginning of an intense professional relationship and friendship that would last until Hemingway's death in 1961. In 1949 Pivano married designer and architect Ettore Sottsass and moved to Milan, where she would live for the rest of her life. Pivano made her first trip to the United States in 1956 and throughout her professional life she contributed to the diffusion of the most significant American writers in Italy,
Prima parte molto interessante. Raccoglie informazioni sulla nascita della tratta degli schiavi africani, analizza i cambiamenti nei rapporti tra bianchi e afroamericani, racconta di superstizioni, leggi ingiuste e soprusi. Ma si perde a volte in elenchi di nomi e istituzioni che per forza di cose non possono rimanere impressi. Un taglio enciclopedico che stona un po’ con l’intento divulgativo. Scritto circa 60 anni fa si ferma prima dei grandi avvenimenti che hanno dato un cambio di rotta ai diritti degli afroamericani. Interessante leggere le reazioni dell’epoca alla migrazione degli schiavi liberati o alle ondate successive di afroamericani al nord. Con le paure, lo sdegno, le preoccupazioni e le difficoltà che ancora oggi, ciclicamente, si ripetono. Seconda parte che si occupa della letteratura afroamericana e della sua evoluzione. Dalle influenze bianche fino alla consapevolezza di avere una voce propria. Anche qui però il lungo elenco di nomi che a noi non dicono nulla rischia di annoiare un po’.
Nel complesso un libro da consultazione proprio in virtù di questo stile a volte enciclopedico che ne rallenta la lettura ma che può risultare utile in un secondo momento.