Bernardo Cavallino non è un “uomo uccello” come tanti. Nulla di straordinario, intendiamoci: nessun potere sovrannaturale, nessuna responsabilità, nemmeno un mondo da salvare. Passa le sue giornate a interrogarsi sull’universo e su se stesso, sdraiato sul letto o mentre gioca a Fifa. Ma Bernardo ha una strana ossessione: quando si emoziona, sente l’impulso sfrenato di accendere una candelina e fare un bel soffio per spegnerla, per spegnersi, per calmarsi, per fermare la terra che gira e ritrovare l’equilibrio. Cosa si nasconde dietro questa mania bizzarra? Perché Bernardo spegne la luce per combattere il buio? Forse non è altro che un tic. Oppure tradisce un’inquietudine che i piccioni come lui e gli uomini hanno in comune. O ancora potrebbe essere un tiro sornione e un po’ malvagio del destino, che nelle storie si chiama narratore. Può darsi che la risposta sia sempre stata proprio nel bisogno di creare storie. Perché, come mostra questo sogno lucido di Labadessa, le storie sono lo strumento più antico e potente per difendersi nella notte del senso, e scoprire che, nello spazio oscuro e profondo dell’assenza di significato, sconfiggere la paura è possibile.
Bernardo Cavallino è un uomo - uccello con degli evidenti sintomi di depressione accompagnati da un disturbo ossessivo - compulsivo. Sono tanti i motivi per cui questo fumetto non mi ha fatta impazzire: anzitutto il fatto che non ci sia una vera e propria trama ma sia composto solamente da delle sequenze di azioni compiute dal protagonista senza alcun motivo apparente, i personaggi sono assolutamente privi di ogni consistenza ma soprattutto, e questa è la cosa che mi ha fatto irritare più di tutte, non mi è assolutamente piaciuto il fatto che si cerca quasi di "esaltare" la depressione, una condizione mentale clinica ancora oggi molto sottovalutata.
Bernardo Cavallino è un piccione di 27 anni chiuso in se stesso, sempre impegnato a preoccuparsi e interrogarsi sul mondo. Un po’ quello che capita anche agli esseri umani, no? Questa storia si concentra sui sentimenti e le angosce del protagonista senza dare una risposta al senso di tutto, quel compito spetta a noi. Molto interessanti il ruolo della voce narrante e i disegni di questo fumetto, un po’ più grezzi rispetto ad altre opere che ho letto di questo autore ma comunque evocativi.
Mattia tutto bene? Se avete presente gli altri libri di Labadessa o le vignette che pubblica sui social, sapete quale sia il suo genere. Questo volume si discosta un po' da quelli precedenti: nuovi personaggi, tutto in bianco e nero, e decisamente più filosofico nel modo in cui cerca di costruire un ragionamento sullo scopo della vita e della morte. Dico "cerca" perché alla fine non giunge a una vera e propria risposta, come forse è giusto che sia. Ma almeno si intravede un barlume di speranza.
Un bon moment d'absurde par un jeune auteur en proie aux classiques obsessions de la vingtaine. Beaucoup d'humour et un vrai effort graphique. A découvrir