Frida, la giovane antillese protagonista del romanzo, ha appena ucciso il suo uomo, Eric, e sta per togliersi la vita. Tra questi due momenti ripercorre le tappe salienti della sua vita, le cause prossime e remote del suo gesto, la storia familiare e più in generale la condizione della donna rispetto all’uomo nero, quella dei popoli colonizzati rispetto agli ex colonizzatori. Frida è nata in Francia da genitori immigrati, è studentessa a Parigi, vive nella banlieue e conduce una vita in teoria moderna, in realtà profondamente quanto contraddittoriamente legata alle sue origini. Le violenze subite da generazioni di donne suscitano ancora una paura ancestrale che condiziona la sua esistenza e la sua relazione con l’altro sesso. Sua madre l’ha costretta alla negazione della propria fisicità, alla continua purificazione di corpo e anima, nel timore dell’uomo nero inaffidabile e infedele, e nell’orrore per tutto ciò che è legato al sesso; suo padre invece non è che un inetto e tradisce la moglie. Lei, dopo aver sperimentato la libertà sessuale, conosce uno studente antillese, Eric, e scopre con lui l’amore. Assieme potrebbero riscattarsi dal loro senso di inferiorità e liberarsi dai rispettivi cliché. Decidono quindi di fare un viaggio ad Haiti, un’esperienza di ritorno in cerca di una nuova identità; ma lì si perdono. Eric finisce per cedere all’istinto e al conformismo del maschio nero che trova appagamento e insieme vendetta nel rapporto con la donna bianca, mentre Frida è travolta dalla gelosia. Rifiutando la passività della donna, docile alle frustrazioni e complice dei soprusi maschili, Frida ha cercato di ribellarsi all’apparentemente ineluttabile destino femminile di vittima dell’uomo, bianco o nero che sia. Sceglie quindi, quasi fosse una missione, di vendicare nel suo gesto secoli di ingiustizie. L’evoluzione verso questa consapevolezza e quella tragica conclusione è raccontata oscillando continuamente tra ricordi personali e collettivi, con sovrapposizione di narrazione e riflessione, di prima e terza persona, in uno stile teso, rabbioso e intenso che esprime un dramma universale, che va ben al di là della vicenda individuale. D’acque dolci, romanzo d’esordio di Fabienne Kanor, uscito in Francia da Gallimard nel 2004, vincitore del prestigioso premio Fetkann de la Mémoire è stato pubblicato in Italia da Morellini nel 2005.
This is the first novel I've read from author Fabienne Kanor. The novel follows the story of a young woman, born in France of parents from Antilles, who ends up killing her boyfriend. The first few pages of the book are good as we see the end of the story after the girlfriend kills the boyfriend and see her family returning to Antilles.
However, then the story diverts sideways in multiple and different directions. The author wrote about sexuality of the leading character, of the people from Antilles, interracial sexuality, sexual violence, and even historically. Unfortunately, behind of these writings, these scenes, these expressions, there is no real true story to tell. There is no individual story, no personnal story, and no unique and remarkable story to read. The author herself writes that these sexual behaviors are very common among communities and through several generations. Whether what she wrote is true or not, exagerated or not, it just shows that the story of her leading character is not special and captivating to read.
A good beginning that doesn't end up with a good well written unique individual story worth reading.
Non ho ben capito cosa volesse comunicare il libro , ma ho trovato queste donne nere succubi e quasi autrici delle violenze subite. Sarebbe stato meglio approfondire il tema delle radici della schiavitù.
One of the best books ive ever read. Such a hard read - both because of the content, language, and narrative structure. If you can read French, this is a must read.