"L'alchimista di Venezia" si è rivelato essere uno dei libri più noiosi che io abbia letto nell'ultimo periodo.
In teoria dovrebbe essere un thriller storico ma in pratica la storia è estremamente scontata e prevedibile.
Del protagonista, Eliardo, l'unica cosa interessante e degna di nota è il nome fittizio che utilizza, per il resto il suo personaggio è costruito in maniera banale, poco approfondita: il classico giovane uomo attraente che sa di piacere e si ritrova legato all'altra protagonista, Madame d'Aumale, di cui ovviamente si innamora (nonostante precedentemente si vantasse di "cambiare le donne come si cambia la camicia") ma che non può fare a meno di tradire per salvare se stesso. Mai una volta l'autore si sofferma sulla sua personalità in modo approfondito, mai una volta che si soffermi sulla sua vita a Venezia o su quella prima dell'arrivo in laguna. Solo piccole briciole gettate tra un inseguimento e un altro, che non bastano a soddisfare la curiosità del lettore né a delineare sufficientemente la figura di Eliardo.
E lo stesso si può dire di tutti gli altri protagonisti principali e secondari della vicenda.
L'autore si limita a narrare della superficie, non si addentra nell'abisso, sotto le acque dei canali di venezia.
E se non fosse stato per lei, per Venezia, "Signoria di acqua e marmo", per i suoi canali e l'atmosfera che regala (nonostante l'autore), probabilmente avrei abbandonato il libro dopo un paio di capitoli.
Purtroppo però, per quanto Venezia attiri e affascini, da sola non basta a costruire un romanzo.
Le due stelle sono per lei. All'autore e alla trama ne avrei data una.