Remo ha ventiquattro anni e l'ultimo trascorso è stato terribile. L'ha passato chiuso in casa, a mangiare senza sosta, ingrassando fino a superare i cento chili. Stanca della sua indolenza da fallito, la fidanzata l'ha pure lasciato. Una sera, in un bar che frequenta con dei vecchi amici, Remo conosce Margherita. Lei fa l'ultimo anno di liceo e di sera lavora nel ristorante di famiglia fino a tardi. È appassionata, curiosa, un po' irascibile. Ed è bella, anche se pesa meno di quarantacinque chili. Quella sera cominciano a parlare e da allora non smettono più. Passeggiano sulla spiaggia d'inverno, inseguono la luce abbagliante della riviera ligure, si aprono l'un l'altra. Pian piano si innamorano, senza mai dirselo, forse senza neppure rendersene conto. La notte di Capodanno salgono sulla bilancia per la prima volta. Lui pesa settanta, lei cinquanta. Che sia l'inizio o la fine della storia, non importa a nessuno dei due.
Appena uscì il libro vidi la pubblicità della casa editrice e non ci misi molto a capire che questo libro mi sarebbe piaciuto. Infatti il giorno stesso lo comprai e lo iniziai subito. Non mi aspettavo di trovare un libro così bello e profondo, con una storia all’apparenza molto tribolata ma che si snoda nelle varie pagine con semplicità e scorrevolezza. I vasi comunicanti di questo libro, Remo e Margherita, sono due personaggi che all’inizio sembrano diversi l’uno dall’altra, ma che invece hanno molte cose che li accomuna e li porterà a collidere e a instaurare un rapporto sempre più profondo dove entrambi capiscono e sostengono l’altro ma senza mai dirselo. Nonostante la sua apparente fragilità, Margherita è un personaggio tosto e forte che non guarda in faccia a nessuno e porta avanti qualsiasi cosa le viene in mente e devo dire che mi è piaciuto molto come personaggio. Remo invece deve affrontare il problema del peso che ogni giorno lo schiaccia sempre più e lo butta in un circolo vizioso che dovrà imparare a rompere. Ho amato molto anche il suo personaggio e tutte le sue sfaccettature. Consiglio a tutti di leggere questo libro, anche per passare un po’ il tempo in compagnia di questi due protagonisti un po’ particolari che non faranno mai stancare il lettore durante la lettura.
Con la sua intelligenza sottile e la sua sofferenza estrema, Remo è un personaggio meraviglioso, che senza avere più nulla da chiedere alla vita, riesce a ridarla a Margherita. Salvando lei, si salva anche lui, e non da una malattia, ma dalla mente che lo ha intrappolato per un anno. Il loro è l'amore senza domande, di chi non ha voglia di giudicare, chiedere o conoscere, vuole solo esserci. Commovente come pochi. Realistico fin nei minimi dettagli. Cosa mi hai combinato Davide Mosca.
Ho letto questo romanzo perché incuriosita dal fatto che fosse ambientato nei luoghi dove ho trascorso più di metà della mia vita, pur sapendo che probabilmente si sarebbe trattato di un’arma a doppio taglio avendo vissuto in prima persona problemi analoghi a quelli dei protagonisti. Se da un lato è stato bellissimo ritrovare una parte di se’ nei luoghi descritti - così famigliari che non ho nemmeno avuto bisogno dei nomi per riconoscerli - dall’altro mi ha fatto storcere il naso il modo in cui e’ stato affrontato il tema dei disturbi alimentari. In primis - nota tecnica a chi ha scritto la quarta di copertina - quella di Remo non è propriamente bulimia perché le abbuffate non sono associate a nessun meccanismo compensatorio; e poi si fa passare il messaggio che con la volontà si possa risolvere tutto, ma in molti casi ciò non è possibile. Testi di questo tipo che affrontano i disturbi alimentari asservendoli ai fini della trama alimentano il pressappochismo e la disinformazione su queste patologie, perché il lettore medio difficilmente si rende conto di non avere davanti situazioni verosimili. A parte questo, e l’inevitabile strizzatina alla bocca dello stomaco nel vedere su carta frammenti che parevano rubati al mio passato, il libro è scritto bene, per cui se Mosca pubblicherà altri romanzi sarò ben felice di affrontarli con un occhio magari più obiettivo perché meno toccato sul personale.
«Che cosa dovrei dirle? Come si fa a diventare obesi? È l'unica cosa che potrei insegnarle». E forse nemmeno quella, perché se qualcuno mi avesse chiesto come avevo fatto a prendere cinquanta chili in una manciata di mesi non avrei saputo spiegarlo. Forse è cosí che funziona. Forse la vita pone le vere domande proprio a chi crede di non avere le risposte, affinché corra a cercarle. Ma io non correvo da anni.
"Non ci eravamo mai detti di amarci e [...] non avevamo fatto altro tutto il tempo."
Dolcissimo e fortemente evocativo, "Breve storia amorosa dei vasi comunicanti" (il titolo è stupendo!) è un antidoto perfetto alla solitudine, quella che affligge ognuno di noi, seppur in modi completamente diversi l'uno dall'altro. È questa la ragione per la quale riesce facile identificarsi con Remo e Margherita, condividendo il loro senso di inadeguatezza ma anche le loro speranze e la fortissima volontà di uscire dal baratro... insieme. Insomma, per quanto breve e non molto complesso a livello d'intreccio, questo romanzo mi ha particolarmente colpita, soprattutto per l'accuratezza dell'analisi dei protagonisti e il gran numero di citazioni significative.
"– Non hai visto che è anoressica? Se la tocchi la spezzi. – Le manca qualche chilo, d'accordo. – Le manca anche qualche rotella. – Così viaggia più leggera."
"Quando vai a fondo ti senti troppo lontano dalla superficie per poterla riconquistare a furia di bracciate [...] Così ti abbandoni, speri vagamente nel miracolo, in una sirena o in un animale marino, qualcosa che ti riporti a galla. Infine i sensi si offuscano, tutto diventa indistinto, e non aspetti nemmeno più, perché dentro di te sai che non c'è alcun fondo."
"La salita è solo una discesa guardata dalla parte sbagliata."
"Non ero pronto, ma non lo siamo mai. Essere in strada è quanto ci basta: si tratta poi di mettere un piede davanti all'altro senza pensare ad alcun traguardo."
1.5 ⭐️ e solo perché non voglio essere troppo cattiva. Non è scritto malissimo, la scrittura è semplice e il libro risulta molto scorrevole, a volte forse troppo (ai limiti dell’approssimativo). Il motivo principale per cui metto un voto così basso sono le premesse, un libro che dovrebbe trattare i DCA che finisce col trattarli come semplici caratteristiche fisiche dei personaggi. Non c’è un percorso delineato della malattia che i personaggi affrontano, sembrano quasi “attraversare tutto” senza rendersene conto, che mi sarebbe anche andato bene se ci fosse stato un minimo di introspezione di almeno uno dei due protagonisti. In sostanza risulta essere semplicemente un romanzetto rosa, poco originale e molto stucchevole, in cui la malattia è solo l’espediente per far avvicinare i due “innamorati”.
Libro semplice ma coinvolgente, che, senza troppe pretese, mi ha conquistata. E' vero che la trama di questo romanzo è piuttosto banale ed è molto facile prevedere quale sarà l'epilogo della storia (in fondo è anticipato già nella quarta di copertina), ma questo libro mi ha totalmente catturata.
Lo stile con cui Davide Mosca narra la vicenda è a dir poco fenomenale: scarno, minimale (soprattutto nei dialoghi, riportandone solo l'essenziale), ma in certi momenti estremamente descrittivo, con dei passaggi così sublimi da lasciare il lettore a bocca aperta.
Ho amato seguire le vicende del protagonista, io narrante Remo, le cui riflessioni non sono mai banali, e di Margherita, che possiede un carattere che spesso il lettore (ma anche Remo stesso) fa fatica a decifrare.
Un libro che, da quando ho visto in biblioteca la prima volta, sono sempre stata tentata di leggere e sono felice di averlo finalmente fatto.
I due protagonisti, Remo e Margherita, sono giovani smarriti, imprigionati entrambi in un corpo inospitale: lui soffre di bulimia, lei è anoressica. Almeno fino a quando non si imbattono l’uno nell’altra. E scoprono che insieme ci si può salvare.
Remo ha ventiquattro anni e l’ultimo trascorso è stato terribile. L’ha passato chiuso in casa, a mangiare senza sosta, ingrassando fino a superare i cento chili. Stanca della sua indolenza da fallito, la fidanzata l’ha pure lasciato. Una sera, in un bar che frequenta con dei vecchi amici, Remo conosce Margherita. Lei fa l’ultimo anno di liceo e di sera lavora nel ristorante di famiglia fino a tardi. È appassionata, curiosa, un po’ irascibile. Ed è bella, anche se pesa meno di quarantacinque chili. Quella sera cominciano a parlare e da allora non smettono piú. Passeggiano sulla spiaggia d’inverno, inseguono la luce abbagliante della riviera ligure, si aprono l’un l’altra. Pian piano si innamorano, senza mai dirselo, forse senza neppure rendersene conto. La notte di Capodanno salgono sulla bilancia per la prima volta. Lui pesa settanta, lei cinquanta.
Un libro dove si può leggere la vera complicità e l’amore che può esserci tra due persone così differenti esteriormente, ma alla fine molto più simili di quanto si possa immaginare. Un libro dove anche i pensieri più nascosti vengono messi nero su bianco. Ammetto più o meno di averlo mezzo sottolineato ma ci sono della frasi bellissime. Super consigliato.
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Una storia di cui si conosce già il finale a partire dal prologo. Nonostante, però, questa mancanza di "effetto sorpresa", in cui tutto ciò che si legge, alla fine dei conti, è tutto ciò che ci si aspetta fin dall'inizio, è un libro con cui difficilmente non si riesce ad entrare in empatia. Essenzialmente per due motivi:
1. è una storia stramaledettamente sincera. Una storia di dolore e di compensazione. Da una parte troviamo chi cerca di colmare una voragine affogandosi nel cibo, dall'altra c'è chi invece decide di mettere dei muri al dolore negando perfino l'accesso al cibo. Il loro incontro sarà la loro salvezza.
2. è scritto veramente bene. Una penna mai banale da cui "rubare" tanti spunti di riflessione. E di solito mi capita raramente di poter dire una cosa del genere sugli scrittori moderni del nostro paese.
Un libro che si legge in pochi giorni; leggero e scorrevole, a volte troppo veloce e sbrigativo nel racconto e nelle soluzioni ma complessivamente un buon libro. I disturbi alimentari trattati in un romanzo non devono di certo essere facili da raccontare, molto dal punto di vista psicologico dovrebbe essere meglio approfondito e raccontato, al personaggio di Margherita non è stato dato abbastanza spazio ed il problema risolto in maniera poco convincente e del tutto innaturale. Consiglio comunque la lettura perché è comunque molto tenero ed emozionante.
Una storia di odio verso se stessi, come si arriva a toccare il fondo, ad odiare, senza nemmeno riconoscere, la propria immagine. Dove può portare la disistima e l'allontanamento dalla propria anima. E come ci si può salvare, o forse, chi ti può salvare. È quello che racconta questo romanzo delicato e semplice, senza essere banale o autocommiserativo, sebbene personale. Ogni tanto spunta un filino di retorica e qualche frase un pochino melensa, ma ci sta, in fondo Remo era innamorato!
Carino. Due ragazzi con disturbi dell alimentazione si incontrano, si innamorano, guariscono. Una favola con il lieto fine. Uno di quei libri nei quali ti imbatti in frasi semplici ma ben costruite da sottolineare e ricopiare. In realtà ciò che colpisce maggiormente è che è una storia vera, quella dello scrittore stesso.
Bello, bellissimo! Ecco come l'amore riesce a far superare ai due giovani protagonisti i disordini alimentari che si portano dietro come zavorre. Ho adorato Margherita e Remo, che poi non sono altro che l'autore e la sua dolce metà!
Storia molto carina, una lettura semplice. Considerando l'esordio, scritto bene, in maniera puntuale su due difficoltà che si incontrano e, insieme, si proteggono.
Sì è una storia d’amore, ma non è solo quello. È la storia di due vite che, intrecciandosi, cambiano per sempre. Un libro veloce da leggere ma non per questo banale. Lo consiglio vivamente 😊
Questo libro è di una tenerezza disarmante. È la storia di incontri casuali, di amore, ma anche e soprattutto di vita. È la storia di due ragazzi, Remo e Margherita, che si trovano e nell’altro scoprono un appiglio a cui aggrapparsi per uscire da quello che per entrambi è un - testualmente - annus horribilis. La cosa bella di questo libro è il modo in cui parla di temi molto forti, rendendoli concreti e vicini. Impossibile non empatizzare con i personaggi, anche se non si è vissuto la medesima esperienza. Purtroppo, però, penso di essere stata molto fuori target. Nel complesso è un libro carino, uno di quelli “da sottolineare” in continuazione perché la scrittura di Davide Mosca è veramente fluida, leggera, una boccata d’aria fresca con molti spunti di riflessione. Sono convinta che, però, leggerlo una decina di anni fa me l’avrebbe fatto adorare, mentre ad oggi alcune parti mi son sembrate troppo “surreali” e sdolcinate. In ogni caso, rimane un libro dolce (e anche un po’ amaro) che merita la lettura.
Voto reale 4.5🌟 Una storia di amore e di rinascita, mi ha rapito totalmente. Unica pecca a mio parere è che traspare un po’ il messaggio che l’amore da solo è sufficiente per superare tutti gli ostacoli, considerando che principalmente si parla di DCA direi si ma…no.
Un romanzo dolce, che però mi ha preso solo dopo la metà. Ho trovato a volte la scrittura un po' forzata, soprattutto nei dialoghi brevi piazzati a fine scena e nelle metafore a volte troppo elaborate.
Non sono proprio riuscita ad apprezzalo. Oltre a trattare in maniera approssimativa il tema dei disturbi alimentari dei protagonisti, trasmettendo il messaggio che l'amore DA SOLO possa guarire e risolvere tutto, quando in realtà purtroppo non è così, l'ho trovato spesso stucchevole, con diverse frasi fatte inserite qua e là, unite a una certa dose di grassofobia. Non lo consiglio.
Piaciuto? Non tanto. Scrittura di non grande spessore, la trama abbastanza scontata. Romantica l’idea che l’amore possa essere la cura dei nostri momenti bui. In un periodo storico in cui si fa a gara per elogiare la potenza della singlitudine e della libertà a tutti i costi in nome della divina Indipendenza, amo pensare che l’esperienza dell’amore sia la pericolosità della dipendenza che però spesso rappresenta la cura di nostri disagi profondi. Non c’è bisogno di dirsi che ci si ama e di farsi troppe domande, quando un amore ti riporta a galla forse è quello con la A maiuscola. Interessante per chi ha vissuto periodi di dipendenza dal cibo e di obesità capire se si è più soddisfatti di esserne usciti fuori o arrabbiati per esserci caduti. Non si sarà mai magri, ma ex obesi. Anyway, non tutto è dato da comprendersi.