Ogni vita è caratterizzata da avvenimenti e incontri che la rendono interessante, ma se la vita è quella di un uomo che ha avuto la fortuna di nascere due volte, la prima come ingegnere e la seconda come scrittore, le storie da raccontare si moltiplicano. Alla soglia dei novant'anni l'ingegnere-filosofo più amato d'Italia torna in libreria con una nuova autobiografia, ampliata dai ricordi, dagli aneddoti e dalle riflessioni che hanno colorato la sua seconda vita, quella che inizia con la pubblicazione di "Così parlò Bellavista". Il primo libro diventa dunque lo spartiacque di una storia che spazia dai primi amori ai recenti successi, raccontata attraverso le persone e le esperienze che l'hanno resa straordinaria. E ciò che all'apparenza può sembrare irreale altro non è che un'esistenza felice, trascorsa relativamente bene, dice lui, perché grazie a Dio qualche contrarietà l'ha avuta. Con la stessa coinvolgente grazia con cui ha raccontato i compagni di scuola, i primi amori, il lavoro di informatico, ma soprattutto la sua Napoli, Luciano De Crescenzo fruga nei cassetti della memoria per offrire ai lettori la narrazione inedita di una vita che lo ha reso tifoso, umorista, filosofo, atleta, ottimista, buono, fortunato, ingegnere, presepista, pressappochista, dubbioso, felice, ma soprattutto scrittore.
Luciano De Crescenzo was an Italian writer, film actor, director and engineer.
Born in Naples, he graduated in engineering and worked for IBM Italy until 1976, when he published the bestseller Così parlò Bellavista (Thus Spake Bellavista), a collection of facts and anecdotes about his city which sold 600,000 copies in Italy and was translated into numerous languages. In 1980 he debuted as actor in Il pap'occhio, under the direction of his friend Renzo Arbore, together with Roberto Benigni.
Scritto bene e molto scorrevole. Interessante la prima metà come racconto storico, ma troppo narcisistica la seconda metà dove descrive i suoi libri e film.
Era da un tot che non riprendevo in mano qualcosa di Luciano de Crescenzo e non mi ricordavo più che praticamente non mi piace nulla di questo autore. Come prima cosa non capisco come ci si possa ricordare così nel dettaglio degli avvenimenti della propria vita. De Crescenzo ricorda persino le circostanze del primo amore di quando aveva nove anni. Sì ricorderà davvero o si immagina gli avvenimenti? Alcune sue battute brevi sulle cose della vita possono riuscire affascinanti, ma tutte le storie strampalate che racconta di aver ascoltato da parenti, amici e conoscenti.....mi risultano insopportabili. È come se vivesse in un mondo popolato di personaggi fantastici dove c'è posto soprattutto per i vaneggiamenti, la povertà, la sconfitta, la perdita, la fine della vita.... La lettura si realizza per me in un'esperienza languida, dai toni talvolta struggenti, che mi trasmette inquietudine e dolore.