Il ricordo di una giovane insegnante, amante della letteratura e della recita. Conosciuta in un corso serale. Avevo solo la quinta elementare, ma non sapevo scrivere. Ricordo il primo tema che ci ha fatto scrivere. Una lettera ad un amico, difficile per me, non ricordo quante righe avrò scritte. Quattro, cinque. Da quella prima esperienza, quando mi sentivo solo, scrivevo per tutta la notte. Tante storie, dettate dal mio cervello. Ma pieni di errori, scrivevo come parlavo.
Mi vergognavo a farli leggere. Li buttavo sul fuoco. Non ho mai letto un libro, ma questo primo racconto, era il frutto di quella insegnante, che in pochi mesi di scuola mi ha fatto capire quanto importante fosse l'istruzione.
L'avevo scritto per lei, non potevo bruciarlo, per ventitrè anni e rimasto dentro un cassetto, assieme a quel titolo di scuola media inferriore.
Quando inizio un libro che sembra avere un incipit introspettivo e dico “finalmente qualcosa di interessante" ma quello che era iniziata come un epistolare ad un “amico“ ma andando avanti il tono si e appiattivo facendomi capire che questo sarebbe stato l’ennesima delusione di un testo autopubblicato. Tutta la profondità psicologica si è andata a farsi friggere e con essa anche il realismo, per esempio una ragazza che è stata investita aveva perso molto sangue e i medici “solo ammaccata“. La la parte peggiore che mi ha fatto dire “no!“ é stato un passaggio pieno di stereotipi e incongruenze a distanza di poche pagine, Sergio personaggio bisessuale che ha un centro di estetista (esatto, centro di estetista) parrucchiere, amato da tutte e invidiato dagli uomini, era in amorata del narratore e voleva essere una donna per questo. Un passaggio che ho trovato questo passaggio offensivo per tutte le persone omosessuali e transgender e proprio questo mi ha fatto dire “Batsa!” Ovviamente in tutto questo mancava totalmente la profondità psicologica annunciata all'inizio e inoltre il resto mera pieno di refusi ed errori grammaticali.
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